Lezione (hegeliana) di geografia

Quando mi misi a pensare all’argomento per la tesi di laurea – prima di focalizzare la mia attenzione su Rousseau, i selvaggi e l’antropologia – sottoposi a un docente germanofilo della cattedra di Storia della filosofia moderna e contemporanea dell’Università Statale di Milano, l’idea di vederci chiaro sul rapporto tra geografia e storia nella filosofia hegeliana. Un argomento non semplice, poco studiato in Italia, e che dunque avrebbe richiesto una buona conoscenza della lingua tedesca, ostacolo per me all’epoca insormontabile. Tra l’altro avrei dovuto leggermi alcuni saggi di geografi e storici tedeschi a cavallo tra ‘700 e ‘800 (tra cui quelli di un certo Ritter, geografo spesso citato da Hegel), che se andava bene erano stati tradotti in francese. Mi sarebbe poi piaciuto tirar dentro Johann Gottfried Herder, che aveva scritto due opere splendide dedicate alla filosofia della storia. Ma poiché ero già abbondantemente fuori corso, finii per lasciar perdere.
(Forse giocava anche un riflesso condizionato della mia passione di bambino per tutto ciò che aveva a che fare con la geografia e, soprattutto, con  le carte geografiche; senza ancora sospettare che la cartografia – e la crisi della ragione cartografica di cui parla ad esempio il geografo Franco Farinelli –  è cosa serissima, tanto più in epoca globale).
Hegel, nella sua filosofia della storia, aveva costruito una vera e propria cartografia e mappa dello sviluppo spirituale, generalmente semplificato nell’arco che da Oriente va ad Occidente – l’alba e il tramonto-compimento dello spirito, in chiave chiaramente eurocentrica. Anche se poi tale spirito finiva per sostare un po’ troppo nelle terre germaniche e prussiane, prima di (forse e comunque con poco entusiasmo da parte del filosofo tedesco) intraprendere la traversata dell’oceano e migrare in terra americana. Pur trincerandosi dietro la frase che “il filosofo non s’intende di profezie”, Hegel deve comunque ammettere a denti stretti che l’America sarà il paese dell’avvenire. Non so che cosa avrebbe obiettato se gli si fosse fatto presente che, proprio perché la filosofia non produce profezie,  non si poteva escludere che la circolarità dello spirito avrebbe finito per doppiare lo stretto di Bering e ripartire così dal suo luminoso inizio – e che dopo il secolo americano ci sarebbe stato il secolo cinese, ad onta del fatto che per i cinesi “il mare è solo il cessare della terra”.
Ad ogni modo lo spirito – la cultura umana – ha sempre una precisa collocazione geografica: Hegel la definisce nelle sue Lezioni “situazione di natura, ossia la base geografica della storia del mondo”. I popoli, per esser tali, devono avere una loro “configurazione naturale […] da cui si sprigiona lo spirito”. Questo, dunque, si impasta con il clima e si innesta sul materico-naturale, anche se suo compito essenziale è di elevarsi da questa sua naturalità e fisicità, per riconoscersi in qualità di libero spirito.
Ciò non toglie nulla alla sua valenza fortemente geografica (e dunque storica): Hegel riconosce ad esempio, sulla scorta degli studi settecenteschi, in particolare di Montesquieu, che il clima è un elemento determinante. In particolare, solo la zona temperata può essere a suo giudizio il vero teatro della storia del mondo; mentre il mare ricopre una funzione essenziale in termini di superamento del limite, pericolosità, coraggio, scoperta, astuzia: “nel mare è implicita quella specialissima tendenza verso l’esterno, che manca alla vita asiatica: il procedere della vita oltre sé medesima”. Insomma, non c’è in Hegel una filosofia della storia che non sia contemporaneamente una filosofia della geografia, una geofilosofia o una geopolitica.
(Oggi, a distanza di ben due secoli, si tratta di una branca nuova ed interessante della filosofia: per averne un’idea basta consultare il Sito italiano di Geofilosofia o dare un’occhiata alle 10 tesi di Geofilosofia di Caterina Resta)..

Questa lunga (e forse poco interessante) premessa, per dire che la lezione di geografia è essenziale, e che forse bisognerebbe tornare a studiarla con più attenzione, a prescindere dalla facilità con cui wikipedia o google map ci fiondano sul globo in un batter di clic.
La geografia è cosa serissima; i numeri della demografia sono pesantissimi; lo spazio, anche se apparentemente annullato dai media e dalla rete, è un’estensione imprescindibile; i colori delle mappe geografiche, gli istogrammi e i dati statistici nascondono sotto la loro patina brillante guerre e conflitti, corpi e macerie, lavoro e fatica, vita e speranze insieme ad un bel po’ di promesse tradite.
Faccio solo tre esempi, cercando di applicare quanto ho detto finora a quel che va accadendo in questi mesi in giro per il pianeta:
a) sui numeri, mi pare che la prussiana (e forse un po’ hegeliana) Angela Merkel abbia detto una cosa geofilosofica ovvia, su cui però non molti stanno ragionando: l’Unione europea incide in termini demografici solo per il 7% della popolazione mondiale (il 10% se allarghiamo all’intera Europa), mentre l’Italia non arriva nemmeno all’1%. Quando si usa la categoria di potenza mondiale non possiamo non ragionare anche su questi dati;
b) che cosa vuol dire oggi essere europei od occidentali? perché mai dovrei sentirmi più europeo di quanto non mi senta mediterraneo o ugrofinnico o micronesiano? E poi: insulare  – continentale – fluviale – lacustre – marino – montano – campagnolo – metropolitano – centrale – periferico – nomade – migrante… potrei continuare a lungo con questa cartografia geoantropologica che nasconde e svela ad un tempo il destino di miriadi di esseri umani, insieme alle loro collocazioni biografiche ed esistenziali, difficilmente rappresentabili e riducibili a quelle mappe e a quei numeri;
c) ma la lezione più drammatica ed istantanea di geografia, di geofilosofia e di geopolitica, ce la dà – tanto per fare un esempio paradigmatico – la Siria di quest’ultimo anno: gli abitanti di quella nazione, con quei confini, quella densità, quella superficie, quella conformazione orografica ed idrografica, quel clima e quel fuso orario, quelle religioni e lingue ed etnie – e con quelle risorse (o non risorse) – ebbene loro sì che stanno scrivendo la lezione di geografia con il proprio sangue.

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58 Risposte to “Lezione (hegeliana) di geografia”

  1. rozmilla Says:

    Molto bello, come sempre, e ricco di spunti interessanti.
    Prendo atto dell’autorevole opinione di Hegel in materia, che però non conosceva ancora il mondo globale.
    Ogni cultura umana è legata alla terra, alla natura in cui si sviluppa, sembra essere vero, se pensiamo anche soltanto all’influenza sulla costituzione culturale non solo del clima, ma anche del cibo autoctono e delle abitudini, degli usi e costumi ad esso connesse. Anche se ormai mangiamo cibi esotici, e persino il grano proviene in gran parte da paesi d’oltremare. E senza contare l’oggetto di fede che è ormai diventata la fede universale, il danaro e i flussi del capitale finanziario, quanto mai liquido, per il quale non si danno confini.

    Leggevo qualche tempo fa qualcosa su “Terra e il Mare” di Carl Schmitt, che già nel secolo scorso sosteneva che la supremazia europea era sulla via del tramonto, e con essa il diritto e lo statalismo europeo. E per il quale la storia del mondo è la storia delle potenze marittime contro le potenze terrestri, e viceversa.
    Mi era parso interessante …

    Per Schmitt:
    “Il Mare è innanzitutto la negazione della differenza, conosce solo l’uniformità, mentre nella Terra si dà sempre la variazione, la difformità. Il Mare non ha confini se non le masse continentali ai suoi estremi. La Terra è sempre solcata dai confini tracciati dall’uomo, oltre alle barriere naturali. Il Mare è mobilità permanente, flusso privo di un centro stabile. È caos e dissoluzione. La Terra è costanza, stabilità, gravità. È gerarchia e ordine. Il Mare è il Capitale, la Terra è il Lavoro. Eccetera.
    Allo stesso modo la fluida uniformità marittima genera il dio-denaro, ciò tramite cui ogni merce può essere scambiata ma che non è a sua volta una merce. L’era moderna in effetti è l’era dei flussi: flussi di informazioni, flussi di capitali, flussi di merci, flussi di individui. Il monoteismo del mercato (capitalistico e finanziario) nasce dal Mare.
    Concretamente e storicamente, il Mare sarebbe incarnato dalle talassocrazie anglosassoni, la Terra dalla tellurocrazia continentale eurasiatica.
    E l’America sarebbe in tutto e per tutto l’erede geopolitico e geofilosofico dell’Inghilterra. In essa lo spirito mercantile, l’istinto predatorio e l’individualismo borghese raggiungono livelli deliranti. Il titanismo predatore, piratesco, mercantile tipico delle talassocrazie è animato da una brama di dominio inestinguibile che non può essere limitata da alcuna regola.
    L’istinto di predone dei mari che caratterizza il popolo insulare (Inghilterra e America) intende in modo tutto diverso la vita economica. Qui si tratta di lotta e di bottino, anziché di politica, come sulla terra.
    Nell’isola, quindi, il capitalista sostituisce il politico ed il corsaro prende il posto del soldato; solo sulla Terra l’esistenza dell’uomo è immediatamente politica.”

    Comunque ormai anche la Cina ha “attraversato la grande acqua”, ed è un oceano, a confronto del piccolo stagno che è l’Europa.
    Il sangue, però è sempre sulla terra che continua ad essere versato.

  2. filosofiazzero Says:

    CIFRE
    ho fatto un calcolo, spero che sia esatto, considerando a
    3.000.000,000 il numero di persone disoccupate o sottoccupate nel mondo e immaginando di assegnare loro un assegno di disoccupazione universale umano pari a 10.0000 euro l’anno si arriverebbe a 30.000.000.000.000 (trentamilamiliardi) l’anno.
    I quali andrebbero finanziati col recupero delle tasse non pagate
    in tutti paesi della terra, e ne avanzerebbe, di soldi. Naturalmente semplificare al massimo la burocrazia dimodoché sia facile intraprendere qualsiasi attività che uno volesse. Chi guadagnasse
    oltre diecimila euro il mese non avrebbe più l’assegno e comincerebbe a pagare le tasse proporzionalmnte a partire da 20,000 euro in su. Questo sulla Carta dei diritti dell’ Uomo. Se valessero qualcosa questi diritti.

  3. filosofiazzero Says:

    …correggo; pari a 10.000 euro l’anno
    …oltre diecimila euro l’anno

  4. yulia Says:

    Solo 3.000.000 di disoccupati o sottoccupati nel MONDO??? Casomai era quello il numero da correggere….. l’altro si era capito cosa stava a significare.

  5. filosofiazzero Says:

    …, sì, giusto, avevo scritto 3.000.000,000, la virgolina in fondo mi era scappata!

  6. md Says:

    oggi La Botte dà i numeri!
    e comunque mi viene sempre un leggero senso di vertigine di fronte ai numeri…

  7. filosofiazzero Says:

    md:
    hai ragione, ma, per es, per l’Italia, non sarebbe un obbiettivo irraggiungibile (invece che farsi pigliare per il culo). Da noi non esiste il sussidio di disoccupazione, come in Francia o in Germania, per esempio.

  8. filosofiazzero Says:

    ,,,tutto questo in attesa, ovviamente, che il capitalismo si autodisintegri (come forse digià sta facendo?)

  9. filosofiazzero Says:

    Carl Schmitt: “Terra e Mare”

  10. filosofiazzero Says:

    …ovviamente!!!

  11. xavier Says:

    Ci sto capendo poco, ragazzi: mi pareva che l’argomento proposto meritasse qualche considerazione un po’ meno stravagante: eccezion fatta per Rozmilla mi sembra che le divagazioni addotte siano ben lontane dal rendere il contraddittorio interessante. Con ciò non vorrei essere scambiato per un bacchettatore da strapazzo, alias rompicoglioni, ma insomma…

  12. rozmilla Says:

    Non vorrei sbagliarmi, ma mi pare che fosse Galeno (medico di Aureliano) che, prendendo in considerazione gli emisferi nord e sud e i rapporti tra micro e macrocosmo, parlasse della differenza di carattere (o spirito) dei popoli del Nord e quelli del Sud. Quelli del Nord, maggiormente dediti alla filosofia e alle lettere, venivano definiti “sinistri”; quelli del Sud, maggiormente portati alla matematica, li definiva “destri”. E ovviamente fra destri e sinistri ci sarebbe un’inevitabile difficoltà di comprensione reciproca. Notare che tradizionalmente “sinistro” era ritenuto negativo, malvagio – difatti anche le donne sarebbero sinistre.
    Ovviamente mi pare anche che, sia questa che quella di Schmitt siano interpretazioni mitologiche. Ma anche lo storicismo di Hegel, forse mi sbaglio, ma mi sembra ugualmente mitologico.
    E mi chiedo quanta parte abbia avuto nella storia europea del secolo scorso, la credenza nello sviluppo storico dello spirito assoluto – di cui soprattutto la Germania ha ritenuto di dover imprimere (marcare) la direttrice.
    Non a caso il “marco” era la moneta della Germania prima dell’euro. Marco = segno , non vi ricorda “in hoc signo vinces” ?
    Noi invece avevamo la Lira – strumento musicale, giusto per non mettere il mandolino o lo scacciapensieri. Tutti splendidi strumenti musicali, ma è difficile vincere con la musica: tutt’al più fare le serenate.
    Anche la più recente “guerra” economica in corso, almeno in parte, sembra improntata dallo spirito di supremazia della Germania a voler mantenere l’euro forte, a non voler cedere nei confronti delle altre monete, a non vedere l’opportunità, più che vincere, di salvare il salvabile.
    Senza contare che la differenza economica fra nord e sud, sarà praticamente impossibile da uniformare.
    La convergenza è vocabolo molto in auge da qualche tempo: ma non siamo riusciti neppure qui, dall’unità d’Italia, a far convergere l’economia del sud e del nord nemmeno in cento cinquant’anni.

  13. md Says:

    @rozmilla: sono sostanzialmente d’accordo con te; meglio fare a meno della filosofia della storia hegeliana, anche se alcune cose si possono salvare – di certo non il germanocentrismo. Non mi sento tuttavia di cavalcare la montante germanofobia (così come, di volta in volta, quella per il Giappone, la Cina, o, tra poco, il BRICS). Sono semplificazioni pericolose – ma so che ne sei ben cosciente – che fanno il gioco di chi (scientemente) sta giocando sporco. L’Europa è nata male (e non poteva che andare così, date le premesse), la logica di potenza è ancora attivissima e certi riflessi condizionati novecenteschi (se non ottocenteschi) tornano in auge.
    Il marco marca il territorio (tra l’altro mi par di ricordare che Marco viene dalla radice indoeuropea “mar”, che richiama il grido di guerra – ma cito a memoria, senza avere controllato).
    Sinistro è il capitale, sinistri sono i suoi sicofanti, sinistre le masse che credono ciecamente alle sue promesse.
    E del resto, la storia (con buona pace di Hegel) non era forse arrivata al termine?

  14. Andi Says:

    La filosofia è una scienza morta perchè parla del tutto senza dire niente di nuovo all’umanità,
    La filosofia usa le parole non i fatti. Le parole possono fare poesia e arte ma quando vengono messe insieme difficilmente colgono l’obbiettivo. Quanto più la verità cercata e precisa tanto più sarà difficile da inquadrare e difficile da riconoscere con la lingua.

    E’ inutile fare filosofia in questo modo

  15. md Says:

    @Andi: a parte il fatto che magari è il caso di ricordare all’umanità cose “antiche” e dimenticate, piuttosto che farla bruciare nel fuoco delle novità, non mi pare sia compito della filosofia “fare” qualcosa, su questo rimango molto hegeliano. E’ compito semmai dell’agire politico, dell’etica, ecc. – che però, naturalmente, chiedono di essere “illuminate”.
    La filosofia può magari contribuire, oggi, a riproporre la riunificazione (Vereinigung) di un essere umano sempre più frammentato (Trennung). Ma non può che farlo con parole e concetti – di questo è fatta.

  16. egilllarosabianca Says:

    per Andy-L’arte è morta come la filosofia é questo che vorresti dire?
    Egill

  17. xavier Says:

    Già definire la filosofia una scienza, é un concetto quanto meno riduttivo oltre che errato. Morta poi, sarebbe a dire che non c’é più pensiero, o che é inutile pensare. Allora che si fa? Si fanno i fatti, giusto così per farli?

  18. Vincenzo Cucinotta Says:

    Vorrei riprendere le preoccupazioni di Mario riguardo a questi sentimenti di rancore se non di odio conclamato che si stanno generando nelle varie opinioni pubbliche dei paesi europei. Io consiglierei di non sottovalutarne la gravità, come si suol dire da cosa nasce cosa.
    Seppure a noi che credo siamo persone nate nella seconda metà del secolo passato, che non abbiamo vissuto le guerre mandiali, che magari alò contrario abbiamo vissuto nel clima internazionalista marxista ed anche libertario-hippie, sembra una cosa assurda, i conflitti in europa ci sono stati sempre e purtroppo con l’avanzare che io ritengo ineluttabile della crisi economica, si finirà col prendersela con quegli avidi dei tedeschi o con quei fannulloni dei mediterranei, e le cose più stupide possono diventare anche le più popolarie, pericolose ed incisive.
    Meglio divorziare consensualmente che andare avanti con un matrimonio ormai non voluto, a cui ci si sente costretti. Questo, mi pare, una grande parte del ceto politico europeo non l’ha ancora compreso, pretendendo di stare assieme in un clima di litigiosità che davvero trovo sempre più preoccupantee su cui sbocchi non vedo nessun buon risultato.

  19. filosofiazzero Says:

    …la geografia è fatta (anche) dalle cifre, (mi ricordo un vecchio libro intitolato “Il terzo mondo in cifre”. Quanto si produce, quanto si spende, quanto si guadagna, in totale, pro-capite. quanti ospedali, quanti occupati e disoccupati, quanti ne vive e qunti ne more (mi ricordo un vecchio libro intitolato “Geografia della vita e della morte”.
    Questo per giustificare i discorsi astrusi e le cifre mirabolanti che ho digitato. Una volta c’erano i fantastiliardi di Paperone, ora sono obsoleti!!!

  20. Andi Says:

    @md Il bagaglio culturale dell’umanità e pressochè formato e essendo noi uomini una specie animale è un pò difficile scuotere la coscienza della massa con un’arte speculativa che richiede tempo e pazienza in un mondo sempre più frenetico. Con specie animale intendo riproporre un concetto a volte omesso: l’intelligenza è una ‘parte’ dell’istinto che tuttavia serve fini evolutivi.

    @egilllarosabianca e @xavier se la filosofia non è scienza non rimane che arte, poietica forse, ma pur sempre arte. Premesso che essa illumini le scienza politiche e l’etica, e qui attenzione, ritengo che essa non possa tornare in vita PERCHE’ NO PUO’ STARE AL PASSO CON LA COSCIENZA DELL’ORGANISMO DELL’UMANITà GLOBALIZZATA CHE RIMANE UN ISTINTO DI MASSA E SI REGOLA.

    A TUTTI E TRE, HO 17 ANNI E TANTE IDEE PER LA TESTA ma sono certo che la filosofia è stata scienza in passato perchè ha permesso di conoscere ma è annegata nel bagaglio culturale che oggi possediamo e non potendo la logica basata sul linguaggio che conosciamo essere infallibile, essa rimane un arte del conoscere e del vivere morale.

    @xavier la filosofia è dentro ognuno di noi ma come discussione collettiva e scienza dell’affrontare a fondo i problemi etici è morta per i motivi sopraelencati.

  21. rozmilla Says:

    Ho parenti tedeschi (acquisiti), e amici in Germania che tramite fb mi raccontano di prima mano del sentimento diffuso di ostilità nei confronti dei paesi del sud, certo non perché siano del sud, ma perché non stanno al passo con il diktat e la crescita, e soprattutto perché non sono disposti a pagare per l’arretratezza e i debiti dei PIGS.
    Del resto c’era chi fin dall’inizio di questa crisi aveva già previsto che se i tedeschi fossero stati costretti a rimetterci del proprio per risanare l’Europa, ci sarebbe stato il rischio di vedere risorgere le camicie brune (vd. il manifesto ).
    Questo senza considerare il fatto che la Germania ha avuto i maggiori vantaggi con l’Euro, come persino Monti ha osservato; ossia ha superato la crisi causata dall’unificazione con la Germania dell’est e si è risollevata esportando soprattutto a noi, poveri paesi del sud. Ma si sa che al popolo che pensa con la pancia interessano poco queste considerazioni. Per questo condivido il timore di Vincenzo ma “non” l’opportunità di dividersi e ognuno a casa propria. È lampante che tra gli stati del nord e quelli del sud si ripropone la stessa situazione che esiste in Italia fra regioni del nord e quelle del sud, e per la quale la Lega propone la secessione
    “Dobbiamo dipendere gli uni dagli altri o di sicuro penderemo da soli”* , diceva Benjamin Franklin, esprimendo così l’eccezionalità del bisogno di riunirsi attorno alla causa comune: nel nostro caso l’Europa unita. (*nota: in inglese “hang toghether”, stare uniti, e “hang”, pendere, essere impiccati, favoriscono un gioco di parole)
    Che l’Europa sia nata male, è un fatto. Ma questo non vuol dire che non si possa rimediare al mal fatto. E non vedo altra via praticabile se non costruire l’Europa politica unita, che era la prima cosa da fare, prima di fare l’unione monetaria. L’unione monetaria senza l’unione politica non può funzionare, e lo abbiamo visto.
    Il paragone col matrimonio che fa Vincenzo è curiosa: ma è come un matrimonio contratto in regime di divisione dei beni, fondato sul presupposto, ma soltanto quello, che ognuno debba contribuire economicamente al sostentamento dell’unione; e se una parte non contribuisce in modo adeguato, l’unione viene sciolta e buona notte suonatori. Ma che razza di matrimonio è, se si condivide il letto solo a patto che ognuno contribuisca al rifornimento del frigorifero?
    Conoscevo due tizi che stanano insieme ma tenevano il frigorifero diviso a scomparti e l’unione in breve si sciolse. Tipico caso in cui si scambiano i mezzi con il fine.
    Se si è perso di vista il fine che animava i padri fondatori, di costruire un’Europa unita, va rianimato e ripreso in considerazione. E dovremmo smetterla di essere, o sentirci, italiani, tedeschi, francesi, greci, spagnoli, belgi, eccetera, per cominciare per lo meno ad essere e sentirci europei – al di là delle differenze e degli scoparti frigoriferi.
    Non sarà facile? E perché dovrebbe essere facile? E perché non dovrebbero esserci problemi o crisi che potranno essere via via superate?
    Intanto, interessante un recente commento di Monti: “Non si preoccupino gli amici tedeschi, perché non avremo bisogno del loro aiuto. Ce la caveremo da soli.”

  22. xavier Says:

    Mi sfuggono tante cose del tuo discorso, caro Andi, sopprattutto le definizioni dei concetti di cui parli, al pari delle certezze che esprimi. Forse bisognerebbe intendersi meglio su quei “motivi sopraelencati” che descrivi, su cosa, cioé, tu intenda per filosofia come “discussione collettiva”, o a che cosa sia quell’annegamento nel “bagaglio culturale che oggi possediamo”, al pari di quel “non poter tornare in vita perché non può stare al passo con la coscienza…etc. etc.”, o del non potere la “logica basata sul linguaggio che conosciamo essere infallibile”. Mi sembrano argomentazioni da elaborare con più chiarezza, almeno per me che sono lo scemo del villaggio di questo convivio senza commensali, un po’ per età, un po’ per falsa modestia. Forse anche con qualche piccola presunzione di certezza in meno, che é poi la caratteristica più bella di questo blog. Un saluto.

  23. Vincenzo Cucinotta Says:

    Rozmilla, il tuo intervento solleva dei grandi problemi.
    Apparentemente, tu metti la questione su un binario di buona volontà, di fare la cosa giusta anche se difficile.
    Le cose purtroppo non stanno così, non sei tu e neanche io che gestiremo questa fase, ma un ceto politico modesto. La Merkel è quella che ha creato la crisi rinviando la concessione di un modesto ma decisivo aiuto finanziario alla Grecia per paura di riflessi negativi in elezioni regionali, Hollande è un politicante di lunga data, il più grigio dei dirigenti dei socialisti francesi che ha già ababssato le creste di fronte alla Merkel, per non parlare dei nostri politicanti a partire da quel Monti che di fronte agli evidenti insuccessi del suo governo, continua a parlarne come se egli fosse un semplice spettatore.
    Il problema è che si tratta di gente di modesta levatura, incapace di assumersi le responsabilità necessarie. Di questi non mi fido, e quindi preferisco che questa defaticante trattativa perpetua che avviene nella zona euro e che ha l’unico effetto di fornire il combustibile alla speculazione internazionale, abbia termine. Manteniamo la UE ma non la moneta comune, non per il momento, in un futuro anche prossimo si potrà procedere verso un progetto federalista, insistervi adesso solo perchè è ciò che desideriamo sarebbe un errore fatale, anche questa ostinazione mi preoccupa moltissimo, è l’altra faccia di un’incomprensione della gravità della situazione in cui ci troviamo.
    Mostra un’ostinazione ideologica simmetrica a quella liberista che c’ha portato questa profondissima crsi finanziaria.
    Mi sento cittadino del mondo e molto europeo, ma debbo mio malgrado ammettere che a livello interstatale predomina l’alta finanza e che non serve a niente tapparsi gli occhi e pretendere di suscitare un internazionalismo solidale di cui non si vede davvero traccia.
    Oggi può risultare più utile e prezioso l’esempio anche di un singolo stato che dimostra di sapere andare avanti senza accettare questo tipo micidiale di globalizzazione.

  24. rozmilla Says:

    Vincenzo, la cosa giusta è ciò che si dovrebbe fare. Ma se non se non sarà possibile procedere a tempi brevi, ovviamente anch’io prenderei in considerazione il piano B, come lo hai espresso: mantenere la UE ma non la moneta comune – facendoti notare però che, il problema della gente di modesta levatura anche in questo caso difficilmente riuscirà ad assumersi la responsabilità necessaria per fare questo passo, che comunque temono.
    Ma dal momento che non sarò io come neanche tu che gestiremo questa fase, se appena ci fosse qualche possibilità, ovvero se la politica riuscisse ad essere meno debole nei confronti della finanza, sceglierei il primo caso.
    Diversamente, l’alternativa conduce verso l’autarchia, che non sarebbe il peggiore dei mali. Anzi.
    E in effetti l’utilità dei confini, se non altro, è quello di preservare l’economia dei singoli paesi, economie che vengono devastate dell’imperversare del capitalismo globalizzato.
    Ma anche qui, anche nel piccolo, il problema politico rimane. Chi riuscirà a fare progetti in questa direzione, se siamo guidati da un ceto politico modesto e asservito al capitale?

  25. filosofiazzero Says:

    …basterà prendere NOI il potere (che non siamo asserviti al capitale?) e faremo NOI i progetti che vorremo.

  26. Andi Says:

    @xavier I motivi sopraelencati sono la difficoltà, chiamiamola così, di scuotere l’organismo umano e il fallimento di una scienza basata logica del linguaggio. La discussione collettiva è il convivio di questo blog allargato su scala ampia che fallisce per la velocità in cui siamo costretti a vivere e la relativa inutilità dei suoi prodotti che fanno già parte dell’esperienza umana, del bagaglio culturale umano. Voglio dire che quello che la filosofia può dirci è relativamente inutile per l’organismo umano che persevera i suoi scopi evolutivi e perciò è stata perlopiù scartata: solo pochi uomini (poche parti di esso, la usano ancora veramente come si deve. E se intendiamo la filosofia come amore per il sapere allora ì mi pare ovvio che sia insita nella natura umana. A NOI VIENE DETTO COSA FARE, e le cose dette sono reputata giuste (per difficoltà nel corregerle e per l’impossibilità di un discorso filosofico generalizzato) quindi raramente c’è bisogno di correzioni ancora più raramente si fanno. La logica del linguaggio può fallire e raramente dice cose nuove, se vogliamo: LA FISICA NON SI FA CON I SILLOGISMI. LA COSCIENZA DELL’ORGANISMO DELL’UMANITà GLOBALIZZATA è una realtà, un organismo nuovo e mondiale è nato con internet e si sta evolvendo. NON DIMENTICHIAMO DI FARNE PARTE E NON DIMENTICHIAMO CHE OGNI COSA CHE FACCIAMO PERSEVERA SCOPI EVOLUTIVI.

  27. rozmilla Says:

    @Andi: è naturale che tu abbia tante idee in testa. La filosofia, la logica e il linguaggio sono comunque gli strumenti di cui ogni uomo può disporre per discernere fra tutte le idee che circolano in giro e possono passare per la testa. Come per costruire le case o i ponti servono i mattoni, così per costruire i pensieri servono le parole, e la grammatica. Se però dietro alle nostre costruzioni non ci fosse un pensiero logico corretto, e un progetto, sia i rapporti tra gli uomini, come le case e i ponti, non potrebbero stare in piedi e non sarebbero abitabili. Ma anche la logica non è tutto – forse è questo che intendi? Infatti anche l’estetica è un aspetto da non trascurare.
    Se poi le masse non possono essere influenzate, cominciamo a trasformare noi stessi, ciò che è più vicino, così che ci sarà qualcuno in meno a far parte della massa. Se viviamo in un tempo in cui le masse vengono intrattenute più negli stadi che nelle scuole, questo non significa che l’educazione e la filosofia siano meno vive, per chi le pratica e le trasmette con passione. L’arte del conoscere e del vivere morale, non mi pare una cosa di poco conto. E se non è filosofia, che cosa dovrebbe essere, secondo te? Lo sport o la religione?
    Parli di evoluzione. Sembri aver fede nell’evoluzione biologica dell’organismo uomo, come lo chiami tu, come se fosse un semplice organismo meccanico che non ha alcun potere sulla vita e nel mondo, e che non può scegliere ma può solo adattarsi. Sì, anche i maiali si adattano a vivere nel porcile.
    Ti faccio notare, invece, che non si tratta di pervenire all’opinione sociale più idonea a esprimere quello che sarebbe il mondo, ma si tratta del fatto che il mondo stesso è in evoluzione attraverso le nostre opinioni, i due processi sono un medesimo processo. E il nostro futuro dipende dalle nostre convinzioni, e in ciò che crediamo. Mentre, se ci limitiamo a dire “tanto è così che vanno le cose”, può benissimo andar tutto a catafascio e le cose procedono per il loro corso, come l’acqua che casca sempre verso il basso. Invece bisogna resistere. E andare controcorrente. Facile invece sarebbe seguire la corrente. Troppo comodo. Per questo la filosofia, come la vita, non è né facile né comoda.
    Ciao.

  28. xavier Says:

    Scienza basata sulla logica del linguaggio’? Quale scienza non lo é, dal momento che itutti i pensieri si esprimono attraverso di esso? Molto meglio dire alllora, se così la si pensa, che oggi la filosofia “son tutte chiacchiere ormai leziose e per di più in ritardo”, che mi pare sia, alla fine, il succo del tuo discorso. Nulla di nuovo, caro Andi, della la famosa storiella della filosofia “con la quale o senza la quale, si rimane tale e quale”, che mi sento dire da quando avevo circa dieci anni (non c’era ancora Internet e quasi neppure la tv). Spero bene che non “serva” mai a nulla e sopprattutto che “non sia mai serva di nessuno”, perché quando fa comodo ognuno tenta di rigirarla sempre dalla sua parte per convincere gli altri di avere ragione. Che poi la fisica non si faccia con i sillogismi, ammetto che la cosa non mi toglie certo il sonno, così come del resto nessuno strumento tecnico scientifico può da solo elaborare nulla che non gli venga dai nostri pensieri, che sono poi i nostri umori, le nostre passioni, i nostri convincimenti, il nostro punto di vista sul mondo, anche quando si ricerca in fisica, in matematica o in informatica, dato che a farlo sono sempre gli umani, con il loro genio e le loro miserie.

  29. filosofiazzero Says:

    …che qualcuno facesse, allora, un coraggioso e scomodo discorso filosofico contro il tempo presente. Eccolo, il solito: c’è il capitalismo finanziario, l’oligarchia politica, il dominio del pensiero (vero)da parte del pensiero vigente etc. O vi viene in mente qualcosa d’altro? Vorremmo andare contro corrente mentre scorriamo nella stessa corrente… La filosofia una disciplina scomoda? Oggi? Ma per favore!!! La filosofia dei professori di filosofia!!!

  30. md Says:

    acc!, basta allontanarsi dal blog per sole 24 ore che si scatena una gran discussione (per di più multistratica) – oltretutto non sono nemmeno andato a rilassarmi ma ad assistere a Bose ad una discussione “epocale” sul cristianesimo, con relatori del calibro di Enzo Bianchi e Massimo Cacciari.
    Dunque, faccio sedimentare un po’ il tutto, mi piglio un po’ di fresco sul balcone (e, magari, ci rimango pure a dormire) e domattina riprendo con calma le fila del discorso…

  31. Andi Says:

    @rozmilla @xavier Io ho parlato di logica basata sul linguaggio che parliamo ora (o simile), lo stesso su cui si basa la filosofia. Essa può dire cose corrette ma non necessariamente. Il motivo probabilmente è che ogni termine esprime una quantità di realtà troppo ampia; Io dicendo ‘gli uomini non volano’ non considerano tutte le implicazioni tecniche del verbo volare e qui ritorniamo ad alcuni discorsi platonici e aristotelici a mio parere irrisoluti e secondo quanto appena detto irrisolvibili.Nel linguaggio matematico, su cui si basa la fisica, c’è un collegamento più diretto tra osservazione e realtà perché i numeri e le formule esprimono un concetto unitario, forse troppo per descrivere il complesso della realtà.[Qui si potrebbe discutere sulla possibilità o meno di esprimere tutta la varietà di collegamenti (forze o aggregazioni chimiche) esistenti e sull’esistenza di un teorema fondamentale]. Tuttavia i teoremi trovano per noi riscontro nella realtà perchè vengono interpretati e tutti gli errori commessi nella fisica che hanno impedito la conoscenza completa dell’universo (ammessa la possibilità di questo) sta (omessi gli errori di calcolo) nella cattiva interpretazione delle formule. Voglio dire che è l’uomo che non sempre riesce a usare bene la matematica e non questa che è inesatta.
    Il secondo punto a quanto ho visto è quello evoluzionistico. Il meccanicismo ontologico è una realtà innegabile. Ogni cosa che facciamo è regolata da reazioni chimiche. Ogni cosa che facciamo, anche quelle indesiderate, le facciamo perché riceviamo piacere; persino quando studiamo di notte controvoglia o continuiamo ad allenarci quando i muscoli ci fanno male è perchè pensiamo che sarà utile in futuro, consciamente o inconsciamente; quando togliamo qualcosa a noi e lo diamo agli altri noi facciamo del bene e riceviamo una sensazione di gratificazione. Un uomo sarà più propenso a fare del bene quanto più queste reazioni avvengono, quanti più neurotrasmettitori vengono prodotti ecc..
    Tutte le azioni che facciamo in realtà favoriscono la specie o noi, salveresti una pianta qualsiasi o un uomo qualsiasi dovendo scegliere? Tutte queste cose ci vengono dalla nostra evoluzione e la libertà, ahime, è pia illusione.
    Anche se io adesso ti dicessi di non pensare tu non lo faresti, o se lo facessi prima o poi torneresti sui tuoi passi. Nel caso tu lo facessi verresti scartato dal gruppo e saresti un cattivo esemplare. SIAMO DELLE SCIMMIE. E’ come lanciare su un pianouna quantità incalcolabile di monete e aspettare che qualcuna caschi su un lato, ad alcune accadrà, ora lanciamo su tutte queste altre monete e vediamo quante restano in piedi. Ora rifacciamolo. Quelle cadute sono solo entropia mentre tre monete una sull’altra contemplano il resto. Non può essere diverso da quello che ho detto, se credete il contrario siate convincenti.

    SCUSATE SE HO PECCATO DI ARROGANZA (@xavier), ma nel mio ambiente non riescono mai a stare dietro ai miei discorsi e qui, vedendo il vostro livello, volevo attirare la vostra attenzione per discutere con voi su problemi che oggi a mio parere hanno bisogno di essere risolti.

  32. md Says:

    Bene Andi, cominciamo dalla fine : “Il meccanicismo ontologico è una realtà innegabile”. Ho dei seri dubbi a ritenere innegabile qualcosa che non sia, al limite, il principio di non contraddizione – se non altro perché altrimenti potrei affermare e negare qualunque cosa nel medesimo tempo, e dunque che tu hai scritto poco fa questo commento interessante ma anche che non lo hai scritto.
    (Mentre che possa esistere un diciassettenne che scriva come tu scrivi, e che pensa come tu pensi, credo sia più legato ad evoluzionistiche e favorevoli contingenze).
    Certo che “siamo delle scimmie” – o meglio, siamo una specie animale tra le altre specie – e che si debba spinozisticamente dubitare di facili concezioni della libertà e, soprattutto, di fini speciali cui siamo destinati, son cose estremamente ragionevoli da sostenere e che personalmente sottoscrivo.
    Permettimi però di sollevare dubbi sulla sicumera scientifica di tutte le teorie e le antiteorie in proposito. Preferisco pensarle (e pensarmi) in divenire. La filosofia può anche essere una inessenziale schiuma evoluzionistica – così come può darsi che siamo radiocomandati dalla chimica neuronale. Ma siamo pur sempre noi – umani e finiti – a dirlo. Nessun dio in nostra vece.

  33. Andi Says:

    @md per quello che ho detto sul linguaggio ogni affermazione è parzialmente giusta e parzialmente sbagliata. Non so se riesco a spiegarmi, secondo me le parole non inquadrano la realtà; persino le definizioni vacillano un poco perchè sono comunque basate su modi comuni di intendere il senso delle parole da cui è composta. Persino le parole, a seconda dell’esperienza individuale, cambiano di significato di individuo in individuo. E’ come cercare di prendere una formica sull’asfalto lanciando tanti hula hoop: non potremo mai riuscire a individuare il perimetro del suo corpo per intero ma solo parzialmente. Noi l’abbiamo presa in parte e se nel tempo non riesce a scappare allora siamo sempre più sicuri di aver preso la nostra formica, di aver una conoscenza sicura. E così conoscenza dopo conoscenza costruiamo le nostre scienze. In definitiva il principio di non contraddizione, sempre a mio modesto parere, è valido solo nel mondo ideale della matematica.

    SE quello che ho detto non fosse vero non potremmo spiegarci come mai la grammatica non riesce a costruire un apparato logico valido, che cioè abbia riscontri innegabili nella realtà, come l’insieme dei teoremi matematici.

  34. md Says:

    @Andi: “le parole non inquadrano la realtà”, tu dici. Senonché la “realtà” è parola o concetto. Non c’è dubbio che la rete teorica che noi lanciamo su quella che pre-definiamo “realtà” (e che è intuitivamente un già-da-sempre nel quale siamo contenuti e che la nostra mente vorrebbe contenere – da cui il paradosso fondamentale del pensiero filosofico) non riuscirà mai ad esaurirla. Ma, daccapo, è sempre quella rete-mente (peraltro cangiante e metamorfica) che stabilisce i campi della possibilità e dell’impossibilità, che afferma e nega, che si dichiara ad un tempo finita e trascendente. Persino il “principio fermissimo” che la fonda è da lei fondato. O meglio: sarei propenso a dire che si tratta dello spazio originario di ogni pensabilità, oltre cui non è possibile risalire. Naturalmente il problema riguarda ciò che eventualmente resta fuori da questa “pensabilità”. La filosofia deve occuparsi anche di questo campo “misterioso”? Dovendosi occupare di tutto (e “del” tutto, che pure sono cose diversissime), mi verrebbe da rispondere positivamente. Ma si può “dire” qualcosa dell'”indicibile”?

  35. Andi Says:

    Tu preponi al tuo discorso il fatto che noi possiamo conoscere la realtà solo attraverso la pratica della filosofia ma non riesci, così come tutti i filosofi prima di te, a spiegare perchè essa possa risultare inesatta.
    Io nei precedenti commenti ho fornito una spiegazione che esaurisce la differenza fondamentale tra filosofia e scienza, il motivo della loro possibilità di errore e la differenza nella quantità di possibilità di errore delle due.

    La ‘rete teorica’ di cui parli contiene un errore di base: ‘Il principio di non contraddizione’. NON dobbiamo rischiare di tornare ai discorsi parmenidei dell’essere-non essere e nemmeno ai diversi gradi dell’essere. Serve qualcosa di nuovo.

    A mio modesto parere quello che ho detto è il punto di partenza da cui non possiamo prescindere. E’ una visione che sicuramente non è completamente esatta nè completa in sè ma che raccorda l’esperienza storica che possediamo.
    Vi prego di riconsiderarla per intero e dirmi cosa ne pensate 🙂

    DOBBIAMO RIPORTARE L’ARTE DEL PENSARE AD UN LIVELLO CHE POSSA ESSERE UTILE ALLA FISICA, serve una filosofia nuova, una filosofia al passo con i tempi altrimenti ho paura che menti come le vostre rimarranno limitate in gruppi elitari come questo blog.

    Persone che sanno pensare dovrebbero stare all’apice della società e non qui.

  36. md Says:

    @Andi: credo che sulla differenza fondamentale tra scienza e filosofia siano scorsi fiumi di parole – ma mi pare che sia la stessa storia del pensiero (sia filosofico che scientifico, sia più in generale dell’epoca moderna) a dirci in che cosa esse vadano sempre più dif-ferendo.
    Attenzione, non dico che “possiamo conoscere la realtà solo attraverso la pratica della filosofia” – la filosofia essendo uno dei modi di conoscere (parte di un mazzo variegato, visto che anche la poesia, la musica e l’arte in generale sono forme di conoscenza, non solo la pratica scientifica). Però è il modo che revoca in dubbio tutti i modi, cioè che chiede conto della natura e del senso del conoscere; e che dunque non può non chiedere conto, perennemente, di se stessa.
    Ecco perché, a rigore, “non serve una filosofia nuova”, essendo la filosofia costitutivamente diveniente e, soprattutto, inquieta. E senza inquietudine non c’è novità. Ma l’inquietudine comporta anche il rischio, il pericolo, l’esposizione all’assurdità.
    Non so bene se tutto ciò possa servire alla fisica (che qualcuno sostiene non avere niente di nuovo da dire da troppo tempo, diversamente da altre scienze come la biologia o le neuroscienze – ma non vorrei entrare in dispute intrascientifiche) – ma certo risponde ad un preciso bisogno umano. Poco importa che gli sia o meno immediatamente “utile”.
    Sull’ultima cosa che hai scritto – più che immaginare “apici” intellettuali della società, preferirei che ci fosse intelligenza più diffusa. Certo, abbattere i vertici non pensanti (e quasi sempre dannosi) e tirar giù i palloni gonfiati dai piedistalli è un’attività che mi ha sempre eccitato…

  37. filosofiazzero Says:

    …Cacciari e BIanchi, andrebbero “rottamati”, anche loro.
    Insieme ai Vattimi, ai Severini eccetra, eccetra, italiani e stranieri, che sono sempre i soliti a dare fiato alle trombette filosofiche.

  38. md Says:

    Ah ah! come sei drastico filosofiazzero – tra qualche giorno comparirà un post (ti preavviso così semmai lo eviti)

  39. xavier Says:

    Caro Andi, lungi da me ogni giudizio sentenzioso su una tua presunta e perdipiù inesistente arroganza: credo si tratti più semplicemente di un tratto specifico dellla tua giovane età quello di affrontare a spada tratta ogni argomento che coinvolge mente e cuore, ragione e passione. Spesso ne consegue il bisogno assoluto di risposte immediate, di scelte certe, di percorsi chiari: E qui mi fermo subito per evitare tranelli paternalistici, che pure detesto ma nei quali rischio di scivolare ad ogni passo. Credo che la sostanza di tutto il discorso si basi in parte su un malinteso concetto di filosofia, da cui ha preso forma un contraddittorio stimolante, nel quale comunque mi sento un poco cpme un pesce fuor d’acqua, non essendo al contrario di m.d. e di altri ospiti di questo blog, nè uno studioso, nè particolarmente introdotto alla materia. In proposito la mia opinione da sempre resta ancorata ad un concetto assai semplice: la filosofia non dà risposte, ma fa domande: Il suo compito, ammesso che pure ne abbia uno, resta quello di individuare quelle “giuste”, per poi suggerirne altre, con tutti i rischi che, come per, qualsiasi altra cosa umana, questo porta con sè: Per questo non é mai ferma, e non si “accontenta” mai, nè le importa di “servire a qualcosa”. D’altra parte, mentre i filosofi hanno per loro biologica finitezza una cronologia storica che li comprende, per le idee non é affatto così, tant’é che una vera e propria storia della filosofia in senso cronologico non è sempre lineare con lo sviluppo stesso delle idee. Che, come diceva giustamente m.d., sono solo una parte del tutto: grazie agli dei c’é anche dell’altro. Alla prossima.

  40. filosofiazzero Says:

    …anche io anderei rottamato!!!

  41. filosofiazzero Says:

    …e lo sarò!!!

  42. Andi Says:

    Se la filosofia non dà risposte e rimane elitaria non la porterete mai sulle strade perchè il pensiero tendenzialmente è usato dall’uomo nella misura e nel modo in cui è utile e così come si fa oggi qui non lo è.E’ utile a ciascuno di voi per sedare la vostra fame come in un club del libro qualsiasi ma sono cose diverse. Voglio dire che di questi tempi si può far bene nella vita senza conoscere Hegel.

    Quindi o la filosofia supera sè stessa e tutte le scienze partendo forse dalle basi che vi ho proposto (CHE RITENGO NON ABBIATE CONSIDERATO A SUFFICIENZA) o altrimenti rimarrà la MADRE VECCHIA DI TUTTE LE SCIENZE, il peso che tutte le scienze cercano di scrollarsi di dosso: LA SPECULAZIONE PURA.

    Se ritenete che io possa esservi utile in qualche modo, data la mia età e la mia attitudine alla materia (e di nuovo non prendetela per arroganza), o se pensate che vi sia qualche modo più diretto di utilizzare questa mia abilità o di farla fiorire fatemi sapere per fini più alti.

  43. md Says:

    @Andi: per quanto concerne la considerazione delle “basi che ci hai proposto”, e in relazione a quella che definisci una tua “abilità”, ti chiederei a questo punto di fare uno sforzo e di scriverci in modo più ordinato e sistematico le tue idee in proposito – postandole qui sotto, oppure inviandomele via mail (magari potrebbe essere l’occasione per un tuo contributo personale – quelli che chiamo “materiali” non miei e che ogni tanto pubblico sul blog);

    il problema della filosofia come “elitaria” è una vecchia questione, direi cooriginaria alla nascita del pensiero (basti pensare a pensatori “oscuri” e sacerdotali come Eraclito o Parmenide, ma anche alle presunte dottrine esoteriche di Platone…);
    tra l’altro l’Hegel che tu citi (e senza cui si può benissimo vivere, ma si può anche fare a meno della Terza sinfonia di Mahler così come di tutta la pittura rinascimentale od anche del cinema neorealista italiano, così come della poesia e l’elenco rischia di essere lunghissimo) – Hegel, dicevo, critica duramente i filosofi “elitari”, quelli del “colpo di pistola” o della filosofia come illuminazione ed edificazione, esaltandone invece le modalità logico-argomentative, che sono universali e proprie della ragione umana (e dunque di tutti gli umani). Certo occorre esercitare la facoltà della ragione per poter fare filosofia, e intraprendere un lungo percorso formativo (lui li chiama “i cardi della metafisica”), e non è da tutti farlo, ma non perché ci sia una qualche preclusione di base. Tutti possono filosofare, purché vogliano farlo.
    C’è poi il problema del gergo filosofico – ma direi che il gergo scientifico non è da meno (e del resto ogni segmento del linguaggio ha una sua specificità): a tal proposito temo sia molto più elitaria la scienza, oggi, della filosofia. Miliardi di umani usano prodotti altamente tecnologici, senza conoscerne nemmeno i principi basilari di funzionamento. Però quegli stessi miliardi di umani non smettono di chiedersi che cosa ci stanno a fare su questo pianeta…

  44. luca ormelli Says:

    @ md:

    la filosofia, etimologicamente intesa, non è affatto elitaria. Tutt’altro. Essa è la traduzione volgare che della sapienza ha fatto la scrittura [come correttamente richiami: Platone, Lettera VII].

  45. md Says:

    @luca ormelli: e qui bisognerebbe ragionare con Giorgio Colli di sapienza, oralità e filosofia propriamente detta…

  46. luca ormelli Says:

    Esattamente Mario. Mi stupisco quando constato che “La nascita della filosofia” è uno dei testi Piccola Biblioteca Adelphi più ristampati. E, a tutta evidenza, più misconosciuti.
    Un saluto, L.

  47. md Says:

    Un testo imprescindibile! Da meditare riga per riga…

  48. xavier Says:

    Forse, caro Andi, ciò che intendi per filosofia é una sorta di antibiotico di vecchia generazione, ancora utile fino a qualche tempo fa, ma non più in grado di fronteggiare gli agenti patogeni più resistenti ed agguerriti di oggi. Ergo: o si aggiornano i suoi principi attivi, o non serve più a nulla. Purtroppo o per sua fortuna la capacità di elaborare pensiero critico non ha pretese salvifiche, né, ieri come oggi, si pone l’obbiettivo di “superare sé stessa”, per aggiornarsi coi tempi. Più semplicemente si può intendere come uno dei possibili interpreti e potenziali ispiratori per cambiare la realtà, ma come conseguenza, non come fine del suo esistere. In questo direzione possono concorrere anche altri fattori ugualmente importanti dell’agire umano, senza porre classifiche di sorta al passo coi tempi. Scusami la franchezza, infine, ma la storia dei “fini più alti”, preferisco prenderla come uno scivolone: più elitario di così!

  49. rozmilla Says:

    E io che non mai desiderato altro che far parte di un’elite 😉
    adesso dovrò cambiare tutti i miei progetti … (scherzo)

    In realtà volevo dire a @Andi, che a me è mancato di poter studiare, a suo tempo, nei tempi regolamentari; e che non averlo potuto fare, questo mi fa sentire per certi versi un po’ inferiore; e se avessi potuto studiare anche Hegel, non mi sarebbe dispiaciuto affatto. Magari sarebbe stato uno sforzo immane, o superiore comunque alle mie capacità, ma se avessi potuto farlo forse mi avrebbe aperto la mente, avrei appreso un metodo, un modo diverso di ragionare e di usare l’intelletto. Ho provato a farlo nell’età adulta, ma è diverso, perché dopo qualche tempo dimentico tutto. I pasti troppo pesanti ormai non fanno più per me e mi accontento di spizzicare. In compenso continuo a tessere la mia tela. Ma gli altri molto spesso mi prestano anche i loro fili, e li ringrazio.

  50. filosofiazzero Says:

    …filosofia spicciola:
    “Nessun taglio alle 100mila pensioni d’oro che ogni anno costano 13 miliardi”
    da “il fatto”

  51. Andi Says:

    @md mi piacerebbe scrivere qualcosa; mi dici la tua email e cosa devo scrivere esattamente?

    @xavier io vi ho proposto la mia idea, la matematica la usano tutti ma relativamente in pochi l’hanno fatta

  52. filosofiazzero Says:

    Andi:
    …un consiglio dal buon vecchio filosofiazzero
    “vivi nascosto”

  53. md Says:

    @Andi: mario.domina@alice.it (che è anche pubblicata sul blogroll); beh, credo che tu possa cominciare dalle cose che hai scritto qui, nei vari commenti (e in particolare sulla tua concezione di filosofia: critiche, aspettative, prospettive, ecc.). Naturalmente non si tratta di un tema o di un compito in classe…

  54. Andi Says:

    @filosofiazzero non ho capito il senso del tuo consiglio, perchè dovrei vivere nascosto?

  55. filosofiazzero Says:

    Andi:
    come tu sai è una massima di un antico filosofo greco,
    significa che è meglio non lasciarsi impelagarenel frastuono
    (anche, cosiddetto, concettuale)del mondo

  56. filosofiazzero Says:

    Andi:
    …ma il mio, ovviamente, era un discorso da vecchio misantropo
    palloso. Quello che devi fare te, soprattutto considerando la tua bravura cultura intelligenza (così ti vedo io) è buttarti nella mischia ontologico-ermeneutico-filosofica per dire quello che hai da dire, che ce n’è bisogno di giovani e di aria nuova (speriamo)!!!
    Mario Domina, come il solito, è stato un ottimo PSICOPOMPO!!!!

  57. md Says:

    ahah, psicopompo non me lo aveva detto ancora nessuno…

  58. angelo Says:

    Articolo molto interessante… di sicuro non sempre i soliti consigli triti e ritriti… grazie per lo spunto.

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