Amletismi – 6

I sapientoni delle neuroscienze non sanno ancora dirci che cos’è la mente. Gratta gratta, vorrebbero ridurla a corpo cerebrale; ma mostrarci che le zone del cervello si animano (!) oppure si “illuminano” in corrispondenza del fenomeno x o y; spiegarci che cosa succede tra i neuroni e lungo le sinapsi quando si pensa, si odia, si ama, ci si dispera o si prende una decisione – con tutto ciò non è stato nemmeno sfiorato il problema dell’incorporeo.

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17 Risposte to “Amletismi – 6”

  1. insidethemoralkiosk Says:

    Credo che da un punto di vista fenomenologico si debba considerare un’idea come qualcosa di appartenente ad un ordine di realtà diverso dal quello puramente fisico. Certo ogni pensiero lascia traccia di sè nel nostro corpo, come impulso, memoria, etc. ma non si può scambiare lo strumento (il cervello) con la causa prima. Possiamo studiare i neuroni quanto vogliamo, ma non ci apriranno mai una dimensione semantica, che è quella propria dell’uomo.

  2. Manuel Says:

    I neuroscienziati fanno del loro meglio, e in pochi decenni hanno raggiunto ottimi risultati nel loro campo (le neuroscienze, appunto, le quali non sono filosofia). Perché si dovrebbe chieder loro di risolvere il problema filosoficamente? L’incorporeo, in quanto tale, non è indagabile naturalisticamente (cfr. Nagel); questa parte del problema spetta ai filosofi.

  3. md Says:

    @Manuel: hai ragione, ma alcuni di loro (vedi Damasio, che peraltro apprezzo molto) si stanno, credo inevitabilmente, facendo domande anche filosofiche. D’altra parte chiedersi “che cos’è la mente”, prima ancora di come funziona, non mi pare possa essere una questione di sola pertinenza dei filosofi – i quali, a loro volta, non possono nemmeno prescindere dalle neuroscienze.

  4. Manuel Says:

    Certamente, riconoscere i problemi metadisciplinari è un punto di forza nella ricerca oltreché indice di onestà intellettuale. E’ senz’altro vero che fra i neuroscienzati, e fra numerose altre categorie di scienziati!, l’atteggiamento dominante al momento è quello riduzionista che tende a censurare i problemi filosofici tradizionalmente connessi ai loro oggetti di studio; allo stesso tempo però essi portano avanti molto speditamente le loro indagini, a differenza di quanto avviene fra i filosofi (preciso di far parte di questa categoria: il mio è slancio autocritico e sprone) – specie continentali, che sembrano mal digerire i successi delle scienze naturali e il conseguente restringimento del proprio campo di competenza, ma allo stesso tempo non dànno contributi altrettanto significativi o si occupano più di sottolineare l’ineffabilità di talune nozioni (come, per rimanere in tema, mente fenomenica et similia) piuttosto che arrischiarsi in campi impervi e poco simpatici come quello neurofisiologico e, qualora necessario, cedere il testimone.

  5. Carla Says:

    la mente è il mistero più assoluto!;-)
    nemmeno gli psichiatri sono riusciti a panetrarla…

  6. Inside The Moral Kiosk Says:

    a dire il vero neanche il mal di testa sono riusciti a spiegare bene, figuriamoci il resto..

  7. Manuel Says:

    Come volevasi dimostrare.

  8. Vincenzo Cucinotta Says:

    A me pare semplicemente che non si trovi una risposta perchè la domanda è priva di senso. Esattamente cosa vorreste sapere chiedendovi cosa sia la mente? Quale sarebbe una risposta non corrispondente al vero ma adeguata?
    Il fatto è che è dura riconoscere i limiti del linguaggio, e che mente è essa stessa un’entità linguistica. Vorreste una definizione? Ma ciò significherebbe spiegare un termine con altri termini, e questo è un processo all’infinito. La verità, quest’entità che tutti agognamo di conoscere, in fondo è solo una regola di coerenza interna al linguaggio.
    Mi sembrerebbe più interessante sapere come funziona la mente e non cosa essa sia, e su questo certo che le ricerche nel campo delle neuroscienze possono dare e parzialmente hanno già dato risposte.

  9. md Says:

    @Vincenzo: beh, la tua obiezione potrebbe essere rivolta a qualsiasi domanda – compresa quella che chiede “che cos’è il linguaggio”.
    La verità non è una definizione, né una questione di coerenza linguistica – ma un processo. Chiedersi come funziona qualcosa prima ancora di chiedersi “che cosa” sia quel qualcosa su cui indago: questo sì mi pare senza senso. In realtà non è possibile fare questa distinzione, e la scienza lo sa bene, così come dovrebbe saper bene che le è praticamente impossibile aggirare del tutto i “nuclei metafisici” irriflessi da cui parte nelle sue indagini sulla realtà – ed è bene che i filosofi glielo ricordino ogni tanto. Dopo di che, non c’è dubbio che anche i sapientoni-filosofi dovrebbero smetterla di guardare alla scienza dal piedistallo (alcuni lo hanno già fatto).
    Sulle “domande prive di senso”: empiristi e logici, analitici e anticontinentali possono fare tutte le sante alleanze che vogliono, esse continueranno a sorgere e ad assillarci (dalla mente o dai precordi, poco importa), checché i loro sapienti protocolli ne dicano.

  10. Vincenzo Cucinotta Says:

    @MD
    Ma così tu non rispondi alla mia domanda, ma la aggiri ancora una volta aggrappandoti a regole sintattiche (non è lecito chiedere come funziona un’entità di cui non si sia data preliminarmente una definizione).
    Mi chiedo a questo punto se sia una buona prassi derubricare la filosofia a sintassi. Eppure nessuno di noi nel parlare pretende di definire le parole che utilizza, è una roba di filosofi, direbbe Wittgenstein, è una roba di un certo tipo di filosofia, direi piuttosto io, in quanto ritengo che esistono infiniti tipi di filosofia.
    Vorrei inoltre precisare che non c’era nel mio intervento alcuno scientismo, per la semplice ragione che non ho mai ritenuto che la scienza possa surrogare la filosofia, nè che essa abbia a che fare minimamente con la verità. Se si dimostrasse ad esempio che un determinato ricordo sia associato ad una specifica reazione chimica, ciò non avrebbe alcun contenuto di verità, come dovrebbe essere ovvio.
    Vorrei infine dire che considerare la verità un processo non è contradditorio col considerarla un requisito dell’uso del linguaggio, direi che è entrambe le cose.

  11. md Says:

    @Vincenzo:
    Francamente non ho molto capito il tuo ultimo commento. Qual era la domanda che avrei aggirato? E chi ha parlato di scientismo?
    Io ho semplicemente posto il problema dell’incorporeo (dei fenomeni mentali, coscienziali, ecc.), ritenendo che non possa essere risolto o ridotto al corpo cerebrale o alle reti neurali, come fanno alcune correnti “estreme” della filosofia della mente sulla scorta degli studi neuroscientifici (eliminativismo, funzionalismo, computazionalismo, ecc.).

  12. Vincenzo Cucinotta Says:

    La domanda era “come immaginare una risposta adeguata a cosa la mente sia”, e dicendo adeguata non pretendo che sia quella giusta, adeguata, diciamo alla domanda.

  13. Fabio S. Says:

    E’ ormai comunemente accettato che la morte cerebrale segni il limite tra la vita e la morte.

    C’e’ vita finche’ c’e’ mente.

    Poi anche se respiri sei morto.

    E sarà per questo che vedo molti zombie quando esco da casa od accendo la tv.

  14. Carla Says:

    c’è vita finchè c’è mente, bravo Fabio…
    la mente è l’universo nascosto della creazione….
    si può vivere imprigionati tutta una vita se la mente resta attiva.
    è lei che ci salva!

  15. Luciano Says:

    Salve.

    Credo sia tipico dell’uomo cercare dei luoghi o delle entità metafisiche per descrivere la realtà che lo circonda così da non riconoscere i propri limiti, che non sono linguistici ma percettivi. La mente non si può definire semplicemente perché essa non esiste al di fuori dei processi cerebrali. Provate a immaginare una qualunque definizione/descrizione che sia al di fuori delle vostre conoscenze percettive, sarà impossibile; qualsiasi oggetto o essere vivente per quanto fantasioso nella propria struttura lo descriverete con elementi che fanno parte del vostro vocabolario sensoriale.

    A presto.

  16. md Says:

    @Luciano:
    il punto è se a quel concetto corrisponde o meno un oggetto, e per oggetto qui non possiamo intendere una determinata percezione; del resto anche un oggetto “concreto” (un tavolo, un albero, Giuseppe) sono costruzioni sensoriali e intellettive complesse, mai date in un solo atto percettivo – o se questo avviene è perché vi è un passaggio linguistico e semantico intraspecifico.
    In sostanza ogni “oggetto” è un insieme di relazioni all’interno di un ordine semantico e sintattico precostituito (o meglio, in via di perenne costituzione). Certo che la base percettiva parte da un “dato” che potremmo chiamare “naturale” (giusto per intenderci e semplificare), ma su quel dato si innesca il lavoro organizzativo del complesso corporeo-mentale.
    Ecco, mi verrebbe da dire che se proprio si vuole trovare una definizione al concetto di “mente”, opterei per designarla (estensivamente) con quel processo nella sua interezza.
    Va da sé che la mente e il corpo sono un tutt’uno, e che forse verrà il giorno in cui si troverà un nome alternativo per quel “tutt’uno”, la cui ammissione non ci spaventerà più così tanto.

  17. Luciano Says:

    Salve.
    @MD

    Infatti io ho parlato di processi cerebrali. In ogni caso gli elementi costituenti qualunque insieme, per quanto conmplesso, sono sempre di origine percettiva.

    A presto.

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