Oltre il biancospino

Se segui l’arco rosato delle nuvole, e riesci a scorgere, dopo una lieve sfrangiatura, la freccia che indica verso ovest; se abbandoni l’asfalto e le ultime case e t’inoltri nella boscaglia, ignorando le bottiglie di plastica sparse qua e là e i criminali depositi di eternit in disfacimento; se ti lasci rapire dal profumo del biancospino prima che venga sommerso da quello del fiore di robinia; se varchi illegalmente la rete tagliata a misura d’uomo e poi giri a sinistra seguendo i ciuffi di ginestra sul ciglio del dirupo, senza però farti distrarre dall’automobile abbandonata nel bosco ormai fitto, dove nessuna coppietta o nessuno spacciatore è in attività; se finalmente raggiungi il punto d’osservazione che la freccia di nuvole già ti aveva indicato senza che te ne fossi accorto, e ti metti a sedere…
…ecco allora comparire una vallata inaspettata, con fianchi sabbiosi su un lato, dove gli umani hanno scavato a lungo; e fianchi punteggiati di verde sull’altro lato, un verde che s’innalza luminoso fino al cielo e s’inabissa un po’ più scuro fino a confondersi negli acquitrini melmosi.
C’è silenzio, e volo d’uccelli e rosa intenso al calar del sole, e linee nitide di montagne all’orizzonte se l’aria è cristalllina e tira vento, e ondeggiar di foglie, fili d’erba, farfalle, e mille più mille tonalità di verde. Può anche capitare di incontrare Gregor Samsa, nero e luccicante tra gli arbusti, che ti fissa timoroso; e una poiana (almeno credo) in cielo, con le ali che si fanno trasportare dalla corrente, e ti chiedi se lei ti stia osservando da lassù; e persino un airone cinerino, che si sposta di qualche metro infastidito, magari gli hai fatto perdere la preda; e infine il fantasma di lei, che nonostante sia giorno di liberazione si ostina a non chiamare, e cominci a sospettare che mai più chiamerà.
Se poi volgi lo sguardo riesci a vedere, là dove prima non c’era nulla, la figura di un umano – il solo rimasto nei dintorni – che si sbraccia ridendo, e pare impegnato in una danza alquanto disarmonica, mentre vorrebbe avere altri occhi per guardare e altre gambe per saltare, e poi, senza un apparente perché, lancia un urlo che fa tremare la valle e vibrare ogni cosa, un grido lancinante che sembra dire alla vita che anche lui è vivo, nonostante il dolore, ed è verde e rosa e grigio e nero luccicante come quei tipi e quelle forme strane lì intorno, e poi ti prende lo stesso fremito e la stessa voglia di danzare – I’am afraid of evryone – ma è solo il cor che si spaura
E prima di tornar sui tuoi passi il sole si ferma e si mette a dondolare piano tra le fronde più alte, e poi precipita mentre anche la tua mente s’inabissa e si mette a correre e torna ad infilarsi nel bosco e cerca la via del ritorno per poi perdersi mille e più volte… e solo a quel punto rivede la freccia in cielo, ed è allora in grado di ricostruire i significati – tutti i segni al loro posto – mentre il rosa si è fatto più intenso, le nuvole più lattiginose, il profumo di robinia più intenso; poi, una volta ritrovato il sentiero, il culo a strisce bianche e marroni di Bugs Bunny fa capolino e si mette a saltellare nel prato – forse anche lui ha il batticuore…

(Tutto questo è accaduto – nessun fatto o nessuna sensazione sono stati inventati, e nemmeno sceneggiati  o montati ad arte – ma già il narrarlo sembra renderlo irreale).

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2 Risposte to “Oltre il biancospino”

  1. Fabiana Says:

    stesse emozioni in luoghi diversi,ove per poco il cor non si spaura…ciao Mario

  2. md Says:

    bene! ciao a te Fabiana

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