La nuvola di Ardigò

“Il pensiero, che oggi troviamo nell’umanità, è un pensiero che si è formato per la continuazione di accidentalità infinite, succedutesi e aggiuntesi a caso le une alle altre; per cui a tutto diritto si può chiamare, esso, il pensiero complessivo di tutta l’umanità, una formazione accidentale, né più né meno della forma bizzarra di una nuvoletta, che in cielo porti un tratto, prima che sfumi, il vento e indori il sole.”

(Roberto Ardigò)

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

6 pensieri riguardo “La nuvola di Ardigò”

  1. Ma anche l’accidentalità della forma delle nuvole è soggetta a vincoli: non ci troveremo mai un fustino di Dixan, tanto per dire. Allo stesso modo il pensiero umano non è completamente accidentale: il pi-greco era obbligatorio scoprirlo, è così è stato.

  2. @elio: d’accordo, non casuale, però preferisco dire “contingente”, di sicuro non necessario. Non vedo alcuna “necessità” a priori nella scoperta del pi-greco, poteva benissimo non essere scoperto mai. Certo, date le x condizioni per scoprirlo allora lo si è scoperto – ma nulla ci garantisce che le x condizioni, o una o più di esse, dovessero per forza esserci.
    Il senso delle “accidentalità infinite” di cui parla Ardigò è proprio questa catena causale imprevedibile, che a noi pare necessaria solo post-festum.

  3. Ergo: inutile farsi illusioni che possa accadere qualche “cambiamento” che non sia conseguenza di una o l’altra accidentalità?
    Ergo: non siamo in nessun – sia pur piccolo – modo padroni del nostro destino?

  4. Quel che intendevo è che, dato l’universo che c’è (su una flatlandia unidimensionale ovviamente non si potrebbe) un’intelligenza decente il pi-greco lo deve scoprire, per la natura basilare della forma sferica e per la sua indipendenza da accidenti evolutivi tipo endoscheletri, spine dorsali eccetera. Quel che invece non mi appare ovvio è che un’intelligenza decente debba per forza svilupparsi, in un simile universo.
    Quindi definisco intelligenza decente = intelligenza in grado di scoprire il pi-greco, e mi dò ragione 🙂

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