Pèntade: l’anima e il blog

In verità, la prima parte del titolo potrebbe ingannare, poichè trattasi – secondo la definizione del dizionario on line Hoepli – di termine raro indicante “Gruppo di cinque cose uguali”. Vorrei infatti sperare che i cinque anni di blog trascorsi – l’anniversario cade proprio in questi giorni – non siano stati una omologata e noiosa pèntade. Pur tuttavia, proprio perché in oltre 600 post scritti in un arco temporale così lungo (ma anche breve, dipende dai punti di vista, come sempre), e così affollato di cambiamenti – ma anche così eguale e piatto (non mi pare ci sia stata nessuna rivoluzione epocale) – sono confluiti argomenti tanto disparati, ebbene vorrei approfittarne per provare a rinserrare le fila.
Anche se di fili al plurale occorre parlare, ché la mente è una matassa ingarbugliatissima, non certo riducibile ad un unico filamento. Insomma, proverò a dare una scorsa dall’alto, a volo d’uccello, al blog, per vedere se si intravvedono alcuni di questi fili e magari disegnare una qualche mappa. Dopotutto, se è vero che nel blog ho riversato pensieri ed emotività, pezzi di vita e di riflessione, dovrebbe pur restituirmi una qualche immagine speculare di 5 anni di vita intellettuale (e non solo). Salvo magari scoprire che nello specchio si andrà disegnando un ircocervo…

Avrei potuto basarmi sulle categorie o i tags più utilizzati, oppure sugli strumenti statistici o i post più commentati, cose così. Ma vorrei prescindere da tutto ciò – numeri e quantità – per cimentarmi in un giudizio un po’ più qualitativo.
La cifra essenziale del blog – almeno nelle intenzioni dichiarate – sta nel tentativo di praticare la filosofia (nientemeno!): di concepirla, cioè, come tutt’uno con il corpo e il sangue della vita (sia individuale che sociale), non isolata in un’asfittica zona del pensiero o (che è poi lo stesso) nelle autoreferenziali accademie. Proprio perché una delle questioni di fondo sta nel dramma della scissione (Trennung), che è forse la ferita sociale maggiore del nostro tempo. Scissione (tanto per cambiare) tra anima e corpo, tra natura e cultura, tra umanità e animalità, individuo e società, e dentro l’umanità stessa. Scissione che è, dunque, disuguaglianza, ingiustizia, alienazione. La filosofia è testimone essa stessa di questa scissione – ne è storicamente attraversata – ma la sua potenza sta hegelianamente nel reggere il negativo (anche laddove è posticcio) e nella capacità di attraversarlo, di sussumerlo, di comprenderne il senso.
Vi è certo, in tutto ciò, un forte senso di straniamento: la filosofia è strana, poiché vorrebbe guardare alla cosiddetta “realtà” astraendosene, tirandosene fuori. E l’umano filosofico fa duplice esperienza di questo straniamento: mentre contempla sé (e le sue scissioni) dal di fuori, si rende conto di essere già da sempre estraneo al mondo, poiché figlio di quella lunga ed infinita serie di scissioni. La prima delle quali è di natura ontologica, e riguarda il concetto stesso di essere. Ecco perché, in questo blog, ci si è appassionati tanto a un tema così algido, che sembrerebbe estraneo alla passione e al calore della vita. Ma che cos’è la vita? che cos’è l’essere? che cos’è la natura umana? Si può forse vivere senza farsi domande così stranianti? Domande la cui risposta sta quasi sempre nella loro eco?
A cascata seguono tutti gli altri temi – varianti di una medesima Trennung: l’etica, la politica, la paideia, l’ecosofia, la bioepoca – il dramma, cioè, di una profonda irrelatezza tra i viventi a favore di una devastante primazia degli oggetti, innanzitutto del denaro e del profitto. Reificazione da cui non solo non si intravvede un’uscita, ma che mi pare anzi ancor più agguerrita e invasiva: e ciò, paradossalmente, proprio nell’epoca della smaterializzazione, del web, della interconnessione virtuale globale. Alienazione su alienazione.
Vi sono poi i filosofi “forti” di riferimento: in primis Hegel e Marx (per mia precedente formazione), ma da ultimo, inevitabilmente, Spinoza, che in questo speculum ha via via trovato sempre più spazio.
Il pensiero spinozista, proprio per la sua natura, è in grado di tenere insieme etica ed ontologia – anzi, il suo senso fondamentale è proprio quello della coimplicazione essenziale di entrambi questi lati. E dunque, sulla via e con l’esempio di Spinoza: operare per una ricognizione delle scissioni (vecchie e nuove) ed un tentativo di superarle – o comunque di assumerle come problema, come area della coscienza da non rimuovere.
C’è poi tutto il resto. O meglio: quel frammento che la mia mente-tabula (per utilizzare la metafora di Ferraris) è in grado di intercettare di quel “tutto” che però non è “là fuori”, ma che mi e ci contiene, mentre si pensa allo stesso tempo che sia il contenuto della mente. Una mente quantomai affetta da metonimie. Su tutto questo – tutto e parte, finito e infinito, mente e realtà, forma e contenuto – ci sarebbe (e credo ci sarà) parecchio da discettare. Soprattutto su come non intendere tali distinzioni in guisa di fratture incolmabili. Ancora, e di nuovo, scissioni!

***

Nel mezzo della stesura di questo post pseudocelebrativo, mi son messo a leggere febbrilmente Anima e iPad di Maurizio Ferraris, che mi riprometto a breve di recensire. In effetti, la pervasiva dimensione scritturale e documentale (una tabula che contenga infinite memorie) – oggi testimoniata in maniera parossistica da quell’oggetto liscio, brillante e sottile come un’acciuga, la nuova tavoletta magica fatta apposta per accompagnare, se non sostituire, l’attività del pensare – mi dà da pensare.
Dov’è il discrimine tra l’anima (la punta acuminata della coscienza, la capocchia di spillo che s’interroga sul cosmo) e tutti i contenitori dove depositiamo le nostre memorie (la nostra cultura, il nostro spirito)? Che cosa resterà della mia “anima” se non queste scritture, queste tracce – e pure questo blog? Ciò che ci sembra dozzinale (la lettera vs lo spirito), le protesi entro cui riversiamo pensieri, ansie e passioni (spesso in forma di confessioni) – ebbene saranno solo quelle protesi a sopravviverci. Almeno per un po’. Noi continueremo a vivere in quei supporti, e cesseremo di vivere quando si sarà smarrita l’ultima traccia, l’ultima scrittura.
Dunque: chi vuol vedermi l’anima (vedere ciò che per sua natura è invisibile), venga qui e mi legga, ora. Dentro la Botte troverà l’abisso della mia interiorità. Che cesserà di essere abissale nel momento in cui verrà de-scritta, registrata, codificata e, dunque, letta e de-codificata. Non è un caso che la scrittura sia anche un processo di svuotamento. Come un riversare il in altro.
Dov’è allora l’anima, dove lo spirito? – ci si chiederà al fine. Forse giacciono più che mai tra quei “caratteri”, “tipi” e lettere morte.

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11 Risposte to “Pèntade: l’anima e il blog”

  1. filosofiazzero Says:

    Sono uno degli ultimi arrivati nei corridoi che si incrociano che si ritrovano che si perdono da qualche parte o banalità (le mie immagini) di questo genere. Una cosa però, credo, doverla dire: Mario Domina ha dato vita a un apparato di alta divulgazione filosofica (ma usando un linguaggio alla portata di (quasi)tutti che non ha eguali nella “storia” della filosofica nel nostro paese, se non (forse)risalendo molto indietro.
    Questo paesucolo di professorucoli grotteschi inutili noiosi criptici per non mostrare che non valgono nulla ha trovato invece una persona che con il suo lavoro modesto ma intenso sincero e intelligente di tutti i giorni ha tenuto viva la fiaccola (un’ immagine che si trova spessoi n McCarty, la fiaccola che va nel buio verso il nulla ma che arde) Chi sono io per dire questo? Nessuno!!!Ma è quello che penso.

  2. md Says:

    troppo buono… comunque grazie!
    (bella l’immagine della fiaccola)

  3. Paola D. Says:

    Con l’anima “scissa” mi ritrovo ancora una volta a rovistare entro la “botte”

  4. filosofiazzero Says:

    No, non troppo buono, dico le cose come stanno (sono pretenzioso?) non esiste un lavoro simile al tuo in tutta la nostra storia della filosofia e del pensiero e delle idee. Una specie di summa per mille rivoli e deviazioni e ritorni eccetra, che meriterebbe di essere presa in considerazione dalle merde che stanno a guardia della cultura professori universitari in primis.
    ùQuando mai e poi mai nessuno di loro (professori o meno) non solo non è mai stato in grado di compiere un lavoro consimile, ma non ci ha neanche mai pensato di mettersi a farlo, ma solo vaniloqui
    strombazzanti e spocchiosi di nessuna utulità pratica o educativa o scientifica per le genti del popolo che siamo noi tutti poveri grami.
    Credo che il tuo lavoro andrebbe preso e proposto come modello per la scuola di tutti i gradi e sostituito alle lezioni (cosiddete)
    cattedratiche tenute dai soliti stronzi, Anche questo sarebbe un modo di portare un cambiamento nel nostro paese impoverito di
    tutto. Io vorrei proporre a tutti di darsi da fare per la promulgazione del “Metodo Domina” (che poi non è un metodo) ( e che forse senza Domina stesso non potrebbe funzionare.

  5. md Says:

    Cara Paola, sei sempre la benvenuta!

  6. filosofiazzero Says:

    ——–“Quando il capitale appare “in difficoltà” significa soltanto che si sta riorganizzando; quando i suoi antagonisti sono in difficoltà, significa che il sogno é tornato ad essere lontanissimo” (xavier)

    Quale sogno?

  7. xavier Says:

    …. Beh,almeno il sogno di togliersi il capitale dalle palle!

  8. filosofiazzero Says:

    ,,,UN VERO “RIVOLUZIONARIO”!!!!

  9. xavier Says:

    Non esageriamo, potrei montarmi la testa!

  10. Mysite Says:

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