Terra di mezzo

(È l’unico augurio che mi sento di formulare, in questa fine-inizio che periodicamente ci inventiamo, a ricordarci che è solo nel mezzo del circolo e del ciclo eterno delle cose che siamo e consistiamo..)

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Siamo gettati nel mezzo. L’inizio e la fine – i nostri limiti estremi – sono e restano inintelligibili. Ci immaginiamo che lungo quelle linee – il sorgere e il tramontare di una vita individuale – si nasconda chissà quale mistero o significato. Non solo religioni, teologie e cosmologie, anche la filosofia più disincantata non riesce ad abbandonare il territorio della metafisica individuale: qual è il significato ultimo dell’inizio e della fine? Di ciascun inizio e di ciascuna fine?
Ma è bene ad un certo punto lasciare quelle terre insidiose – i confini che tanto ci tormentano. E con esse, il gioco imperscrutabile delle possibilità e dell’annientamento di ogni possibilità. Per avventurarci nella terra che ci è davvero data – la terra di mezzo. Quella nella quale possiamo giocare una parte, seppur minima. Determinare qualcosa, fosse anche un frammento di realtà o di significato. Il piccolo apporto di una creatura così insignificante come quella di un hobbit: paradosso dell’insignificanza che genera significati!

Essere gettati non è più allora l’heideggeriana insensatezza o il nichilismo del naufragio (l’«esser nascosto nel suo donde e nel suo dove», l’effettività dell’esistenza che non ci appartiene e di cui non siamo in grado di disporre). Vuol dire semmai attraversare la terra di mezzo sapendo che è la nostra unica terra, ed è anche ciò cui radicalmente apparteniamo. È anzi preferibile sostituire praxis ed agire consapevole a quella insensata gettità e al suo originario stato di deiezione.
Certo, continueremo a chiederci da dove veniamo e dove siamo diretti. Chi siamo. Cosa ci facciamo qui, nel mezzo di questa marca, per usare ancora il linguaggio errante ed enfatico dell’oscuro signore e filosofo della foresta nera. Quella selva nella quale – come Thomas Bernard, che cita Reger, ci ricorda –  la “vacca della filosofia gravida in permanenza” ha deposto il suo lezioso sterco – di nuovo getti e deiezioni!
Ma la mappa della terra di mezzo è ricca di senso, il suo attraversamento contiene tutte le vite e i significati possibili così come ogni vita contiene tutti gli attraversamenti possibili. Stabilire relazioni – tra noi e le cose, noi e gli altri, ogni altro: nulla di più ci è dato, nulla di meno. E che siano allora relazioni buone e fertili. Che facciano bene a noi (tutti) e alla terra che abitiamo. È l’unico augurio che mi sento di formulare, in questa fine-inizio che periodicamente ci inventiamo, a ricordarci che è solo nel mezzo del circolo e del ciclo eterno delle cose che siamo e consistiamo:
“Pensandoci bene, apparteniamo anche noi alla medesima storia, che continua attraverso i secoli! Non hanno dunque una fine i grandi racconti? – No, non terminano mai i racconti – disse Frodo. – Sono i personaggi che vengono e se ne vanno, quando è terminata la loro parte”.

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2 Risposte to “Terra di mezzo”

  1. xavier Says:

    A volte ho la sensazione che il racconto si ripeta troppo spesso, rivelando una trama che sanguina e gioisce sempre allo stesso modo, nonostante l’inesauribile fantasia nel rappresentala. Una gran noia, dopo così tante pagine, tale da spingerti a mettere il libro in un canto e non riprenderlo più, non fosse che i personaggi del racconto e i lettori sono un tutt’uno: e allora come si fa? L’ideale sarebbe prendersela con lo scrittore, che come ben si sa é anonimo, pur se in molti si affannano ad appioppargli ognuno una ben poco convincente biografia, e tutte le case editrici vorrebbero accaparrarselo. C’é da chiedersi anche quanto possa averci guadagnato in diritti d’autore, considerata l’inesistente concorrenza, ma insomma questi alla fine son giochetti per anime belle. Resta un fatto: quando si riesce ad essere insieme scrittori, interpreti e lettori, qualche volta un capitolo del racconto può venir bene, a patto che i protagonisti stiano dalla parte giusta. Già, ma qual’é questa cazzo di parte? E basta perdio! Buon anno!

  2. luther Says:

    Hai ragione Xavier, questo racconto si ripete spesso…e’ la solita solfa! Per quanto mi sforzi non riesco proprio a farmelo piacere…e non so con chi prendermela. Forse perche’ non conosco bene la mia parte…forse perche’ non so recitarla …sembra che tutti vogliano essere protagonisti, pochi s’accontentano d’essere comparse…E’ strano, scrivo e mi vien voglia di cancellare tutto…leggo e m’accorgo delle cazzate pensate e scritte…ho probabilmente sbagliato stanza…quella per fumatori era piu’ adatta per certe elucubrazioni un po’ tediose. Vabbuo’ rientro nel ruolo, mi rimetto a lavorare…Buon 2011!

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