Amletismi – 5

Dilemma improprio per le alate teste d’angelo ed emblematico della cruda materialità dell’esistenza – quello di un operaio Fiat in questo surreale gennaio 2011. Ma appare talmente viziato e capestro, privo di ogni logica e di dialettica (persino di quella antica tra servo e padrone), da suggerire, senza per questo apparire una scelta ignava, un’astensione di massa: zero no zero sì e, cento per cento, ficcatevelo in quel posto il vostro referendum!

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

2 pensieri riguardo “Amletismi – 5”

  1. Mi chiedo anch’io a che serva il referendum in questione. A legittimare il potere assoluto aziendale? A ricodificare senza appello una volta per tutte le gerarchie nel lavoro? A fornire un salvacondotto senza condizioni a chi, in termini di impresa, può disporre della vita degli altri? Come già più volte detto e ascoltato, penso che questo non sia affatto un paese povero, ma un povero paese sì, purtroppo.

  2. Salve.

    Bisogna chiamare le cose con il proprio nome almeno per amor di verità. Non di referendum si tratta, infatti, ma di RICATTO.
    Il problema non è che un imprenditore possa rivolgere dove meglio crede i propri investimenti. Per cui non mi sarei stupito che, se avesse vinto il no, Marchionne avrebbe chiuso Mirafiori. Ma palesare questo pensiero e farlo pesare come una spada di Damocle sul referendum lo trovo oltremodo lesivo della dignità e della libertà di opinione (della libertà in generale direi) dei lavoratori che sono stati di fatto costretti a dire sì per poter continuare a far mangiare i propri figli.

    A presto.

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