Il silenzio dei chiostri

Da dove viene l’impulso (o meglio il bisogno intellettuale) di far silenzio intorno a sé, dentro di sé, o quello parallelo di staccare, di-staccarsi, togliere anziché aggiungere, azzerare, fare terra bruciata, isolarsi?
Si parte sempre da un pieno, ci deve essere preliminarmente (ontologicamente) qualcosa che ingombra la vita percettiva e spirituale: un essere, degli oggetti, un rumore, una luce, delle relazioni – per poter poi desiderare che si crei un vuoto, un nulla, un silenzio, un buio, un deserto, una condizione di solitudine. Per togliere qualcosa questo qualcosa dev’esserci già, il togliere è un gesto successivo, secondario. Ma perché questo desiderio? Come mai ad un certo punto, passeggiando oppure sedendosi su una panchina, trovandosi ad alta quota o all’ombra di una quercia, od anche nel mezzo di un affollato luogo metropolitano – sorge quel desiderio? O meglio: perché, proprio nel mezzo del pieno, sorge il desiderio di trovarsi in mezzo a quel vuoto?
Tanto più che sappiamo bene che qualcosa come il vuoto, il nulla, il silenzio – in termini assoluti – non possono darsi mai, o per lo meno non sono esperibili dal nostro corpo, un corpo che è un essere sensibile e percettivo per definizione, già da sempre immerso in un pieno di corpi – fatto di volumi, di materie, di rumori, di colori, di sensazioni (foss’anche il lieve sibilo della circolazione sanguigna, nel momento in cui dovessimo riuscire a sigillare l’esterno), sensazioni non toglibili – se non togliendo se stessi e la facoltà percettiva.
È la mente a desiderare quel che il corpo non può avere: vuoto, pace, silenzio – attratta misteriosamente da questo limbo di terrificante purezza. E dunque desidera ciò che è la negazione stessa del desiderio – il pozzo senza fondo ricolmo di oggetti che ha da essere svuotato. La mente e il corpo giocano qui una partita strana: la prima procura al secondo tutto quel che desidera, e più e ancor più, moltiplicando con i suoi artifici la desiderabilità e disponibilità; ma poi, quasi fiaccata ed esausta da questa perenne espansione, cerca l’ombra e il silenzio dei chiostri. Quell’umbratilità che preannuncia la fine di ogni desiderio. (La cui altra faccia potrebbe però essere la fine del dolore. Un dolore che rischia di essere il pieno a fronte di un vuoto che è solo assenza di dolore). E che però – proprio perché un filo esilissimo tiene sempre legato il corpo alle cose, sia esso un battito impercettibile o un flebile respiro – non si dà mai prima di ciò che costituisce la vera frontiera del vuoto e del silenzio, del nulla e della pace – ciò che è l’assenza stessa di ogni percezione, e che si dà solo nella morte.
Desiderare il non desiderio è desiderare la morte, ciò che non può essere desiderato. La mente si figura quel che il corpo non può avere, o meglio non può essere – un non-corpo. Ed immagina di poter superare la barriera dell’esteriorità (che è tutt’uno con la corporeità) per interiorizzarsi ed astrarsi così dalle cose. La mente, certe volte, vorrebbe far da sola e s’inventa mondi più leggeri. Lindi e senza corpi. Alate teste d’angelo fatte d’aria e di luce. La mente, però, si è montata la testa. E prima o poi la zavorra del corpo la tira giù.
Rimarrà alla fine solo un dipinto, un verso, una nota, un anelito – una traccia grafica di quel desiderio. Un corpo sottile a testimonianza di un non-corpo impossibile. Un pieno che diventa poroso e indica l’altro da sé più radicale. Il non esperibile se non come idea. La vera ed implacabile assenza. La morte.
Ma cos’è la morte?

Advertisements

Tag: , , , , , , , , , ,

8 Risposte to “Il silenzio dei chiostri”

  1. luca ormelli Says:

    Post suggestivo ed eterogeneo rispetto al tuo “canone” Mario. La risposta, se di risposta possiamo parlare, alla dicotomia corpo/pieno/caos – mente/vuoto/ordine è nella lingua francese e/o spagnola laddove per l’anglofono “computer” i vicini neolatini ricorrono ad” ordinateur/ordinador”. La mente – kantianamente analitica- ordina, regola o pretende di regolare e non v’è regola alcuna nel subbuglio pulsionale del corpo dal quale per questo rifugge atteso che gli stessi recenti studi neuroscientifici attribuiscono al corpo un condominio alterno ai cosiddetti “io periferici” che di volta in volta assumono la supremazia momentanea sul corpo-macchina (ah la Mettrie!) secondo la dominante dell’impulso a dispetto delle pretese centralistiche della mente.

  2. egilllarosabianca Says:

    C’é tanto “pieno” tra questo riflesso che conosciamo che chiamiamo vivere e la morte-Il silenzio guardiano percepisce i mondi vivi-
    Rispetto ai tuoi canoniun post diverso non inaspettato per me-
    Eg

  3. md Says:

    a questo punto dovrei farmi qualche domanda sul mio “canone”…

  4. luca ormelli Says:

    Quando sostieni che «desiderare il non desiderio è desiderare la morte, ciò che non può essere desiderato» riprendi quasi alla lettere la tesi centrale della monografia di Giorgio Brianese su Carlo Michelstaedter [“L’arco e il destino”] ovvero che il “persuaso” ambisce all’assenza di desiderio – in ciò affiliandosi al pensiero orientale – mediante il desiderio stesso. Da cui lo scacco ontologico che condusse il goriziano al suicidio.

  5. filosofiazzero Says:

    -“Causa” del suicidio?
    – Scacco ontologico!

  6. Antonino Fo Says:

    Da dove viene l’impulso? Secondo me deriva dall’istinto dell’essere umano a rappresentare a se stesso e comunicare agli altri la realtà che lo circonda, non avendo la possibilità di conoscerla così com’è. Questa ricerca di significato può avvenire per accumulo successivo d’informazioni, fino a dare un senso compiuto (ma relativo) alle cose – richiamo il classico esempio della lettura, oppure per eliminazione progressiva delle informazioni già conosciute. Da qui la ricerca del silenzio, della quiete, il volersi svuotare, scaricare. E mi figuro l’uomo come uno scultore che cesella un blocco di marmo fino a dare un senso compiuto per se e per gli altri a quel materiale informe, per sottrazioni successive. Certo che questa attività di carico o scarico ha un confine, quello della perdita del significato delle cose, per eccesso o difetto d’informazioni. Qua sta il gioco della vita: varcare l’onda immaginaria di questo confine per poi farvi rientro, in un infinito moto perpetuo: ordinare e disordinare.
    “Che cos’è la morte?” Banale dire l’altra faccia della medaglia della vita. Per te Mario – umilmente mi permetto di interpretare il tuo pensiero, correggimi se sbaglio – sarebbe saggio considerarla estremo termine di paragone del tutto, così che l’uomo con questa idea ben piantata in testa fosse capace di migliorare la qualità della vita ad ogni livello. Per istinto o forma mentis, non l’ho ancora capito, io preferisco considerarla come la partenza per una destinazione ignota, come la vita del resto.

  7. Vincenzo Cucinotta Says:

    Mi pare che questo avanzare la dicotomia mente/corpo sia la riproposizione più o meno modificata della classica dicotomia corpo/anima. Come tale, tendo a respingerla, a considerarla un’opposizone che invece di chiarire, rischia di confondere.
    Dal mio punto di vista, tutto ciò che attenta all’unità sostanziale del nostro essere, ci allontana dalla realtà.
    Perchè mai dire che il corpo al contrario della mente, desidera?
    Mi appassiona di più il problema in sè del desiderio, ed in particolare proprio quale sia il rapporto tra nirvana e morte, su cui però mi trovo impreparato a rispondere.

  8. md Says:

    @Vincenzo: attenzione, non ho affatto detto che il corpo, al contrario della mente, desidera, anzi ho proprio detto l’opposto, e cioè che è grazie alla mente (cioè alla capacità di espansione e di potenziamento del corpo) che i desideri possono proliferare. Senonché la mente è anche in grado di operare scissioni ed astrazioni – e straniamenti -(magari solo immaginandoli, che non toglie che abbiano effetti concretissimi).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: