Aforisma 43

La Verità: un concetto che gronda sangue, da bandire come la guerra.

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39 Risposte to “Aforisma 43”

  1. egilllarosabianca Says:

    Scusa Ma esiste una Verita agghiaccinte se vuoi non vorrei
    chiederti questo su un blo che seguo Eliotropo esiste un video
    su atrocita compiute su cani procioni scuoiati mentre sono vivi
    Ho bisogno che tu mi dica qualcosa per capire chi sono gli uomini
    cosa é questa che chiamiamo esseri umani-Se non vuoi vederlo
    non importa non me ne avrò per questo -grazie
    Egill

  2. md Says:

    @egill: naturalmente parlo della Verità con la maiuscola; dopo di che esistono anche molte “verità” parziali, come quella da te citata, altrettanto sanguinose. Non me ne vorrai, però, se non visiono il video, ti credo sulla parola.

  3. Chiara Russo Says:

    C’è una sola verità Vera ,che non gronda sangue ma amore.
    Perché fate sempre i disfattisti spingendo gli uomini alla disperazione del pessimismo pagano? E’ solo la mancanza d’amore che conduce alle false verità,(antinomia anche in termini ,oltre che in sostanza).

  4. md Says:

    @Chiara Russo:
    Ecco, quando non si hanno più argomenti si tira in ballo l’Amore (che peraltro è cosa serissima).
    E poi: la pianti con questo “voi”? E’ davvero seccante, oltre che grondare supponenza e mancanza di rispetto – altro che amore…

  5. md Says:

    E poi cosa sarebbe il “pessimismo pagano”?

    (Ah già, ma io non dovevo più discutere con te-voi, dimenticavo… d’ora in poi silenzio stampa sul fronte russo…)

  6. egilllarosabianca Says:

    Non sapevo che avrei scritto questo- Non é in tema lo vedo bene
    era un grido il mio -Mi scuso perchè chiederti di vedere é come
    consigliare qualcuno di farsi del male- Non commenterò perchè
    non sono in grado ma ho letto cosa scrive Chiara Russo e mi trovo
    daccordo con te Quando dici “l’amore come una scappatoia” però
    Chiara sente davvero questa assenza di amore come un problema
    causa, impedimento a..creazioni, altre assenze?Il male é assenza
    del bene- E tu dici Verità parziali Cosa sono le verità parziali- Qualità del vero Una atrocità non è mai isolata é una scintilla può
    trasformarsi in un inferno di fuoco- L’eccessiva compostezza può
    trasformarsi in tragica freddezza-
    Grazie per link-
    Egill

  7. Chiara Russo Says:

    A md
    Ti prego : Non sbagliare sensibilità.
    Guarda che il mio Voi non è il Voi che si da ai fascisti.
    E’ solo il plurale rivolto agli interlocutori multipli ,che si accomunano da soli e indipendentemente dalla mia volontà ,nell’alveo dei mangia preti ,dei mangia cristiani e dei mangia nemici unilaterali ,di tutti quelli che sono in disaccordo con loro .
    Saluti affettuosi ,concilianti ed umili ,tutti solo per te caro md.
    Uno è centomila……invece di uno e centomila ….capito?

    Il pessimismo pagano è : giungere solo fino al demiurgo senza scoprire il Dio Padre ,Creatore ed amorevole e persino tornare indietro ai miti.
    Pensa md ,che già il Demiurgo non crea ma plasma soltanto la materia ,che esisterebbe così anch’essa da sempre ed in eterno ,contemporaneamente a Lui Demiurgo,
    Però senza averla creata la materia ,non esiste vera eternità ,(il pensare dell’Essere). La materia specie quella primordiale non pensa le leggi della fisica.
    Ciò autorizza il dubbio della fine entropica di ogni dinamica anche mentale. Col freddo assoluto ,anche ammettendo per assurdo la nascita spontanea del pensiero dalla materia, questi cesserebbe col cessare del moto.
    In parole povere il Demiurgo non è un vero Dio onnipotente e lascia a bocca asciutta gli uomini ,senza farli giungere alla speranza gloriosa dell’eternità .
    Questa non è religione o fede è logica scientifica.
    Oltre il Big Bang non può esserci altro che pensiero creativo ed eterno delle leggi naturali.
    Fosse anche un’energia innominata ad essere intervenuta al Big Bang ,dovrebbe comunque essere pensante e persona, altrimenti non avviene niente.
    Il materialismo prevede invece ancora oggi, una materia eterna e addirittura nessun Dio pensante ,ma prevede delle leggi naturali nate dal nulla e persino dopo la materia.
    La materia sarebbe un Dio scemo, che poi comincia a pensare.
    Così in definitiva il materialismo torna indietro anche rispetto alla figura del Demiurgo, perché anche questi rassomiglia troppo al Dio reale e va nascosta alla coscienza la sua possibilità.
    Più pessimisti di cosi i pagani non potevano che disperarsi.
    I materialisti però li hanno superati ,uccidendo persino il Demiurgo.
    Niente ,solo materia,neanche il Demiurgo deve esserci stato.
    Siamo tornati così addirittura ai presocratici dei miti e del monismo materialistico.
    Un vero assurdo pessimista in fondo all’animo.
    Solo Lenin poteva teorizzarlo per stimolare le sue sanguinose rivendicazioni di classe. Cosa non si fa per la carne? Bunga Bunga e vero ,ma anche sanguinarie lotte di classe.
    Io preferisco le risultanze della fisica quantistica : oltre il Big bang c’è solo il pensiero puro della MENTE e noi Menti in essa incluse.

  8. md Says:

    Ecco i danni che può fare la Mente…

  9. xavier Says:

    Portatemela viaaaa! Fraternamente, Caino!!!

  10. Fabio S. Says:

    Nel processo la Verità è necessariamente virtuale in quanto dipendente dalla conoscenza e dalla valutazione dei documenti.

    Ciò non ci impedisce di chiamare questa Verità ontologicamente virtuale e, quindi, irreale (e quindi non necessariamente vera), Giustizia. E, quindi, Verità.

    Dunque la Verità è una convenzione.

  11. Vincenzo Cucinotta Says:

    La mia opinione è che il termine verità si riferisca, e sia confinato, all’interno dell’universo linguistico.
    L’importante non è negare che esista una verità, perchè senza questo concetto non sarebbe neanche possibile articolare un discorso logicamente conseguente, ma affermare il divorzio tra i concetti di verità e di realtà,
    E’ il reale ad essere inconoscibile, non la verità, ridimensionata a ogetto linguistico.
    Se Hegel avesse operato questa distinzione, non avrebbe affermato che il reale è razionale, palesemente articolo di pura fede (come la santa trinità), ma che il vero è razionale, cosa del tuttio accettabile, visto che razionalità e verità appartengono entrambi a pieno titolo all’universo linguistico.
    Vedete un po’ a che errori epocali può portare confondere verità e realtà! 😀

  12. Luciano Says:

    Salve.

    Continuo a non capire perché si affermi che il reale non sia conoscibile. Sono convinto che la conoscenza, come ente astratto, sia soltanto un altro oggetto appartenente all’universo linguistico. La nostra conoscenza, nostra come specie animale, è quella data dai nostri sensi che non sono imperfetti, sono semplicemente quello che sono. In fondo, il sistema biologico Homo Sapiens funziona così.

    A presto.

  13. Chiara Russo Says:

    Verità e realtà non hanno mai divorziato ,perché sono entrambi i termini,la descrizione linguistica ma anche sostanziale dell’unico medesimo identico VERO, il quale pensando immagina i modelli matematici coerenti ,di diversi finti di Sé . Ciò avviene però solo nella propria Mente,di,a,da,in,con,su,per,tra,fra, il proprio Sé. La Mente ipotizza altri esseri immaginari,come se fossero davanti,dopo e lungo di Sé.
    Il proprio diverso finto : diverso solo nel pensiero o giudizio sineterico,(sineterico = l’identico col diverso).
    Quindi verità è realtà sono l’unica persona vera,vivente e pensante, apparentemente composita di Io, Es e super IO.(una vera trinità reale). Tutto ciò che esiste nella mente è trinitario: i quark,gli elettroni,gli atomi ed i pensieri singoli sono sempre l’identico ,che pensa essendo un Essere completo e decidibile e che include tutti i suoi pensieri non veri ma finti e coerenti.
    La mente non può contenere invece come coerenti le supposizioni assurde .Le avverte e giudica immediatamente come non costruibili, neanche con la coerenza finta dei modelli in numeri immaginari.
    Per chiarire completamente il concetto di realtà virtuale,(Finta ,immaginaria ma coerente con i propri assiomi), devo ancora dire che i modelli sono costruiti con in numeri primi ed i numeri naturali 2,3,5,7,11…..; 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11…….ma anche con la supposizione che la mente può fare per finta ,d’immaginare l’assenza di se medesima dall’esistenza. Nasce così l’idea di nulla o vuoto finto che è lo 0 .
    Con l’1 e lo 0 anche i nostri computer a due sole dimensioni possono creare realtà virtuale. L’Universo è invece una realtà virtuale a quattro dimensioni di spazio tempo ,costruibile con onde elettromagnetiche virtuali. Infatti è molto più realistico del PC e sembra proprio vero .In realtà però è finto e costruibile solo con assiomi e teorema immaginari.
    I materialisti non fanno invece caso che le loro non sono opinioni coerenti sia pure finte ,ma piuttosto congetture assurde. Confondono il paradossale coerente,(il FINTO), con il FALSO.
    Tutta la scienza umana perdendo la conoscenza della via della verità di Parmenide e della via delle opinioni coerenti di Pitagora ,perse così il concetto di non essere del falso e dimenticò l’esistenza immaginaria dei modelli finti. Pertanto oggi si chiamano opinioni le congetture e s’impone il rispetto di tutti i pensieri costruibili o non costruibili ,coerenti o assurdi che siano.
    Perché avviene questa confusione tra formale descrizione linguistica e reale sostanza vera del pensare?
    Perché i materialisti suppongono di pensare col cervello materiale distinguendo falsamente il razionale come una relazione,(o relazionarsi), tra Vero e Falso. Persino l’informatica e parte della scienza crede che il mondo visibile si relazioni tra vero e falso. Questo è l’errore che subentrò con la via dell’opinione falsa ,che negò la via della verità.
    In realtà è il Vero e reale Essere che si divide in Finto positivo e finto negativo.
    Il “vero” 0 o vero vuoto assoluto o vero nulla è una contraddizione in termini e anche in significato. Il nulla non può essere non solo “vero” ma neanche alcuna realtà immaginaria finta.
    La dimostrazione di ciò sta nella possibilità d’ipotizzare anche i numeri negativi.
    Se lo 0 fosse il nulla “vero”, i numeri negativi non potrebbero ipotizzarsi neanche come finzione ipotetico deduttiva immaginaria. Oltre i zero gradi K ,esiste dunque la Mente immobile e tachionica.
    Saluti dalla piccola Chiara

  14. rozmilla Says:

    I nostri sensi non sono imperfetti, e restituiscono ad ognuno una percezione della realtà. Solo che le percezioni della realtà sono molteplici, come molteplici gli individui che percepiscono attraverso i sensi, che influiscono anche sull’organo della ragione.
    La scienza, studiando la natura scopre alcune delle leggi eccetera, e realizza dei modelli, e all’interno di modelli di riferimento convenuti fra gruppi di individui, si ottiene, per esempio, che un tot di patate pesa un tot chilogrammi, una strada è lunga un tot chilometri ecc., che sono verità relative ad un dato sistema di riferimento; così come la verità giuridica è relativa alle leggi in vigore in un dato tempo e luogo. Ma ogni verità relativa è continuamente e progressivamente sorpassata da successive nuove scoperte e aggiustamenti, per cui si perviene a nuove verità relative suscettibili di ulteriori modifiche eccetera.
    La maggior parte degli individui però rimane escluso da quello che la scienza scopre e realizza, usufruendo tutt’al più in modo passivo delle produzioni tecnologiche, che sono gli oggetti concreti, o i “risultati” teorici dei vari settori scientifici. Se per un matematico la realtà potrebbe essere “anche” una formula matematica, per una persona “comune” la realtà è piuttosto un telefonino o un pace-maker. Perciò dubito che si possa andar al di là dal fatto che ognuno viva la sua “propria” realtà, talvolta difficilmente comunicabile e mai coincidente con quella di un altro.
    Quello che però la scienza non può misurare sono per esempio la bellezza, la poesia, la musica o i sentimenti, ecc, che non sono, appunto, misurabili.

  15. Chiara Russo Says:

    Bravo Luciano il reale è conoscibile.
    Vero e reale sono sinonimi, falso e finto no.
    Il reale è il vero Essere persona pensante ,che include in sè tutti i pensieri possibili con coerenza ipotetica deduttiva ,che non è la falsa congettura non pensabile come possibile.
    Io so di essere ,perché sono pensato come pensante in me medesimo.

  16. carla Says:

    Non sarei così categorico in fatto di bandire, soprattutto se si parla di verità.
    Meglio bandire la menzogna,insieme alla guerra.

    Piuttosto, credo di più a una verità congelata.

  17. rozmilla Says:

    @Chiara: Sì, l’uomo è un essere pensante, ma come la mettiamo, per esempio, con gli “altri” animali? Forse che un animale non percepisce di esistere, di essere vivo, di aver fame, sete, ecc.?
    O forse non sono reali perché non pensano? O forse sono veri e reali soltanto perché li pensiamo noi, che siamo esseri pensanti? Secondo me non può essere unicamente il “pensiero che pensa se stesso” a giustificare l’essere e l’esistenza della realtà, e di “ogni” realtà. E soprattutto dubito che “il pensiero razionale” sia l’unica possibilità alla portata degli esseri viventi. Lo pensiamo noi, perché pensiamo – e se lo pensiamo – e che quindi vediamo le cose dal “nostro” punto di vista “umano” e più o meno “razionale”, che è solo “uno” dei modi. Ma sono del parere che ci siano altri modi di percepire la realtà, modi che non possono essere inquadrati e magari neppure compresi dal “pensiero razionale”. Come percepisce la realtà un animale, per esempio, mi sembra già una domanda sufficiente per mettere in dubbio qualsiasi presunta arroganza umana di poter comprendere la realtà totale. Il pensiero razionale è solo uno dei modi che l’uomo ha ampiamente sviluppato per adattarsi alle condizioni di vita. Ma la realtà non “conoscibile” solo tramite il “pensiero razionale”. Per questo mi pare molto probabile che ogni essere vivente possa avere accesso solo a realtà e verità parziali.

  18. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Luciano
    Una mosca vede il mondo in bianco e nero, non percepisce i colori, e i nostri sensi ci restituiscono un mondo chye ovviamente non può coincidere con quello reale, a me pare perfino banale considerandolo dal punto di vista degli organi di senso.
    Forse meno immediato è vedere come gli stessi strumenti linguistici limitano la nostra possibilità di accesso alla realtà. Forse potrebbe aiutare considerare come soplo chi ha il concetto di albero lo può vedere, sennò la scena che gli presenta di fronte allo sguardo non può che essere un tutto indistinto: come si può distinguere dalla scena l’albero se non si sa cosa l’albero sia?
    Per me siamo appunto separati dalla realtà attraverso questi due filtri. Ignorare che ciò che per noi è realtà è sempre inevitabilmente altro dalla realtà effettiva mi pare un enorme errore.

  19. Luciano Says:

    Salve.

    Gli animali hanno certamente delle percezioni diverse dalle nostre. Ma noi non possiamo sapere quale recettore della mosca reagisce alla particolare frequenza dell’onda elettromagnetica che per noi è elaborata come stimolo visivo del colore rosso (ad esempio). Quindi dire che quello che percepiamo non è la realtà secondo me è inesatto. Forse più correttamente possiamo dire che percepiamo un intervallo della realtà, legato all’energia delle interazioni in gioco che il nostro sistema biologico è in grado di assorbire. Il prendere in considerazione i sensi è l’unica cosa che possiamo fare, visto che altrimenti (ovvero senza le nostre percezioni) siamo isolati completamente. Non è un caso secondo me che la tecnica, oltre a essere capace di riprodurre solo ciò che conosciamo, iporta le quantità misurate all’interno dell’intervallo percettivo di nostra competenza. E’ vero, sempre secondo me, che siamo in grado di rappresentare linguisticamente (e mentalmente) solo ciò che è caduto sotto le nostre percezioni, per cui se faccio vedere un albero a un uomo che non ne ha mai visto uno lui vedrebbe sì un’immagine distinta ma non saprebbe dire che cosa sta vedendo. Se non si possiede il concetto di un oggetto non si ha neanche la parola per designarlo.

    A presto.

  20. Vincenzo Cucinotta Says:

    Mi devo essere prorpio spiegato male se si è capito che ne facessi un problema di termine a proposito dell’albero.
    No, intendevo proprio la distinzione di un singolo oggetto in una scena complessiva, come insomma un soggetto pensante possa percepire l’articolazione in oggetti distinti se non ne ha già una conoscenza preliminare.

  21. Luciano Says:

    Salve.

    Ti ringrazio della precisazione Vincenzo, ma avevo capito che parlavi di percezione. La percezione è una modalità passiva. Di certo non solo il singolo, ma anche il complessivo lo senti come sconosciuto se non ha mai fatto parte della tua esperienza sensoriale, ma lo percepisci se è nel tuo intervallo percettivo. Mi dirai che tenterai invano di rappresentarlo mediante ciò che già conosci e non trovando il modo, se nessuno è in grado di fornirti un riferimento linguistico, gli darai tu un nome.

    A presto.

  22. Vincenzo Cucinotta Says:

    Luciano, non è questione di essere conosciuto o sconosciuto, ma del fatto che l’articolazione di un’immagine complessiva in parti più piccole è un’operazione inevitabilmente arbitraria, che si basa su uno schema concettuale preesistente.
    Io tento di mettermi nei panni di questo soggetto, come potrebbe essere un bambino, tu parli come il soggetto che già possiede questo patrimonio concettuale, cioè come tu sei effettivamente oggi, e scambi una descrizione della realtà per la realtà così bene da non riuscire a metterti nei panni di chi questo patrimonio concettuale ancora non ce l’ha.
    Così, esso diventa qualcosa di oggettivo, mentre, ed è qui il centro del mio ragionamento, è soggettivo, ed è condiviso da una comunità nel momento In cui questa comunità condivide una cultura..

  23. md Says:

    @ Luciano, Vincenzo Cucinotta, rozmilla
    uauh, avete passato la domenica a filosofare, mentre io mi son preso una vacanza “estetica” all’insegna di Dvorak…
    Vi leggerò con calma durante la settimana.

    @carla
    mi vien naturale di bandire la Verità (quella con la maiuscola) brandita, che, proprio perché impugnata come un’arma, mi ricorda fin troppo la guerra.

  24. md Says:

    Comunque, in prima battuta (dopo una lettura sommaria della vostra interessante discussione):
    a Luciano direi che non sono d’accordo che la percezione è passiva: quando percepisco qualcosa opero già una selezione, che richiede ad esempio di staccare quel qualcosa da uno sfondo. E’ piuttosto la nostra propensione analitica e classificatrice a farci distinguere diversi livelli di conoscenza (sensazione, percezione, immaginazione, astrazione, ecc), mentre invece si tratta di un processo unitario dove il livello simbolico e quello sensibile interagiscono (certo, c’è un’evoluzione sia filo che ontogenetica, ma si tratta pur sempre di un processo unitario);
    mentre a Vincenzo obietterei quel che Hegel obiettava a Kant: che senso ha parlare di una realtà percepita e di una realtà effettiva, se quella effettiva non è comunque mai raggiungibile? Kant la chiamava noumeno, ma per la nostra conoscenza è e rimane una scatola vuota. Ecco perché per Hegel il reale è il razionale: cioè, tutto quel che i miei sensi, la mia mente e il mio linguaggio sono in grado di catturare e dunque di “produrre”.
    (Prendete però queste considerazioni con le pinze, vista l’ora tarda e la lettura superficiale dei vostri commenti).

  25. Luciano Says:

    Salve.

    @MD: Mi sono spiegato male. Quando dico che la percezione è passiva intendo che i nosri recettori sono passivi, tarati dalla natura a reagire a un determinato stimolo.

    @Vincenzo: Posso convenire sul fatto che fintanto che non si siano formati i collegamenti neuronali, i circuiti come li chiama qualcuno, le capacità cognitive che elaborano le percezioni siano diverse da un cervello pienamente formato. Credo che tu parlassi di questo stadio percettivo. Il cervello è in fase di apprendimento è vero. Ma questo è un fenomeno di autoapprendimento, può essere interrotto (l’esperimento del gattino bendato a un occhio che rimane per l’appunto cieco da quello stesso occhio) ma non guidato. Voglio dire che non si tratta di patrimonio concettuale, quello te lo formi vivendo, si tratta proprio di circuiti percettivi. E’ pur vero che le percezioni sono personali e pur condividendo le modalità percettive come specie ognuno ha la propria percezione. Questa in effetti viene trasferita (condivisa diciamo) mediante il linguaggio. Qui entra in gioco il patrimonio concettuale. E ritorno al mio esempio: se non posseggo il concetto di albero e ne vedo uno per la prima volta non posso nominarlo e quindi devo introdurre un nuovo concetto che descriva ciò che ho percepito. Allora io credo che tu abbia ragione quando parli del filtro linguistico che non ci può dare l’esatta “misura” della realtà, ma contesto che ci sia una realtà ulteriore a quella che noi percepiamo. Voglio dire che quando vedo un albero il mio circuito visivo percepisce l’oggetto che io ho linguisticamente chiamato albero ma non c’è dell’altro relativamente a quell’oggetto a cui io non possa arrivare.

    A presto.

  26. Vincenzo Cucinotta Says:

    @MD
    Ma io mica la penso come Kant, io non mi permetto di stabilire cosa sia fenomeno e cosa noumeno, distinzione che come sai ha subito un’evoluzione nel corso della vita di Kant. Io mi limito a dire che siamo prigionieri dell’universo linguistico.
    Dicendo questo, ammetto almeno implicitamente che il reale è inconoscibile, mi rifiuto di far coincidere descrizione della realtà e realtà, l’esatto opposto di ciò che fanno gli idealisti.
    Tutto ciò deriva dalla convinzione che il reale non è un prodotto umano, mentre il linguaggio è un prodotto umano, e non vedo come le due cose possano coincidere.

  27. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Luciano
    Evidentemente non riesco ad essere chiaro.
    Io dico che l’oggetto “albero” non esiste di per sè, diventa un oggetto al momento in cui lo nomino e quindi gli do’ dignità di entità a sè stante.
    Se guardo il paesaggio in cui l’albero si trova, posso considerarlo come parte dello scenario complessivo, il che è la cosa più istintiva, ogni immagine è nella sua totalità un oggetto.
    Oppure, posso al contrario considerare le sue parti, le foglie, i rami, il tronco come entità separate, e difatti per certi scopi è così che consideriamo l’albero.
    Se sono un pittore, vedo un paesaggio campestre nella sua totalità, se sono interessato alle foglie, a quelle faccio attenzione, e magari non distinguo più le foglie che raccolgo in un albero e quelle che raccolgono in quello adiacente.
    L’individuazione di oggetti specifici è un’attività esclusivamente culturale, non c’è nulla nella realtà di oggettivo che mi detti univocamente cosa considerare distinto, entità a sè stante, è una scelta puramente culturale.

  28. md Says:

    @Vincenzo: il problema sta proprio in quel rinvio ad altro, che oltretutto (quale concetto) è anch’esso un prodotto umano. Cioé. se io dico che esiste una realtà (prodotto della mia conoscenza ) ed una realtà (non prodotta dalla mia conoscenza, che dunque ne prescinde) sono sempre io a dirlo. Appunto, non si esce dal linguaggio, esattamente come – per dirla con Hegel – non si esce dallo “spirito”, che non è certo categoria metafisica, ma la modalità attraverso cui la specie umana produce il suo proprio mondo. (E, tra l’altro, mi verrebbe da dire che i neopositivisti e gli analitici del linguaggio hanno scoperto l’acqua calda).

  29. Luciano Says:

    Salve.

    @Vincenzo: Scusami ma quel che dici oltre a essere contrario alla fisiologia umana è anche illogico. Come ritieni possibile che io prima nomini un particolare di un sistema percepito come indistinto e poi questo particolare esista come oggetto? Assegnare un nome a un oggetto è un atto linguistico che appartiene all’ambito culturale. Ma la linguistica (la cultura tutta) viene dall’attività percettiva o ne costituisce una sua convenzionalizzazione, non il contrario.

    A presto.

  30. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Luciano
    Ultimo intervento, poi getto la spugna.
    Il punto fondamentale è riconoscerlo com entità a sè stante, poi che lo chiami o come lo chiami è del tutto secondario, e certo non precede l’individuazione (ma dove avrei detto che prima lo nomino e poi lo individualizzo?)
    Coraggio, un po’ di immaginazione, possibile che non riesci a metterti nei panni di uno che il concetto di albero ancora non lo ha? Non è così difficile. Chiunque insegna, sa di creare nuovi concetti nelle menti dei discenti. Non è che l’insegnante apra l’armadio in cui i concetti sono contenuti e li distribuisce ai suoi allievi, egli invece li costringe, e deve essere convincente per avere successo, ad assumere la propria cultura, i propri schemi culturali, che sono storicamente determinati, e che in un luogo o in un’epoca storica differente sarebbero differenti.

  31. Vincenzo Cucinotta Says:

    Ammettere che esista una realtà è semplicemente assecondare il senso comune, ma chiaramente non si può dimostrare.
    Se qualcuno preferisce credere che tutto si esaurisca nell’attività pensante, liberissimo di farlo, ma anche questa è una fede, come la santissima trinità dicevo.

  32. Luciano Says:

    Salve.
    @Vincenzo: Innanzitutto mi spiace che tu voglia gettare la spugna come dici perché la discussione è interessante.
    Per quanto riguarda l’individualizzazione per esempio lo dici qui: “Io dico che l’oggetto “albero” non esiste di per sè, diventa un oggetto al momento in cui lo nomino e quindi gli do’ dignità di entità a sè stante.”

    Chi non ha il concetto di albero non ce l’ha perché non lo ha mai visto o nessuno gliene ha mai parlato. Nel primo caso anche se ne vedesse uno quando è da solo (cioé senza nessuno che possa dirgli che quello è un albero) non saprebbe che cos’è, nel secondo potrebbe solo immaginarlo e lo farebbe certamente usando elementi strutturali che già conosce perche oggetti delle sue percezioni in precedenza. E’ il motivo per cui quando rappresentiamo cose che non appartengono al nostro patrimonio percettivo cerchiamo sempre di usare cose che conosciamo (ad es. lo spirito rappresentato come una fiammella) oppure al contrario siamo in grado solo di fornire una definizione operativa (ad es. se ti chiedo che cos’è l’amicizia mi descrivi che cosa è un comportamento amichevole e non l’amicizia in quanto tale).

    E’ assolutamente vero che si creano nuovi concetti usando costrutti linguistici più o meno articolati. Ma nel momento in cui questi non sono legati alla realtà percettiva non sei in grado di descriverli e rimangono di difficile trasmissione perché non rappresentabili con elementi che gli altri possano riconoscere.

    A presto.

  33. Francesco Says:

    Ora che il polverone che si è alzato a seguito della singolar tenzone attorno alla verità è di nuovo sceso a terra (colpisce il fatto che quanto è qui successo sia una conferma dell’esattezza dell’intuizione dell’aforisma 43), vorrei dire due parole, nella speranza che mettano d’accordo un po’ tutti, anche se ho forti dubbi che possano essere accettati dalla nostra amica Chiara. Definisco Chiara un’amica almeno per tre motivi. Il primo è che mi fa sinceramente tenerezza (lo dico senza l’intenzione di porla in uno stato di minorità, ma solo perché non possono non suscitare tenerezza le sue granitiche convinzioni giovanili). Il secondo è perché non mi piace mai sbattere la porta in faccia a qualcuno, anche se Chiara ha fatto di tutto per ritrovarsela ad un centimetro dal naso. Il terzo è che a ben guardare, in tutto quel po’ po’ di parole gettate giù come acqua da un catino, forse qualcosa che si può salvare c’è (mi riferisco ad esempio ai suoi riferimenti alla fisica quantistica, che certamente ha aperto delle prospettive nuove per quanto riguarda la natura del rapporto tra l’osservatore e la cosa osservata). Si dirà: “ma arrivi proprio adesso che la battaglia è finita? Non potevi partecipare prima, quando la discussione era al culmine, e dire la tua quando forse era più opportuno? Beh, a volte è meglio osservare le cose a bocce ferme, perché l’infuriare della lotta rende tutto più confuso. Quando si combatte non si va tanto per il sottile. L’adrenalina sale e si è più occupati a difendersi e a colpire che a capire. Però poi, quando l’impeto della battaglia si esaurisce, forse si può tornare su quanto è appena successo e vedere se è proprio vero che è tutto da gettare alle ortiche.
    Comunque, a parte questo, giungo al punto.
    Le due parole di cui dicevo all’inizio non sono mie ma di Nietzsche. Le ho rilette proprio ieri e così, pensando che potessero a pieno titolo inserirsi in questo post, ho deciso di renderle note a chi non ne ha mai avuto notizia.
    Diceva Nietzsche: “La verità è una illusione di cui si è dimenticata la natura illusoria”.
    Niente male, no?
    Un caro saluto a tutti..

  34. egilllarosabianca Says:

    Chiedo scusa nessuno ha pensato di cominciare partendo
    dall’atomo,semlici cognizioni del liceo classico niente di più
    Egill

  35. luca ormelli Says:

    La verità non si scrive che sotto falso nome.
    Un saluto.

  36. md Says:

    @luca ormelli: un saluto a te.
    (ho dato un’occhiata – come si suol dire – al tuo blog, e in particolare al tuo post su Steve Jobs, che mi pare illuminante)

  37. luca ormelli Says:

    Ricambio. Non so se in qualità di “discepolo” di Luciano Parinetto tu abbia gettato Heidegger ma io come “adepto” di Franco Volpi sono ancora in cammino…grazie del tuo “sguardo”.

  38. md Says:

    Diciamo che ultimamente frequento poco Heidegger, anche se a suo tempo ne ho subito (come credo tutti gli studenti di filosofia di qualche generazione) l’indubbio fascino. In genere tratto la filosofia un po’ come il maiale (anche se son vegetariano), non si butta niente.
    Grave perdita quella di Franco Volpi (come del resto quella di Parinetto). Naturalmente sono in cammino anch’io, credo lo si sia sempre.

  39. luca ormelli Says:

    Confido che ci incontreremo allora…a presto

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