Campi fioriti e campi minati

Non so come sia venuta fuori, né quale associazione di parole o immagini l’abbia prodotta. So solo che stavo alla lavagna e segnavo nella parte di destra parole e concetti che avevano a che fare con la ragione, e nella parte di sinistra con il mito. Cercavo cioè di spiegare, per contrapposizione, quel discrimine (forse più fittizio che reale) che avrebbe consentito la nascita della filosofia. Convenzionalmente si dice: prima c’era il mito (la narrazione immaginifica, l’immemore tradizione orale, le cosmologie fantastiche, e la credenza popolare in tutto ciò) – poi, quasi come un fungo o un frutto esotico, ecco lì spuntare e finalmente ergersi, ben staccata sullo sfondo fideistico, nostra signora filosofia, con il suo verbo logico. Lògos distillato allo stato puro, dopo tutta quella secolare e disordinata fermentazione.
Naturalmente tutto questo lo avevo in testa io, e non è che lo stessi dicendo e spiegando in questi termini.
Però, dopo aver giustapposto parole e concetti, strisciato gessi sull’ardesia nera e saltabeccato qua e là tra i banchi – so che questo mio moto perpetuo un po’ li ipnotizza – un ragazzino sul lato sinistro della classe se ne esce con una metafora fulminante:
Da una parte c’è un campo fiorito, dall’altra un campo minato – così dice testualmente.
Io mi blocco e mi giro con tanto d’occhi e di bocca spalancati – e cerco di trattenere, per quanto mi è possibile, la gioia intellettuale che sgorga copiosissima da qualche parte, dentro di me (s’era parlato poco prima di meraviglia aristotelica e di superamento cognitivo dello stupore, altrimenti paralizzante… e ora non posso cedere troppo ai facili entusiasmi). Ripiglio subito in mano la situazione, mi sincero di quel che ho sentito e chiedo:
Sì, ma quale dei campi è la filosofia?
Lui, che vuol dire una cosa bella e buona (e forse farmi anche piacere) esclama convinto:
Il campo fiorito!
Mentre gli ribatto, rischiando forse di deluderlo:
Personalmente invertirei la metafora. La filosofia è, semmai, il campo minato.
Dopotutto l’età d’oro, l’Eden, l’ingenua beatitudine sta agli inizi. E l’albero della conoscenza non fu proprio un dono così fiorito e prelibato – vorrei aggiungere.
Ma soprassiedo, col trucco del mettere tra parentesi (tanto lo riprenderemo): per ora lasciamo la metafora così com’è venuta fuori, in tutta la sua spontanea e luccicante bellezza…

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12 Risposte to “Campi fioriti e campi minati”

  1. rozmilla Says:

    Sorprendente la metafora del campo fiorito e del campo minato.
    Spesso le uscite dei bambini ci lasciano a bocca aperta – ricordo mia figlia, da piccola, così.
    Il pensiero intuitivo scocca come un lampo a loro insaputa, sembra un riflesso sulle cose, ma senza alcuna intenzione di pensare le cose. Sembrano dei doni chiarificatori per le nostre menti adulte, che annaspano nei labirinti della mente tra le troppe cose gia dette, fatte e assimilate, piene zeppe di ricordi nozioni esperienze.
    Secondo me quel bambino ti ha detto che la filosofia è il campo fiorito, per riguardo e delicatezza verso di te. E anche ammettendo che quel bimbo non sarebbe in grado di esprimere un giudizio nel merito, questo è un caso in cui una piccola bugia è più vera di una verità assodata, La delicatezza, la gentilezza, è quasi sempre più vera della verità nuda e cruda, o almeno in molti casi.

  2. Andrea Says:

    Mi verrebbe da pensare che quel bambino nella sua immagine abbia delineato quello che è il mondo per lui, lo stesso descritto nelle favole: da una parte il bene, dall’altra il male, ben distinti e riconoscibili, nella prospettiva manichea che l’infanzia ha bisogno di costruirsi. E forse poco importa quale dei due, se il mito o la filosofia, sia il bene o il male, quanto la nettezza della contrapposizione.

  3. rozmilla Says:

    @ Andrea: non ci avevo pensato. D’altra parte è anche vero che le metafore semplificano le cose, e servono anche a quello scopo, pur restando nel piano del simbolico.
    Nella realtà le cose vanno diversamente, e lo sappiamo. Nel campo della realtà la divisione fra il bene e il male non è così distintinto:per esempio può capitare che i bambini possano trovare delle mine anche nei verdi campi fioriti, e perderci qualche arto, se non la vita.
    Per questo direi che una mina è una mina in qualsiasi campo si trovi, o la si voglia mettere. E che quindi è meglio non fare confusione sulle cose basilari, e imparare a distinguere.

  4. md Says:

    Il ragazzino in questione si chiama Lorenzo, e venerdì prossimo proverò a chiedergli di spiegarci meglio la metafora… magari ci fornirà nuovi motivi di sorpresa…

  5. xavier Says:

    Non so né di mine né di fiori, ma i piccoli uomini, detti anche bambini, imparano presto a cercare di ingraziarsi gli adulti. Noi li si interpreta sempre con benevolenza, ma domani saranno i futuri leccaculo! Xavier, ovvero la fiducia nel domani.

  6. md Says:

    eh eh, tipico dei primati, specialmente delle scimmie: captatio benevolentiae e capacità di ingannare – tratti ereditari che noi ominidi abbiamo affinato fino ad altezze inimmaginabili;
    vedremo se Lorenzo sarà così bravo ad infinocchiarmi di nuovo…

  7. carla Says:

    una cosa è certa;
    il bambino in questione vede la filosofia nel modo in cui dovrebbe essere vista…in tutto il suo splendore.

    🙂

  8. carla Says:

    (amare la sapienza è godere nello scoprire la bellezza del mondo).

  9. rozmilla Says:

    @ Xavier e Md.
    Bello scherzetto! Però, secondo me, distorcere la realtà si può fare in molti modi, ma grosso modo, e tagliando in due il capello, si può infiorettarala o infangarla. Ma, sempre grosso modo, non so voi, ma io preferisco la benevolenza ad un dito in un occhio. Anche perché non credo proprio che la benevolenza e l’inganno siano un binomio indissolubile. Senza benevolenza che società crediamo di poter realizzare? E che modello potremmo essere per i bambini?

  10. baodichan Says:

    Esatto, come dici tu un campo minato è semmai, non tanto la filosofia, ma il Logos.
    Poichè è il mito che meglio rappresenta l’infanzia.

    Siamo nel mondo delle associazioni, associazioni primarie che volgono al piacere, e dunque il mito sia la filosofia e non il logos!

    Ovviamente da bravo filosofo ho spiegato quello che l'”epifania” ha ampiamente escluso: la Ratio.
    Come direbbe il Carmelo Bene, noi non andiamo mai dalle cose ma sono esse che vengono a noi.

    Insomma nessuna captatio benevolentiae, se ulteriormente interrogato invece subentrerebebro altre categorie, come la complicità, in quel caso tornerebbe l’io (seppure un giovanissimo io).E ciò è terribile!;)

  11. xavier Says:

    Sorry, ma da quando abitavo in città e i piccoli e infernali mostriciattoli dell’appartamento soprastante semi-sfondavano il pavimento con i loro salti, salvo poi, incontrandomi, salutarmi con le faccine e il sorriso disarmanti, ebbene non mi fido più di nessuno alto meno di un metro, a maggior ragione se in lei/lui si manifestano anzitempo inquietanti tratti filosofici…e perciò stesso diabolici.

  12. md Says:

    eh eh, la teoria del campo minato torna prepotentemente in campo; cioè: i bambini della nostra epoca, nonostante la costruzione antropologica di un’infanzia lunghissima (al limite indeterminata), fuoriescono anzitempo, ed in modo paradossale, dai fioriti campi dell’Eden.
    Ciononostante, e anzi proprio per questo, una faticosissima paideia (come raccomandata in altri commenti da Carlo) si rende vieppiù necessaria.
    Insomma: danziamo in un campo (di nuovo) zeppo di paradossi…

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