Lo sforza-riduzionismo

“Uno scienziato può credere in Dio?
Ce ne sono parecchi che credono, io no. Penso che in questo caso credere sia un cedimento a un insegnamento privo di fondamento e come tale una forma di debolezza o di superstizione.
Ma ammetterà che l’uomo non è riducibile ai valori della scienza.
Penso che i soli discorsi che val la pena affrontare sono quelli scientifici, gli altri sono privi di consistenza.”

La prima mi sta benissimo, la seconda per nulla.
Ma fa niente, punti di vista: gli auguri di buon compleanno al nonno-scienziato e genetista Luigi Luca Cavalli-Sforza, che oggi compie 90 anni, si possono fare lo stesso.

(l’intervista da cui sono tratte le due battute qui sopra è comparsa oggi sul quotidiano La Repubblica, a cura di Antonio Gnoli)

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6 Risposte to “Lo sforza-riduzionismo”

  1. rozmilla Says:

    La seconda non è nemmeno grammaticalmente corretta, per cui va da sé che almeno la grammatica varrebbe la pena di essere affrontata …

    Però ascolta, Md: ho un problema di fede: mi sono accorta di non riescire più a credere a chi crede.
    Pensi sia grave?

  2. emmons avenue Says:

    E’ l’nteresse che suscita la fede… pertanto, perché devo credere in ciò che non m’interessa?

  3. ilCinico Says:

    Se è per questo neanche il tuo commento è sintatticamente corretto, cara roz, oltre che ortograficamente; ad ogni modo credo che la polemica, su questo tema, non possa risultare che sterile, da ambo le parti.

  4. Luciano Says:

    Salve.

    La risposta alla domanda se uno scienziato può (o no) credere in Dio è tutt’altro che semplice. Innanzitutto andrebbe risolta la questione di che cosa effettivamente sia la risposta che la scienza fornisce nell’analisi di un fenomeno. Se pensiamo che la scienza fornisca il “perché” delle cose allora per logica (appoggiandoci anche al sempre utile rasoio di Ockham) non si può (o non si deve) credere in Dio. Se al contrario affermiamo che la scienza ci fornisce soltanto dei modelli (e quindi il “come”) allora la cosa è diversa. Dobbiamo pensare “non ho idea di perché l’evento avvenga” e questo ci mette ancora di fronte a un bivio: il Caso o un Ente Superiore. Se ci pensiamo bene il Caso può tutto, è imperscrutabile per costruzione, è onnipresente e onnipotente. Allo stesso modo anche Dio. Credo che sia semplice sostituire la parola Caso con Dio e l’effetto è lo stesso. Nulla cambierebbe di una virgola. Perciò alla fine credo si possa dire le seguenti cose:

    1) Credere in Dio o no è una scelta della persona del tutto indipendente dalla formazione della stessa.

    2) Qualunque soluzione si scelga, in questo modo siamo capaci di tacitare la nostra ignoranza (nel senso di abissale mancanza di conoscenza) che non saremo mai disposti ad ammettere.

    A presto.

  5. rozmilla Says:

    ok, ho sbagliato, chiedo venia …

  6. Francesco Says:

    “…non potendo esplorare, per sua natura intrinseca, neppure la totalità del mondo materiale, la scienza deve mantenere un’assoluta neutralità nei confronti della fede, della religione e, soprattutto, del mistero di Dio”.
    Per molti scienziati tale affermazione non rappresenta affatto motivo di scandalo: Godel, Cantor, Wolfgang Ernst Pauli, Ilya Prigogine, Francisco Varela, James Lovelock, Paul Davies, Lee Smoolin, Vittorio Gallese. Bateson George,.., e naturamente Platone il quale scoprì per primo le particelle eterne e perfette (mi permetto di consigliare a Sforza Cavalli di leggersi il TImeo di Platone e confrontarlo con i conetti di Heisenberg scaturiti dallo studio della fisica quantistica: il Timeo ha provocato una sostanziale influenza sia sul critianesimo sia sulla scienza moderna.
    saluti

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