Appeso ai baffoni di Nietzsche

Oscilla talvolta il pensiero. Sì che mi vien da essere idealista con gli empiristi, comune con i costruttivisti. Fattuale con gli ermeneuti, mentale coi pragmatici.
Scettico con gli assolutisti, ontologico con gli scettici. Nominalista con i realisti, dogmatico con i cacadubbi.
Cammino sbattendomene come Pirrone sul ciglio dei precipizi, e sbeffeggio con Sesto Empirico i sapientoni che hanno in tasca la verità. Attendo al pozzo Talete che guarda in su, ma dal cielo scruto Anassimandro con segreta ammirazione.
Parmenideo con gli eraclitei, ed anche parricida.
Cristiano no, quello mai. Però, ogni tanto, m’assale l’angoscia kierkegaardiana, e temo e tremo, finché con piroetta dialettica mi riposiziono sulle hegeliane e roboanti figure dello spirito.
M’incazzo se passo da Treviri e poi vado a pascolare nell’heideggeriana foresta nera. Ma fuggo subito, perché c’è puzza di sterco nazista, e poi: perché mai gettar via l’esistenza?
Mi crogiolo nella melancholia, poi mi sollevo alla meridiana luce della ragione. Ma la testa s’infiamma e allora torno all’umbratilità esistenziale del pensiero.
Passeggio nei giardini di Epicuro, e spernacchio i liceali e gli accademici. Mi rifugio nell’unico monastero di Plotino, e però la nostalgia della carne m’assale.
Provo a diventare statuario e imperturbabile, e ad infilarmi persino nel toro di Falaride. Ma a fatica trattengo il riso.
Interiorizzo con Agostino e teologizzo con Tommaso – ma è solo finzione, e poi già ho detto che cristiano mai. O mai più.
Mi accoccolo nella beatitudine spinozista e nell’armonia leibniziana, e per qualche tempo trovo requie.
Ma la mia navicella è subito gettata nei marosi della metafisica. Provo allora a lanciare sul mondo la rete del cinese di Königsberg e tutto mi appare più chiaro. Una magnifica geometria della mente.
Ma di nuovo il pungolo m’assale. M’appendo infine ai baffoni di Nietzsche, e finisco per girare come una trottola sulla sua scivolosa piattaforma girevole.

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46 Risposte to “Appeso ai baffoni di Nietzsche”

  1. Carlo Says:

    Nulla vale per sempre. Nulla, anche nell’attimo, è consistente. Forse conviene non pensare per quel che resta del giorno.
    I pensieri, comunque, muoiono all’alba di ogni nuovo giorno.

  2. filosofiazzero Says:

    Fritto misto filosofico: c’è a chi piace.

  3. rozmilla Says:

    Divertente il teatrino che descrivi.
    Peccato che alla fine di questo po’ po’ di bailamme ci si ritrovi – perbacco – appesi ai baffi di Nietzsche.
    Ma come? (per dio!). Non sarà per caso, e con una corda al collo?
    Ah no, è vero, è una piattaforma girevole.
    E io che mi ero quasi convinta che invece fosse una sfera – o detto in altri termini: una palla.
    Ma cosa sarà vero?

    ps: Avevo letto qualche tempo fa un ironico articolo di Marco Rovelli. Titolo: Ebbene sì, la terra è rotonda. E su questo siamo tutti d’accordo. Forse.
    (qualche passetto in più, magari …)

  4. md Says:

    Purtroppo la metafora della “piattaforma girevole” – da intendersi quale entrata nel post-moderno – non è mia ma di Habermas, e viene utilizzata in un suo testo del 1987 intitolato “Il discorso filosofico della modernità”.
    Occorre però essere attenti con Nietzsche: nessun ermeneuta o costruttivista può ridurlo a se stesso, visto che, al di là della decostruzione e del concetto di genealogia, quel che si trova è pur sempre la terra più che il cielo, il corpo più che la mente, la vita più che il discorso su di essa.

  5. filosofiazzero Says:

    md:
    credo (suppongo, ritengo, ipotizzo etc.) che per quanto riguarda N.
    le cose stiano proprio come dici (profferisci, suggerisci etc) te!
    altri potrebbe, ovviamente, ribattere che quanto dice N. non è altro che il prodotto della sua mente, pensiero, cerebellum, e via discorrendo.

  6. rozmilla Says:

    Sai tante cose che io non so, md..
    Quindi Habermas aveva già descritto nell’87 il post-moderno come lo stare su una piattaforma girevole – che detto terra terra potrebbe somigliare a una bella frittata, che da qualunque parte la giri, va sempre bene. E insomma la frittata ormai è fatta, e bisognerà mangiarsela anche se è amara.
    Però, su Nietzsche, scambiando alcune battute sul neorealismo, mi è capitato di discutere con un filosofo molto colto che più che difendere la vita si preoccupava di difendere Nietzsche, che ad ogni buon conto è già morto di sicuro. Sarà perché io non sono un filosofo che non ho questo genere di legami affettivi coi filosofi defunti?
    La vita, sì, la vita. Si potrebbe parlare per esempio del fatto che la morte di un essere vivente (di un uomo, in particolare) ne potrà far sopravvivere magari due?
    (Ma che lo dico a fare?)

  7. filosofiazzero Says:

    Mi permetto di pensare, che tutti, più o meno, (me compreso)di base, come zoccolo duro mentale (ma insieme anche a altri zoccoli, ovviamente)tutti, dicevo, siamo, che si frequenta questo blog …marxisti!!!
    E con questo?

  8. xavier Says:

    Faccio sempre prima a dire quello che non sono, che il resto. Però anche qui: tra non essere e credere di non essere ce ne passa eccome. Onde per cui meglio non espormi troppo, per evitare attorcigliamenti autolesionistici. Certo, caro m.d., che il tuo non definirti filosofo mi lascia un po’ perplesso: davanti ad un simile campionario di riferimenti non credo ti si possa scambiare, diciamo così, per un aspirante pilota di formula 1. D’altra parte si sa, voi che pensate sempre in grande non si capisce mai se vi consideriate dei padreterni modesti oppure dei modesti padreterni…Un abbraccio, timidamente umano.

  9. carla Says:

    perchè scivolosa piattaforma?
    alla fine scivoliamo tutti…
    il baffone ha scritto cose accattivanti!

  10. luca ormelli Says:

    @ filosofiazzero

    «Marx ha vinto e vive con noi. Non è una boutade o un paradosso, è la realtà. Il marxismo separato dal comunismo -e la sua utopia scissa dalla sua profezia – è lo spirito del nostro tempo. Viviamo in piena epoca marxista. Non mi riferisco solo alla crisi economica presente né solo al fenomeno previsto da Marx ed ora effettivamente avverato della ricchezza concentrata in poche mani, con una minoranza sempre più ricca e ristretta e una maggioranza sempre più vasta e povera.
    Dobbiamo rifare i conti con Marx, e non solo perché ci siamo formati in un’epoca – come scrive Dürrenmatt – in cui «essere marxisti era una specie di dovere» – un dovere che noi trasgredimmo. Ma soprattutto perché il marxismo impregna il nostro oggi. Scrive Marx nel Manifesto: «Si dissolvono tutti i rapporti stabili e irrigiditi, con il loro seguito di idee e di concetti antichi e venerandi, e tutte le idee e i concetti nuovi invecchiano prima di potersi fissare. Si volatilizza tutto ciò che vi era di corporativo e di stabile, è profanata ogni cosa sacra e gli uomini sono finalmente costretti a osservare con occhio disincantato la propria posizione e i reciproci rapporti». È la prefigurazione più precisa della nostra epoca. Il marxismo fu il più potente anatema scagliato contro Dio e il sacro, la patria e il radicamento, la famiglia e i legami con la tradizione; una teoria che si fece prassi pervasiva. Fu una deviazione la sua realizzazione in paesi premoderni, come la Russia e la Cina, la Cambogia o Cuba. Contrariamente a quel che si pensa, il marxismo non si è realizzato nei paesi che hanno abbracciato il comunismo, dove invece ha fallito e ha resistito attraverso l’imposizione poliziesca e totalitaria; si è invece realizzato nel suo spirito laddove nacque e si rivolse, nell’Occidente del capitalismo avanzato.
    Non scardinò il sistema capitalistico, ma fu l’assistente sociale e culturale nel passaggio dalla vecchia società cristiano-borghese al neocapitalismo nichilista e globale. La società dei consumi, dei desideri e dei mondi virtuali ha realizzato, nella libertà, il compito e la definizione che Marx dava del comunismo: «è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente». L’utopia comunista è stata realizzata a livello planetario, ma sul piano individuale e non collettivo, come invece pensava Marx. Nel segno dell’individualismo di massa e non del comunismo e della sua abolizione dello Stato, della proprietà privata o delle diseguaglianze. Non sconcerti questa lettura individualistica di Marx. Nell’Ideologia tedesca, Marx dichiara che il fine supremo del comunismo «è la liberazione di ogni singolo individuo» dai limiti locali e nazionali, famigliari e religiosi, economici e proprietari. Il giovane Marx onora un solo santo nel suo calendario: Prometeo, l’individuo eroico e liberatore. Uno dei primi scopritori dell’essenza individualistica che si celava dentro la buccia collettivista di Marx fu Louis Dumont in Homo aequalis.
    La società capitalistica globale ha realizzato le principali promesse del marxismo, seppur distorcendole: nella globalizzazione ha realizzato l’internazionalismo contro le patrie; nell’uniformità e nell’omologazione ha inverato l’uguaglianza e il livellamento universale; nel dominio globale del mercato ha riconosciuto il primato mondiale dell’economia posto da Marx; nell’ateismo pratico e nell’irreligione ha realizzato l’ateismo marxiano e la sua critica alla religione; nel primato dei rapporti materiali, pratici e utilitaristici rispetto ai valori spirituali, morali e tradizionali ha realizzato il materialismo marxiano; nella liberazione da ogni legame organico e naturale ha realizzato il prometeismo marxista nella sfera individuale; nella società libertina e permissiva ha inverato la liberazione marxiana dai vincoli famigliari e matrimoniali; e come Marx voleva, ha realizzato il primato della prassi sul pensiero. Il marxismo, fallito come apparato repressivo a Est, si è realizzato come radicalismo permissivo a Occidente, separandosi dal comunismo anticapitalista, messianico e profetico. E ora si realizza anche nell’Estremo Oriente, in Cina e Corea, nella forma del mao-capitalismo, il comunismo liberista.
    La spinta ideologica del marxismo si condensa in forma di mentalità; la sua avanguardia intellettuale assume il controllo del potere culturale, come una setta giacobina che vigila sulla conformità al politically correct; mentre nei rapporti sociali ed economici, il marxismo si conforma alla società globale e neocapitalistica di massa. Di cui è stato in definitiva la Guardia Rossa, a presidio della rimozione della Tradizione. Lo spirito del marxismo si realizza in Occidente, facendosi ideologicamente radical, economicamente liberal. Ha perso i toni violenti del marxismo – la cruenta lotta di classe e la dittatura del proletariato – lasciati alle rivoluzioni del Terzo Mondo e frange estreme d’Occidente; ma con essi ha perso anche l’anelito alla giustizia sociale e il radicamento nel proletariato e nella classe operaia. La società di massa dell’Occidente ha portato a compimento la previsione di Marx: la proletarizzazione dei ceti medi ma dopo l’imborghesimento del proletariato. La borghesia si universalizza come stile di vita e modello, ma il suo allargamento coincide col suo abbassamento di status socio-economico al rango proletario.
    Quel che Marx non aveva capito era che il disincanto, la secolarizzazione, l’ateismo non avrebbero risparmiato nemmeno il comunismo e la sua vena escatologica e profetica. Arrivo a dire che il comunismo dell’est è stato sconfitto dal marxismo occidentale, col suo materialismo pratico, la sua irreligione e il suo primato dell’economia che hanno sradicato più che nelle società comuniste il seme vitale dei principi e degli assetti tradizionali. Non a caso i marxisti d’Occidente si sono convertiti allo spirito radical e liberal, all’individualismo, al mercato e alla liberazione sessuale, dismettendo la liberazione sociale. La lotta di classe ha ceduto alla lotta di bioclasse nel nome dell’antisessismo e l’antirazzismo. Anche la difesa egualitaria delle masse di poveri ha ceduto alla tutela prioritaria dei «diversi».
    Il marxismo resta attivo sotto falso nome e falsa identità, quasi in forma transgenica, come spirito dissolutivo della realtà e del suo senso, del sacro e del fondamento, dei principi e delle strutture su cui si è fondata la società tradizionale. La fine del marxismo, a lungo enunciata, è un caso di morte apparente» [Marcello Veneziani, 14/05/2012].

  11. filosofiazzero Says:

    Copernico Darwin Marx: la moderna visione dell’uomo.

  12. filosofiazzero Says:

    Rozmilla.
    dimmi che fare (insieme) e io lo farò!
    O non ti fidi di un chiacchierone?

  13. rozmilla Says:

    Marcello Veneziani: altre due baraccia rubate all’agricoltura.
    Ma purtroppo, se uno batte la testa da piccolo cadendo dal seggiolone, rimane segnato e c’è poco da fare persino in agricoltura.
    Continuerà ad imbrattare le pagine con queste sue mirabolanti analisi? E che ce ne dovremmo fare? Meglio che non lo dico.

  14. luca ormelli Says:

    @ rozmilla

    mi risulta che il blog ospitante sia intitolato “La Botte di Diogene” e non “La Damigiana di Stalin” ovvero “La Giara di Pol Pot”.
    Le sole braccia rubate all’agricoltura sono quelle che portano acqua al pensiero unico.

  15. rozmilla Says:

    …e allora speriamo che il pensiero unico non debba per forza essere quello Marcello Veneziani: pot pourrie in gondoléta.
    Comunque non fraintendermi Luca: va benissimo che tu ci segnali anche questo. Questo non toglie che io posso non condividerla; che soprattutto in momenti come questi, trovo che sia abbastanza inutile, insulsa, e mi pare che ancora una volta abbia come unico scopo di fomentare il suo (di Veneziani) grande ego, che non si scosta dalla ritrita ri-edizione dell’immaginazione al potere. Ed in più ha la faccia tosta di dire che questa sarebbe la realtà. Che tanti si siano rimessi a studiare Marx, questo lo so. Ma davvero non avevo ancora letto un’analisi così imbecille.
    Ma, se tu sei libero di trovarla interessante, e va benissimo, così io sono libera di trovarla inutile e superflua. Va bene?

  16. md Says:

    caspita, non mi ero accorto di vivere in una società a così alto tasso di marxismo…
    Certo, quella di Veneziani è una lettura possibile, ma l’individualità marxiana è una categoria un po’ più complessa del “radicalismo permissivo”. Ecco, questo sì che mi pare un fritto misto…

  17. md Says:

    Sartre diceva da qualche parte che l’orizzonte nel quale siamo immersi è, volenti o nolenti, quello marxiano.
    Ma preferirei pensare che lo è in quanto quel pensiero mette in questione l’assetto profondamente ingiusto della società e del nostro rapporto con la natura, che ritiene trasformabili. Naturalmente l’oggetto e il fine della trasformazione non è dato sapere in anticipo (Marx non era un profeta, ma uno “scienziato sociale” e un filosofo critico a tutto campo, anzi una nuova figura di pensatore non riducibile a nessuna figura precedente): il lascito più importante della sua teoria, che ne fa contemporaneamente una prassi, è che gli attori della storia sono gli umani tutti, e che non c’è nessuna necessità che lo siano in loro vece caste, cricche, preti o mullah, finanzieri o dittatori, e nemmeno illuminati intellettuali.

  18. filosofiazzero Says:

    Scusate tutti, mi rendo conto, era l’ora, lo ammetto, di essere una testa di cazzo, un chiacchierone e un fascista. L’unica è andarmi a nascondere e addio!!!

  19. filosofiazzero Says:

    Prima di lasciarvi una precisazione. Non pratico l’agricoltura. Dopo anni e anni di studi infruttuosi mi sono alla fine reso conto di essere una testa di cazzo. Da parecchio tempo, ormai, il mio lavoro è costruire o rimettere a posto muri a secco, per tenere ferme le prode, per terrazzare, per ornamento a ville e giardini. Con le mani. Ecco tutto. Buon proseguimento

  20. rozmilla Says:

    Che ti succede Filosofiazzero? dove te ne vuoi andare?
    Non hai letto che Md. ha scritto che c’è posto per tutti nella storia? epperciò anche qui nella botte – sai? ed è più ampia di quanto possiamo immaginare
    Inoltre penso che il lavoro che fai sia molto importante. Bravo! Lavorare con le mani fa restare in contatto con la realtà della terra. Forse è per questo che sei così schietto e sincero. Ora anch’io vado a strappare un po’ di erbacce nell’orto. Oggi c’è anche un bel sole caldo.
    (a proposito, non te l’avevo detto, ma “ucci ucci sento odor di pensierucci”, secondo me era da 30 e lode. Ma anche il fritto misto non è niente male. Ciao)

  21. rozmilla Says:

    Tornando all’articolo di Veneziani, scusate se non sono molto intelligente e conosco poche cose, ma leggendolo mi sono accorta subito che non parlava in alcun modo di giustizia. Per questo non posso condividere quello che scrive. Se fossi più brava avrei potuto dirne qualcosa di più preciso. Ma, dire che si è realizzato il marxismo, secondo lui sarebbe proprio quest’ingiustizia che imperversa dappertutto? Ecco: questo fa a pugni con quello che ne so io del marxismo, e non mi sta bene.
    È come se dicesse: il punto in cui siamo giunti adesso, è tutto frutto delle idee marxiane. E questo è palesemente falso, mistificante e sporco. Perché è il capitale finanziario e il liberismo selvaggio che ha imperversato come un vampiro, non il marxismo.
    Ricordo che nel Manifesto (il giornale), tutti quelli che ci lavoravano, prendevano lo stesso stipendio. Dalla persona che faceva le pulizie, ai giornalisti, ai redattori. Ovvero: ogni lavoro era importante allo stesso modo, e ugualmente retribuito. Questo è comunismo (anche).
    E invece in che società ci troviamo? È totalmente assurdo che ci siano persone a cui sia permesso di guadagnare 1000 volte di più di un lavoratore medio. Vi sembra niente questo?
    In realtà è ancora poco, perché ci sono tanti e tali ingiustizie da far accapponare la pelle, anche ascoltando le notizie con un orecchio solo.
    Per questo dico che Veneziani fa un volo pindarico totalmente avulso dalle realtà concreta delle cose.
    Poi ringrazio Md. che ci ha spiegato cose molto interessanti, e ha chiarito meglio.
    Parlacene ancora. Grazie.

  22. md Says:

    “Il marxismo resta attivo sotto falso nome e falsa identità, quasi in forma transgenica, come spirito dissolutivo della realtà e del suo senso, del sacro e del fondamento, dei principi e delle strutture su cui si è fondata la società tradizionale. La fine del marxismo, a lungo enunciata, è un caso di morte apparente”
    – cioè in sostanza Veneziani (di cui non ho mai letto una sola riga, queste sono le prime) prende la parola “marxismo”, ne fa un enorme scatolone vuoto e gli infila dentro tutto quel che gli pare (e che secondo lui dovrebbe spiegare l’attuale stato dell’Occidente se non del pianeta): illuminismo, darwinismo, post-moderno, socialismo reale, licitazionismo, biopolitica, femminismo, psicanalisi, terzomondismo, ecc. ecc. – abbastanza a casaccio.
    Ma svela infine il senso di tutta l’operazione: trovare il colpevole dell’uccisione del sacro e della “società tradizionale”.
    Magari Marine Le Pen o il meno noto signor Vincenzo Russo (filosofo eleatico-pitagorico) potrebbero dargli una mano…

  23. carla Says:

    grazie per la risposta
    va bene essere intellettuali ma snobbare così…
    Nietzsche si rivolterà nella tomba ed esploderà la dinamite

    Buon Marxismo!

  24. Giuseppe Savarino Says:

    Ho sempre pensato che il valore preminente del marxismo risieda più nella sua forza critica-filosofica che politica.
    Del resto la differenza tra marxismo e comunismo oscilla in questa sottile ma considerevole linea di demarcazione.
    Non credo che “il marxismo impregna il nostro oggi” semplicemente perché è solo una teoria che cerca di analizzare un sistema economico- quello capitalistico- a differenza dal comunismo che tende invece di scardinarlo.
    Alcuni aspetti di questa teoria ancor oggi pongono dei problemi irrisolti (i rapporti tra individuo e società, economia e classi sociali; la sua “emancipazione”, il plus-valore, ecc.).
    L’aspetto però che non mi ha mai convinto del tutto è il concetto di classe sociale che- pur valido in un certo periodo storico- oggi difficilmente può essere preso a paradigma dell’intera società moderna.
    In questo senso parlare di “proletarizzazione dei ceti medi ma dopo l’imborghesimento del proletariato” conferma effettivamente una “morte apparente del marxismo” ma nel senso di un linguaggio ancora vivente, impregnato della stessa identica concezione.
    Già Simone Weil rilevava che le premesse sia di chi sosteneva il capitalismo sia di Marx risiedevano nella fede di uno sviluppo illimitato delle forze produttive.
    In questo senso l’analisi di Veneziani non è del tutto ingiustificata (a parte l’arbitraria affermazione: “la sua [del marxismo, Ndr) avanguardia intellettuale assume il controllo del potere culturale, come una setta giacobina che vigila sulla conformità al politically correct”).
    Sempre Simone Weil notava come la “tecnica” stava stravolgendo la realtà sociale:
    «I termini oppressori e oppressi, la nozione di classe, tutto ciò sta perdendo di significato, tanto sono evidenti l’impotenza e l’angoscia di tutti gli uomini dinanzi alla macchina sociale» (“Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale”, pag.108).
    La vera rivoluzione oggi e in futuro si gioca e si giocherà proprio sulla “tecnica” e sul rapporto “dialettico” tra individuo, società ed economia: non sono ammesse semplificazioni.
    L'”avanguardia intellettuale”, qualunque essa sia, dovrebbe provare ad andare oltre le vetuste e superate concezioni sociali-economiche e imparare di più dalla lezione della Weil.

  25. md Says:

    @carla:
    non mi era chiaro che la tua (peraltro un po’ ellittica) osservazione richiedesse una risposta, che comunque non ho. E non mi pare di avere mai snobbato nessuno.

  26. md Says:

    Bene, prendo atto che la discussione partita da un post che voleva essere irriverente e scanzonato si è fatta serissima.
    @Giuseppe Savarino
    in realtà vorrei rispondere a Simone Weil, che scrive:
    “I termini oppressori e oppressi, la nozione di classe, tutto ciò sta perdendo di significato, tanto sono evidenti l’impotenza e l’angoscia di tutti gli uomini dinanzi alla macchina sociale”
    – che l’evidenza globale racconta tutt’altra storia e tutt’altre divisioni ed ingiustizie. Chiamiamole pure in modi meno vetusti ed ideologici, se ci fa piacere, ma la loro sostanza sociale non cambia.
    Sul discorso poi del produttivismo e della tecnica ti seguo più che volentieri, d’altra parte non ho mai inteso leggere Marx come se si trattasse del vangelo. Sarebbe, tra l’altro, ben poco marxiano.
    Poco m’importa, poi, definirmi marxista. Preferisco critico e pensante.

  27. xavier faenz Says:

    Che bel casino, ragazzi! Chi si espone, chi si defila, chi fa autocritica ai limiti dell’autolesionismo, chi dispensa chicche di pensiero altrui di rara…originalità (?), chi rintuzza piccato, chi picca rintuzzato. Ecco un’altra delle ragioni per cui seguo questo blog: a volte mi sembra di ritrovarmi ad una riunione di 35/40 anni fa, Mancano i “cioé” e i “nella misura in cui”, dei quali, francamente, non sento alcuna nostalgia, ma per il resto avverto una simpatica elettricità nell’aria, che fa ben sperare: In che cosa non so ancora di preciso, ma di sicuro qualcosa in cui sperare c’é sempre. Però mi lascia un po’ perplesso il buon Filosofiazzero: ma come, proprio adesso che grazie a Luca Ormelli siamo stati informati dell’ultima trovata di m.v., il che, a rigor di logica, ci dovrebbe far sentire tutti più intelligenti di quel che pensiamo, tu non solo vuoi abbandonare, ma ti senti pure una testa di cazzo? Qualcosa non mi quadra: m.v., non é certo un mistero, ha come unico scopo quello di far aumentare l’autostima in ognuno di noi, ti invito quindi a reperire qualche suo scritto da qualche parte e via, in pochissimo tempo tornerai più contento e ottimista che pria. Quest’ultima trovata del nostro, poi, sembra scritta in coppia con la Sig.ra M. Le Pen, altro geniale essere pensante del nostro tempo, e chissà che sotto sotto i due non si siano consultati prima, per arrivare a tanta profonda saggezza critica. Coraggio, dunque, non tutto é perduto!

  28. carla Says:

    @Domina, di solito quando c’è un punto di domanda si presume ci sia dietro una domanda, ma non importa, so che sai essere gentile e scusami piuttosto la pretesa.
    piuttosto, il tuo post potrà anche essere scanzonatorio sotto certi punti di vista, ma non mi piace come ne esce l’immagine di Nietzsche, non riesco a interpretare quel tuo appenderti ai suoi baffoni!

    ciao e buon proseguimento

  29. luca ormelli Says:

    Ringrazio tutta l’allegra brigata per la collaborazione. Il mio esperimento di psicologia comportamentale applicata è perfettamente riuscito.
    E’ stato sufficiente riportare, sotto forma di antinomia, il pensiero di Veneziani [ma avrei potuto optare per un qualsivoglia altro noto esponente del pensiero conservatore] perché si scatenassero le più corrive intolleranze. E tutto questo in un blog di “discussione filosofica” che si vorrebbe aperto alla dialettica. Riconosco all’ospite Mario di avere – inizialmente quantomeno – accolto alcune delle asserzioni dell’articolo da me citato e a Giuseppe Savarino un approccio “criticamente” scevro da pregiudizi.
    Buon proseguimento,
    L.

  30. md Says:

    @carla: non mi pare che l’immagine di Nietzsche ne esca né bene né male (oltretutto il post non ne parla affatto, se non in punta di baffi): ma l’amletismo saltabeccante che ho voluto rappresentare ha trovato proprio in lui un’immagine-simbolo, dato che il suo pensiero è uno degli snodi cruciali della modernità (“piattaforma girevole”, come l’ha definita Habermas), proprio per il suo mettere in discussione l’intero assetto (e linguaggio) filosofico tradizionale. Il termine che hai usato a proposito della sua scrittura (“accattivante”) è estremamente significativo, e rovescia completamente l’idea che della filosofia aveva, tanto per fare un esempio, Hegel, che parla di “cardi della metafisica” e “fatica del concetto”.
    Dopodiché si può benissimo non essere né hegeliani né nietzscheani, dubito però se ne possa prescindere.

    @luca ormelli: non ho notato tutto questo scatenarsi di “corrive intolleranze”, ma se anche fosse la dialettica non può espungere da sé il pòlemos (e nemmeno le tensioni, le passioni e persino i conati, sia fisici che mentali); e ad ogni modo uno spazio (anche virtuale) è fatto di convergenze/divergenze, e di perenni modificazioni da parte di chi vi accede. Non ho deciso io a tavolino come doveva essere questo spazio di “discussione filosofica”, né mi pare giusto lo decida aprioristicamente chiunque intervenga qui.
    E poi c’è spazio per tutti, anche per chi gioca con la psicologia comportamentale.

  31. rozmilla Says:

    @Luca Ormelli:
    oh che bello: siamo stati usati come oggetti di esperimento!
    E siccome, tranne me e Mario, al quale riconosci “un approccio scevro da pregiudizi”, non c’era nessun altro, devo dedurre che la condanna di intolleranza sia rivolta alla mia persona.
    Naturalmente, sarebbe bello, che prima ancora di guardare alla pagliuzza negli occhio degli altri, signor Luca Ormelli, badassi alla trave che si ritrova nel tuo, di occhio, dal momento che usare gli altri come oggetto di esperimento, spero ti rendi conto di quanto sia un comportamento … come dire: perlomeno dubbio?

    Poi mi permetto di fargli notare che in questo Blog di “discussione filosofica”, come in qualsiasi altro luogo, io rappresento solo me stessa, e mi assumo in pieno la responsabilità di quello che dico scrivo e penso; per qui questo Blog è sempre stato, è e rimane, un luogo dove chiunque può esprimere i propri pensieri liberamente, indipendentemente da me, da Luca Ormelli e da chiunque sia.

    In realtà ho proprio l’impressione che l’attrito sia esclusivamente solo tra me e te @Luca Ormelli, fin da quando qualche tempo fa avevi citato Antiseri. Soltanto che, invece di risolvere la questio fra me e te, con franchezza, di cui forse non sei capace, hai covato il tuo rancore nei mie confronti, e forse credi di poterlo risolvere con questi begli esperimenti. Ma non si fa così. O meglio lo puoi fare (e lo hai fatto) se ci trovi gusto e ti fa piacere, ma non è un comportamento onesto, né amichevole, né dialettico. O forse credi che per essere dialettici bisogna per forza di cose essere d’accordo con le tue opinioni? O con quelle di Antiseri o di chiunque altro? O forse non ti piacciono i miei modi? Nel qual caso ti assicuro che non ho nessuna intenzione di piacere a te, come a nessuno.
    Senza contare che i tuoi modi, di giudice da corte suprema, per quanto possano apparire “gentili”, sono alla fin fine molto molto prepotenti. Insomma: chi ti credi di essere? Il padreterno, o un suo inviato speciale?

    In merito al testo che hai postato di tal Marcello Veneziani, anch’io come Mario non sapevo e non so chi sia, quindi non sapevo che fosse un conservatore, come tu ci riveli. Per questo motivo non è il suo presunto “conservatorismo” che ho valutato, ma il contenuto del testo che hai riportato, che mi ritrova del tutto in accordo con le precisazioni esposte da Mario.
    Ora, se tu mi neghi la possibilità di avere le mie idee, in merito ad un testo qualsiasi, dovresti alfine ammettere di essere molto più intollerante di me.

    Per finire, credo che per non tirar per le lunghe una storia che non ha molto senso, ti consiglierei di tirar fuori tutto quel che hai da dire – a me, non al Blog di discussione. Insomma, come si dice: facciamola fuori – la questio – se ne hai il coraggio (invece di lanciar sassi e nascondere la mano). Ok?
    Buona meditazione.

  32. luca ormelli Says:

    @ md

    “corrive intolleranze” [definizione del lemma corrivo: agg.- Superficiale, facilone per disattenzione o per mancanza di riflessione] espunte dai commenti – si badi e preciso che a me del pensiero di Veneziani interessa punto:

    rozmilla: «Marcello Veneziani: altre due baraccia rubate all’agricoltura. Ma purtroppo, se uno batte la testa da piccolo cadendo dal seggiolone, rimane segnato e c’è poco da fare».

    xavier faenz: «m.v., il che, a rigor di logica, ci dovrebbe far sentire tutti più intelligenti di quel che pensiamo (…) Qualcosa non mi quadra: m.v., non é certo un mistero, ha come unico scopo quello di far aumentare l’autostima in ognuno di noi, ti invito quindi a reperire qualche suo scritto da qualche parte e via, in pochissimo tempo tornerai più contento e ottimista che pria. Quest’ultima trovata del nostro, poi, sembra scritta in coppia con la Sig.ra M. Le Pen, altro geniale essere pensante del nostro tempo, e chissà che sotto sotto i due non si siano consultati prima, per arrivare a tanta profonda saggezza critica».

  33. luca ormelli Says:

    @ rozmilla

    perdona la cronologia delle mie repliche ma la tua replica a me l’ho avvistata dopo. Non ho niente di personale [come potrei scagliarmi “personalmente” contro delle dichiarazioni scritte?] né verso di te né verso chiunque altro frequenti il blog di Mario che ritengo sempre stimolante e che merita la lettura. E a dimostrazione di quanto dico testimoniano i miei commenti che seppur non numerosi sono affluiti sin qui. La mia è avversione per il pensiero preconfezionato. Tutto qui.

  34. md Says:

    @luca ormelli:
    non mi piace pre-definire o giudicare il tono e le modalità con cui ciascuno interviene qui (le uniche pochissime volte che l’ho fatto, cassando i commenti, si trattava di evidenti intenzioni “guastatrici”).
    Dunque siano benvenuti i commenti accademici e serissimi o spinosi come i cardi, così come gli irriverenti, i satirici e (talvolta) i corrivi – che non son poi sempre così male, visto che precipitosi o imprudenti lo si è tutti, prima o poi. E poi, suvvia: un giudizio può anche essere avventato, ma non per questo chi lo esprime dev’essere inchiodato a quel suo giudizio.
    Dalla psicologia all’inquisizione il passo, talvolta, è breve.

  35. luca ormelli Says:

    @ md

    obiezione accolta.

  36. rozmilla Says:

    Non so dove abiti, Luca. Qui oggi tira un forte vento. Dici che non c’è nulla di personale. Però ti faccio notare che ognuno di noi sa che dietro alle parole scritte, c’è sempre qualcuno in carne ed ossa che le ha scritte. Io, o tu, o un altro. Che nemmeno le parole vengono dal nulla. Io ci sono, tu ci sei, Mario c’è, Xavier c’è, e così via.
    Ma sono contenta, perché forse abbiamo fatto un passo in là, e forse abbiamo chiarito. Ma se c’è altro da dire, non aver paura, Luca.
    E come vedi, non c’è nulla di preconfezionato, dal momento che i nostri commenti riescono ancora a stupirti. Quello che però mi accorgo di volta in volta, è che mi sarà difficile sconfezionare, è che il nostro md, è un grande. Lo avevo già detto e lo ripeto: grande maratoneta!
    E adesso vado a cucinare, altrimenti qui oggi si salta …
    Ciao. 🙂

  37. xavier Says:

    @ Luca Ormelli
    E io che volevo gettare acqua sul fuoco! Devo aver sbagliato il contenitore con quello della benzina, eppure credevo di vederci ancora bene! Caro Luca Ormelli, non far troppo caso alle mie spiritosaggini, in fondo sono più innocue e assai meno pretenziose degli argomenti con i quali il Sig. m. v. ci ammonisce dalle pagine del GiornaleLibero o LiberoGiornale. Ci scherzo su perchè, in tutta franchezza, come si fa a prenderle sul serio? Ho il dubbio alquanto fugace che possa trattarsi di uno scritto tutto in punta di ironia, e allora sì, diciamo pure che lo scherzo sarebbe ben riuscito, ma il personaggio é triste, e fatalmente fascistoso da sempre (dio,patria e famiglia, per intenderci assai sbrigativamente), pensarlo in chiave ironica sarebbe come a dire che dopo un film di Dario Argento uno se ne torni a casa allegro e felice. Per un esito meno prevedibile del tuo “esperimento”, avresti dovuto scegliere un soggetto meno banale, magari senza citarne il nome, così da coglierci, perchè no, in possibile dialettica contraddizione, e scoprire quanto confusi siamo un po’ tutti, e naturalmente io in primo luogo. Ma é un’ipotesi scherzosa e un po’ cialtrona anche questa: come ho già avuto modo di dire in altre circostanze, da molto tempo ormai non mi riesce proprio di essere troppo serio su nulla, ad onta di sembrare irrispettoso per quanti, invece, usano praticare il contrario. Spero vorrai scusarmi.

  38. rozmilla Says:

    Beh, sì, anch’io poco fa avevo pensato di porgere le mie sentite scuse a Luca, e un po’ a tutti. Che perché no? lo ammetto: negli ultimi giorni sono stata un po’ cattivella. Dev’essere questo fuoco che mi arde dentro da quando da qualche tempo vado a letto col Manifesto del nuovo realismo di Ferraris (a proposito, Xavier, hai visto come sto migliorando, che adesso è meno vecchio e muffito?)
    E poi con questo vento, oggi, che ci posso fare se faccio scintille? così che mi sono impegnata fin troppo in quella tiritera fin troppo seria di questa mattina?
    Così brucio, ma per fortuna poi mi cheto. Che, come dice Md., nessuno deve a tutti i costi essere inchiodato da o ad un giudizio. Non sarà mica un processo, non vi pare?
    E poi a cosa servirebbero le liti se non per fare pace e ripristinare delle condizioni migliori?
    Come si dice: l’amore non è bello se non è un po’ litigarello – e so già che qui Xavier forse mi lancerebbe volentieri un siluro, perchè ripeto a manovella i proverbi della tradizione contadina. E a me piacciono anche i proverbi – che ci posso fare? Non è abbastanza filosofico? Mah .. de gustibus.
    Però non dite che io non tengo per niente alla tradizione – ho anch’io le mie fisse, come tutti. E un bel fuoco sacro, qualche volta. Ciao a tutti.

    E incrociamo le dita forte forte per la Grecia. Che questo sì, è molto molto importante.
    Se bastasse pensarlo tutti quanti intensamente … se potesse bastare …

  39. Anna Salis Says:

    ahahahah! divertentissimo post! Un connubio di mentori (vati del passato) che ruotano enciclica mente intorno al viaggiatore.

    Su wordpress ho difficoltà a commentare da blogger. Blog interessante
    Anna
    http://feeria-asophia.blogspot.it/

  40. rozmilla Says:

    Molto bello anche il ritratto di Nietzsche, realizzato da Munch (leggo).
    Eh sì, se non ci fosse anche Nietzsche, coi i suoi baffi, ai quali possiamo aggrapparci quando capita che la piattaforma scivolosa giri troppo veloce … verremmo sbalzati fuori come fuscelli dalla forza centrifuga. Quindi attacchiamoci forte, ragazzi, quando capita, che non penso proprio che Nietzsche se ne avrà a male. Me lo vedo lì che se la ride come un matto, al di là o al di qua della sua sacra indifferenza. Avrà un senso l’indifferenza? Che ne dite? Di qua o di là degli estremi, lui continua a ridersela indifferentemente. Siamo noi che siamo qui sballottati a destra e a manca …

    C’era una cosa che mi diceva qualcuno ieri – o lo dicevo io a lui? chi si ricorda …
    Ma qualcuno diceva che sarebbe bello accorciare le distanze.
    Qualcuno va sempre troppo in alto, e qualcuno rimane sempre troppo in basso, per esempio.
    Visto dal basso, quello che sta in alto è troppo in alto. Visto dall’alto quello che sta in basso sta troppo in basso.
    Ma come si fa a convergere (verbo molto in auge oggigiorno in Europa) se ognuno, da una parte e dall’altra non si avvicina?
    Quelli che sono in alto vorrebbero che quelli in basso salgano dove sono loro. E quelli che stanno in basso dicono, Ma perché non scendi tu un pochino?
    Che è poi la come la famosa frase di Pippo, ovverosia che “una discesa vista dal basso somiglia a una salita”.

    E se invece ci ritrovassimo tutti in piano?
    Che poi la piattaforma è questa, non è altro che la terra.

  41. md Says:

    @Anna: grazie e benvenuta; mi spiace che tu abbia difficoltà a commentare, ma è vero che talvolta le diverse piattaforme dei blog non sono molto “comunicative” (che è davvero paradossale, vista la loro funzione)

    @rozmilla: sei forse riuscita a spiegare a Carla meglio di me (che anzi non ci avevo proprio pensato) la faccenda dei baffi e della scivolosità…

  42. rozmilla Says:

    Sì, infatti quando scrivevo pensavo anche a Carla. Spero che legga, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensa.

    Poi lo sai che mi son sempre piaciuti i baffoni. Ricordi quando parlavamo anni fa di quelli di Modugno? Oggigiorno invece m’è capitato di notare quelli di Oscar Giannino: non sono incredibili? Beh, non sono belli corposi come quelli di Nietzsche, ma ironici ed impertinenti di sicuro. O quelli di Dalì, non sono tremendi ed ad uncino? O sono appuntiti? Devo andare a vedere.
    Sai, da qualche tempo stanno crescendo anche a me un po’ di baffi – non molto, purtroppo. Ma se mi impegno un po’ di più potrei farmene crescere un paio ai quali si possa appendere felicemente qualcuno … Non sarebbe divertente? Chi vuol essere il primo?
    Insomma, io direi che dovremmo essere grati alle persone che ci permettono di appenderci ai loro baffi, per non cadere. Ma anche a quelli che pagano le tasse!

    L’indifferenza di Nietzsche, però, mi sembra che non sia “sacra” ma divina. Non è così? Non si dice divina indifferenza?
    Certo che Nietzsche è un tipaccio di-vino … epperò si può sempre scegliere se insieme al vino mangiarci pane e salame, oppure la frittata col pane -:) -:) -:)

  43. carla Says:

    Grazie del pensiero 🙂
    leggo, certo…dal momento che ti stai soffermando sui baffoni di Nietzsche l’argomento risulta così coinvolgente…la qualità dei baffi è irresistibile…
    ogni baffo delinea un carattere, può essere?
    una volta erano molto curati, erano l’estetica della bellezza, la corporatura di una personalità.
    (penso anche alla barbetta appuntita di D’Annunzio!;-)
    L’indifferenza, effettivamente, è il risultato di un lunga pulizia interiore, però bisognerebbe interpellare il Buddha, a tal proposito.

    una buona serata

  44. filosofiazzero Says:

    “Ci sono fondati motivi per credere, anzitutto in base agli insegnamenti della storia, che realtà e verità siano sempre state la tutela dei deboli contro le prepotenze dei forti. Se viceversa un filosofo dice che “la cosiddetta ‘verità’ è una questione di potere” perché fa il filosofo invece che il mago?” (M. Ferraris)
    “Cencio dice male di straccio!”(si dice noi poveri diavoli chiantigiani)

  45. md Says:

    @filosofiazzero: ah ah, è un buon detto!

  46. rozmilla Says:

    ho trovato la citazione della “piattaforma girevole” di Habermas (tratto da “Il discorso filosofico della modernità”) rileggendo il Manifesto del nuovo realismo di Ferraris, a pag. 97.

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