Irremissibile

Il film di Vicari che ricostruisce i fatti della Diaz del G8 di Genova, cioè la cronaca della “piu’ grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla Seconda Guerra mondiale”, si apre con la moviola di una bottiglia che va in frantumi – senonché la scena torna indietro, e i cocci vanno lentamente a ricomporsi, a sottolinearne l’impossibilità.
Al di là della sua funzione narrativa (il gesto contingente che pare fornire l’alibi per scatenare la furia poliziesca), quella bottiglia che va in pezzi mi pare simbolizzare le molte fratture che in quei giorni si generarono.
Dei corpi e delle menti di tutti coloro che finirono nel macello, in primo luogo.
Dei diritti civili, dei diritti umani, della dignità individuale.
Delle garanzie costituzionali e della eguaglianza dei cittadini.
Del tessuto istituzionale della “repubblica democratica”.
Della giustizia – violata da processi che non condanneranno nessuno.
Della verità – che il parlamento ha più volte dichiarato di non voler nemmeno cominciare a indagare.
Del movimento contro la dittatura neoliberista (che aveva ragione ieri, e ancor più oggi) – cui è stata inferta una ferita indelebile.
Così come il vetro che si frantuma non può più essere ricomposto – tutte quelle ferite costituiscono un gigantesco vulnus che non si è mai richiuso in questi undici anni.
E che né può né deve essere richiuso, finché i nazisti in divisa (e i loro mandanti in doppiopetto) saranno ancora in circolazione, finché i campi di concentramento per immigrati rimarranno aperti, finché le parole che evocano la dignità delle persone resteranno parole.

(Mi è poi venuto da pensare, mentre paralizzato sulla poltrona guardavo il film e riconoscevo il clima che si respirava in quei giorni, che quasi non pare casuale che il macello si sia consumato in una scuola, uno degli ultimi luoghi di resistenza del comune).

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Una Risposta to “Irremissibile”

  1. filosofiazzero Says:

    Le tarme acculturate, intanto….

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