Spropositi

“Il dirne è l’unico privilegio umano di fronte a tutti gli altri organismi. Con gli spropositi arriverai alla verità! Sono uomo appunto perché ne dico. Non c’è verità alla quale si sia pervenuti senza aver prima spropositato quattordici volte, e fors’anche centoquattordici, e questa è nel suo genere una cosa onorevole; sì, ma anche di spropositare col nostro cervello non siamo capaci! Tu dimmi una frottola, ma dimmela a modo tuo, e io allora ti bacerò. Dir frottole a modo proprio è quasi meglio che dir la verità al modo degli altri; nel primo caso sei un uomo, nel secondo sei soltanto un pappagallo! La verità non ci scapperà, ma la vita si può massacrare; se ne sono avuti degli esempi. Ebbene, che cosa siamo adesso? Noi tutti, tutti senza eccezione, nel campo della scienza, del progresso, del pensiero, delle scoperte, degli ideali, dei desideri, del liberalismo, della ragione, dell’esperienza e di tutto, di tutto, di tutto, siamo ancora nella prima classe del ginnasio inferiore! Ci è piaciuto vivacchiare dell’intelligenza altrui, e ce ne siamo penetrati! E’ così! Dico bene?”

(Dostoevskij, Delitto e castigo, per bocca di Razumichin)

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23 Risposte to “Spropositi”

  1. xavier Says:

    Verità e frottole, nella piccola cerchia italica, si avvicendano con tale sorprendente rapidità da annullare i reciproci effetti prima ancora di aver chiarito le cause. Sarà che , come dice D. siamo tutti vivacchianti di intelligenza altrui, insieme agli stessi “altrui”, coinvolti come “tutti” nei medesimi contesti. Si salvi chi può.

  2. milena Says:

    Ieri sera ho ascoltato – forse era – la Mazzantini, che diceva che la scrittura è una sorta di risarcimento da questa vita, e che ci sono persone che le scrivono ringraziandola per aver detto quello che loro stesse hanno vissuto. Persone che forse non hanno tempo o modo per scrivere loro stesse quello che vivono ma che si riconoscono nelle parole scritte da un altro o altra, non fa differenza.
    Molto forti le parole che Dostoevskij fa uscire dalla bocca di Razumichin. Non ho letto “Delitto e castigo”, e non so se ho voglia di leggerlo. Ci sono libri che sento mi fanno bene e altri meno, o peggio (c’è un libro, per esempio, che sta nella mia libreria, che temo persino di sfiorare mentre sto spolverando).
    Massacrare la vita è molto più facile che favorirla o averne cura. Ma l’intelligenza non è vera intelligenza se non sa ancora di essere un bene comune. E che più la sprechi e la getti via, più essa aumenta e si diffonde. D’altro canto succederebbe la stessa identica cosa se fosse un male comune. Quindi?

    ***

    Riccardo dopo aver dato il suo ultimo esame se n’è uscito dicendomi: Io non sono intelligente.
    Ma cosa dici, ho esclamato io – che però sono la sua mamma e, si suppone, dovrei stare sempre dalla sua parte. Ma per quanto stessi dalla sua parte, in tutti questi anni, non potevo non accorgermi dei suoi reali problemi, e di come la vita scolastica lo avesse mortificato invece di farlo, pur nei suoi limiti, crescere, svilupparsi fiorire. Cosa potevo fare? Lottare per lui contro i mulini a vento? O aspettare … attenta alla più piccola occasione che si potesse presentare per lanciargli parole che più che altro sembravano parole lanciate nel vento. Cure, cibo, parole, attese. Finché, qualche mese fa è arrivato il momento buono per mettergli in mano persino l’Etica. Gesto spontaneo, fatto non premeditato, l’Etica era ancora dove l’avevo lasciata, con un filo di lana a fare da segno. Gli ho letto la prima frase a caso aprendo il libro non so dove, e forse era la parola di cui aveva bisogno in quel momento, il resto a seguire. Non so se una mia azione intenzionale avrebbe ottenuto altrettanto. Non sono brava nel calcoli trigonometrici, mi sfugge sempre qualcosa, più che altro non so proprio cosa sono; equazioni, calcolo delle probabilità, cose algide e perfette che poco hanno a che fare con questo mondo pieno di dolore. Ma forse è vero che ci sono parole che in certi momenti della nostra vita sono delle rivelazioni che squarciano il cielo. Dopodichè il mondo è sempre lo stesso, non cambia il mondo là fuori con una parola. Però ci sono parole che goccia dopo goccia scavano rocce e intagliano canyon.
    Così, se poteva servire, l’ho rassicurato. Non è vero che non sei intelligente, gli ho detto, cosa ti viene in mente? Hai un’intelligenza giovane e fresca e vai diretto al nocciolo delle cose. Pensa invece alla tua povera mamma che giri allucinanti è costretta a fare …
    Mi ha risposto, Così è se ti pare

  3. vincenzo russo Says:

    LA VIA DELLA VERITA’ E LA VIA DELLE OPINIONI.
    ________________________________________

    Sintesi della teoria unificata dell’universo fisico e mentale : IL TACHIONE IL DITO DI DIO.
    Parmenide ci parlò dell’Essere mentale,(la fisica quantistica) e Pitagora e Zenone ci parlarono dell’essere apparente o cerebrale o sensibile che dir si voglia,(la relatività della velocità dell’informazione).
    Poi Socrate fissò il giudizio scientifico universale,necessario e immutabile ,come giudizio scientifico per ottenere la conoscenza uguale per tutti gli uomini,(IL CONCETTO).
    I sensi sono dunque la conoscenza dell’apparenza materiale finta, che avviene in automatico. Tutti gli uomini infatti vedono ,sentono ,toccano, assaporano, le stesse sensazioni fisiche .
    Purtroppo Socrate stesso limitò poi il CONCETTO a metodo di conoscenza delle sole realtà visibili.
    Fu il suo unico errore, che diede però spazio ai sofisti e ad altri pensatori per introdurre LA VIA DELLE OPINIONI tutte equipotenti. (Un vero assurdo logico).
    Così prevalse il relativismo. Continuamente additato dall’attuale papa come un pensiero errato e letale. La verità invece esiste ed è l’unica e fondamentale origine della vita.
    Io infatti ho applicato il pensiero sineterico ,(che Galileo Galilei già recuperò ai fenomeni visibili), anche alle ragioni invisibili delle cose visibili ed il CONCETTO è risultato ancora più efficace nell’indagare in senso verticale,oltre che in senso orizzontale.
    Conciliando così Pitagora con Parmenide ho conciliato in effetti il visibile con l’invisibile, ovvero la fisica della relatività con la fisica dei quanti.
    Sono emerse allora ragioni matematiche astratte dei quark e dei leptoni puntiformi.
    Ossia nel visibile le cause e gli effetti del divenire, sono la stessa energia di fotoni che cambia solo lo stato apparente, passando in soste termiche e stati attivati successivi attraversando tunnel quantistici.
    Così come ci ha portati a capire la rivoluzione galileana della scienza.
    Ma ancor di più è risultato nell’invisibile ,che cause ed effetti fisici hanno ragioni nell’energia mentale continua ,(in numeri ordinali),che simula quella fotonica nel cervello quantizzato,(in numeri cardinali).
    A contorno dunque di luoghi o punti virtuali dello spazio tempo apparentemente vuoti, risultano valori di numeri quantici astratti che determinano i valori materiali sensibili di massa,carica e spin.
    Il programma di indeterminatezza di Heisenberg e quello di esclusione di Pauli ci danno i valori di programma d’impenetrabilità dei luoghi fermionici e di trasparenza dei luoghi bosonici.
    Saluti da Vincenzo.
    In rete : Vincenzo Russo filosofo neo eleatico pitagorico.

  4. xavier Says:

    SOB!

  5. md Says:

    già, i luoghi bosonici… chissà quale rapporto c’è tra i bosoni e il movimento della scintillante accetta di Raskolnikov…

  6. xavier Says:

    Ripresomi (quasi) in fretta dalla metaforica invasione degli ultracorpi del Sig. Russo, ovverossia dalla sua tempesta filosofico-scientifico-teologica (poichè alla fine mi pare che questo sia lo scopo di tutto il suo pensiero: dimostrare “la verità” inoppugnabile, e cioé l’esistenza di dio), ho la netta impressione che, almeno per quanto mi riguarda, il suo sforzo sarà abbastanza vano. Non me ne voglia, ma finchè restiamo ai quanti e ai busoni c’é sempre da imparare qualcosa,senza per altro mettere in mezzo dio o chi per lui, quando però si tirano in ballo il papa e l’antirelativismo, allora invece é proprio sicuro: dio non esiste.

  7. Fabio S. Says:

    la rivoluzione rappresenta concettualmente quella condizione di eterna ricerca della Verita’ che finalmente trova nell’infinito istante rivoluzionario la propria sublimazione.

  8. milena Says:

    Ho presente un altro brano di Dostoevskij. Mi sembra fosse una lettera che scriveva a non ricordo chi. E diceva, a grandi linee, “se dovessi scegliere fra la verità o Cristo, anche se sapessi che Cristo non è la verità, sceglierei Cristo”.
    Severino ne dava una profondissima interpretazione, anche se non ricordo la sequenza logica.
    Ma, detto terra terra, voleva dire che fra la verità e l’uomo, l’uomo e il dolore (ingiustificato e senza ragione) Dostoevskij stava dalla parte dell’uomo

  9. Fabio S. Says:

    La Verita’ non appartiene all’uomo del sottosuolo. Che, come noto, non riesce neppure a trasformarsi in verme.

    E che nell’umiliare gli ultimi ne risulta invece, intimamente, umiliato.

    La Verita’ dunque, se non appartiene all’Uomo ed al positivismo, necessariamente appartiene a Dio.

    “l’Amor che move il sole e l’altre stelle. »

    Il pensiero di D. finisce dunque per essere regressivo e reazionario. E, in definitiva, senza speranza.

  10. milena Says:

    Però, se si dice che la verità appartiene a Dio, allora significa anche che non appartiene all’uomo.
    Quindi?

  11. md Says:

    Lessing (che pure era uno sporco ateo e spinozista) la pensava un po’ come Dostoevskij, quando scriveva:
    «Se Dio tenesse chiusa nella sua destra ogni verità e nella sua sinistra la sola inesausta pulsione alla verità, sia pure col corollario per me di un sempiterno andare errando e mi dicesse: “Scegli!”, con umiltà mi precipiterei alla sua sinistra e direi: “Dammi, padre! La pura verità è solo ed esclusivamente per te!»
    Ma sul concetto di verità potremmo disquisire fino alla fine dei tempi, e non ne verremmo mai a capo (sempre con il permesso del sig. Vincenzo Russo “filosofo neo eleatico pitagorico”, come immagino avrà fatto scrivere sul suo biglietto da visita o sul citofono di casa…). Lei troppo pericolosa e bruciante come concetto, noi troppo finiti per attingervi. Anche se poi, in definitiva, ce lo siamo inventato noi quel concetto…

  12. milena Says:

    A me sembra che il concetto di verità sia congiunto, o conseguenza della volontà di discriminare (con un taglio netto) fra giusto e sbagliato, che poi è sempre la nota dicotomia fra Bene e Male, e fra tutti gli opposti. (Destra o sinistra?) È un modo di porre la questione in modo semplicistico, e mi auguro che riusciremo prima o poi a superare questo modus

  13. xavier Says:

    Per ora dunque accontentiamoci delle mezze-verità, che sono sì anche mezze-bugie, ma dipende sempre da che parte le si guarda (omaggio imperdonabile al relativismo, di cui spero il Sig. Russo ed il suo accolito in Roma non abbiano a volermene troppo). In quanto alla verità con l’iniziale maiuscola, dio (qui devo chiedere rinforzi importanti) ce ne scampi e liberi: ognuno ha la sua e tutti sopportano a malapena quelle altrui. E’ un concetto, quello di verità, così umano, ma così umano che, proprio perché deboluccio, ha sempre bisogno del supporto del trascendente per darsi un’aria credibile. Se poi arriviamo alla verità divina, apriti cielo: qui ognuno ha il “dio-suo”, migliore di tutti gli altri perchè, ovviamente. il più vero, appunto: diffidare delle imitazioni. Ci fosse sul serio, sai gli sghignazzi che farebbe il creatore sopra ai quanti, ai fotoni, ai bosoni, e all’amor che muove il sole etc etc. P.s.: Senza alcuna pretesa di verità, sia ben chiaro.

  14. Fabio S. Says:

    …tutto e’ divenuto; non ci sono fatti eterni: cosi’ come non ci sono verita’ assolute. E per conseguenza il FILOSOFARE STORICO e’ da ora in poi necessario, e con esso la virtu’ della modestia (F. Nietzsche, umano troppo umano).

    La Verita’ e’ concetto storicamente dato, relativo e, quindi, mutevole. Di solito coincide con quello che pensa chi comanda in quella fase.

  15. milena Says:

    Accontentarsi di mezze verità e mezze bugie è la cosa più adatta agli uomini della terra di mezzo – anche se riuscire a farlo è faccenda quasi più divina che umana, come fare di necessità virtù (cercando di trovare qualche pizzico di bellezza per consolarsi, direbbe Dostoevskij)

  16. md Says:

    E aggiungiamoci anche l’assolutista prussiano, Hegel, che sapeva bene di che pasta fossero fatti uomini e terre, e che proclamava la verità come il “divenire di se stessa”!

  17. xavier Says:

    Formidabile Hegel in sole 18 lettere! Assai meno Nietzsche, nell’occasione assai più banale.

  18. milena Says:

    Severino avrebbe da ridire che la verità possa essere nel divenire, ma (forse) la verità del divenire è l’apparire del divenire stesso, anche se il divenire non può avere vera realtà ontologica. La verità storica è pur sempre una mezza verità e una mezza bugia, e di questo ci dovremo accontentare.
    Ce ne ho messo a capire la differenza tra i livelli, fino all’altro giorno facevo ancora confusione, ci son volute le filosofie indiane per farmelo capire. Quindi forse Vincenzo non ha tutti i torti quando dice che faccio confusione, ma si metta il cuore in pace perché la farò ancora – confusione. La vita stessa è caos e confusione. Evviva!

  19. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Milena
    Solo per precisare a Milena che non ho mai detto che ella faccia confusione, ho detto che non v’è alcun vantaggio ad utlizzare un termine in un duplice significato, stratificazione o no che ci sia stata. Se la stratificazione genra confusione, sarebbe ovvio tentare di mettere ordine.
    E’ davvero sorprendente come sia difficile trasferire un contenuto mentale nell’attività di lettura, apparentemente ognuno legge ciò che gli aggrada, e questa cosa la trovo preoccupante.

  20. rozmilla Says:

    Non so cosa risponderti, Vincenzo. Allora ho pensato di proporre la lettura di un brano – che potrebbe aprire lo sguardo su ulteriori orizzonti – tratto da “La filosofia come stile di vita” di Madera e Tarca (pag. 66):
    “… oltrepassare la lettera senza letteralizzare nessuna interpretazione della lettera, questo mi sembra l’esercizio costante del sacrificio dell’intelletto e della volontà egoici. L’accesso alla dimensione simbolica è appunto questo sacrificio delle pretese di rappresentazione esaustive in ogni linguaggio. È sempre come nel famoso quadro di Magritte con scritto sotto “questa non è una pipa”. Solo così è possibile sintonizzarsi sulla vitalità di ogni linguaggio al di là del possesso egoico del significato della rappresentazione.”
    Più in là prosegue:
    “ … una dimensione, quella simbolica, che è ben altro dall’espressione casuale o del deliberato divieto di pensare intellettualmente e volitivamente. Al contrario, richiede l’onestà di un affaticarsi attorno al concetto che ceda di fronte al suo stesso lavoro, e che si disponga a raccogliere impensate e sentite rivelazioni di senso dalla “sintesi intuitiva” del materiale indagato.”
    (Mi piace molto il libro citato. Lo lessi per la prima volta al corso di introduzione alla filosofia – che anno era? – e l’ho ripreso in biblio a Busto qualche settimana fa)
    Un caro saluto

  21. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Rozmilla
    Condivido totalmente il tuo commento e il testo che proponi.
    Ogni tesi tuttavia va applicata nell’ambito appropriato.
    Ci sono casi di parole che davvero hanno significati differenti, non nel senso di differenze di sfumature, come del resto è facilmente verificabile qunado dobbiamo fare la fatica di tradurre in una lingua differente.
    Farò l’esempio del termine italiano “comunque”, che tipicamente ha due differenti significati, l’uno è “tuttavia”, l’altro “ad ogni modo”. In inglese si scioglie l’equivoco, in quanto nel primo caso bisognerà tradurre “however”, nel secondo “anyhow” o anche più colloquialmente “anyway”.
    Spero che quest’esempio chiarisca il concetto che intendevo esprimere.

  22. rozmilla Says:

    @ Vincenzo
    Sono andata a rileggere il tuo commento nel post “Pensieri all’uscio”, e di fatto scrivevi “ si generi solo confusione”, quindi è impersonale. Tuttavia, poiché mentre viviamo e pensiamo effettuiamo miliardi di connessioni, probabilmente il tuo testo mi aveva suggerito che io stessa faccio confusione. Chi più chi meno facciamo tutti un po’ di confusione, ma è verosimile che io ne faccia più di molti altri – cosa che però non faccio fatica ad ammettere – e non posso che esserti grata per avermi dato modo di comprendere il fenomeno.
    Inoltre questo è accaduto in un momento della mia vita in cui ero (sono) aperta a sperimentare cose nuove. E da qui a comprendere che la vita è, o almeno appare, come caos è confusione, il passo è stato breve.
    Se però pensiamo al significato della parola con-fusione, direi che non è soltanto sinonimo di disordine, ma potrebbe essere interpretato nell’accezione di “cose che si mescolano e fondono assieme”, quindi che non sono divise tra loro, bensì strettamente interconnesse le une alle altre. Ma se vogliamo separarle ed evitare che abbiano relazioni tra loro, va bene, anche quello si può fare. D’altronde c’è sempre un grado di con-fusione accettabile per ognuno di noi, oltrepassato il quale la situazione diviene insopportabile. Ma può anche darsi che il mio grado di sopportazione della con-fusione sia diverso dal tuo, o di un altro ancora.
    Peraltro, tentare di dialogare, non credo consista nell’analizzare ogni singolo vocabolo ma sforzarsi di accogliere la parola dell’altro nel suo insieme, fatto scanso di tutte le difficoltà di linguaggio e differenze di interpretazione.
    Cercherò di essere meno con-fusionaria e più ordinata? Dovrei farlo, è vero. Anche se mi sembra che se il tentativo dev’esser quello di mettere ordine partendo dal disordine, all’inizio l’ordine ancora non c’è, soprattutto se deve essere un nuovo ordine e non un ordine che ricalca ordini di vecchio stile. Per questo mi auspico sempre che l’ordine possa emanare dall’interno anziché giungere dall’esterno come imposizione. Anche se, come si dice, è ovvio che a mali estremi, estremi rimedi. Perciò mi auguro di essere stata un po’ più ordinata e più chiara.
    Un caro saluto

  23. Vincenzo Cucinotta Says:

    Caspita, ma allora Rozmilla e Milena coincidono: ecco l’ennesimo esempio di confusione (stavolta mia) 😀

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