Né mafia né capitale

Non intendo oggi celebrare Giovanni Falcone insieme ai sepolcri imbiancati.
Lottare contro la mafia significa lottare contro il sistema antico delle ingiustizie, contro il capitale, contro le cosche legali e illegali che vampirizzano le energie umane e naturali, che devastano i territori, che accumulano ricchezze, che costruiscono gerarchie.
Significa dunque, innanzitutto, apologia del conflitto sociale. Perché nessuna giustizia ci sarà mai senza eguaglianza e redistribuzione.
Ecco perché quelli con cui voglio celebrare non sono i pupazzi in doppiopetto, ma i contadini di Portella della Ginestra, i sindacalisti come Placido Rizzotto, i comunisti e gli antagonisti come Peppino Impastato e Mauro Rostagno – e, certo, tutti coloro che hanno rischiato o perduto la vita anche solo per avere affermato i principi della legalità costituzionale.
Ma dietro la forma della democrazia occorre sempre ricercare la sostanza della giustizia sociale.
Una legge ed un sistema giuridico che difendono illimitatamente l’illimitata accumulazione delle ricchezze, per quanto scevri da infiltrazioni mafiose, sono forse per questo una buona legge ed un buon sistema?
E comunque la storia del capitale ci insegna che il confine tra legale ed illegale è quantomai labile.
Insozzato una volta per tutte dal luccichìo dell’oro.

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3 Risposte to “Né mafia né capitale”

  1. filosofiazzero Says:

    Ma è così in tutti i posti dove c’è il capitale, o solo da noi?
    Se è in tutti i posti allora “basta” abolire il capitale!
    Se solo da noi, riuscire, almeno, a far pagare le tasse a chi le deve pagare in misura proporzionale al reddito, e a dare più a chi ha meno, lottare per l’aumento degli stipendi, cancellare la metà dei posti pubblici in cambio di un sussidio di disoccupazione pari a 2000 euro al mese (2000 euro dovrebbe essere lo stipendio minimo per tutti, da rivalutare ogni anno)), semplificare e rendere gratuita ogni burocrazia.

  2. Sugel Says:

    Non si deve credere quindi che il corporativismo sia soltanto l’insieme delle istituzioni che hanno il fine di regolare i rapporti fra i datori di lavoro e i lavoratori. Questa è solo una parte del corporativismo. Il corporativismo non regola solamente la questione sociale, ma è un nuovo sistema di organizzazione, di vita e di attività della collettività nazionale e dello Stato nel campo economico e politico. Il corporativismo è un nuovo ordinamento dello Stato in cui tutte le forze politiche e tutti gli organi vengono fatti convergere verso il maggiore potenziamento e verso il massimo benessere della collettività, sulla base di un’unica sovranità: quella dello Stato. È una nuova organizzazione della nazione in cui le attività degli individui e dei gruppi sociali sono sempre subordinati ai superiori fini nazionali.

  3. md Says:

    @Sugel: ?????

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