Aforisma 54

Adoro sopravvalutare le persone. Lo trovo un necessario inno alla possibilità.

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

21 pensieri riguardo “Aforisma 54”

  1. …pensavo tu parlassi anche (nell’universale) di gente che leggi, che senti, che senti dire, che ritieni (a-priori-posteriori)che giudichi, che disprezzi (quindi tendi a non sopravalutare) che osteggi, che non sopporti etc.

  2. Mettiamola così (psicologizzando): nella modalità relazionale, quando incontro qualcuno/a per la prima volta, tra il sopra e il sottovalutare (nonostante la bruttezza di quel “valutare”) sarei propenso a preferire la prima opzione. Salvo poi “valutare” e ricredermi.
    Che è poi quel che separa il possibile dal necessario (sempre in termini più psicologici che logici).

  3. …incontrare, giusto, ma c’è sempre una griglia pre-giudiziale verso certe categorie, non trovi? Considerando le ipotesi di cambiamento totale che vengono a volte emmesse sul blog, credo che questo sia anche giusto.

  4. Non mi riesce più nè di sopra nè di sotto (valutare), mi distraggo e non mi riesce neanche troppo bene valutare: Che stia diventando un babbeo?

  5. E’ il giusto approccio che gli adulti dovrebbero utilizzare con i bambini. Sopravvalutarli consente la creazione attorno a loro di uno spazio psicologico di possibilità. Sottovalutarli equivarrebbe a bloccarne l’accrescimento della personalità, come costringere un albero ad attecchire, formarsi, germogliare e prosperare in un barattolo.
    Visto che è ormai dimostrato che lo sviluppo del cervello umano in termini di connessioni sinaptiche è possibile a qualsiasi età, perché il tuo criterio possibilista non dovrebbe valere di massima anche per gli adulti?

  6. Ogni scarafone è bello a mamma sua 🙂
    Sì, credo sia un atteggiamento di genere materno, quello di sopravvalutare le persone. Il rischio – poi – è di farne dei cocchi di mamma, soprattutto in Italia, narcisi o eterni Peter Pan. Nello stesso tempo non si può che coltivare, all’inizio, l’innato e naturale amore per se stessi. Far leva su quello. È giusto. E su cosa, sennò?

    Più sopra, sullo scambio fra md e filosofiazzero … non ce la prendiamo mai con le persone, per quello che sono, anche perché non lo possiamo sapere, ma solo con quello che rappresentano.
    O verso ciò che di loro appare, come fenomeno.
    Un educatore ha però il dovere di puntare lo sguardo più in là, e di scommettere sul futuro.

  7. …educare Monti, la Fornero, Berlusconi, Casini, Bersani, la Bindi,
    Bocchino, Scalfari, generali e ammiragli in pensione presidenti della Cassazione, della Corte Costituzionale (sic!!!)anche loro in pensione o non in pensione, professori e leccapalle dei professori di tutti i generi notai avvocati architetti ragionieri geometri eccetra?
    Il futuro siete VOI, non loro!!! Lasciateli perdere loro!!

  8. Filosofiazzero! Sarebbe assurdo pensare di educare o ri-educare i personaggi che citi. Non mi sono spiegata bene.
    Scommettere sul futuro dei ragazzi, intendevo dire, e non certo sul futuro dei personaggi pubblici.
    Oltre al fatto, che da un certo punto in poi l’educazione di sé è un problema che ci si deve assumere in prima persona – non ti pare?
    In quanto a “noi”, forse abbiamo ancora un po’ di futuro, dopodichè saremo futuro anteriore.

    Su quello che diceva Antonino, che lo sviluppo del cervello umano è possibile a qualsiasi età, bisognerebbe capire che tipo di sviluppo intende, e se e come sia possibile. Si possono mantenere i neuroni attivi, impedire che degenerino, e persino aumentare la velocità delle connessioni, è questo che intende?
    Ma se i contenuti, ossia il “materiale” che viene trasmesso tra i neuroni è cattivo, pessimo, non è che migliora perché va più veloce. Ma di sicuro può migliorare l’attività motoria: ginnastica intellettiva, insomma, “muscolare”.
    E per far questo basta fare il sudoku o cose così. Ma anche l’algebra.
    Voglio dire, che se il cervello, o l’intelletto, è una sorta di calcolatore, tutto dipende dai dati che si vanno ad inserire. Ma se i dati sono errati, o strampalati, o futili, anche se i calcoli sembrano giusti, il risultato sarà comunque errato, o strampalato, o futile. E questo non solo quando si è adulti: sempre.
    Per questo vedo una bella differenza fra l’educazione e lo sviluppo del cervello. E non credo che il fine cui tendere sia lo sviluppo del cervello. Ma se vogliamo lo sviluppo del cervello può essere una delle conseguenza di una buona educazione.

  9. …io non voglio né educazione né tantomeno sviluppo del cervello sinapsi o quant’altro voglio solo che non si debba più dipendere sempre dalle solite teste di cazzo sia politiche che intellettuali (se lo fosse possibile) Come mai sui giornali ci scrive p.es. Eugenio Scalfari e non Rozmilla, o Mario Domina, o tutti voi del blog?
    Ma forse è meglio così, sennò sareste anche voi uguali!

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