Aforisma 50

Talvolta è bene meravigliarsi della propria stupidità.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

20 pensieri riguardo “Aforisma 50”

  1. sempre concordato con Cipolla che la stupidita’ e’ una delle poche grandezze per le quali non si fa gran danno postulando una distribuzione sostanzialmente piatta, qualunque predicato di scelga per il raggruppamento in classi e percentili.
    Meravigliarsi percio’ non e’ una operazione particolarmente razionale, se non nella consapevolezza che riconoscersi con più’ o meno frequenza stupidi permette spesso, dato la mediocre autoconsapevolezza che mediamente ci contraddistingue, di esserlo meno spesso.

  2. Enzensberger aveva scritto qualche anno fa un gustoso libretto sull’intelligenza, dove però la cosa paradossale era la quasi afasia su questa e il proliferare di definizioni sul suo contrario.
    La conclusione diventava che, in effetti, non siamo abbastanza intelligenti per sapere che cosa sia l’intelligenza! Non resta quindi che intonare un Hymne an die Dummheit, un inno cioè alla stupidità…

    https://mariodomina.wordpress.com/2008/05/04/nel-giardino-labirinto-dellintelligenza/

    @rozmilla: meravigliarsi non è mai una cosa stupida, se è vero che la meraviglia consente preliminarmente di distaccarsi dall’abitudine. A meno che non rimanga la bocca spalancata del beota…

  3. Volevo far notare la differenza fra il “prendere coscienza” e meravigliarsi.
    Per questo, secondo me, “meravigliarsi” rispetto al prendere coscienza, è “ancora” una cosa stupida.
    Soprattutto il meravigliarsi di essere stupidi – che quello si sa, è troppo facile.
    Forse intendevi dire “quanto” siamo stupidi? – ma quello chi lo può dire?
    Ah, se conoscessimo la distanza fra la stupidità e l’intelligenza, e soprattutto “come” andare da qui a là – tenendo presente che il percorso è diverso per ognuno.
    E in ogni caso, porre l’accento sulla stupidità, non trovo sia nemmeno un luogo dove sostare a lungo, per nessuno, può solo aumentare il malessere e sensi di colpa, senso di inferiorità.
    Ricordo i miei figli, a scuola, quando venivano convinti di essere stupidi, così che l’intelligenza (loro propria) si paralizzava. Il problema è che ci sono molti che si credono di essere troppo intelligenti, che fanno i pavoni, e si compiacciono di dominare gli altri. È per questo che poi i poveretti sono costretti a meravigliarsi della loro stupidità. Cosa vogliamo fare? Tracciare uno spartiacque fra stupidi e intelligenti? Questa è una cosa molto stupida.

  4. Io mi meraviglio di non dovermi mai meravigliare della mia stupidità: per forza, ho un’intelligenza eccezionale, spero si sia capito…

  5. @rozmilla: ho scritto non a caso “talvolta”, e, soprattutto, “propria” – lo spartiacque che traccio non è tra me e l’altro, ma in me

  6. @md: sì, ma sei sempre tu, in te stesso che valuti, ma con che criterio, e quale metro di valutazione? Che poi ci sarebbe da valutare di “quale” intelligenza si tratti.
    Io credo che l’intelligenza si possa misurare solo da quello che produce, non in sé. E come la storia dei talenti, se non si mettono a frutto non servono a niente. Ma non sono molto sicura che le condizioni attuali siano propizie all’intelligenza in generale, quanto piuttosto a un tipo di intelligenza che si adegua al sistema dominante.

  7. Quello che fa sapiens l’homo è la (occasionale) coscienza della propria stupidità. Foss’esso perfetto non ci sarebbe necessità alcuna di caratterizzarlo ancora come homo.

  8. Cosa vuole dire “stupidità”?
    Chi lo è e chi non lo è?
    Severino, per esempio, Emanuele, come esempio che tutti conoscono, è stupido e non se ne accorge, o non è stupido e noi non ce ne accorgiamo, o è stupido e noi non ce ne accorgiamo?
    E se noi diciamo che Severino è stupido siamo stupidi o no?

  9. interessante come si possano dire tante cose intelligenti sulla stupidità – e quasi niente sull’intelligenza (che è poi ovvio, l’intelligenza può dire di sé solo che è intelligenza, in maniera tautologica, mentre pretende di saper dire parecchio su tutto il resto). Rozmilla parla giustamente di talenti e di produzione – però anche una bomba atomica è prodotto altamente intelligente.
    La mia osservazione partiva da una banalissima esperienza: non vedere qualcosa che hai sempre avuto davanti agli occhi. Ottusità dello sguardo. Sua repentina rotazione e meraviglia per non averlo fatto prima.

    @carla: non ho capito il tuo ultimo commento

    @filosofiazzero: povero Severino, sempre a prenderlo di mira…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...