Fortune rota volvitur

Or puoi veder, figliuol, la corta buffa
de’ ben che son commessi alla Fortuna
per che l’umana gente si rabuffa
.
(Inferno, VII, 61-3)

La vostra nominanza è color d’erba
che viene e va, e quei la discolora
per cui ella esce della terra acerba.
(Purgatorio, XI, 115-7)

Già Epicuro dava un certo peso alla fortuna nel suo tridente delle cause riguardanti l’accadere, di cui ci parla verso il termine della Lettera a Meneceo: tra le cuspidi della necessità (anànke) e del libero arbitrio, si interpone il caso o la fortuna (tyche), ovvero la sorte inviata dagli dèi.  Irresponsabile, atroce ed inflessibile la prima punta, minuscola e però di nostra pertinenza l’altra punta – mentre del tutto instabile ed imprevedibile la cuspide di mezzo.
La storia umana è un’incessante dialettica di necessità e libertà: sottrarre territori sempre più ampi alla prima in favore della seconda pare essere il senso del cosiddetto “progresso” – eppure la fortuna torna sempre a sparigliare i giochi. Ce lo ribadisce Carl Orff in quell’opera così celebre (ma solo a pezzi) e discussa e però mirabile che sono i Carmina Burana.
Proprio la rotazione della sorte è la cornice entro cui si compiono le cose umane: la fortuna è volubile e cangiante, e “dissolve come ghiaccio miseria e potenza”, così come la prosperità, la salute, il successo; la fortuna è sovrastante e capricciosa, “a caso ella abbatte il forte”, “spietata mi sottrae i suoi doni”; la fortuna fa rovinare chi sta più in alto, compresi i re, che anzi, proprio per l’altezza dei loro scranni, devono temere più di tutti il cigolare del  mozzo della ruota, e la polvere che prima o poi finirà per riempire le loro bocche.
Orff, dicevo, usa il roteare della sorte come cornice, ma poi il dipanarsi del canto è una vera e propria apologia del godimento materiale, del piacere e delle gioie terrestri, con tre grandi capitoli allegorici e densamente evocativi: la vitalità e la bellezza primaverili, il vino e l’ebbrezza e, naturalmente, l’amore – ma non quello platonico o celestiale, bensì quello fisico. Insomma, dopo il risveglio primaverile dei sensi e il bacchico convivio in taberna, si fa un bel po’ di sesso – magari anche con intento dissacratorio. Concorre in ciò la tecnica compositiva dell’accumulazione energetica e dell’ossessiva ripetizione, in attesa della scarica finale, con evidente allusione all’orgasmo.
Eppure al termine di questa grandiosa ri-creazione corale, con un vero e proprio colpo di scena sonoro torna il motivo iniziale della fortuna, suggello ed insieme memento. In verità noi stavamo ruotando senza nemmeno essercene accorti.

E allora è bene che – nell’attesa di una rivoluzione planetaria che tarda ad arrivare – i fortunati di oggi, quelli che stanno nella parte lieta e gaudente del pianeta, che si trovano ai piani alti, che hanno i posti a sedere e numerati, la faccia ben illuminata dal sole, i denti luccicanti e i corpi sodi, che non hanno bisogno di partire, di abbandonare la propria terra e i propri cari, che possono girovagare liberamente per il pianeta, che si sentono al sicuro e realizzati, che non hanno pensieri – si ricordino costoro che la ruota è in perenne movimento, che la fortuna “porta i capelli in fronte, ma quasi sempre segue la calva occasione”. E che, soprattutto, si trovano lì dove stanno per puro caso:

Cade in la selva, e non l’è parte scelta;
ma là dove fortuna la balestra,
quivi germoglia come gran di spelta.

(Inferno, XIII, 97-9).

Annunci

Tag: , , , , , , , , ,

2 Risposte to “Fortune rota volvitur”

  1. iria sicari Says:

    La “misura”di Epicuro prevede (al di fuori del libero arbitrio e dalla scelta
    avanti al trono di Ananche) l’incessante giro della ruota che anch’essa è
    misura.Equilibrio.

  2. xavier Says:

    …C’é sempre chi ha più culo di un’altro, popoli o individui che siano. La graduatoria sarebbe impossibile, oltre che inutile e stupida: quali i criteri per compilarla? I beni materiali, i posti numerati, i piani alti? O un principio di speranza, l’orizzonte di un futuro in cui credere, il senso di appartenenza a un progetto comune di umanità possibile? Chi non ha niente dei primi non ha certo molto tempo per i secondi. Chi invece ne ha un bel po’ dei primi, si concentra essenzialmente sul come mantenerli e aumentarli, vivendo la continua ansia infelice di perderli. “Sarà una bella società, fondata sulla libertà” diceva una canzonetta anni addietro. Non mi pare, ma facciamo finta di essere dei privilegiati: In attesa della famosa rivoluzione planetaria, naturalmente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: