Dio in frantumi

Ci vuol coraggio per dedicare una sinfonia a Dio. Evidentemente il cattolicissimo Bruckner se lo poteva permettere, non tanto per le sue qualità di musicista devoto, quanto per la capacità di erigere straordinari monumenti sinfonici – e l’ultima, la Nona, quella dedicata appunto all’essere supremo (“al buon Dio”), lo è più di ogni altra (ne avevo accennato qui, tempo fa). A chi la ascolta dal vivo – a me è capitato oggi – pare di inoltrarsi in un ambiente fatto di architetture sonore straripanti – come quando si attraversano dei paesaggi naturali vastissimi, o si entra in cattedrali dalle innumerevoli volte, o si tenta di seguire linee intricate ed in perenne fuga – tanto che avrà la sensazione di perdersi. Ma Bruckner tiene la barra ben ferma e conduce il suo visitatore lungo le immense strade dell’essere sonoro che solo lui era in grado di percepire e concepire.
Questa sua ultima e definitiva sinfonia sembra oltretutto non voler finire mai, e quando, come succede nel primo lunghissimo movimento, si arriva in cima e l’intera orchestra diventa un organo immenso con migliaia di canne che suonano all’unisono per, e con, l’universo-mondo, e le trombe e i corni paiono aver raggiunto le dimensioni dell’iperuranio – qualcos’altro sorge e rinasce dalle profondità della terra, perché è dura congedarsi da tutto questo. Specie se “tutto questo” è pur sempre Dio. Senonché il secondo movimento tira un brutto scherzo
Uno scherzo pesante, visto che si tratta di una vera e propria danza sabbatica (ecco il diavolo mettere le corna anche nelle più alte sfere del divino. Ho oltretutto capito perché quando ne ascoltavo la registrazione mi veniva in automatico di ballarla in modo scomposto). Segue un vastissimo, bellissimo e a tratti rarefatto Adagio feierlich, ovvero solenne – il terzo movimento con cui si chiude la sinfonia.
Sì perché il povero Anton, ormai invecchiato e derelitto, arranca proprio sul quarto movimento, e mentre tenta di schizzarlo sul pianoforte, s’accascia e muore. Quel Dio cui era dedicata la più gravosa delle sue sinfonie, o si è voltato dall’altra parte, oppure l’ha voluto con sé. E così a noi rimane un’opera incompiuta, per quanto immensa – memento dell’incompiutezza di ogni vita ed umana impresa. Il filosofo della musica Quirino Principe dice che è meglio così, che va più che bene che si sia conclusa in questo modo, quasi ad anticipare i grandi adagi mahleriani che chiuderanno sinfonie potenti come la terza o la nona. Che è quasi come dire: meno male che Bruckner è morto al momento giusto…

***

Prima della Sinfonia numero 9 di Bruckner, l’orchestra aveva eseguito però la Sinfonia da Requiem di Britten. Curiosissima e paradossale la storia della sua committenza – nientemeno che l’impero giapponese dei Mikado, che per festeggiare i suoi 2600 anni aveva chiesto a diversi musicisti europei di produrre apposite opere celebrative. Britten risponde all’ultramilitarista impero nipponico con un poema sinfonico chiaramente antimilitarista, e ben poco adatto ad un programma di festeggiamenti. Il governo giapponese lo rigettò accampando alcune scuse (troppo “cristiano”, giunto troppo tardi, ecc.).
Io però proverò a farlo ri-suonare al di fuori di ogni contesto, in una paradossale assenza di genesi o finalità (che invece nella mente di Britten erano chiarissime: i suoi genitori morti alcuni anni prima, e i primi mucchi di cadaveri del nuovo macello che si annunciava con l’inizio della seconda guerra mondiale).
Un suono che sorge dal nulla e che al nulla torna. Oppure una musica che proviene dalla natura, e che ne batte la campana a morto. E che comincia proprio con un timpano che squassa i timpani – incipit lacrimoso di un dio moribondo. Lacrime che scendono dal suono dei violoncelli poi dal fagotto e via via dagli altri strumenti in un crescendo di dolore e rassegnazione.
Finché non irrompe il trillo del flauto, che apre un dies irae anomalo, che nulla ha a che vedere con quelli celeberrimi di Verdi o di Mozart, e che sembra piuttosto una danza macabra ed irridente, un sabba mortifero, qualcosa di grottesco ed infernale (un po’ come lo scherzo di Bruckner). E non si sa se a condurre le danze sia una creatura ebbra che si crede onnipotente o una natura esausta che però onnipotente lo è per davvero.
Alla fine sulla scena non resta più nessuno. Sono tutti caduti a terra. Dèi e viventi in frantumi. Può così sorgere il requiem aeternam finale, in un commovente quanto esile squarcio di azzurra serenità.

Forse il Dio di Bruckner – deus sive natura – scriverà da sé il quarto e definitivo movimento, l’eternità glaciale ed indifferente di fronte a quella piccola e casuale scheggia chiamata umanità.
Una scheggia che – come oggi è successo a me – può ancora provare a far vibrare l’intero suo corpo all’unisono con gli altri viventi. Prima che sia troppo tardi.

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4 Risposte to “Dio in frantumi”

  1. locuspluviae Says:

    Ho notato che, quando scrivi di musica, ti cimenti spesso (direi che mi ricordo almeno tre post di questo tipo) in descrizioni che stanno fuori dell’ambito tecnico, e che anzi puntano sulle “immagini”, cioè diciamo su quello che un brano mira a trasmettere all’ascoltatore; e queste immagini o successioni di immagini che descrivi sono molto elaborate e ricercate, il che lascia presumere una “sensibilità musicale” non indifferente, che è di certo un pregio.
    Ti ho sempre visto scrivere di musica classica/sinfonica però; è l’unica di cui discuti qui, o è l’unica che ti suggerisce un livello di significato adeguato per credere di poterci scrivere un post intorno?
    Perchè io la trovo un po’ limitata, se non altro dal fatto che coinvolge un numero limitato di strumenti, di cui molti hanno sonorità molto simili…

  2. maria pia lippolis Says:

    Riflessioni figurate sul canto, Antonio Juvarra

  3. md Says:

    @locuspluviae:
    in effetti credo tu abbia ragione, forse dipende dal fatto che lego molto la musica classica/sinfonica al discorso estetico (e dunque filosofico). Mentre quando, come talvolta mi è capitato, accenno a musiche di altro tipo (diciamo genericamente “pop”, oppure a canzoni) mi concentro sul testo o su elementi più esteriori.
    Spunto interessante…

  4. maria pia lippolis Says:

    Fantastico! Meraviglioso……..e Assolutamente da realizzare ovvero da rendere reale su questo PIAneta

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