Aforisma 52

Lieto di non far parte della maggioranza. Né della minoranza. Lieto di non far parte.

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49 Risposte to “Aforisma 52”

  1. carla Says:

    chi non fa parte non esiste…
    (io sono lieta di essere al centro:-))
    scusami la vena ironica…

    in realtà, io sono lieta di fare parte del tutto

  2. Francesco Says:

    A qualche cosa bisogna pur appartenere, almeno momentaneamente.
    Possiamo dire, ad esempio, che puoi far parte degli estimatori di Spinoza???

    Ciao,
    Francesco

  3. md Says:

    sì certo, ma è la logica della maggioranza e della minoranza che non mi piace – maggiore o minore di che cosa?

  4. Francesco Says:

    Forse mi sbaglio, ma è dell’anonimato che hai paura. Maggioranza e minoranza infatti fanno pensare ad una massa (più grande – meno grande) in cui l’individuo scompare. Come dire.. da una parte il nulla, che si tratti di maggioranzo o minoranza fa poca differenza, dall’altra l’individuo, cioè qualcosa, che si staglia sullo sfondo del nulla. Insomma, niente di nuovo: essere o non essere, that is the question..

  5. rozmilla Says:

    Invece io dico che c’è una “maggioranza” che mi piace poco. Anzi, per niente.
    E una “minoranza” che non si oppone abbastanza. Anzi, per niente.

  6. Francesco Says:

    @rozmilla: due modi diversi di vivere la maggioranza e la minoranza. Nessuno dei due esclude l’altro, dato che ognuno ha il diritto, forse il dovere, di percepire le cose dal proprio punto di vista.

  7. rozmilla Says:

    @ Francesco: la logica della maggioranza purtroppo è la logica della “democrazia”, per la quale chi ottiene la maggioranza assume il potere “assoluto” di decidere delle nostre vite, comprese le vite delle minoranze. Ed è chiaro che questa logica non piace neppure a me.
    Dubito che i punti di vista di me e Mario e te, siano incompatibili.
    Ma considera che (faccio un esempio estremamente chiaro) anche i nazisti dal loro punto di vista avevano tutto il diritto, e il dovere, di percepire le cose dal loro punto di vista …

  8. Francesco Says:

    @rozmilla:
    Non credo di aver detto che i nostri punti di vista (mio, tuo e di Mario) siano incompatibili. Anzi, tutt’altro. Credo siano assolutamente compatibili. Sono solo il risultato della percezione di un medesimo oggetto (anche se ci sarebbe da chiedersi se sia veramente il medesimo, l’oggetto da noi considerato), osservato da posizioni diverse.
    In altri termini.. se io sono davanti ad una casa che ha la facciata quadrata e tu sei di lato, e quindi percepisci della casa, il suo lato lungo (un rettangolo con la stessa altezza del quadrato), non è che per questo i nostri punti di vista siano incompatibili. Semplicemente vanno integrati, tenendo conto che la casa ha la forma di un parallelepipedo. Quindi, pur essendo lo stesso l’oggetto osservato, le visioni che abbiamo di quest’ultimo non potranno che essere diverse.

    Ribadisco che ognuno ha il diritto, forse il dovere, di percepire le cose dal proprio punto di vista e mi domando, se ciascuno degli uomini che poi sono diventati nazisti (credo ci sia stato per ciascuno di quegli uomini un momento in cui non lo erano), è veramente riuscito a mantenere il suo punto di vista sulle cose, o se ha dovuto, invece, piegare la sua visione in funzione di una forza più grande che l’ha costretto a capitolare. Io penso che in quel periodo l’azione della propaganda sia stata così stringente, che solo pochi uomini hanno avuto la forza di conservare una visione chiara di ciò che stava accadendo.
    Comunque, anche se uno nascesse, per così dire, con l’anima nazista, ha il dovere di scoprirlo. Altra cosa è dare spazio a quest’anima e darsi da fare per costruire campi di concentramento..

  9. filosofiazzero Says:

    Come dicevano i fratelli Marx?
    “Non mi iscriverei mai a un club di cui io facessi parte”

  10. xavier Says:

    A dirlo era uno solo dei fratelli, Groucho, il più famoso ed il più bravo.con le parole. Per ciò che concerne l’aforisma in questione, chissà: forse non partecipo, ma in quanto a far parte, da qualche parte sto.

  11. Carlo Says:

    @Md
    maggiore o minore di che cosa?
    La tua domanda è un “non-senso”. Può porsi solo in ambito matematico.
    La questione è banalmente qualitativa (valori). Se un nazista ti tortura la figlia, sei lieto di non prender parte?

  12. luca ormelli Says:

    @ Carlo:

    Non erano i comunisti che si accanivano con gli infanti?

  13. luca ormelli Says:

    Ps:
    sugli infanti natürlich

  14. rozmilla Says:

    Facciamo una domanda un po’ più difficile:

    Se un nazista ti dice di scegliere fra torturare tua figlia o quella di un altro (dicendoti che nel caso tua figlia potrebbe continuare a mangiare burro, e indossare Prada, eccetera) cosa scegli?

  15. md Says:

    @Carlo:
    non è la mia domanda a costituire un “non senso”, ma uno dei pilastri della democrazia.
    Alle domande teoriche sui nazisti (o sui casi-limite del tipo: se per salvare l’universo devi sacrificare la vita del tuo unico figlio, cosa sceglieresti?) non so proprio cosa rispondere. Mi paiono anzi piuttosto oziose. Preferirei semmai sapere in anticipo (ma so che è impossibile) come agirei in media res.

  16. md Says:

    Per non parlare del fatto che potrei trovarmi a “far parte” di qualcosa in maniera feroce, anziché lieta. “Obtorto collo”, tanto per continuare a latineggiare.

  17. Carlo Says:

    @Md
    la questione è rimasta inevasa. Hai guardato il dito e non la luna.
    L’esempio del nazista era, ne convengo, banale. La “cifra” erano i valori, che non si possono contare e che impongono sempre un’assunzione di responsabilità.
    “Lieto di non far parte” è un enunciato che richiama alla mente l’eterno spettatore che non prendendo posizione, si scarica la coscienza, sostenendo che se le cose vanno male è tutta colpa degl’ “altri”: i giocatori in campo (quelli che fanno il “gioco sporco” al suo posto).

  18. md Says:

    @Carlo: non intendevo certo evaderla con un aforisma.
    Ma se proprio devo aggiungere qualche elemento: provo disagio sia nei confronti della “tirannia della maggioranza” sia delle (spesso passeggere) mode della minoranza. Per quanto concerne i “valori” è proprio quello il termine ambiguo, visto che è il “valore” di scambio a tiranneggiare in ogni campo, compreso quello della costruzione delle maggioranze.
    Per quanto concerne, infine, l’assunzione di responsabilità preferisco sia la mia biografia – più di quel che scrivo qui – ad essere dirimente.

  19. filosofiazzero Says:

    …non c’è poi tanto da meravigliarsi che Spinoza ( a parte i motivi contingenti)si fosse rintanato lontano da tutto e da tutti!!! (più o meno?)

  20. Carlo Says:

    @Md
    Il “valore di scambio” è “elemento cardine dell’economia politica (ed in genere viene indicato semplicemente con il termine valore). Lo si può definire come l’attitudine che ha un bene ad essere barattato con un altro bene.”
    Al contrario i “valori” a cui mi riferivo possono essere classificati come “non negoziabili”. Su quelli non ci si può chiamar fuori. Mai. Bisogna sempre stare dalla “loro parte”. Le forze politiche (di maggioranza), durante la Resistenza, si coalizzarono contro i nazi-fascisti. Le sinistre non disdegnarono di avere i monarchici come compagni di strada. La “tirannia della maggioranza” fu dirimente al fine di ripristinare la democrazia.
    A me capita spesso di dire cose dal “sen fuggite”, che poi,in seconda istanza, trovo non ben centrate e mi adopero per raddrizzarle. L’enunciato “Lieto di non far parte”, non mi sembrava appropriato (rispetto al contesto sociale in cui, volenti o nolenti, siamo inseriti) . Ovvero: siamo tutti in campo e dobbiamo dare testimonianza dei valori non negoziabili, stando gomito a gomito con chi negozia “tutto”. Guardandolo dritto negli occhi.
    La tua buona fede e onestà intellettuale non è, ovviamente, in discussione.

  21. md Says:

    @Carlo:
    la tua corretta distinzione semantica è proprio quel che io invece intendevo revocare in dubbio nella sua emblematica confusione lessicale.
    L’enunciato “lieto di non far parte” dal sen fuggito, è invece del tutto appropriato all’attuale contesto sociopolitico (e, direi, antropologico), e proprio per questo non deve essere indebitamente universalizzato.
    E’ poi paradossale che frasi come quella in questione generino appassionate reazioni, laddove post meditati per giorni e giorni, limati in ogni parola, rimangano lettera morta. Ma è giusto che sia così: prima di tutto perché alla discussione non si comanda; e poi perché gli aforismi (almeno per come li intendo io) devono essere sufficientemente urticanti per funzionare, e magari evocare retropensieri insospettati, paradossi e cortocircuiti che i ragionamenti ben dispiegati tendono a mettere in ombra; o, magari, fuoriuscire direttamente dalle latebre dell’inconscio.
    Detto questo, la tua conclusione:
    “Ovvero: siamo tutti in campo e dobbiamo dare testimonianza dei valori non negoziabili, stando gomito a gomito con chi negozia “tutto”. Guardandolo dritto negli occhi.”
    mi trova totalmente d’accordo.

  22. md Says:

    @filosofiazzero: sì però Spinoza venne bandito (è vero che questo è un motivo “contingente”); e poi mi consta che non fosse poi così antisociale… faceva vita sobria, ritirata e laboriosa, ma riceveva volentieri gli ospiti (almeno, questo mi pare dicano i biografi)

  23. filosofiazzero Says:

    …come non detto!!!

  24. rozmilla Says:

    Sinceramente, quel “lieto di non far parte” io l’avevo letto più come una provocazione. Anche perché una parte o l’altra la facciamo in ogni caso. Anche la parte di chi non fa parte, è una parte.
    In realtà, a me sembra che tutti noi “sudditi” non facciamo parte. Nel senso che possiamo soltanto subire le scelte di un’oligarchia che ha come unico valore il danaro. Anzi, di un’oligarchia schiava dell’unico dio assoluto: il danaro, alias il mercato liberista – per altro del tutto impazzito e che folleggia senza regole.
    “Democrazia” in queste condizioni è solo una parola vuota, e le forze politiche al potere non vogliono contrastare il potere del mercato, e l’unico (pensiero unico) obiettivo che si pongono è quello di favorirlo, foraggiando con i sacrifici e l’austerità dei sudditi più deboli, il grande Moloch …

  25. md Says:

    @filosofiazzero: comunque c’è questo nuovo romanzo di Irvin D. Yalom – “Il problema Spinoza” – che ho acquistato giusto qualche giorno fa (alla faccia della crisi) e che magari ci illuminerà un po’ di più sul fascinoso e misterioso Baruch.
    (Anche se ho letto or ora che il suddetto Yalom, oltre che romanziere, è uno psichiatra, e non è che la cosa mi conforti; comunque si è già occupato de “Le lacrime di Nietzsche” e de “La cura di Schopenhauer” – insomma, uno che non ha molto da fare nella vita…)

  26. md Says:

    @rozmilla: esattamente; e poi: donde deriverebbe la letizia?

  27. rozmilla Says:

    questo non lo so – donde deriverebbe la letizia?

    io di mio non sono molto lieta, a dire il vero.
    preoccupata, un pochino sì, a volte anche di più.

    se tu sei lieto, dimmelo tu quali motivi hai per esserlo.

  28. filosofiazzero Says:

    Si è lieti di carattere, credo, comunque sia, come si è tristi, di suo.
    Altra cosa sono le insorgenze socio-politico-economiche, di merda.

  29. filosofiazzero Says:

    Voglio precisare, per non essere guardato male, non “le insorgenze” ma la dura materialità stessa della struttura economico-finanziaria, cosi forse va meglio?

  30. missy Says:

    Le mille parti di una maggioranza sono tutte minoranze. Il problema è che c’è sempre qualcuno che ne fa una organizzazione maggioritaria.

  31. luca ormelli Says:

    Seguo la lezione di Leo Strauss: il positivismo che ha avviato allo scientismo ha altresì decretato la fine del giudizio di valore, la dimensione ingannevole del wertfrei; non più: “questo è buono, questo non lo è” ma: “questo è corretto, questo non lo è”. La distinzione, dunque, che Weber intese operare tra giudizio di fatto (l’unico che, nella realtà, “conta”) e giudizio di valore (non più dirimente anzi insignificante). Ma laddove il valore viene a mancare come opzione teorica non si dà più libertà di scelta bensì e singolarmente “correttezza” d’enunciato. E la “correttezza”, come sosteneva Allan Bloom, è per lo spirito una morsa assai più pericolosa della libertà quando essa resti inattuata. Con le parole di Philippe Muray: «E’ il festivalismo dilagante che caratterizza l’uomo contemporaneo, (non Sacer alla Agamben ma Festivus à la Muray, un uomo parimenti e mostruosamente figlio del Web e di Debord) estendendo oltre misura il campo del risibile e della spettacolarizzazione di massa, dell’acculturamento coatto e dell’entusiasmo obbligato per il bello, il buono, il giusto, il consumo democratico ed il politicamente corretto, sino ad indurre nel pubblico una infantilizzazione incontrollabile che ha per effetto la perdita del senso di realtà». Con l’introdurre la distinzione del giudizio termina il giudizio di quel che si distingue, addivenendo ad un aporetico quanto più ricercato “snobismo popolare”.

  32. Carlo Says:

    @Md

    “post meditati per giorni e giorni, limati in ogni parola, rimangano lettera morta” perché richiederebbero un impegno nella lettura e
    nell’elaborazione che il frequentatore del tuo Blog non può (non vuole?) permettersi.
    L’aforisma, al contrario, è brevissimo (sintetico con un certo grado di genericità) e, quindi, piacevolmente “urticante”. Si presta alle più disparate interpretazioni. Esce di getto (dal sen fuggito) e non prevede onerose elucubrazioni. La “pancia” del lettore viene adeguatamente stimolata, producendo aforismi di rimando.
    L’aforisma è populista (quasi propagandistico), il post “meditato” è pane per i denti dell’addetto ai lavori che ha “in spregio” le conclusioni banali.
    “l’attuale contesto sociopolitico e antropologico” (che non può alimentare alcuna “lietezza”) costringe tutti quelli che hanno a cuore le sorti di questo paese ad assumere il ruolo di “uomini contro”, interloquendo lucidamente con le folle osannanti di maggioranza e minoranza, che si sono “bevuti il cervello”, direbbe Nietzsche.

  33. filosofiazzero Says:

    » Strage di Piazza della Loggia senza colpevoli: improbabile che lo stato si autocondanni ”
    Che vuol dire? A chi appartiene questo pensiero? Maggioranza o minoranza, o a tutta, come si sente oggi ripetere, “la società civile”? Che vuol dire società civile? Chi è civile? Noi, per esempio, civili, e gli altri no? Quali altri? Gli altri da noi? Quelli che si vergognano di dire: ” la società civile”? O il contrario? Contrario di che?

  34. luca ormelli Says:

    Valori «non negoziabili», valori «erga omnes»… Temo che i frequentatori di questo agorà ignorino la cosiddetta legge di Hume secondo la quale «non si possono logicamente inferire asserzioni prescritive da asserzioni descrittive». Che se non eguaglia il nietzschiano «non fatti ma interpretazioni» gli rassomiglia molto.

  35. rozmilla Says:

    @luca ormelli: è esattamente quello che contestiamo, perchè i “fatti” ci sono eccome!

  36. luca ormelli Says:

    PS: prescrittive… errata digitazione corrige.

  37. rozmilla Says:

    Esattamente come si fanno errori di digitazione, si fanno errori di interpretazione. Così come errori nel prescrivere i farmaci, se si interpretano erroneamente i sintomi. Se non persino che si dia il caso che s’intendano curare esclusivamente i sintomi, senza darsi la pena di individuare e prevenirne l’origine.

  38. luca ormelli Says:

    «Esattamente come si fanno errori di digitazione, si fanno errori di interpretazione» Esattamente.

    Scrive quest’oggi su il “Corriere della Sera” il popperiano Dario Antiseri: «Dunque, tutte le etiche sono diverse, ma ce n’è una migliore delle altre? C’è insomma un qualche principio etico che, razionalmente fondato, possa valere “erga omnes”? Si tratta di un’inevitabile domanda che, tuttavia, non pare possa avere una risposta positiva. (…) La scienza sa, l’etica valuta. Molto può fare la ragione nell’etica, ma la cosa più importante che essa può fare in ambito etico sta nel farci comprendere che l’etica non è scienza. Esistono spiegazioni scientifiche e valutazioni etiche: non esistono spiegazioni etiche».

    Saluti, L.

  39. filosofiazzero Says:

    Fatti male?

  40. rozmilla Says:

    Ringrazio Luca per la segnalazione dell’articolo di Artiseri.
    E lo rassicuro: la lezione è già stata, almeno da parte mia (visto che non posso parlare per tutti gli altri) digerita e assimilata. Ci mancherebbe.
    Come spero di non sbagliare troppo nel dire che, dopo aver accertato l’impossibilità di fondare l’etica su uno o l’altro principio assoluto, sarebbe il caso di passare al secondo livello, vale a dire a quello della scelta di coscienza. Quella che anche Artiseri auspica per ognuno di noi.

    Per come la vedo io, il relativista tout court corre il rischio di far la fine dell’asino di buridano, che non si decide fra questo e quel mucchio di paglia. E allora?

    “Dovremmo forse interessarci della paglia?
    No; la verifica si trova nell’ago.
    Noi siamo per una filosofia dell’ago e non della paglia.
    Ed essa sta o cade secondo le sorti alterne della rivoluzione.”
    (Enzo Melandri, La linea e il circolo)

    ciao

  41. rozmilla Says:

    Popper dichiara che: «Tutta la nostra conoscenza rimane fallibile”. E Artiseri osserva che per motivi logici, non ci è possibile dimostrare vera, assolutamente vera, nessuna teoria.
    Al che io dico: aspetta un attimo. Forse non sarà assolutamente vero che due più due fa quattro, anche perché giungere a dichiarazioni assolute a me preme poco, ma in una cornice di riferimento, ad esempio l’aritmetica, due più due fa pur sempre quattro.
    Esattamente come è e resta esattamente e realmente vero che Marchionne nell’ultimo anno ha guadagnato mille volte di più, rispetto a un lavoratore medio.
    E non ditemi adesso che dicendo questo ho fatto un errore di orto-grafia. No, anche questo importa poco.

    Per cui: non si può negare l’esistenza di un errore di valutazione, verificabilissimo con una elementare operazione aritmetica.

    L’onere, vale a dire il dovere che a noi (come a Popper, ad Artiseri, ma anche a Marchionne) spetta, dopo averlo verificato, è quello di correggere l’errore. E non ce n’è. Perché se non lo si fa, significa voler perseverare nell’errore.

    Se secondo Artiseri, l’ideale di evitare l’errore sarebbe meschino (perché è inevitabile sbagliare confrontandoci con problemi difficili), non prendere atto di errori elementari, e non cercare di correggerli, è molto più meschino.

    http://www.corriere.it/cultura/12_aprile_19/antiseri-relativismo-contemporaneo_e3e26180-8a17-11e1-a379-94571f4a698e.shtml

  42. md Says:

    @rozmilla: avrei una sola obiezione: il “fatto” che Marchionne guadagni mille volte di più non si tramuta automaticamente in un disvalore o in qualcosa di eticamente sbagliato (anche perché per Marchionne non lo è). Ciò vale anche nel caso il lavoratore medio si limitasse a dire “non è giusto”, o “è sbagliato”, o “è immorale”. Vedo allora due possibili soluzioni: che sia lo stato a dire “è sbagliato”, “è immorale”, ecc. – al che i “liberali” alzerebbero subito il ditino accusandolo di voler essere uno “stato etico”. Non sia mai! E dunque non rimane che una soluzione: che i lavoratori medi vadano da Marchionne e si ripiglino quel che è loro – lo “facciano”, senza dire alcunchè. Ma qualcuno chiamerebbe ciò “rivoluzione”…

  43. rozmilla Says:

    Allora, in questo caso mi vien da pensare che la rivoluzione sia un rischio più che fondato!
    E, virgolette a parte, non so fino a che punto anche ai liberali convenga affrontare un rischio simile.
    Forse sarebbe più saggio e salutare anche per loro mettersi il dito sulla coscienza, (certo, se ce l’hanno) invece che alzarlo o puntarlo a vanvera.
    Il problema però è che nessuno è riuscito ancora ad accertare che i liberali dispongono di una coscienza.
    Finora sembra che l’unica coscienza certa di cui dispongono è unicamente quella del loro meschino interesse.

  44. filosofiazzero Says:

    Coscienza di che? Solo noi poveri ne siamo dotati?
    Sì ma noi non si leva soldi a nessuno, si sente dire, tra i poveri, e intanto altri poveri ancora più poveri ci considerano degli stronzi perché loro sono più poveri, e hanno ragione.

  45. rozmilla Says:

    preciso: non è ancora stato provato scientificamente che i liberisti abbiano una coscienza.

    filosofiazzero: un problema per volta, per favore.
    Per ora stiamo soltanto discutendo se possano esserci prove scientifiche che fondino l’etica.
    Perchè, secondo Artiseri, siccome non possiamo verificare la verità di una teoria tramite prove scientifiche, allora “non esiste un principio etico che valga più di un altro.”

  46. filosofiazzero Says:

    Non c’era bisogno del prof. Antiseri per dire che l’etica è quella che è non quella che dovrebbe essere (quale?)Oppure: non c’è l’etica ci sono le etiche. Oppure non c’è il relativismo ma i fatti relativi a quello che sono e dove e quando. No, non esiste nessun principio etico, o meta-etico (sic!)che induca le popolazioni a spartire i loro beni tra loro in maniera equa e giusta, e se esistesse verrebbe ignorato, o criticato, o si tenterebbe di mostrarne l’arbitrarietà la infondatezza eccetra…In conclusione. “cazzi amari” specialmente per noi, lo ripeto, non solo parassiti nazionali e planetari con la pretesa di discettare sullo sfruttamento sulla coscienza mancanza di coscienza sulle leggi del capitale l’imperialismo-fascismo, ma spescialmente pet tutti ngli altri, moltitudini di pezzenti che farebbero bene a ingoiarci vivi tutti come siamo, fermo restando il nostro istinto non solo di conservazione, ma di sopraffazione accetra eccetra…del resto il parassita questo fa, succhia!!!

  47. luca ormelli Says:

    @ Rozmilla:

    Antiseri non Artiseri.
    Saluti, L.

  48. rozmilla Says:

    ecco, l’hai detto: cerchiamo una buona volta di essere seri in-vece che Anti-seri.
    e smettiamola di fare del perfezionismo orto-grafico quando …
    Mi trattengo: dico solo che Maastricht è stato … è un manifesto ideologico: meno Stato = ergo più mercato.

  49. Scegliere la parte « La Botte di Diogene – blog filosofico Says:

    […] giorno fa scrivevo della difficoltà di far parte – sicuramente di una maggioranza, ma sempre più anche di una […]

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