I detriti e lo sfondo

Seba (il cui vero nome è Sebastiano) ha nove anni ed è il figlio della mia amica Chiara, filosofa, ex-contadina e ora libraia. Lo ha tirato su, insieme al fratello di un anno più grande, nella campagna marchigiana, tra mare e collina, senza televisione, in maniera roussoianamente sauvage. Il 31 dicembre, giusto per non perdere la mia abitudine a filosofare con i bambini, ho avuto con lui, durante una terribile cena cinese, una amabile chiacchierata sul concetto di nulla. La madre dice che ha una buona propensione per le cose logico-matematiche, io la prendo sul serio e provo a saggiarne le capacità deduttivo-ontologiche.
-Che cos’è il nulla? – gli chiedo mentre cerco di capire se nelle verdure saltate che mi hanno appena servito siano nascosti dei cadaveri.
Seba ridacchia, e alla fine mi risponde che è una parola – visto che abbiamo appena convenuto che il nulla non può esistere. E se proprio esiste, esiste solo nella nostra bocca – così si spinge a dire.
Ci lanciamo poi in un piccolo gioco sulla catena causale. Sull’inizio (ed eventualmente la fine) di tutte le cose. Se è vero che le cose non possono iniziare dal nulla, da dove saltano fuori? prima del loro inizio doveva pur esserci qualcosa.
-Sì – dice tranquillamente – c’erano dei detriti. E ci saranno alla fine, quando le cose moriranno. Perché ogni cosa che è viva nasce e muore, e quindi si compone e si decompone. Siamo giunti con grande nonchalance al concetto di ciclo cosmico e di apocatastasi!
A latere, mentre allungo lo sguardo sulla tavolata in cerca di qualcosa di commestibile, ho una breve discussione con Chiara sulla differenza tra nulla e niente – forse il primo concetto sarebbe più originario, mentre l’altro avrebbe a che fare con l’azione nientificatrice.
Ma torno a Seba, che comunque non ha abbassato la soglia di attenzione. Dunque, eravamo ai detriti. Prima di questi detriti che cosa c’era? I suoi occhi si illuminano come se contenessero una lampadina, e mi dice (quasi fosse ovvio, e stupido io a non averlo pensato):
-Lo sfondo! Prima delle cose c’è lo sfondo. Che è quello che resta… – non pronuncia ancora la parola che mi aspetto. Come diavolo un bambino di 9 anni possa pensare al concetto di sfondo dal quale e sul quale le cose sporgono, io francamente non saprei dire.
Prima di continuare voglio però assicurarmi che tutto questo ragionare non sia frutto del caso. E chiedo a Seba di ripercorrere l’intera catena logica (che è un po’ più articolata e ricca di come la sto ricostruendo qui): senza fare una piega mi snocciola i vari passi del ragionamento pari pari, così come lo abbiamo svolto, con tutti gli snodi logici al loro giusto posto.
Non mi ritengo ancora soddisfatto, ci manca ancora un concetto: cosa sarebbe quello sfondo? che cosa intendi dire? Insisto un po’ prima di cavargli di bocca la parola eterno. Ma viene fuori da sola, senza che io gliela suggerisca.
Intanto sono arrivati degli insapori spaghetti di soia che tento di trangugiare, ma mi sembra di ingoiare carta. Mi devo accontentare delle parole di Seba, che comunque sono molto più saporite.

Il pomeriggio dopo – primo gennaio – viene da me (o da quel che resta di me) e di punto in bianco mi chiede di giocare ancora con lui a quel gioco strano. Cioè, non a palla o a rincorrersi o alla lotta! (attività che, insieme al fratello, adora) – no, vuol proprio rimettersi a parlare di nulla, di sfondo e di detriti. Ci sdraiamo comodi sul divano, e rosicchiando dei resti di panettone ricominciamo dall’inizio della storia…

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13 Risposte to “I detriti e lo sfondo”

  1. Andrea Says:

    Bravo md, un post davvero gustoso, a proposito di pietanze e sapori, anche letterariamente, oserei dire.
    Un saluto, è un po’ che non scrivo (ma leggo di tanto in tanto).

  2. xavier Says:

    E’ noto ormai da tempo che nei ristoranti cinesi la qualità dei discorsi a tavola e il livello della convivialità sono nella media assai più alti che negli altri luoghi concorrenti. Trattasi della ormai arcinota legge del “contrappeso cinese”, una norma non ancora codificata, ma la cui pratica pare ormai diffusa a livello planetario. Essa consiste nel fatto che, poiché mangiare ciò che in genere propinano in quei luoghi é assai peggio che ingerire la cicuta del nostro ben noto antenato, ecco che ci si deve distrarre il più possibile, elevando la ragione e lo spirito in senso inversamente proporzionale alla qualità dei prodotti che si ritrovano nei piatto. M.D. in questo senso é stato davvero puntuale nel mettere in campo le sue ben note risorse, e il simpatico pargoletto ha fatto la sua parte. Ottimo il risultato, il che mi fa supporre che il cibo fosse proprio una merda!

  3. xavier Says:

    Una piccola postilla: quanto detto sopra non cambia assolutamente di senso allorché dette cineserie venissero confezionate in casa propria: come si sa l’imitazione é spesso inferiore al modello originale. Se tanto mi dà tanto, quindi…meno male che a casa si può magari berci sopra del buon vino, in ogni caso sprecato.

  4. md Says:

    @xavier: interessante la legge del contrappeso cinese – comunque erano anni che non mi avvelenavo a uno dei “macdonalds cinesi” sparsi in giro per l’Italia, e devo dire che non solo la qualità della cucina è peggiorata, ma ora è del tutto insapore, sono arretrati pure sulle spezie e sulle salse, che per lo meno prima mascheravano un po’ l’orrore. La cosa incredibile è stato che sulle 15-20 persone che eravamo, nessuno avrebbe voluto andarci e non si capiva più nemmeno chi lo avesse proposto…

    @Andrea: grazie, un caro saluto a te!

  5. xavier Says:

    C’é sempre il responsabile di queste tragiche scelte, ma non mi sorprende che si sia nascosto agli occhi degli altri: troppo grande il peso di un’azione così orrenda! Forse sarebbe bastato che il più autorevole della compagnia avesse esclamato qualcosa tipo: “In verità vi dico, uno tra voi ci ha traditi!”, ed ecco che il bacio fatale lo avrebbe smascherato. E’ storia, son mica bubbole!

  6. Fabio S. Says:

    Ho trovato anch’io interessante l’aneddoto narrato. Leggo spesso il blog, anche se di rado intervengo.
    Ne approfitto per augurarvi buon anno.

    Tornando alla storia narrata, forse che, come diceva Aristotele, tutti gli uomini inevitabilmente finiscono col filosofare? Sia quelli che lo fanno scientemente sia quelli che, per negare, finiscono inevitabilmente pure loro per filosofare…

    Avrei chiuso l’articolo ricordando al ragazzo (Seba, mi sembra) ed ai coetanei eventualmente interessati che scopo ultimo della filosofia e’ quello di rendere felice l’uomo (cosi’ almeno la pensava un Grande come Sant’Agostino).

    Qundi l’Uomo si interroga sulla ragione delle cose per cercarne la causa ultima, quello che coloro che per primi filosofarono chiamavano l’ARCHE’, ossia “il principio primo di tutte le cose”.

    In ultima analisi, la risposta corretta avrebbe dovuto essere, a mio modestissimo avviso, non l’ETERNO (che esprime un concetto temporale di durata) ma l’ARCHE’, appunto, il principio primo.

    In questo senso i “detriti” altro non sono che la trasposizione fenomenica dell’ACQUA di Talete o dell’APEIRON di Anassimene…

    Letture consigliate per i ragazzi: la storia della filosofia di De Crescenzo.

    Spero di non aver detto troppe sciocchezze…

    Ciao

    Fabio

  7. md Says:

    @Fabio S.
    no, non hai detto sciocchezze; il concetto di eterno è comunque uscito dalla mente di Seba, che intendeva con ciò alludere a qualcosa che è sempre, che non ha inizio né fine, essendo “scandaloso” pensare a qualcosa che esce dal nulla e al nulla ritorna. L’unico arché davvero pensabile, da questo punto di vista, è l’essere che permane al di là di ogni mutamento, l’intrasmutabile, il “cuore non tremante della verità”. L’arché è un marchingegno molto intelligente e fantasioso che rende digeribili il divenire, la nascita, la morte – le illusioni di ciò che appare.
    Cioè, Seba sarebbe una sorta di parmenideo istintivo ed inconsapevole…

  8. milena Says:

    Molto bello! è un buon modo di cominciare l’anno.
    Ricordo che Marcello Bernardi diceva che “ogni bambino è un principe della luce (cfr. Discorso ad un bambino, 06/2007) …
    che poi con l’educazione diventa una sorta di cretino”.
    Fatta salva la prima parte della citazione, sarebbe bello che la seconda non si avverasse mai più. Sì, sarebbe bello …
    E buon anno

  9. xavier Says:

    Così, tanto per dire, non sono un grande estimatore della “bambinità”, per lo meno diffido di molti falsi miti, compreso quello dei bimbi principini di luce. E’ bello pensarlo, consola anche un po’, ma ognuno molto spesso é già quel che sarà fin da piccolo, ambienti ed educatori a parte. Subito non si capisce, é chiaro, e quindi sembran quasi tutti la vera essenza dell’umanità, solo perché non si sono ancora abituati a mentire. Ci arriveranno presto, da soli e con l’aiuto dei molti dis-educatori di ogni genere che incontreranno, bimbi a suo tempo anche loro. Il fatto che non sappiano mentire come gli adulti ci costringe tutti a non poter barare con loro, e quindi a fare i conti con noi stessi e con ciò che siamo davvero, senza maschera alcuna. E’ questo, secondo me, l’aspetto più coinvolgente e ricco di possibilità per poter crescere almeglio entrambi. Sempre nei limiti dell’umano, naturalmente,che prevede esistano anche bambini cretini.

  10. milena Says:

    Buon anno anche a te, Xavier.
    La frase che ho citato non va di certo presa come verità definitiva, neppure come oro colato, ma inquadrata nel contesto di un educatore che si interroga sugli scopi e i fini del suo lavoro. Di mio preferisco il punto di vista di un educatore che vede in “ogni bambino un principe di luce” piuttosto che il contrario; e anche se non è una verità assoluta – e meno male – penso che qualche volta una piccola bugia può essere più autentica, o più poetica, della verità nuda e cruda.
    La seconda parte della citazione, devo dire che più la leggo e meno piace, la trovo spietata e per questo ancora più lontana dalla verità. La rileggo e mi chiedo, Perché l’ho trascritta? E lo so il perché, è “per amor del vero”, quando avrei potuto benissimo riprendere soltanto la parte che mi interessava e mi piaceva (e anche se a te non piace, Xavier. Che poi, detto intra nos, forse anche il concetto dei “falsi miti” potrebbe essere un falso mito; mentre io, lo confesso, da qualche tempo ho rivalutato persino il manierismo, stilisticamente parlando). E invece no, come se stessimo giurando di dire tutta la verità, nient’altro che la verità, come in un processo. Ma quando mai riusciremmo a dire tutta la verità in una volta sola? La verità di volta in volta può essere una carezza o una frustata, un colpo di pistola o un cesto di frutta. Sta a noi scegliere cosa “portare” in questo mondo – e come – e a volte sbagliamo.
    E alla fin fine sia gli educatori che i bambini, anche loro fanno quello che possono. E se non sarà l’educazione, sarà la vita stessa a provocare dei danni, a farci diventare duri coriacei e insensibili, per esempio. Questo però non vuol dire che, qualsiasi cosa sia successa, prima o poi non si possa rimediare, tentare un’inversione di tendenza.
    Per questo, non so se sono mai stata “un principe di luce” o se l’educazione poi mi ha reso una cretina, ma so di certo che in un futuro prossimo preferirei diventare una dolce vecchina, piuttosto che il contrario. Non so se ne sarò capace, se riuscirò ad ammorbidire il mio carapace, ma visto che siamo ancora all’inizio dell’anno, penso che potrei aggiungere anche questa cosa alla lista dei miei propositi.
    Sai, ultimamente ho letto una letterina di un bambino a Babbo Natale che diceva: “Caro Babbo Natale, ti chiedo in dono un puzzle di duecento pezzi, e come proposito ti prometto di non picchiare più mio fratello.” E’ stato come un colpo di fulmine: mi sono accorta di non aver mai scritto letterine a Babbo Natale. O, per lo meno e da molto tempo, di non aver più niente da chiedere, così come niente da proporre in cambio.
    E tu, Xavier, hai scritto la letterina a Babbo Natale? Forse a te sembrerà una “bambineria”, e non voglio insistere, ma provare potrebbe rivelare delle sorprese. Ciao.

  11. xavier Says:

    Cara Milena, guai se non ci fossi tu su questo blog, a ricordarmi ogni tanto che vecchia carogna sto’ diventando! Al contrario credo che tu sia già sulla strada giusta per arrivare a quella dolce vecchina che dici, tra cento e più anni naturalmente! Grazie di cuore quindi, a non perdonarmi quella parte di cinismo che ogni tanto fa capolino nel mio già di per sè pessimo carattere. Voglio comunque rassicurarti di non sentirmi mai con la verità in tasca, un esercizio pericoloso che ho smesso da una trentina di anni a questa parte, e tanto meno di sentirmi giudice di alcunchè. I bimbi son quelli che sono, questo volevano dire le mie parole, niente di più o di meno che degli umani, piccoli e ancora tutti da scoprire, ma nulla di più. Forse il cosiddetto falso mito consiste nel riversare sul loro essere indifesi il senso di una nostra perduta innocenza, ed eccoli a rappresentarci a forza come la parte migliore di noi, o quella più vera. Però una cosa devo confessarti: babbo natale l’ho sempre trovato insopportabile, anche e sopprattutto da piccolo. Quel panzone imbolsito, dall’aria ebete e dal vestito da comparsa di operetta, quell’icona di plastica inventata dagli adulti, l’ho sempre considerata come una forzatura al mio immaginario di bambino, a cui ha sempre dato fastidio chiedere, tanto meno i regali!Figurarsi scrivergli una lettera! Buon anno anche a te, e a tutti quanti sul blog!

  12. milena Says:

    Però, Xavier, quando un bambino viene alla luce, è realmente tenero ed indifeso: non è solo una nostra rappresentazione, è un dato di fatto tangibile ed innegabile. Quindi assorbe come una spugna strati su strati di percezioni, linguaggio, affetto e calore, comportamenti colori gusti e suoni, nozioni pensieri ed esperienze, compreso un mucchio di sciocchezze, e quindi metterà insieme delle novelle rappresentazioni.
    E ovvio che per portare a compimento tale processo evolutivo ha in sé fin dalla nascita le potenzialità necessarie, gli strumenti basilari ereditati, che potremmo chiamare il substrato.
    Quel che preoccupa un educatore non sarà tanto il substrato, che quel che è dato è dato, bensì gli strati successivi che andranno a fissarsi sopra; e se e come riuscirà ad utilizzare al meglio le sue potenzialità per diventare un uomo che si rispetti. Ognuno a suo modo, nel rispetto di se stessi e degli altri.
    A mio parere uno dei più gravi problemi del nostro tempo è l’eccesso di strati, di bombardamenti di informazioni contraddittorie che si vanno a sovrapporre l’una all’altra, sotto il cui peso il substrato originario può venire schiacciato. Il peso della cultura, ahimé. Siamo una specie altamente specializzata in creazione di cultura, anzi culture in competizione tra loro. Cultura tecnologica innanzitutto, ma anche religiosa e scientifica, e infine, la più bistrattata, quella umanistica.
    E’ come se il substrato fosse una normale modesta torta che viene sovraccaricata da una montagna di appiccicosa glassa multicolore. La cosa non è piacevole, e alla fin fine risulta indigesta. Diciamo che fin da bambini si può correre il rischio di soffocare la parte più autentica di sé stessi in questa glassa. Crescere qualche volta potrebbe dover essere un diminuire quello che è di troppo, discernere, toglier via un po’ di strati, quelli superflui. Via, via tutti quegli orpelli, tutti quei fardelli … e un bel respiro. Certo discernere non è facile, soprattutto nelle ore del crepuscolo – entre chien et loup, dicono i francesi – quando la luce è così fioca da non permetterci di distinguere un cane da un lupo.
    Per analogia verrebbe da dire molto semplicemente che se l’intera vita di un uomo apparisse in un giorno, un bambino starebbe nell’alba e un vecchio nel tramonto. Mi piange un po’ il cuore a doverlo dire, ma è così. Anche il tramonto però ha in sé la sua parte di bellezza.

  13. xavier Says:

    Sono per i tramonti, cara Milena, di albe ne ho viste pochissime, data la vita assai poco mattiniera che ho condotto, ma, battutelle a parte, penso che il tuo ragionare sia indubbiamente più ottimistico del mio, o quanto meno più vitale, e senz’altro più costruttivo. Chissà che tu non riesca a contagiarmi, cosa che conta pochissimo,e, meglio ancora, che altri più giovani e bravi di me su questo blog, ne traggano buon profitto.Un saluto.

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