Ridda

Pare finita l’epoca in cui nell’estate italiana furoreggiavano gialli intriganti, torbidi omicidi di contesse o avventurose fughe in catamarano. Ora tutti sembrano occuparsi di cose serie, in primo luogo di economia e di mercati valutari.
Sto seguendo questo mutamento un po’ distrattamente dalla lontananza vacanziera, filtrata dalla lieve foschia dello scirocco che sta morbidamente avvolgendo la mia isola (e il mio isolamento) in questo inizio di settembre. Così come seguo con un certo torpore tutta la ridda di provvedimenti governativi di politica economica delle ultime settimane. E devo dire che se il termine “ridda” si addice bene, quello di “politica economica” molto meno.
Ancor più distrattamente seguo la versione internazionale di tutto questo affannarsi: altra ridda di cifre, listini, grafici e panico in borsa, ondivaghe fluttuazioni, con tanti bei nomi e sigle a nascondere il vero ed essenziale nodo della speculazione (l’eterna astrazione del denaro e del capitale di cui avevo parlato qui).
Certo che la ridda nostrana le batte tutte, visto che naviga ancor più a vista di quanto non facciano i mercati internazionali. Ma è soprattutto incredibile vedere come la difficoltà principale della politica a livello globale – e cioè l’assoluta incapacità di controllo sui meccanismi economici – venga tradotta in salsa italiana.
Ormai non si contano più, al ritmo di ogni giorno se non di ogni ora, le decisioni e le controdecisioni, gli annunci e le ritirate, le misure e le contromisure, le dichiarazioni e le smentite di questa specie di governo che ci governa – o che si illude di farlo.
Ridda, per l’appunto. Francamente non saprei dire se sia meglio così (una classe politica bloccata dai veti incrociati di caste e corporazioni, che soprattutto ha smarrito, o non ha mai avuto, la bussola dell‘interesse generale) oppure la sua alternativa “credibile” (un governo liberista per davvero, che finisca di massacrare lo stato sociale, così come quelle entità aliene chiamate “mercati” chiedono).
Tertium, per ora, non datur: il PD, a parte le pene del tangentaro Penati (per il quale non provo alcuna pena), si colloca in questo momento piuttosto sul fronte della “credibilità” filobancaria e confindustriale, cioè del potenziale massacro sociale.
Servirebbe ben altro che lo sciopero (che generale non sarà affatto) proclamato il 6 settembre dalla CGIL – e che per una (non so se) felice coincidenza con il mio volo aereo ritarderà di qualche giorno il mio rientro al Nord, permettendomi così di prolungare ancora un po’ questo mio intorpidimento da ridda governativa e da scirocco tardo-estivo.
Starò così a rimirare le Eolie ammantate dalle strisce argentee del caldo vento africano, e tutto rimarrà sospeso ancora per un po’ in un’aura fantastica – fino a che una bella tempesta portata dai venti di maestrale non farà tornare il nitore delle cose e le loro giuste proporzioni. Ma l’unica tempesta auspicabile che per ora mi viene in mente, che farebbe impallidire quelle farsesche della finanza internazionale, è un bello shock da conflitto sociale generalizzato. Non un mediterraneo maestrale, ma un uragano tropicale. Allora sì che dominatori e grandi proprietari comincerebbero a tremare. E io, di sicuro, mi risveglierei dal mio siculo torpore di fine estate.

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Una Risposta to “Ridda”

  1. xavier Says:

    Beato tra le isole, si può dunque affermare, caro m.d., seppure un vago disagio dovrebbe in qualche modo lasciarti l’amaro in bocca: ma come, tu te ne stai a cazzeggiare del più e del meno sui minimi sistemi, distrattamente adocchiando le Eolie (o Lipari, come citavano dottamente i libri di geografia del tempo), mentre LORO é tutta l’estate che LAVORANO ad una finanziaria che “ci ha chiesto l’Europa”, e che bisogna consegnare prima che suoni la campanella? Una comica tragedia si é aggirata per la penisola durante tutta la stagione vacanziera, meglio di qualsiasi giallo messo in scena negli ultimi anni, i cui colpi a sorpresa (sic!) si avvicendavano senza soluzione di continuità. I protagonisti forse non erano un granché, ammettiamolo pure, la recitazione al di sotto dei minimi dilettanteschi, e sia, il copione e il programma un’autentica merda, si sa che il teatro é in crisi da tempo, ma LORO ci hanno dato dentro eccome, a volte sembravano crederci per davvero, tanto se ne erano immedesimati. E poi, del resto, il pubblico era e resta quello che é: il popolo italiano del ventunesimo secolo, niente di più, niente di meno. BUON RIENTRO.

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