Mezzodì filosofico

Nel suo profondo vidi che s’interna
legato con amore in un volume,
ciò che per l’universo si squaderna;
sustanze e accidenti e lor costume,
quasi conflati insieme, per tal modo
che ciò ch’i’ dico è un semplice lume.

(Paradiso, canto XXXIII vv. 85 e segg.)

Mi succede talvolta di sentirmi filosoficamente appagato. Libero da ogni inquietudine ed irrequietezza. Ho tutto squadernato e apparecchiato davanti a me, chiaro e ben disposto, i nodi sciolti e i fili allineati, le domande e i dubbi esauriti (ed esauditi), la gerarchia causale dei concetti e delle questioni ben strutturata, nessun angolo oscuro, nessuna zona in ombra. Il mondo e la mente illuminati e persino trafitti dalla luce della ragione – e questa, immobilmente salda “quale un eterno mezzogiorno al quale non mai succeda la sera o come il vero sole che arde senza intermittenza, benché sembri tuffarsi nel seno della notte” – detto con una celebre immagine coniata da Schopenhauer, secondo cui “il sole della vita brilla di eterna luce meridiana” (si veda Il mondo come volontà e rappresentazione, § 54). In quei momenti del mezzodì filosofico, teorie e concetti appaiono con nitore e trasparenza, come se il mondo e la mia mente fossero tutt’uno, mente di una materia e materia di una mente, senza barriere, senza iati. Fusi e conflati l’una nell’altra. Ecco perché – in quei momenti, e solo in quei momenti – i pensieri si presentano in guisa tale da sembrare apodittiche verità. E dunque non sembrare, ma essere quel che sono e dire quel che dicono e significare quel che significano, senza pieghe od ombre. E quel che dicono è, ad esempio:
a) che l’essere è, ed è eterno, che ogni cosa ne è una configurazione, un modo, un’espressione – in guisa di onde marine;
b) ma anche che quell’essere che è, non è mai indipendente dal pensiero, ma un con-essere e un co-pensare – unità di essere e pensiero;
c) che siamo natura, nient’altro che natura, parte del mondo animale, e dunque nulla di speciale;
d) che non c’è alcun fine o significato nelle cose, perché significare è rinviare ad altro, mentre tutto è già compiuto e dispiegato nel suo essere immanente;
e) che però l’essere umano è quell’animale che chiede un significato al proprio essere, senza il quale si sentirebbe smarrito; e dunque sovrappone al mondo un altro mondo fatto di simboli, di segni, di linguaggi – cultura, non solo natura;
f) che tutto ciò lo porta a credere di poter determinare almeno una porzione di mondo – una porzione minuscola che chiama libertà, entro i cerchi del determinismo e della necessità.
E l’elenco potrebbe continuare.

Tutto ciò è limpido, chiaro e distinto… senonché, ad un certo punto, succede qualcosa, interviene un elemento imprevisto, una nuvola attraversa il cielo splendente e la pienezza meridiana  s’incrina, le carte si sparigliano, i ragionamenti si inceppano e cominciano a girare a vuoto… sorgono altre inaspettate domande, e tutti quei nodi che prima apparivano sciolti si ingarbugliano nuovamente. Le figure e le immagini nitide si vanno confondendo. L’annunciata pace serale volge in tempesta. Risorgono i problemi, le domande, gli amletismi, le anfibolie, le antinomie. Il fuoco della dialettica si riaccende.
Credevi di aver trovato tutte le risposte, e invece ti ritrovi con un pugno di mosche in mano.
E devi ricominciare tutto daccapo.
Dunque, l’essere. Che cos’è e perché c’è anziché no? E io… io chi sono? Che ci sto a fare qui? E perché questo e perché quell’altro… – e dopo il meriggio luminoso, tutto torna a farsi umbratile, e sulle cose e sulla mente fitte calano le tenebre…

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11 Risposte to “Mezzodì filosofico”

  1. vincenzo russo Says:

    Se uno vuole la luce c’è.

    Parmenide : « … Orbene io ti dirò, e tu ascolta accuratamente il discorso, quali sono le vie di ricerca che sole sono da pensare: l’una che “è” e che non è possibile che non sia, e questo è il sentiero della Persuasione (infatti segue la Verità), l’altra che “non è” e che è necessario che non sia, e io ti dico che questo è un sentiero del tutto inaccessibile: infatti non potresti avere cognizione di ciò che non è (poiché non è possibile), né potresti esprimerlo … Infatti lo stesso è pensare ed essere. »
    (Parmenide, da Il poema sulla natura, o Della natura)

    LA VIA DELLA VERITA’ E LA VIA DELLE OPINIONI.
    ________________________________________
    Parmenide ci parlò dell’Essere mentale,(la fisica quantistica) e Pitagora e Zenone ci parlarono dell’essere apparente o cerebrale o sensibile che dir si voglia,(la relatività della velocità dell’informazione).
    Poi Socrate fissò il giudizio scientifico universale,necessario e immutabile ,come giudizio scientifico per ottenere la conoscenza uguale per tutti gli uomini,(IL CONCETTO).
    I sensi sono dunque la conoscenza dell’apparenza materiale finta, che avviene in automatico. Tutti gli uomini infatti vedono ,sentono ,toccano, assaporano, le stesse sensazioni fisiche .
    Purtroppo Socrate stesso limitò poi il CONCETTO a metodo di conoscenza delle sole realtà visibili.
    Fu il suo unico errore, che diede però spazio ai sofisti,agli agnostici,agli scettici e ad altri pensatori per introdurre LA VIA DELLE OPINIONI tutte equipotenti. (Un vero assurdo logico).
    Così prevalse il relativismo,un pensiero errato e letale.
    La verità invece esiste ed è l’unica e fondamentale origine della vita.
    Applicando infatti il pensiero sineterico ,(che Galileo Galilei già recuperò ai fenomeni visibili), anche alle ragioni invisibili delle cose visibili (cioé il CONCETTO)la logica mentale risulta ancora più efficace nell’indagare in senso verticale,oltre che in senso orizzontale.
    Conciliando così Pitagora con Parmenide si concilia in effetti il visibile con l’invisibile, ovvero la fisica della relatività con la fisica dei quanti.
    Emergono allora ragioni matematiche astratte dei quark e dei leptoni puntiformi.
    Ossia nel visibile le cause e gli effetti del divenire, sono la stessa energia di fotoni che cambia solo lo stato apparente, passando in soste termiche e stati attivati successivi ,attraversando tunnel quantistici.
    Così come ci ha portati a capire la rivoluzione galileana della scienza.
    Ma ancor di più è risultato nell’invisibile ,che cause ed effetti fisici hanno ragioni nell’energia mentale continua ,(in numeri ordinali),che simula quella fotonica nel cervello quantizzato,(in numeri cardinali).
    A contorno dunque di luoghi o punti virtuali dello spazio tempo apparentemente vuoti, risultano valori di numeri quantici astratti che determinano i valori materiali sensibili di massa,carica e spin.
    Il programma di indeterminatezza di Heisenberg e quello di esclusione di Pauli ci danno i valori di programma d’impenetrabilità dei luoghi fermionici e di trasparenza dei luoghi bosonici.

  2. xavier Says:

    E mo’ so’ cazzi: chi lo schioda più questo da qui? A me comunque la via delle opinioni, niente affatto tutte equipotenti, mi ha sempre stimolato, mentre la smania di verità assoluta mi é sempre stata sui coglioni, soprattutto in veste di feticcio politico religioso comune a tutte le sette confessionali in giro per il mondo.Chiedo scusa per l’eloquio troppo tecnico e l’uso di termini scientifici come “cazzi” e “coglioni”, ma se mi si provoca con bosoni, fotoni e leptoni, devo trovar qualcosa che almeno faccia rima. Comunque, caro m.d., le tue domande sull’essere mi hanno messo addosso un senso di vaga inquietitutine, un disagio sottile che ho esorcizzato attraverso un rapido controllo del portafogli: ci sono il bancomat, il codice fiscale, il tesserino sanitario e, dulcis in fundo, anche la carta di identità: non manca nulla, ERGO SUM!

  3. locuspluviae Says:

    Credo di capire la sensazione che descrivi, anche se questa chiarezza mi “dice” un po’ l’opposto di quello che suggerisce a te: l’ordinato disporsi delle parti mi rinvia (appunto) ad altro, al tessuto dell’esistenza che fa scorrere i fiumi in discesa.
    Magari sono abituato a far troppo spesso uso di una sorta di triade hegeliana, però, in relazione ai “punti” che hai espresso, forse proprio il nostro essere nulla di speciale costituisce una parte del nostro ruolo nel “tessuto” di cui sopra.
    E forse il corretto modo di sovrapporre alla natura un altro mondo, sarebbe quello di mantenere nel mondo sovrapposto il rimando alla natura-tesi, senza rinunciare al tentativo di risolvere il nostro smarrimento…

  4. vincenzo russo Says:

    Ma scherzi oppure c’è un significato vero in ciò che dici?
    Non si capisce niente ,neanche in termini poetici oltre che filosofici.
    Che modo di esprimersi sarebbe il tuo? Vuoi confondere i visitatori per portarli alla solita finta grandezza filosofica del so che non posso conoscere?
    Allora io ripeterò all’infinito ai visitatori del tuo blog ,che esiste LA VIA DELLA VERITA’ e della conoscenza ,che si oppone alla via delle opinioni fantastiche e mirabolanti dei sospiri di errata umiltà intellettuale.
    Se puoi dimostrare in modo sineterico e logico ,che non si può pervenire alla conoscenza, allora daccene la dimostrazione coerente e comprensibile.
    Se invece ,come è vero che non puoi, smettila allora di provare a suggestionare i visitatori del blog ,con le enfasi poetiche dello scetticismo e dell’ateismo.
    Il materialismo ateo e lo scetticismo sono già stati sconfitti in duemila anni di critica filosofica ,applicata a tutti i sistemi filosofici non spiritualistici.
    Per costatarlo basta consultare qualsiasi manuale di filosofia.
    Alla fine del resoconto su ogni singolo sistema filosofico, tutti i filosofi da prima e dopo Socrate e fino ad oggi ,sono stati dimostrati tutti incompleti e indecidibili perché il loro sistema filosofico era sbagliato.
    Poi le simpatie ideologiche sono un’altra cosa. Si può credere anche alle ipotesi assurde ovvero alle antinomie.
    Però gli unici filosofi di cui la critica non ha determinato l’errore ,sono e restano Talete,Parmenide, , Zenone ,Pitagora e Socrate. Tra i moderni invece solo Galileo Galilei, Newton, Leibniz e Berkeley sono rimasti in piedi senza danni minimi o totali della critica .Degli antichi persino Platone e Aristotele sono stati trovati in errore ed anche Kant ha trovato solo un pensiero sineterico che non funziona ,poiché non è stato diretto verso l’invisibile ma in modo illuministico verso la conoscenza del mondo della conoscenza materiale.
    Alcuni altri filosofi poi ,sia antichi che moderni, hanno sfiorato solo alcune verità positivistiche o relativistiche galileane, (uno per tutti Democrito e il suo atomismo).
    La teoria unificata è però un’altra cosa ed esiste ed è ora disponibile come CONCETTO sineterico tachionico.
    Tanto per chiarire poi ,io ho detto ben altro di ciò che mi attribuisci tu. Ovvero ho detto :che noi siamo tutto ciò che esiste .Non ho detto che noi siamo nulla oppure nel nulla.
    Noi siamo inclusi ,come programmi informatici inferiori ,(Menti personali),nel programma informatico maggiore che è la MENTE in qu bit detta Universo.
    Ovvero l’informazione che riceviamo dalla Mente Universo, diviene noi stessi viventi e coscienti di noi medesimi e di altro da noi.
    Ossia l’informazione in noi personalizzata in Io,super Io ed Es E’ le nostre singole persone auto referenti e dotate di libero arbitrio,di,a,da,in,con,su,per,tra e fra, il nostro Sé. Oppure nel cervello ,come informazione immaginaria ,“diviene informazione quantizzata” ,come se fosse davanti,dopo e lungo il proprio Sé mentale, in una rappresentazione matematica di un aspetto“fisico” ,presunto come esterno al proprio Sé.
    Questo avviene poiché essendo noi fatti a immagine informatica dell’Universo, con la sua stessa sostanza di pensiero puro in qu bit ,sappiamo leggere come noi stessi individui , il significato di :
    mari ,monti,universo,particelle elementari,caldo,freddo,dolce,amaro,dolore,gioia,peccato,ordine morale, ,ecc.,ecc..
    Pertanto se vuoi rispondermi nel merito ,dimostrandomi perché secondo te non si può conoscere la realtà tutta .Te ne sarò grato io e credo anche gli altri visitatori .Poiché allora il contraddittorio diverrebbe logica dialettica e non mera contrapposizione di pulsioni personali ed illogiche.
    Vediamo chi ha ragione.
    Saluti cordiali

  5. vincenzo russo Says:

    -Il giudizio sintetico : “il cerchio è rotondo”,non accresce la conoscenza nel passare dal soggetto,(l’identico), al predicato,(il diverso).Il cerchio è già rotondo prima di rinominarlo tale in maniera tautologica.
    -Il giudizio analitico : ”Socrate è zoppo”,accresce invece la conoscenza ma in modo arbitrario ed eccessivo ,perché non è né necessario né immutabile. Socrate non è necessariamente e immutabilmente zoppo in ogni caso. Per esempio può guarire, oppure un altro Socrate non è zoppo affatto.
    -Il giudizio sineterico,(l’identico nel o con il diverso), : “il sole scalda il sasso e lo dilata”, unisce invece i pregi dei due precedenti giudizi incompleti, senza subire però i loro due diversi difetti .
    Si scopre così il Concetto sineterico di Socrate ,che porta alla conoscenza dell’equivalenza tra energia e massa. Ora il sasso pesa di più dopo essere stato riscaldato.
    Con i primi due tipi di giudizio la scienza non sarebbe nata ,poiché rimanendo ad Aristotele non si sarebbe giunti all’esperimento e alla teoria ,codificata con formule matematiche.
    Ora io ho applicato il giudizio sineterico, oltre che in direzione orizzontale,(cause ed effetti), anche in senso verticale, (ragioni quantizzate visibili, ragioni continue invisibili). Il pensiero sineterico si è dimostrato allora ancora più potente ed esplicativo delle ragioni invisibili ,di quanto già si era dimostrato risolutivo per la scienza galileana del visibile.
    E’ tornato così chiaro il pensiero presocratico di Parmenide e di Zenone ,che dimostravano REALE l’esistere nel vivere del pensiero astratto e dimostravano invece IMMAGINARIO , l’esistere pitagorico nel modello apparente dei numeri quantizzati.
    La mente è essere,il Sein,il cervello è invece il sembrare d’essere materiale ,ovvero il dasein.
    Saluti felicissimi a voi scettici. Come vedete il sapere è conoscibile per intero.

  6. Antonino Fo Says:

    Non avendo la parte razionale del mio essere così addomesticata al giusto pensare, come la tua (confesso che non so se dirmi fortunato o meno, non fosse altro per il sovraccarico d’inquietudine che ciò mi comporterebbe), non mi capita con la stessa frequenza che “teorie e concetti” filosofici mi appaiano “con nitore e trasparenza”: più scendo nella profondità dei ragionamenti, più sono consapevole del fatto che mi manca quella specifica conoscenza che si raggiunge solo dopo una vita di studi peculiari e quotidiane pratiche.

    Ma posso garantirti che ciò che tu chiami “sentirmi filosoficamente appagato”, io a volte lo sperimento con la parte emozionale del mio essere, tanto da potere affermare che in determinati momenti mi sento parte del tutto, che vedo come una luce dentro di me, luce che so essere quell’essere eterno di cui parli tu, di riuscire a scorgere quella luce nelle cose che mi circondano, di percepire che queste luci sono immutabilmente collegate le une alle altre, l’essere eterno è lì, è qui.

    A differenza tua mi riesce difficile non intravedere un fine o significato nelle cose, al cospetto di questa perfezione che chiamiamo natura, e qui voglio che sia chiaro che intendo tenere lontane le religioni da questi ragionamenti.

    Perché l’ordine e non il caos? C’è un’intrinseca tendenza all’ordine nell’universo? C’è anche nei nostri pensieri un’intrinseca tendenza all’ordine? Senza addentrarmi in difficili argomentazioni, io credo di si.

    Poi, come a te capita a livello razionale, che tutto si spagini, che i pensieri precipitino in fredde acque limacciose, le stesse cose capitano a me. A quell’ordine subentra il caos.
    Forse in questa continua onda sinusoidale che si muove tra i due estremi di ordine e caos, in questa onda è celata la chiave che dischiuderebbe le porte della conoscenza. E nel grado di consapevolezza di ciò, la felicità.

    Mi sovviene un’altra domanda: oltre quegli estremi, esiste qualcosa?
    E tutto ricomincia…

  7. md Says:

    @locuspluviae e Antonino Fo:
    grazie per i vostri commenti molto pertinenti, purtroppo mi trovo (per mia fortuna) lontano da reti e pc, e non sono in grado di interloquire come vorrei

    @xavier: dai che tra un po’ ci daranno un documento unico che ci inchioderà per sempre ad un’unica identità – ti voglio poi vedere a cercare appigli per esorcizzare l’inquietudine. E comunque, come puoi notare, i profeti della Verità Assoluta sono sempre tra noi… basta spegnere la mente e seguirli!

  8. Paola D. Says:

    Altro che filosofia! Quello che tu scrivi è poesia.

  9. vincenzo russo Says:

    Si può spegnere il cervello ,staccando la spina ,oppure incasinandolo con congetture e con pulsioni personali nevrotiche ,chiamate a torto opinioni. Così come avviene per i computer ,con i virus ed i problemi dei programmi e dei loro algoritmi, che possono essere, veri ,falsi o veri per caso oppure momentaneamente privati dell’ alimentazione elettrica.
    Non si può spegnere invece la mente che include in Sé l’Es, l’Io ed il super Io in modo continuo .
    La Mente infatti ,continua sempre a conoscere la verità.
    Il cervello ha invece una coscienza solo quantizzata del Sé, articolata in istanti e luoghi cardiorespiratori , solo temporaneamente presunti veri e separati dalla propria esistenza profonda e continua.
    Per chiarire con la logica :
    -esiste la verità completa e decidibile ,che include in se come casi particolari i famosi sistemi coerenti detti contrari ipotetici deduttivi immaginari ,(come i numeri + e – ,oppure 1 e 0 ,caldo e freddo, bene e male ecc.)e che non sono mai completi (per intenderci quei teorema della scienza matematica galileana ,dimostrati coerenti e però incompleti da Godel ). Sono infatti sistemi coerenti solo in sé perché ciascuno riferito solo ai propri assiomi. Questi possono dirsi a buon titolo opinioni e non congetture ,poiché essendo costruiti con i numeri immaginari non sono ipotesi false ma finte,(si dice in premessa :ammesso che e gli assioma vengono intuiti come costruibili ma non sono e non vengono dimostrati. Hanno quindi una loro coerenza limitata a se stessi. Non sono in parole povere contemporaneamente universali,necessari ed immutabili. Non sono insomma in una vera relazione biunivoca reale tra loro. Sono o particella o onda per fare un esempio, ma mai nello stesso istante e nello stesso luogo. Infatti se per la misurazione sono in moto risultano onda se invece sono ritenuti fermi sono particella.
    La velocità istantanea è dunque solo un espediente di calcolo della traiettoria presunta. Il moto e lo spazio reali restano assurdi se presi per vere realtà. Sono invece concepibili come ipotesi finte ipotetico deduttive.
    Ciascuno di questi sistemi è dunque coerente solo rispetto ai propri assiomi. Esistono quindi più geometrie e più matematiche pensabili e costruibili ,ciascuna però solo con i propri rispettivi assiomi.
    -non esistono invece realtà materiali vere, perché non sono mai omogenee ,complete e decidibili in una vera relazione di significato biunivoco comune tra loro.
    Persino i transfiniti di Cantor sono anch’essi teorema costruibili solo con numeri immaginari.
    Altresì generalizzando, non esistono quindi e non sono costruibili in modo coerente le contraddizioni o antinomie dette anch’esse a torto opinioni ,perché restano congetture di non sistemi non costituibili.
    Esiste quindi solo la verità mentale,ed inclusa in essa s’immagina l’opinione coerente ,costruibile con finzione paradossale ma non falsa . Non esistono affatto , il nulla ,l’infinito veramente in atto e ogni altra antinomia o contraddizione vera. Paradosso ed antinomia non sono sinonimi, Esiste solo il vero ed il finto è incluso in esso. Il falso non esiste affatto. Non è pensabile, non è costruibile.
    Purtroppo chi teme la verità è perché questa lo allontana dalle proprie nevrosi ,che sono però solo false rassicuranti congetture.
    Chi inventa quindi le opinioni incoerenti è già perduto o si perderà nel vuoto delle contraddizioni irrisolvibili,(chiamala se vuoi poesia ma non sono emozioni,ovvero non sono quelle auspicate dal cantautore Battisti).
    Anche la poesia deve essere dunque coerente se vuole esistere reale o immaginaria che sia . Il pensiero poetico coerente non può darsi alla follia delle congetture.
    Ovviamente chi si da alle emozioni incoerenti ,può anche bearsi dell’effetto droga, che comportano le allucinazioni.
    Oggi giorno questo spegnere il cervello per non ascoltare l’anima ,si è molto diffuso in senso letterale oltre che in senso ideologico astratto.
    Il temuto documento unico esiste dunque ed è benefico. Alcuni però lo temono come una costrizione contro il loro libertinaggio, non avendo conosciuta la verità che rende liberi.

  10. Luciano Says:

    Salve.
    Però, perdonami MD, se tu dici che l’essere è, ed è eterno, che ogni cosa ne è una configurazione, un modo, un’espressione, il punto b) mi sembra non essere valido, perché per costruzione (cioé secondo la tua ipotesi) anche il pensiero è parte dell’essere, e come fa il tutto a non essere collegato (dipendente) alle parti che lo compongono? Allora b) è quanto meno superfluo a meno che tu non voglia dire che il pensiero non fa parte dell’essere ma solo le cose materiali lo fanno.
    c) e d) sono indimostrabili, e benché io sia assolutamente convinto della validità della teoria dell’evoluzione, non ho ( e non credo che nessun altro li abbia, ma non per presunzione, per semplice evidenza) gli strumenti per dirimere in modo definitivo questa questione, Anzi a dir la verità mi secca ammettere che non abbiamo gli strumenti nemmeno per iniziare a scalfirne la superfice.
    Vorrei inoltre dire che sono convinto che l’uomo non è natura e cultura, l’uomo è natura e basta. Quella che noi chiamiamo cultura è il nostro modo di esprimere la nostra animalità, che è costituita di azione e pensiero strutturato, ma è uguale a quella degli altri animali, che come noi, non agiscono solo per quello che noi chiamiamo istinto (come se in noi non fosse presente) ma anche seguendo delle decisioni frutto dei loro processi neuronali e che noi a tutti i costi vogliamo appaiare ai nostri modi di decidere e/o agire per non ammettere che essi pensano e quindi continuare nella nostra pretesa di unicità.

    A presto.

  11. md Says:

    @Luciano: anche nel momento in cui diciamo che “l’uomo è natura” affermiamo qualcosa di profondamente culturale – in verità, già nel momento in cui diciamo qualsiasi cosa (ma di questo, mi pare, abbiamo discusso a lungo in passato). E’ il nostro dire che crea una (apparente) ferita nell’essere – che è poi la stessa che si crea tra essere e pensiero: certo che il pensiero è parte dell’essere (ogni cosa è, ed è eterna), ma il concetto di essere si dà insieme ad una mente che lo pensa – ed ecco perché parlo di con-essere, che è anche un co-pensare.
    Sulla nostra animalità non ho alcuna obiezione, tranne che è il concetto stesso di “animalità” a non dire nulla (un po’ come quello di natura), visto che omologa ciò che non è omologabile: la peculiarità e diversità di ogni specie e, addirittura, di ogni essere vivente – quel che mi piace chiamare anche “forme di vita” – diversi e però accomunati dall’essere tutti modi eguali ed orizzontali della sostanza (tanto per richiamare il linguaggio spinoziano). Ecco perché trovo del tutto infondata ogni gerarchia, quale essa sia.

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