Amletismi – 13

Ma è davvero così insopportabilmente post-moderno, costruito ed anti-reale, pensare che non esista una sola teoria che ci soddisfi, o che ci possa soddisfare, al 100%?

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5 Risposte to “Amletismi – 13”

  1. rozmilla Says:

    No, non credo sia insopportabile. Si sopporta, si sopporta anche di peggio, e ci si accontenta di molto meno, per fortuna – o mi auguro, perché per quanto possa sembrare perfetta, sarebbe la dittatura di una teoria. E se poi fosse quella sbagliata?
    Credo più utile non trincerarsi dietro una teoria, ma permettere alle teorie di competere tra loro.
    Anche se può sembrare fastidioso, pòlemos resta il padre delle cose.

    Inoltre sarebbe del tutto irreale credere che una teoria, come qualsiasi altra cosa complessa, possa soddisfarci al 100% e per sempre, oltre al fatto che anche 100% è solo una teoria.
    E non c’entra post-moderno o anti-reale: sarebbe solo assurdo crederlo possibile.

    100 % è un limite assoluto. Significa tutto, se non erro, quindi è solo un’idea.
    E quando mai possiamo ottenere tutto? E cos’è “tutto”?
    Bisognerà accontentarsi, suppongo. E comunque va così.

    Sulle cose semplici, potrei dire di essere abbastanza soddisfatta della teoria che utilizzo per fare il pane, ad esempio, ma persino mentre seguo le indicazioni della stessa teoria per fare il pane (perché persino per fare il pane ci sono più teorie), molte variabili mi portano ad ottenere un pane di volta in volta diverso. C’è sempre il famoso scarto, per cui nulla è perfetto o può corrispondere perfettamente ad una teoria pensata, o scritta sulla carta.

    Le teorie dovrebbero essere utili a noi, e non noi a loro – anche se ciò che è veramente utile non lo possiamo sapere con certezza.
    Ma dopo esserci accorti che una teoria è proprio sbagliata, bisogna provare a cambiare, anche rischiando su qualcosa di nuovo – che magari non è nemmeno nuovo ma soltanto desueto.
    (e sperando che il fiuto nietzscheano ce la mandi buona -:))

  2. rozmilla Says:

    Ho già un’altra teoria in sostituzione. Già, perché che cacchio vuol dire essere soddisfatti di una teoria? Una teoria non deve soddisfare, deve essere utile, deve riuscire a cambiare la vita reale, e farlo facendoci stare meglio, e non peggio.
    Sì, perché da un altro punto di vista, se fossimo soddisfatti non cercheremmo niente di nuovo, né di cambiare sistemi vecchi e muffiti con idee e proposte nuove. Ci accontenteremmo dello stato delle cose. Attuali, ora. Quelle di domani, domani. Le teorie non sono come l’acqua che viene giù dal cielo e non ci puoi fare niente.
    Se ti soddisfano i casi sono due: o sono davvero il massimo che si può ottenere, oppure ti accontenti, anche se fanno schifo.
    Anche un maiale potrebbe essere sazio e pacioso nel suo porcile – pardon per il maiale, che veramente siamo noi che gli fabbrichiamo attorno il porcile, che per lui è una galera, perciò è solo una metafora facile. Ma ad ogni modo, che vuol dire essere soddisfatti? soddisfatti di che, poi, e di cosa?
    Guardandomi attorno mi sembra non ci sia molto di cui essere soddisfatti.
    Direi che è proprio il caso di non accontentarsi per niente, ma di *incavolarsi* persino.
    Ci sono teorie che vanno fatte a pezzi e mandate in discarica. Le teorie, non le persone, ovviamente.

  3. md Says:

    @rozmilla: da una parte non vedo conflitto tra “utile” e “soddisfacente”, ma soprattutto non mi torna che una teoria debba per forza essere utile. Bisognerebbe però, preliminarmente, intendersi su che cosa sia “utile”, tanto per cambiare. E su che cosa sia “meglio” e su che cosa, del reale e della natura, occorra “cambiare” e cosa invece lasciar stare così com’è, ecc. ecc.

  4. rozmilla Says:

    È vero, non c’è molta differenza fra utile e soddisfacente.
    E so anche che una teoria non dev’essere per forza utile, e nemmeno migliore di un’altra, per affermarsi. Di solito vince soltanto la più forte, delle teorie in competizione (e magari con le bombe)
    Piuttosto si potrebbe indagare per chi o cosa, questa o l’altra teoria risulta soddisfacente. E siccome mi accorgo che molte teorie che vengono applicate non sono molto soddisfacenti per la vita della maggior parte, sia degli umani che della natura, ma soddisfacenti soltanto per il solito gruppo ristretto che riesce ad imporle, per questo, per quanto di solito è buona norma accontentarsi e persino scontato, ho pensato che arriva il momento in cui non si può più accettare e accontentarsi di teorie che sono palesemente in contrasto con la vita e la natura.
    Su cosa cambiare, e cosa lasciare così com’è, anche soltanto per discuterne e per aver le idee più precise, non credo si possa risolvere con un paio di (miei) commenti. Inoltre non credo spetti a me (individualmente) deciderlo, stabilirlo e nemmeno farlo. Le cose si fanno insieme, ma non so dove sia questo insieme. Non che non esista, ma per ora è ancora sparso dappertutto, frammentato. O sbaglio?

  5. carla Says:

    nessuno è indispensabile, questo è certo.
    le teorie sono validi punti di appoggio, ma dal momento che l’uomo è un animale incontentabile, queste avranno sempre bisogno di essere sostiuite, rielaborate, reinventariate….ri no mi na te!
    è molto saggio tenersene alla larga, penso (un pò come dai falsi profeti;-))

    ciao Mario, buon week end, torno ad immergermi nel mio crepuscolo montano! 🙂

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