Purtedda

U me cori
doppu tantanni
è a Purtedda
è nta petra
è nto sangu
di cumpagni
ammazzati.

Due volte son passato di qui – era l’estate del 2010 – al tramonto e all’alba; e due volte ho sostato pensoso e commosso di fronte a queste pietre – di nuovo pietre – che ricordano le 11 vite spezzate a Portella della Ginestra il primo maggio del 1947, dalla banda di Salvatore Giuliano, il massacratore del popolo al soldo di agrari e mafiosi. Ho cercato di immaginarmi quel giorno, il clima di festa, la vittoria elettorale recente, il movimento che andava crescendo, finalmente un poco di riscatto e di libertà, l’allegria sui volti, e poi quegli spari su uomini, donne, bambini inermi. La loro eco risuona ancora, qui tra queste pietre, così come i nomi dei contadini di Piana, San Cipirello e San Giuseppe, forti e chiari:
Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna, Francesco Vicari, Vito Allotta, Serafino Lascari, Di Salvo Filippo, Di Maggio Giuseppe, Intravaia Castrense, Grifò Giovanni, La Fata Vincenza.
La strategia della tensione ebbe inizio vent’anni prima di Piazza Fontana. Cominciò qui, a Portella.

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Una Risposta to “Purtedda”

  1. Giuseppe Savarino Says:

    Forse una delle prime stragi di Stato…se sono vere le voci legate al Ministro dell’interno (poi anche Presidente), Scelba.
    In ogni caso, episodio legato alla figura di Salvatore Giuliano: chi c’era dietro questo ambiguo personaggio?

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