Aforisma 62

La cultura: un gigantesco dispositivo di rimozione collettiva della morte.

Advertisements

Tag: ,

29 Risposte to “Aforisma 62”

  1. xavier Says:

    …..come ogni altra cosa umana, del resto.

  2. carla Says:

    Quindi un invito a tutto ciò che è freneticamente *vivo*…

  3. Vincenzo Cucinotta Says:

    Mario, forse mi inganno, ma mi pare che ci sia tanto di autobiografico in questo aforisma, mi pare che proprio in questi ultimi mesi ti piaccia giochicciare con il concetto di morte ed annessi.
    In ogni caso, dissento energicamente, la cultura è una forma di adattamento ambientale che ha avuto un successo clamoroso. Naturalmente, ci si può trovare molto altro. ma questo mi pare l’aspetto di gran lunga prevalente.

  4. Antonino Says:

    Concordo con Vincenzo Cucinotta nel dire che la cultura nell’accezione soggettiva “è una forma di adattamento ambientale che ha avuto un successo clamoroso” ed aggiungo che rappresenta la condizione di possibilità per l’essere umano di decidere se una cosa appartenga alle categorie del bene o del male a prescindere dall’istinto. In senso oggettivo, coglierne il senso con un aforisma è difficile, figuriamoci a darne una definizione. Io spesso faccio riferimento ad una idea di cultura che «denota un insieme strutturato, trasmesso storicamente, di significati contenuti in simboli, un sistema di concezioni ereditarie, espresse in forma simbolica, per mezzo delle quali gli uomini comunicano, perpetuano e sviluppano le loro conoscenze e le loro prese di posizione di fronte alla vita».
    Come osservato da molti studiosi, l’importanza di questa definizione data dall’antropologo Clifford  Geertz sta nel fatto che essa chiarisce che la cultura viene trasmessa attraverso i processi di inculturazione o di socializzazione. E non fa parte del patrimonio genetico degli istinti, in quanto viene appresa dai singoli nell’ambiente in cui essi si formano e che li modella in conformità alle esigenze proprie del gruppo sociale.

  5. filosofiazzero Says:

    Dove esiste la cultura
    L’esistenza è meno dura?
    O è più meglio l’ignoranza
    Come insegna Sancho Panza?

  6. carla Says:

    Fortissimo!:-)))
    io sto dalla parte di Sancho

    mi permetto questo frammento meraviglioso del nostro amico Francesco:

    [ Don Chisciotte ]

    Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
    solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora:
    per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
    e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
    L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
    anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
    ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
    il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…

    [ Sancho Panza ]

    A proposito di questo farsi d’ombra delle cose,
    l’altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
    le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
    ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
    era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
    Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
    credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
    il solo metro che possiedo, com’è vero… che ora ho fame !

    [ Don Chisciotte ]

    Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch’io un realista,
    ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
    l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna,
    preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
    che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
    ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
    Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
    ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire…

    [ Sancho Panza ]

    Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
    e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
    ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
    riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
    In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
    dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente,
    riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
    al “potere” dare scacco e salvare il mondo intero ?

    [ Don Chisciotte ]

    Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
    perchè il “male” ed il “potere” hanno un aspetto così tetro ?
    Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
    farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?

    [ Insieme ]

    Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani
    e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
    sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
    siamo i “Grandi della Mancha”,
    Sancho Panza… e Don Chisciotte !

  7. Luciano Says:

    Salve.

    Mi chiedo come faccia la cultura a essere una forma di adattamento ambientale (tralasciando il suo successo o meno). Peraltro, come citato da Antonino:

    “Come osservato da molti studiosi, l’importanza di questa definizione data dall’antropologo Clifford Geertz sta nel fatto che essa chiarisce che la cultura viene trasmessa attraverso i processi di inculturazione o di socializzazione. E non fa parte del patrimonio genetico degli istinti, in quanto viene appresa dai singoli nell’ambiente in cui essi si formano e che li modella in conformità alle esigenze proprie del gruppo sociale.”

    che afferma, a mio parere l’esatto contrario. La cultura è frutto della ritualizzazione e della strutturazione di comportamenti, che se vogliamo possono essere adattativi, ma non rappresenta essa stessa adattamento ambientale. Noi beviamo il caffè perché il nostro organismo ha subito delle mutazioni genetiche che ci permettono di digerirlo (e questo è un adattamento biologico), poi i diversi modi di assumerlo, a seconda del contesto culturale, sono un’altra cosa.

    A presto.

  8. Vincenzo Cucinotta Says:

    Luciano, temo di non capire cosa vuoi dire.
    Non ho parlato di adattamento biologico, ho parlato di adattamento ambientale: cosa c’è che non va in questa affermazione? A meno che tu ed io intendiamo con cultura cose differenti.
    Tu fai l’esempio del caffè, ma io non parlo dei vari tipi di cultura (come dei vari modi di consumare il caffè), ma del fatto stesso di avere una cultura, cioè dell’accumulo e del tramandare le informazioni. Ciò ha consentito agli uomini di colonizzare l’intero pianeta, cosa impossibile sul piano strettamente biologico. Poi, c’è la cultura dei popoli che vivono in paesi freddi e quella dei popoli che vivono nei paesi caldi, tanto per esemplificare, ma in entrambi i casi la cultura ha consentito l’elaborazione e il perfezionamento di comportamenti che hanno reso possibile vivere in quei luoghi, cosa impossibile su un piano esclusivamente biologico.

  9. Luciano Says:

    Salve.

    Vincenzo, forse io parlando di adattamento ne vedo preponderante l’aspetto biologico. Il perfezionamento dei comportamenti è un effetto dell’adattamento a una particolare nicchia ambientale non l’adattamento stesso. Peraltro, la colonizzazione dell’intero pianeta è assolutamente un effetto dell’adattamento biologico che poi, mediante un processo di convenzionalizzazione, si è strutturato e stratificato in quel che noi conosciamo e tramandiamo come cultura. Ovvero, Homo Sapiens ha colonizzato l’intero pianeta grazie proprio alle sue capacità di adattamento biologico ai diversi ambienti.
    Tuttavia potrei aver interpretato quel che hai scritto in modo eccessivamente restrittivo…

    A presto.

  10. Vincenzo Cucinotta Says:

    Luciano, non vedo questa forma di adattamento biologico ai differenti ambienti. Mi pare che gli eschimesi e i bantu non siano anatomicamente e fisiologicamente così differenti.
    Col cavolo che gli eschimesi potrebbero vivere dove vivono senza indossare pellicce e senza gli igloo, e gli indumenti e le abitazioni sono un chiaro frutto della cultura, non ci vedo nulla di biologico.
    mi sarò perso qualcosa delle tue argomentazioni?

  11. xavier Says:

    In fondo mi sembrava che l’aforisma in questione fosse un po’ come la scoperta dell’acqua calda, per lo meno in relazione al fatto che ogni cosa che gli umani pongono in atto contiene il tentativo di rimuovere il senso di finitezza che ci é proprio. Altrimenti, com’é scontato, a pensarci in continuazione impazziremmo tutti. La cultura, nelle sue accezioni più ampie e profonde, fa la sua parte.. La barbarie, pure. Poi si discuta pure sull’una e sull’altra.

  12. Luciano Says:

    Salve.

    Non credo tu abbia perso qualcosa delle mie argomentazioni, i tuoi commenti sono sempre puntuali e coerenti. L’adattamento biologico che accomuna Bantu ed Eschimesi è la capacità di Homo Sapiens (entrambi hanno lo stesso DNA) di sopravvivere a variazioni climatiche in un certo intervallo di temperatura. Ma l’igloo e tutte le altre cose che citavi, rappresentano a mio parere il tentativo di modificare l’ambiente in modo che esso sia adatto alle caratteristiche vitali di Homo Sapiens e non il contrario. Probabilmente qui sta la nostra differenza di punti di vista. E questi tentativi sono sempre, diciamo, “locali”, cioè appartenenti al singolo. Quando poi divengono “globali”, ovvero comportamenti ritualizzati e trasmessi all’intero gruppo, costituiscono cultura.

    A presto.

  13. Vincenzo cucinotta Says:

    Xavier, ti devo fare una confessione, io questa angoscia verso la morte non ce l’ho, neanche in minima parte: sarò anormale?
    Può darsi, ma non lo credo, credo invece il contrario che è la cultura che ci fa pensare alla morte, tant’è che si tratta di una situazione specificamente umana, di nessun altro animale.

  14. Vincenzo cucinotta Says:

    Luciano, ti seguo con difficoltà. Io dicevo appunto che, visto che proviamo a rendere l’ambiente adatto a noi e non il contrario, si tratti proprio di cultura. Nell’esempio che citavo, non v’è nulla di individuale, igloo e pellicce sono parte di una tradizione di lunghissima data, niente potrebbe essere più culturale di simili attrezzi di sopravvivenza

  15. xavier Says:

    @ Vincenzo
    E’ proprio perché la esorcizziamo in mille modi con la cultura (in ogni sua forma), che la famosa angoscia in questione é in parte rimossa, e l’esistenza di ciascuno se ne fa più o meno una ragione. Pensa se anteponessimo ad ogni nostra azione la premessa della sua finitezza o della sua caducità, che so: “Sono innamorato, ma in attesa di morire”, “Studio, ma in attesa di morire”, “Gioco a calcio, ma in attesa di morire” etc,etc: Chiaro che ci sarebbe, appunto, da spararsi prima del tempo. Tuttavia capita, prima o poi, a quasi tutti, di rifletterci sopra e di fare i conti con questo aspetto così tremendo della nostra esistenza: ciascuno a tempo e luogo proprio, con gli strumenti alti o bassi di cui disponga, e con l’angosciosa, questa sì,sicurezza di non poterne venire a capo. Per questo credo che, sia pure attraverso l’accezione di un semplice aforisma, l’affermazione o il dubbio o l’interrogativo di Mario, siano tutt’altro che un giochetto.

  16. Vincenzo cucinotta Says:

    Scusa Xavier, ma tu replichi la tua opinione, non è che stai rispondendo a me, vero?
    Se è così, non ho certo obiezioni, non è che voglia che mi si risponda ad ogni costo, basta intendersi.

  17. Luciano Says:

    Salve.

    Sì Vincenzo, il fatto è che tu parli dello stato attuale delle cose mentre io ne considero l’origine. E’ chiaro che ora l’igloo non può essere considerato un evento individuale, ma lo è certamente stato quando i primi sapiens si trovarono a fronteggiare quelle temperature, Homo Sapiens ha iniziato a dormire in una grotta non per adattarsi all’ambiente, ma perché in questo modo ha trovato condizioni di microambiente che potevano risolvere i suoi problemi riguardo alla sicurezza, all’accumulo di materiale utile senza che questo fosse rubato e via dicendo. Le nostre case odierne ne rappresentano l’evoluzione. Voglio dire, per non tediarti ulteriormente, che l’uomo ha interagito ( e lo fa tuttora) con l’ambiente mediante l’affinamento continuo dei suoi processi cognitivi, affinamento che è avvenuto sfruttando sinergicamente l’esperienza e quello che viene definito come SISE. Lo strutturare queste interazioni in insiemi di comportamenti, valori, etc, etc ha costituito la cultura che a sua volta è stata volano della successiva capacità di affrontare e risolvere nuovi problemi.

    A presto

  18. xavier Says:

    Non ci sto capendo più niente, chiedo scusa ma mi pare che l’aforisma in partenza suggerisse come centrale il tema cultura/morte. Che poi ognuno possa dire la sua su tutto e in ogni direzione, non spetta certo a me stabilirne i limiti e le condizioni, ma così vado un po’ alla cieca e perdo un po’ la bussola, Affari miei, é vero, ma dato che ci sono ho preferito dire anch’io la mia.

  19. Luciano Says:

    Salve.

    Hai ragione Xavier, il tema dell’aforisma è un altro. Ma come sempre accade, ogni parola diventa sorgente di mille discussioni e punti di vista e io mi lascio prendere, forse troppo, dal flusso dei ragionamenti. Il problema è che ciascuna conclusione è figlia, legittima o illegittima, delle premesse da cui si parte, e quindi è naturale che se non si condivide l’assunto iniziale, l’analisi dell’argomentazione comincia da lì e magari prende derive non previste.

    A presto.

  20. xavier Says:

    Osservazione che non fa una piega. D’altra parte é nello spirito dell’autore di questo bel blog non porre rigidi paletti o recinti ai limiti della discussione. E’ un mio difetto quello di voler restare sempre sull’argomento, probabilmente perché temo il rischio della chiacchiera dispersiva, che quand’anche colta, sempre chiacchiera rimane, Naturalmente non mi escludo affatto da questo rischio, per cui se monito (?!) deve esserci, lo rivolgo prima di tutto a me stesso. Un saluto.

  21. md Says:

    @Vincenzo Cucinotta: nulla di autobiografico, e nessun giochetto (dove mai avrei giochicchiato con la morte, scusa?)
    tutto il resto dei commenti lo leggerò con calma una volta rientrato, per ora sono ancora sotto l’effetto allucinatorio dell’isola…

  22. Vincenzo cucinotta Says:

    Scusa Xavier, ma stavolta non credo di essere andato fuori tema.
    Mario avanzava una tesi che non condivido. A meno che tu pensi che io debba tacermi, allora, non posso che esporre il mio punto di vista.
    In altre parole, sul tema cultura di cui tutti abbiamo parlato, seppure ciascuno a suo modo, c’è chi pensa alla morte e c’è chi pensa all’adattamento ambientale, e non credo abbia senso dire che qualcuno è andato fuori tema: sarebbe come dire che dissentire sia andare fuori tema.

  23. luca ormelli Says:

    @ Vincenzo cucinotta:

    Dissentire implica, etimologicamente, l’«andare fuori tema»; atteso che thema, in greco, vale «ciò che si pone».
    Quanto a me, dissento dalla sezione estiva del blog. Più che di pensiero «allenato», come da proposito dell’ultimo colophon, parlerei di pensiero «allentato». Niente di criminale certo. Meglio il silenzio, talvolta.

  24. xavier Says:

    Ci mancherebbe che mi mettessi anche a zittire o a redarguire chicchessia! Faccio ammenda se ho travisato il senso generale del discorso, in argomento o meno che fosse, paventandone il rischio di potenziale chiacchiericcio, ma si sa, i vecchi son quasi sempre sospettosi. E dopo l’alibi alquanto paraculo che mi sono dato, ringrazio comunque Luciano, che in qualche modo mi ha confortato, assolvendomi almeno in parte. Luca Ormelli invece ci bacchetta un po’ tutti, a partire da m.d. indirettamente fino a noi: Riceverà i miei padrini. Spada o pistola?

  25. Vincenzo cucinotta Says:

    Luca, avrai anche ragione, non ho la tua erudizione per contestare la tua tesi, ma certo che tu ti troverai a corto di vocaboli nel caso che qualcuno avesse commentato l’aforisma proposto dicendo
    “Oggi non ha piovuto”, che è quello che io considero, da rozzo profano, andare fuori tema: Sarei curioso di sapere come tu avresti considerato un tale commento.
    Grazie.

  26. luca ormelli Says:

    @ xavier:

    guerra termonucleare globale andrà benissimo ugualmente.

    @ Vincenzo cucinotta:

    L’avrei considerato un «andar fuori tema» alla stessa stregua seppur con una gradazione differente. La proposizione di Mario – pregna e tormentata – comporta uno spettro di considerazioni a corollario di primo, secondo, terzo ecc. grado.
    Chi avesse scritto «oggi non ha piovuto» a margine della proposizione principale avrebbe pubblicamente imposto [giacché scrivere in un blog privo di coda di moderazione equivale ad imporre la propria traccia nella cache di wordpress e, al contempo, cancellare un commento ex post implicherebbe una censura da parte del gestore – Mario Domina – che ritengo essere estranea alle volontà del medesimo] un enunciato/significante di parentela talmente lontana da risultare eccentrica. E pertanto «fuori tema». Penso di averti esposto il mio pensiero in misura sufficientemente netta.

  27. Luciano Says:

    Salve.

    Però, per amore di verità, il primo commento di Vincenzo non era affatto fuori tema, giacché dissentiva dall’argomentazione che voleva la cultura come artificio per allontanare dall’uomo il pensiero della morte. Vincenzo sosteneva che semmai la cultura è una forma di adattamento all’ambiente nella quale ci si può vedere anche molto altro.

    “In ogni caso, dissento energicamente, la cultura è una forma di adattamento ambientale che ha avuto un successo clamoroso. Naturalmente, ci si può trovare molto altro. ma questo mi pare l’aspetto di gran lunga prevalente.”

    Quindi la sua argomentazione è assolutamente pertinente. Poi sono stato io, contestando il fatto che la cultura fosse una sorta di adattamento all’ambiente, che ho fatto virare, ma se ci pensi bene di pochissimo, il flusso del blog. L’argomento del blog è in ogni caso la “natura” della cultura, quindi fornendo ciascuno il proprio punto di vista si avvia la discussione, per arricchimenti successivi, al commento dell’aforisma nel suo significato completo, ovvero se essa può essere considerata o non un artificio per dimenticarci della morte.

    A presto.

  28. Vincenzo cucinotta Says:

    @Luca
    Bene, vedo che qualche problemino ce l’hai, volendo ad ogni costo considerare il dissentire un sinonimo di andare fuori tema: devi addirittura introdurre un grado, che temo sarebbe molto complicato da quantificare.
    Sai che ti dico? Preferisco tenere ben distinti i due significati, mi sembra molto più pratico, e pazienza se l’etimologia se ne va a ramengo. Il significato delle parole è il frutto di una sedimentazione storica che a volte si colloca a grande distanza dall’origine, è una cosa molto frequente, non facciamocene un problema…

  29. xavier Says:

    I toni si fanno accessi, é in agguato un possibile arruffar di penne che può preludere ad uno sdegnoso guanto di sfida. E’ dunque lecito domandarsi se l’Ormelli sia un segreto agente provocatore infiltrato nel blog, oppure tutti quanto abbiamo una bella e lunga coda di paglia, che più di paglia non si può? Mentre l’interrogativo mi sconcerta, mi affretto a ritirare i miei padrini: la proposta di un duello termonucleare mi trova impreparato, poiché sono rimasto sprovvisto di plutonio. Lo acquisterò col prossimo pieno di benzina oltre il confine svizzero, dove costa meno.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: