Appestata è la lingua

«Appestata è la lingua che ci ritroviamo a parlare per inerzia, per imitazione: la lingua di Facebook, di Twitter, figlia della televisione […]
La verità è che chi parla male pensa male. E chi pensa male, prima o poi il male lo fa […]
In ogni caso la peste è un’occasione per il pensiero: invita a pensare dall’impensabile, dal nulla che ci minaccia».

(Sergio Givone, dall’intervista di Gnoli
su La Repubblica del 14.6.2012)

Advertisements

Tag: , , ,

3 Risposte to “Appestata è la lingua”

  1. rozmilla Says:

    […] ogni parola è l’erede di una rovina,
    e fino a che non sarò capace di ristabilirne il respiro
    non potrò parlare veramente.
    Prima della parola,
    ci sarà qualcosa che non richiamerà soltanto un balbettio,
    ma piuttosto una presenza,
    un pensiero del mondo senza più dolore […]
    A. Artaud

  2. filosofiazzero Says:

    …Tanto, in ogni caso, è vero, non si pole altro che usare, nonostanze tutti gli sforzi e le sforzature, che le parole (pestifere)che ci si hanno a disposizione per parlare della peste nella quale si vive. Con molta modestia (mi sembra che se ne fosse digià parlato)
    Albert Camus scrisse il libro “La peste” che resta sempre un grande capolavoro insieme a “Lo straniero”.

  3. md Says:

    concordo su Camus, che ha scritto due tra i romanzi più filosofici del ‘900 – da rimeditare di continuo;
    ovviamente il libro di Givone ne tiene ampiamente conto – come si evince anche dall’abstract:

    Questo libro parla di quasi niente. Di un quasi-niente che riguarda ogni essere umano e che, aduso com’è al (diabolico?) camuffamento, ci giunge qui celato sotto la doppia maschera del morbo più celebre della storia e della finzione letteraria, che di quel morbo fa metafora, canto, fabula. Le voci antiche e recentissime (da McCarthy a Lucrezio, a Camus, a Poe, a Leopardi…) che si susseguono e si richiamano “in eco” da queste pagine sono altrettante declinazioni di un’unica domanda, che è poi il quesito fondamentale di ogni filosofia: perché? Perché siamo al mondo, se dobbiamo morire? Specie se la morte può arrivare nella forma di una catastrofica, immotivata e noncurante malattia che appare e scompare senza senso alcuno. Una malattia che uccide, ma che può far di peggio, lasciando le sue vittime “solo” vive, nude e private di qualunque parvenza di civile umanità. Perché anche l’umanità può rivelarsi una maschera. Siamo qui per scontare una colpa? Magari solo quella di essere? È un’ipotesi amara, che però lascia spazio alla speranza, alla scintilla divina che scopre un senso possibile nel cuore stesso del non-senso. Oppure non c’è alcun destino e nessuna colpa? La natura è una macchina demente, il cielo è vuoto, e il niente la vince sul quasi-niente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: