La Gazzetta di Diogene – nr. 18

♦ Solidarietà alla blogger siriana lesbica Amina Araf, e, insieme a lei, a quella parte del popolo siriano che ha avuto il coraggio di uscire dal silenzio, dalla paura e dall’apatia per riprendere in mano il proprio destino. Ragazzini, donne e giovani in prima linea. Noi, abbiamo solo da imparare.

♦ Leggo che nel marcescente mondo del calcio italiano, i combinos, ovvero i truccatori di partite, avevano nomi del tipo “zingari” o “albanesi”. Terminologia che dà molto da pensare, soprattutto a proposito di chi siano i veri ladri da cui guardarsi in questo paese. Il sommo poeta aveva sbattuto i barattieri, imbroglioni e compagnia trafficante in mezzo alla pece bollente della V bolgia. Altro che macchinoni, villazze e lupanari!

♦ Titolo su Il Giorno di oggi: “Donna picchiata dal marito islamico”. In attesa di leggere, prima o poi, “Donna picchiata dal marito cristiano”. Ma, soprattutto: “Donna gonfia di botte il marito che la picchiava”. A prescindere dall’etnia.

♦ Meraviglioso il nome dell’ufficio da cui la Direzione delle Poste italiane contemplava l’ultimo disastro informatico: service control room. Da affiancare ai più coloriti “mortacci” dei poveri vecchietti romani in attesa di (minimissima) pensione.

♦ L’ineffabile Carlo Giovanardi – quella specie di politico che in pratica aveva detto che Stefano Cucchi era uno sporco drogato e che se l’era cercata – ha definito una “baggianata” il rapporto dell’Onu che definisce fallimentare la politica proibizionista. Ma quest’uomo, vien da chiedersi, di quali  sostanze si fa?

♦ Naturalmente, ça va sans dire, 4 bei sì tondi tondi domenica 12 e lunedì 13 giugno – in culo a liberisti, nuclearisti, immuni impuniti e potenti.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

5 pensieri riguardo “La Gazzetta di Diogene – nr. 18”

  1. Qualche anno fa avevo visitato una casa di accoglienza di Milano per donne maltrattate da compagni, padre e mariti (dovevo scrivere un articolo). Il leitmotiv era quasi sempre lo stesso, indipendentemente dalle etnie o ceti sociali o religioni: se stavano sottomesse potevano conviverci, ma se appena alzavano la testa, zac. Fra le italiane che ho conosciuto c’era una ragazza figlia di un professore molto aperto, o almeno (lei diceva) così dichiaravano di lui i suoi studenti. C’era una signora non più giovane apparentemente molto emancipata e spigliata che però, oltre a bozzi qua e là, aveva la stima di sé sottoterra. Era sì libera, ma libera sempre nei limiti che gli imponeva il marito. In poche parole, non sapeva neppure chi era o cosa voleva. Vuota. Era rimasta solo una scorza dura. C’era anche una donna piuttosto anziana, proprio una nonna, che si era infuriata col marito e non sapeva dove rifugiarsi. Questa storia era molto strana. Il marito l’aveva convinta a farsi rifare i denti, quelli davanti, perché voleva vederla sempre “bella”, giovane e coi denti sani. E lei aveva “ubbidito” (parole sue), si è fatta impiantare i denti nuovi. Cure costose e dolorose. Finite le cure però si è accorta di aver sviluppato un melanoma da un neo (sulla gamba) che aveva trascurato. Molto trascurato, perché si era già metastatizzato. Insomma, aveva un neo che si era ingrossato da qualche mese, e non si è preoccupata di farselo vedere, anche se andava dal medico quasi tutti i giorni perchè ci andava per occuparsi sempre dei problemi di salute del marito, mai per i propri, e aveva lasciato passare più di un anno. Quando l’ha saputo ha capito (questa è la mia interpretazione di quello che mi ha raccontato) che per seguire la volontà del marito non aveva seguito la propria, o il proprio istinto. Ve la immaginate una nonna che esce dalla casa di bambole a ottant’anni? A fare cosa? A quel punto era così arrabbiata, sia con se stessa che col marito, che diceva “preferisco morire da sola. E quando sarò morta gli faccio avere i miei denti da guardare. Può tenerseli sul comodino, o li può incorniciare”.
    Certo che la vita è strana.
    Anche questo è divenire, ma quando tocchi con mano queste cose, che sono sì piccole cose, quasi quasi vien da dire, che sollievo non avere (per lo meno) quel genere di problemi. Anzi, dopo che li conosci, se non fai qualcosa per superarli, allora sei cretino. Ma chi l’ha detto che i minuscoli problemi siano più facili da superare di quelli universali? Corrispondenze fra microcosmi e macrocosmi ci dicono qualcosa? O guardiamo alla luna e ci tagliamo il dito?
    Ma per fortuna non è così dappertutto, esistono anche isole felici.

    (scusatemi, oggi spolverando la libreria ho sfiorato “Il secondo sesso” della Simon B. Non devo più toccarlo quel libro, mi è venuto anche il mal di pancia)

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