Lo splendore della verità

«Poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi, è bene avere in sospetto tutti i profeti; è meglio rinunciare alle verità rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, anche se le troviamo comode perché si acquistano gratis. È meglio accontentarsi di altre verità più modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione e il ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate».

(P. Levi, Appendice a Se questo è un uomo)

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30 Risposte to “Lo splendore della verità”

  1. filosofiazzero Says:

    Grande uomo, grandi semplici parole!!!

  2. Vincenzo Cucinotta Says:

    Mah, a me pare che qua Primo Levi abbia preso un grosso abbaglio, giacchè non esiste una singola cosa che si possa dimostrare nel senso letterale del termine, ciò che si può fare è argomentare, sulle parole di Levi non posso proprio convenire (a aprte il ragionamento portato alle sue estreme conseguenze, che cioè Levi stesso si comporti da profeta…).

  3. filosofiazzero Says:

    Vincenzo Cucinotta:
    …non per nulla lui parla di accontentarsi di verità più modeste da conquistarsi faticosamente.

  4. filosofiazzero Says:

    …e poi si contraddice affermando che etc.?

  5. rozmilla Says:

    Pensando a Primo Levi, m’è venuto istintivo pensare che ci sono verità che non avremmo mai voluto si fossero mostrate e dimostrate – come i campi di sterminio.
    Purtroppo anche adesso ci sono verità che non conosciamo, o che non appaiono in modo lampante, ma che sono altrettanto omicide e che provocano stragi, e persino stragi silenziose.
    Il problema però, è che la verità fa male, e per questo spesso preferiamo non saperla.
    Però fa anche male anche se non la conosciamo, anzi, fa molto più male, perché può continuare indisturbata a produrre i suoi malefici effetti.
    Tra l’altro Primo Levi era un chimico: in questo senso lui poteva verificare e dimostrare molte cose: ad esempio quali sono le sostanze chimiche che non dovrebbero essere più prodotte ed usate, in agricoltura e nell’alimentazione umana – tanto per cominciare.

  6. rozmilla Says:

    Scusate, ma non pare anche a voi che la verità sia tutt’altro che “splendente”?
    (Forse il mio è solo eccesso di pessimismo, ma non ci trovo nulla di splendido nella stupidità e crudeltà umana – che anche le migliori intenzioni finiscono miseramente.)
    Qualcuno mi dica che non è così, per favore …

  7. Carlo Says:

    @rozmilla
    Per il credente la verità è “splendente” (Dio è nostro padre e ci considera suoi figli), per l’agnostico la verità è un “fatto”, più o meno accertabile, più o meno chiaro. Forse, soggettivamente, esaltante se ci procura “piacere”. Spesso non adeguatamente investigato, perché non vogliamo rinunciare ad illuderci.
    La verità è un oggetto poco maneggevole, una mina vagante, che sepolta nella nostra coscienza, può farci implodere da un momento all’altro. Per esempio, l’dea/verità che la nostra vita non abbia senso, ci inquieta a tal punto (da sempre) da indurci a creare ideologie sofisticate, mondi escatologici che soffocano la nostra vita quotidiana. Liberiamoci di ogni verità e stiamo sereni (male non fare, paura non avere) nel nostro orticello. Finché morte non ci separi definitivamente da ogni effetto placebo.

  8. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Rozmilla
    Anch’io sono un chimico, e ti assicuro che il fatto che una sostanza sia tossica non si dimostra, al massimo si può verificare (e sempre con l’atteggiamento mentale di cambiare opinione di fronte a nuovi riscontri sperimentali).
    Tra verità e scienza c’è incomunicabilità, appartengono ad universi differenti, non mi stancherà mai di ripeterlo…

  9. Vincenzo Cucinotta Says:

    ops… non mi stancherò

  10. filosofiazzero Says:

    Povero Levi:
    Si capisce anche che si possa essere ammazzato (anche per questo) lui lo capiva, ne sono certo, che non si può dimostrare la verità, ne ha fatto l’opera della sua vita, e ora gli chiudete anche il becco per una “orazion picciola”!!!

  11. rozmilla Says:

    Vincenzo, non intendevo “dimostrare” come si può dimostrare il teorema di Pitagora, ma di-mostrare come rendere noto – senza escludere ulteriori riscontri sperimentali, è ovvio.
    Mi aveva colpito l’inchiesta sull’aspartame e altri dolcificanti chimici (di Report di qualche settimana fa, nella trasmissione “dolce è la vita” http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-613825eb-bcdc-456f-9bbf-910ced2b7fb3.html ), che potrebbero essere nocivi per l’alimentazione, e che vengono usati in tutto il mondo.
    E lì il problema che viene di-mostrato, consiste in una diverso metodo di valutazione dei dati sperimentali (pardon se non uso la terminologia adatta, non sono un chimico). Precisamente, gli organismi di controllo che devono decidere se il prodotto è cancerogeno o meno, hanno dei parametri per la validità delle analisi di laboratorio, ossia ritengono validi solo gli esperimenti che prendono in esame le cavie nel periodo di tempo che va da alcune settimane dopo la nascita fino a un certo numero di mesi (che rispetto alla vita umana corrisponderebbero dai 18 anni fini ai 50). Mentre gli esperimenti effettuati da altri laboratori,su cavie esaminate da alcune settimane prima della nascita fino alla morte, non sarebbero idonee (secondo l’organismo di controllo). La differenza però, è che dagli esperimenti effettuati coi parametri della teoria ammessa i prodotti come l’aspartame non risultano cancerogeni, mentre con gli altri esperimenti (effettuati con i parametri non ammessi) risulterebbero cancerogeni.
    Appare evidente (persino per me che non sono esperta in chimica) che due metodi diversi producono risultati diversi, entrambi veri secondo una cornice di riferimento. Ma facendo così hanno abbassato la soglia di guardia, di pericolo, in modo che il prodotto (aspartame o altro) possa essere commercializzato.
    E ora il tuo parere di esperto: grazie.

  12. redazionerosebud Says:

    Francamente, io rinuncerei anche a cercare questa verità. Che se da un lato può apparire tale da diversa prospettiva potrebbe essere bugia. Non dovrebbe bastare vivere soltanto? Ovvero, percorrere la strada senza arrivare alla metà?

  13. rozmilla Says:

    Francamente non capisco che genere di giornalismo sia quello che non si sforza, almeno un po’, e correndo pure il rischio di prendere qualche volta delle cantonate, di cercare la verità.
    La verità, sono molto d’accordo su questo, difficilmente è splendente. Però, per esempio, può brillare come una mina, o scoppiare nelle piazze, o affamare la gente eccetera eccetera. Ma ancora, la verità talvolta è così maleodorante e galleggiante da invadere ogni cosa col suo fetore.
    Certo, possiamo sempre turarci il naso, mettere il capo nella sabbia, o farci un bel pippotto di oppio – perché no? – in modo da sopportarla come ebeti senza crepare prima. Che in fatto di giungere alla meta, splendente o meno, ci son pochi dubbi che quella sarà la meta.

  14. redazionerosebud Says:

    Credo che forse il senso del mio commento, sicuramente per colpa mia, non sia arrivato. Ma, come si dice da noi, potrei riformulare così: please, define “la verità”?
    Insomma, cos’è la verità?
    E perché deve esistere? Il valore della vita non è sta infatti nel suo essere, nel suo denotare, piuttosto che nel suo connotare? A me infatti spaventa soltanto il genere di giornalismo che ricerca tutto ciò chenon appartenga al pratico. E chi giunge a conclusioni senza conoscere. All the best and kind Regards.

  15. redazionerosebud Says:

    Aggiungerei soltanto… che mi spaventa pure chi conosce la verità. Ma sarebbero altri discorsi.

    ps sorry per i refusi.

  16. rozmilla Says:

    … nessuna colpa, “redazionerosebud”. Sono io che sono un po’ brusca. Ma, franchezza per franchezza, ci può stare – o no?
    Chiedi di definire “la verità” … ma non sempre le definizioni sono utili, o concludono. Se anche definissi il fuoco, ad esempio, servirebbe a poco, se già non conosci il fuoco. O l’acqua.
    Però secondo me, come suggerisce anche Levi, per prima cosa si dovrebbe fare distinzione fra la Verità (con la maiuscola) e la verità o le verità. Nel mio piccolo sono dell’idea che siccome la Verità ha imperversato nei secoli con dogmi di tutti i tipi, ad un certo punto ha talmente disgustato che non se n’è più voluto sapere, di verità, nemmeno di quelle ovvie e del tutto certe, persino di quelle piccole quotidiane e comuni. Ci siamo disamorati della verità – non ti pare?
    Ma a parte il piccolo particolare che la verità potrebbe essere l’opposto di ciò che è del tutto falso, provo a fare l’esempio … di Galileo, che con lo studio e il ragionamento scoprì che la terra gira attorno al sole, e non viceversa. E pensa se invece Galileo si fosse lasciato soggiogare dalla paura (anche se ha dovuto abiurare, ma lì è umanamente comprensibile) e avesse accettato la versione dominante, ora saremmo ancora qui a credere, erroneamente, che la terra è ferma e il sole gira. Uno come Galileo, che ha saputo cercare la verità, e l’ha trovata persino, per quel che riguarda la sua parte, a me non fa affatto paura. E così credo che valga per molte cose che si possono scoprire. E mi sa che non è questo il senso della frase di Levi, gli sono andata vicino.
    Però condivido che ci sono verità da paura, a questo mondo, anche ai giorni nostri.
    Sul senso della vita, sono un po’ perplessa, e non credo si possa definire in due parole, o scegliere fra bianco o nero. Ma il senso del giornalismo potrebbe anche essere smascherare, e denunciare. Anche.
    Ciao.

  17. filosofiazzero Says:

    Rozmilla.
    Kierkegaard (mi vergogno di citarlo, abbiate pazienza, non ci fate caso, fate conto che sia un altro)dice che i giornalisti andrebbero chiamati con la parola opposta di “giorno” e cioè luce, chiarezza, invece, lui dice, i giornalisti il contario, tuttobuio ( secondo me se uno ci pensa bene è proprio così, alla barba della propinatura, sempre da parte dei giornali o del cinema della figura del giornalista smascheratore alla Hoffman Redford eccetra)
    Per quanto riguarda i commenti su quelle quattro righe di Primo Levi, l’ho già detto, mi sarei buttato anch’io giù dalle scale a causa di questi e altri discorsi inani come lui pensava anche i suoi (ma io sono un vile)

  18. rozmilla Says:

    Filosofiazzero: non concordo su nessuna delle cose che hai scritto nel tuo ultimo commento.
    Primo: non siamo nell’ottocento, oltre al fatto che far di tutt’erba un fascio dei giornalisti mi pare eccessivo e poco rispettoso verso una categoria di lavoratori.
    Secondo: poiché la gente non ha tempo di fare inchieste ed indagini per conto proprio, dal momento che la maggior parte è occupata in altri lavori e professioni, i giornalisti, non sempre, ma talvolta fanno il loro lavoro di informazione, di indagine e denuncia, smascherando falsità e malfatti del potere e strapotere: questo ovviamente nei paesi dove c’è libertà di stampa, e dove i giornali sono liberi, cosa non semplice e piuttosto rara, ma ad ogni modo qualche volta ci riescono. Ma mettiamoci anche quei giornalisti che vanno in luoghi dove ci sono tumulti e guerre, e mettono in pericolo la loro vita, compreso quelli che purtroppo ce l’hanno rimessa.
    Terzo: quella cosa che dici sui commenti, per cui Levi a causa dei nostri commenti, secondo te avrebbe avuto qualche motivo in più per gettarsi dalla finestra, orbene, questa è solo una tua opinione. Francamente immagino che Levi (che non possiamo sapere cosa ne pensasse di questi nostri commenti, per cui non credo che lo possa sapere tu) avesse bel altri motivi e ben più gravi.
    E in ogni caso, per evitare di averti sulla coscienza, nel caso ti venisse malauguratamente una botta di coraggio, fatti il favore, se ti danno tanto noia, di non leggerli. Continua a leggere Kierkegaard, che ti fa bene. Ciao.

  19. filosofiazzero Says:

    Rozmilla:
    stimo tutti i lavoratori (veri)fuorché quelli che sono pagati per scrivere e per pensare(sic!) ivi inclusi i giornalisti. Per fortuna (forse)ora la loro casta (spero) scomparirà inghiottita dai nuovi mezzi di comunicazione. Per quanto riguarda Primo Levi volevo solo dire, paradossalmente, che a una frase di semplice buon senso che ha scritto (quella messa sul blog) sono state fatte le pulci sia logiche che non-logiche. Tra l’altro, l’ho detto, a uno (Levi)che su questo tema della difficoltà di stabilire la verità delle cose si è drammaticamente arrovellato.

  20. rozmilla Says:

    Scusa, ma non capisco dove stia il problema. Una frase di buon senso, come dici, può far scaturire altri pensieri, e questo non significa far le pulci né a Levi né a nessuno.
    Leggendo i commenti, ieri sera pensavo (quello che poi ho anche scritto, non so se s’è capito) che c’è una buona fetta d’umanità, anche qui, di persone che appena sentono la parola “verità” gli viene quasi l’orticaria, manco fosse una parolaccia o una bestemmia (anzi, forse preferirebbero quasi le seconde e le terze).
    Non so quale genere di pregiudizio si sia formato attorno a questo concetto. Ma, ad esempio, lo stesso Levi quando scriveva, non penso proprio che scrivesse per dire falsità. Anzi, lui scriveva anche per testimoniare una verità, quella che lui ha vissuto.
    Qualcuno potrebbe sostenere che la testimonianza di Levi è soltanto una sua fantasia? che è falso quello che ha scritto e vissuto? o che è soltanto una sua interpretazione?
    Va bene, sarà pure un’interpretazione sua personale, ma di cose realmente accadute, e perciò vere.
    Mentre, sappiamo bene che, ad esempio, sulla scia che dei fatti della storia conosciamo soltanto interpretazioni, qualcuno giunge persino a negare l’olocausto. Quindi: vero o falso?
    Sarebbe un mondo ben strano se non esistesse più la verità. Sarebbe un mondo sottosopra – ma quasi ci siamo …

  21. filosofiazzero Says:

    Rozmilla.
    non è questo il discorso. Levi, proprio lui che era stato rinchiuso nel lager, non ha fatto altro che scrutare anche in quella realtà dove fossero i buoni e dove i cattivi (la zona grigia)e si poneva forse l’angosciante problema della banalità del male, in un certo senso. Certo che i lager sono “veri” e che lui sapeva che erano veri”. Resta, invece, il fatto che i giornalisti sono pagati per scrivere.Se il mondo è sottosopra noi siamo la parte sopra.

  22. md Says:

    In effetti il problema che il concetto di “verità” pone è il suo autoavvitarsi. Poiché è essa che, nel momento in cui dice “io sono vera” definisce anche ciò che è falso, ciò che è non-vero, ciò che è solo interpretazione, ciò che non è reale, ecc. Con ben poca oggettività, visto che la controverità ha gioco facile nel sovvertire le sue pretese. A volte bastano il tempo e l’oblio, ahimé.
    Ho già espresso più volte la mia opinione in merito (doxa dunque, non verità): meglio liberarsi una volta per tutte di un concetto così sanguinoso e impossibile.
    Dunque i negatori di Auschwitz l’avrebbero vinta? No, se c’è qualcuno che ogni giorno sta loro addosso, e sputa sulle loro parole. La “verità” è conflittuale, il “divenire di se stessa”, come dice Hegel; ma soprattutto ha bisogno di corpi che la incarnano. “Io sono la via, la verità, la vita” è forse la frase più sensata detta da Gesù Cristo. Ciascun corpo, in qualità di modo della sostanza o di monade, è un frammento della verità. Dunque può benissimo non definirsi tale.

  23. filosofiazzero Says:

    Mi sembrava che il discorso di Primo Levi fosse perfetto per chiudere questo argomento. Pulci a parte.

  24. rozmilla Says:

    @Md:
    perché, tu non dici la verità – la tua verità – quando parli, esprimi i tuoi pensieri? quando vivi?
    Chiunque lo fa – persino quando mente: vale a dire che sta veramente mentendo. Nel qual caso, soprattutto per le grandi menzogne, sarebbe opportuno smascherarle. Se è possibile, se ci riusciamo.
    E non è un caso che il negazionismo sia un reato – qui su questo pianeta, ovvio, perché su Marte non servirebbe a nessuno. Oppure quello che intendi, è che più si sostiene qualcosa, per quello stesso motivo c’è sempre qualcuno che si oppone, e afferma il contrario? Sì, anche questo è vero.

    Ma anche, non è vero che l’altro ieri c’è stato un attentato a Damasco? Sai, di fronte a queste cose, ma non solo, ho difficoltà a dire che siano opinioni. I fatti sono fatti, e sono veri, reali, poi possiamo avere opinioni diverse sul perché e il per come. Ed il numero di morti, anche, non è un’opinione. Io, tu, noi, possiamo avere un’opinione sul fatto, ma il fatto esiste ed è vero prima e dopo tutte le opinioni.

    Forse il nostro vocabolario è troppo limitato: dovrebbero esserci molte più parole per esprimere questo concetto. Ma dire: è realmente accaduto, non equivale a dire che è vero, reale, ossia che non è un sogno, né un’interpretazione, né una fantasia?

    Inoltre, la verità come la intende un filosofo, ad esempio, è un po’ diversa della verità spicciole di cui tutti noi abbiamo bisogno nelle attività pratiche, in ogni istante della vita quotidiana.

  25. md Says:

    @rozmilla: curioso che ci sia bisogno di questa sequela di rafforzativi nel nostro linguaggio – realmente, veramente, fatti veri, reali, esistenti… – quasi ad esprimere la paura di non poterne afferrare la consistenza.
    Il dubbio che ho non è sui fatti e sulla loro reale consistenza, ma sul loro essere disponibili a convergere in un sistema coerente che chiamiamo “verità”, di solito con la maiuscola. La storia della conoscenza umana (non solo della filosofia) ci mostra (o di-mostra) che quello sì che è un desiderio inconsistente.

  26. Vincenzo Cucinotta Says:

    @Filosofiazzero
    Cosa c’hai poi contro il fare le pulci, mi pare un’attività altamente meritoria, io anzi credo che la filosofia sia fare questo, fare le pulci, cioè analizzare il discorso e trovarne le magagne, le fonti di frantendimenti se non talvolta di aperte menzogne.
    Ora, si può dire ciò che si vuole, ma Levi ha detto cose ben più significative di quelle di cui stiamo parlando, che francamente mi appaiono molto modeste.
    Dopodichè, hai tutto il diritto di avercela con le mie di parole, figurarsi (è che Rozmilla non ha chiaro che tu ce l’hai con le mie parole, non con quelle sue).

  27. luca ormelli Says:

    @ Vincenzo Cucinotta

    «Rozmilla non ha chiaro che tu ce l’hai con le mie parole, non con quelle sue» scrivi. A dimostrare che un eccesso di illuminismo ottenebra.

  28. filosofiazzero Says:

    Primo Levi si contraddice? è a sua volta “dogmatico”? doveva formulare meglio il suo discorso? A me però mi sembra che si capisca bene quello vuole dire.

  29. rozmilla Says:

    @md:
    il linguaggio descrive le cose, e ogni cosa può ai nostri stessi sensi avere molteplici sfumature. Però, che la parola fuoco non scotta, e la parola acqua non è bagnata, si sa, e non è il caso ripetersi ancora su queste ovvietà. Come quella della verità con la maiuscola, che se mi conosci un po’, dovresti sapere che (per quanto mi riguarda) non esiste alcuna verità assoluta con la maiuscola, e non da ieri. Ma se è necessario lo ripeto, che per verità, anch’io, come Levi, mi riferisco soltanto a quelle verità più modeste e meno entusiasmanti, e che non devono per forza di cose convergere in grandi sistemi.
    Però, a queste verità modeste, superabilissime dalle successive, io ci tengo. Se però dici che è meglio non chiamarle verità, per non incorrere in fraintendimenti, capisco. Potremmo chiamarli sospetti, allora? Nel senso che sospettiamo che la verità sia un’altra? Ok, ma quale? Secondo me sul lato pratico si arriva al punto in cui bisogna assumersi la responsabilità di sostituire una del tutto falsa con un’altra, più idonea, o meno falsa, o meno dannosa. Correndo il rischio di sbagliare e di dover ricominciare, aggiustare o correggere gli errori di volta in volta.
    Le verità sono provvisorie: va bene, ma non ci si può stancare di cercar di trovarne una che si adatti meglio alle condizioni presenti. Si naviga a vista, senza molte certezze. Ma anche in assenza di certezze, il navigante sa come regolarsi nella tempesta. Se sa ancora come condurre una barca, invece di lasciarla andare alla deriva, in balia del vento e delle onde.

    Anche nell’aspetto privato, personale, la vita di ognuno di noi è sottoposta a questa scansione di verità successive, nel tempo, e non ci piove.
    Detto questo, sono abbastanza convinta che non potrei vivere se prendessi come meta la falsità, la disperazione o il pessimismo cosmico. Prenderli di mira, questo sì. Ma potremmo vivere avendo come meta soltanto la decostruzione senza occuparci della ricostruzione? Ricostruzione minima, va bene, ma non nulla, o assenza di sapere.
    Dire che non sappiamo nulla, è altrettanto falso che dire che sappiamo tutto.
    Che poi queste mie parole serviranno a ben poco, è vero anche questo. Ma chissà ..

  30. Vincenzo Cucinotta Says:

    @filosofiazzero
    Io speriamo che me la cavo, si capisce? 😀

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