Ratio

Solo nei videogiochi
si possono distruggere gli armamenti

senza toccare gli esseri umani.
(T. Todorov)

Il Guernica di Picasso denuncia universalmente una ratio – il lume della ragione – spenta per sempre dalla guerra. Anche Goya ci aveva parlato dei mostri che il sonno della ragione genera, e aveva denunciato i disastri della guerra. Eppure se è vera la celebre definizione di Clausewitz che “la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi“, pare proprio che la ragione non possa essere espunta dagli scenari bellici, anche perché – prosegue Clausewitz – “la guerra è un atto di violenza il cui scopo è di forzare l’avversario a eseguire la nostra volontà“. A voler poi seguire la lezione hegeliana, lo Stato giunge nella guerra nientemeno che “alla più alta coscienza di se stesso”. Massima ratio, dunque!

Ma la domanda da farsi è se oggi davvero si può pensare che la politica – internazionale o nazionale che sia – abbia davvero una ratio definita e riconoscibile. Certo, le sue azioni e i suoi effetti risultano ancora decodificabili attraverso gli schemi della vecchia logica di potenza (che è poi quella forzosità volitiva di cui parla Clausewitz – a sua volta riducibile all’antica legge di Trasimaco, quella secondo cui forza e legalità si tengono): un dispiegamento di potenza, di violenza, di bios allo stato puro, ma con una sua logica, appunto.

Ora, io faccio fatica ad applicare la categoria di ratio al conflitto in corso in Libia. Se per ratio si intende un fine, uno scopo che razionalmente qualcuno (un soggetto) stia perseguendo. Vedo piuttosto una pluralità caotica di soggetti (Nazioni Unite, Nato, alcune potenze in ordine sparso e in conflitto tra di loro, una balbettante Lega araba), con scopi diversi e variegati; un oggetto, che è un paese in preda alla guerra civile con un dittatore sanguinario abbarbicato al potere, che ha la (s)ventura di star seduto su un enorme giacimento di gas e di petrolio; e però un fine male esplicitato, qualcosa che non si capisce bene che cosa sia ( o si capisce fin troppo bene).

Registro la riluttanza colpevole del governo italiano – parecchio immischiato, come i governi precedenti anche di “sinistra”, con quel regime – che non vuole ingerirsi, per ragioni ben poco nobili, in un conflitto che il presidente della repubblica si ostina a definire non-guerra, giusto per non dover contraddire all’articolo 11 della Costituzione che lo vieta. Strane torsioni della lingua, prima ancora che del diritto.
Senza accampare nessuno dei motivi etnoidentitari della patria padana, che pensa solo ai dané e alla paciosa tranquillità del suo cortile, salvo usare la massa migrante come carne da lavoro nelle sue fabbrichette; e senza nemmeno quella pelosa riluttanza (solidale col “povero colonnello”) del ducetto di Arcore; pur tuttavia, visto l’anniversario del secolo coloniale con tutti gli annessi e connessi, l’ultima cosa che l’Italia dovrebbe fare è andare a bombardare la Libia – o fornire ipocritamente basi per bombardieri con bandierine diverse dalla sua. Nemmeno come estrema ratio.

Oh, certo che Gheddafi è odioso e va abbattuto. Ma ormai è troppo tardi farlo senza spargimenti di sangue. La ratio, di nuovo, fa capolino. Ratio però non è a fasi alterne: o è costante o  non è. Dev’essere prima, durante e dopo. E non è nemmeno a casaccio. E’ anche in Yemen, in Costa d’Avorio, in Siria, persino in Cina. Ma provatevi a bombardare la Cina!

Naturalmente non mi sfugge nemmeno la ratio dei rivoltosi di Bengasi (e della Libia tutta), che accolgono le bombe e i missili come cavalieri della liberazione – così come era accaduto in Kossovo e così come sarebbe potuto essere in Cecenia o a Sarajevo o a Kigali o (ripetutamente) in Cisgiordania… Se fossi libico dalla parte giusta della linea gotica, guarderei anch’io il cielo con quegli occhi. Ratio estrema per ratio estrema – ma non ci può essere relativismo in vitali faccende come questa. Tuttavia un calcolo razionale delle conseguenze – per lo meno da parte di chi ha il privilegio di non essere costretto nell’angolo – deve pur esser fatto.

A meno che non ci sia anche questa volta un’astuzia della ragione – tanto per tornare all’iperrazionalista ed iperrealista filosofo tedesco – che mi sfugge. Quella che, come la nottola di Minerva, si leverà solo a sera, quando tutto sarà ormai accaduto. Svolazzando su montagne di cadaveri.

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5 Risposte to “Ratio”

  1. Carlotta Says:

    Oh, certo che Gheddafi è odioso e va abbattuto. Ma ormai è troppo tardi farlo senza spargimenti di sangue.

    questo pultroppo è un dato di fatto oltre che un ragionevole dato.

    la cosa irrazionale sarà soprattutto la conseguenza delle azioni che si scateneranno (da parte della Libia) pur di non cedere il potere.
    essere disposti a tutto è una cosa irrazionale.
    e questo dovevamo prevederlo prima.

    bella citazione quella in calce a Picasso…
    io sono del parere che la realtà supera alla grande la dimensione fantastica del video gioco o dell’immaginario in generale.

  2. uniroma.tv Says:

    Ciao, siamo la redazione di uniromatv, visto il tema del tuo blog volevamo segnalarti questo servizio sulla presentazione dell’ultimo libro di Richard Shusterman sull’estetica pragmatica: http://www.uniroma.tv/?id_video=18388 . A presto!

  3. iria sicari Says:

    Gheddafi sarà odioso come tutti i dittatori,ma il resto del mondo l’avete
    dimenticato?Dietro a questo esiste solo una cosa di cui discutere la natura
    umana e gli scopi che persegue.Oggi la guerra è giusta relativamente al
    grado di evoluzione che abbiamo raggiunto.Questo.Facciamo guerra al nostro vicino di casa,e guardiamo ai grandi confilitti?

  4. Carla Says:

    io sono contro ogni tipo di guerra, e il mio vicino lo saluto e lo asservo di lontano…;-)
    Gheddafi ha le sue colpe ma chi ha deciso di proclamare guerra ne ha molte, molte di più.
    colpe e responsabilità.

  5. Carla Says:

    ooops! osservo, non asservo.

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