Il piscio dei cinici

Riprendo un interessante commento di filosofiazzero di qualche giorno fa, a proposito dell’atteggiamento dirompente dei cinici di fronte al filosofare o al discutere. Egli scrive, con la sua prosa a volte un poco involuta e anacolutica (che a me piace molto e che è forse essa stessa di stile cinico):

“Ogni qual, cosiddetto, ragionamento sensato o corretto o argomentato o accomodato eccetera, fa la figura di essere tronfio e ampolloso e pretenzioso e quant’altro. Pensate al filosofo Apel: per argomentare si dovrebbe almeno appartenere a un presunto insieme di dialoganti, per così dire, seduti attorno al tavolo del ragionamento sensato e coerente e serio.
Il cinico per esempio (ma non lui solo) manda all’aria ogni cosa, e non solo, rivendica per se stesso il diritto di non appartenere a nulla. A parte le offese, il difetto di… [il riferimento è a un ospite del blog piuttosto irriverente e incline alla rissa verbale, ma non mi interessa qui soggettivizzare la questione, bensì mantenermi su un piano oggettivo e teoretico] ... il suo difetto è quello di non essere cinico estremo, con tutti, ma solo con noi miseri bloggatori (mi si passi il termine) e non con i Platoni, ammesso che esistano, del nostro tempo. Lui parla coi fanti e lascia stare i santi”.

In effetti la filosofia cinica è, innanzitutto, una filosofia del gesto, della rottura, della provocazione. Essa intende sempre rovesciare i tavoli della discussione, ed anzi pisciarci sopra. Il dire di Diogene, per citare il più celebre dei cani ateniesi, è maleducato, sopra le righe, spiazzante, scomposto, anticonformista (per davvero, e non per posa snob), non cerca mai di essere accomodante o attraente. Le frecce dei cinici si conficcano contro tutti i valori consolidati, e le teste vuote che li seguono. Tra l’altro l’atto fondativo della filosofia di Diogene di Sinope, è inscritto nella sua stessa biografia (al di là delle discordanti versioni) e sta tutto in quella falsificazione della moneta per la quale dovette fuggire (con il padre Icesio, che faceva il banchiere), e che diventerà poi sistematica falsificazione – trasvalutazione ben prima di Nietzsche – dei valori.
Però bisogna essere bravi e conseguenti, altrimenti si corrono alcuni rischi. Il primo che mi viene in mente è di finire per sembrare degli adolescenti attempati – com’ero io a suo tempo, quando da ragazzo ostentavo gesti di insopportazione con il corpo, i vestiti e i simboli, gettandoli in faccia spudoratamente agli adulti, e godendo per il loro disappunto. Il secondo è che occorre non confondere i simboli con gli individui – che non amano certo farsi pisciare sui piedi. Il terzo – che credo sia quello più importante (e che filosofiazzero ha espresso molto bene per quanto concerne l’ambito filosofico) è che il cinismo, per rimanere all’altezza dei suoi fondatori, deve essere esercitato prima di tutto contro chi ha potere, soldi, ricchezza, fama e gloria. Troppo facile prendersela con i deboli o gli indifesi, o le cosiddette persone comuni: un novello Diogene sparerà le proprie bordate irridenti e piscerà tutto il proprio sarcasmo, rovescerà le tavole imbandite e vomiterà le proprie contumelie in primo luogo contro i ricchi e i potenti. E se avrà il necessario coraggio e la determinazione per farlo, sarà tra l’altro pronto a pagarne sempre ed in prima persona le eventuali conseguenze.

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27 Risposte to “Il piscio dei cinici”

  1. Alessandro Vaglia Says:

    …grazie per aver compreso la mia persona finalmente… non volevo che si giungesse a tanto , ma debbo ringraziare.

  2. filosofiazzero Says:

    Alessandro Vaglia:
    …ma potrebbe esistere una sotto-filosofia che si occupasse, per esempio, d questioni morali, o politiche eccetra senza osare fiatare
    non dico sull’essenza del cosmo, ma, anche solo, mettiamo, sul relativismo, il materialismo, il riduzionismo e cose del genere
    (pur fermo severinianamente restando che è e non può non essere)o anche il sopraddetto cinismo che si facesse beffe non solo delle teorie filosofiche paludate, ma di ogni pretesa di pensare invece che di rotolarsi in terra nel piscio? Fermo (ancora severinianamente) restando che sistematizzare o pisciare valessero uguale a fronte del tutt’uno!

  3. Ragusano Says:

    Certo che esiste, eccome, quella dei cinici o dei sofisti era in fin dei conti un sottoprodotto, ma non per una scala di valori, quanto più per una scala di potenza.

  4. filosofiazzero Says:

    …la potenza del getto?

  5. Ragusano Says:

    No… Il getto della potenza…:-)

  6. filosofiazzero Says:

    …tertium non datur!!!

  7. rozmilla Says:

    @md: desidero dire qualcosa sulla questione del potere, visto che qui ne parli. Pardon per la lungaggine, non sono riuscita a stringere il sugo …
    Sai, in quel mio post, j-comme-joie , in ecui Deleuze parla della disastrosa confusione fra potere e potenza, e sostiene che la potenza (spinozianamente intesa) è sempre buona: poiché “non esistono potenze cattive”, dice, mentre il potere, “forse ogni potere è cattivo”.
    Deleuze, però dice “forse” ogni potere è cattivo. Ma poi fa l’esempio del tifone. “Il tifone è una potenza. Ma non si rallegra nell’abbattere case, bensì nell’essere. Essere contenti è rallegrarsi di essere ciò che si è là dove si è.”
    Ecco, a parte il fatto che “il tifone si rallegri” è sono un nostro pensiero (umano) – quindi è una proiezione, sul tifone, e dubito fortemente che il tifone possa provare qualche sentimento di gioia o di tristezza. A parte questo non proprio insignificante particolare, io mi accontenterei di considerare le forze della natura di per sé neutre. E per neutre intendo “neutre” per loro stesse, mentre per noi possono invece rivelarsi sia buone che il cattive.
    Infatti, quando sprigionano la loro forza, vale a dire la loro potenza, per se stesse sono neutre, mentre è per noi uomini, quando subiamo il potere in atto di quelle forze di per sé neutre, che diventano cattive. E questo a mio parere significa che non si possono mettere sullo stesso piano le forze della natura e il mondo degli uomini, che hanno davvero pochissimo potere per contrastare il potere (come potenza in atto) ad esempio di un tifone. Ma d’altra parte è anche vero che gli stessi uomini sono dominati dalle loro stesse forze naturali.
    Provo a fare un altro esempio. Prendiamo il fuoco. Di per sé potremmo dire che il fuoco è una potenza neutra. Quando però il fuoco sprigiona tutta la sua potenza in atto, ad esempio incendiando tutto ciò che incontra nell’esprimere la sua potenza (foreste, case, esseri viventi), quella potenza in atto diventa (per chi la subisce) un potere distruttivo. Mentre, lo stesso fuoco, però ben controllato all’interno di un camino, una stufa, in un forno per cuocere il pane, esprime comunque la sua potenza senza giungere ad essere distruttivo. In questo caso è una potenza in atto, ma diminuita, domata, nei confronti della quale il potere di controllo dell’uomo (sul fuoco) ha annullato il potere distruttivo di quella forza di per sé neutra, lasciando però la parte buona, utile, utilizzabile, benefica.
    (Eraclito: bisogna spegnere la dismisura come un incendio.)
    Quindi il potere, checché se ne dicesse Deleuze, a mio avviso non è necessariamente cattivo.
    Un altro esempio. Prendiamo il potere statale: nel caso fosse una tirannide, sarebbe un potere cattivo e noi avremmo il dovere di contrastarlo. Invece, nel caso servisse per contrastare e regolamentare il potere cattivo del capitalismo neoliberal, in quel caso sarebbe un potere buono. (certo, se riuscisse a farlo)
    Del resto anche la libertà, che è un’idea che solitamente ci piace molto – nel senso che quando abbiamo l’impressione di essere liberi crediamo di poter fare quello che vogliamo – quando di essa (la libertà) se ne fa un uso sregolato, conduce e produce eccessi, alla fin fine conclude per distruggere anche chi ne abusa.

  8. md Says:

    @rozmilla: io però qui non parlo di “poteri” come strutture o istituzioni (e nemmeno simboli), ma di “potenti” in carne ed ossa, che, a mio parere, non sono mai una buona cosa. Il cinico li sbeffeggerà sempre e chiederà loro almeno due cose: com’è che sei diventato potente? e che cosa te ne fai?

  9. rozmilla Says:

    Sì, va bene, ma io non ho mai visto un istituzione che possa esistere senza essere incarnata da qualcuno. Ovvero da uno o l’altro dei “potenti”, quelli che possono.
    Per quanto mi riguarda è fuor di discussione che non solo i cinici, ma tutti dovrebbero chiedere ai “potenti”: com’è che sei diventato potente? e che te ne fai del tuo potere?
    Quindi, a parer mio, anche in questo caso dipende dalla risposta. Oppure da ciò che constatiamo che quel potere ha prodotto. Anche se spesso ce ne accorgiamo solo dopo, dei disastri compiuti dai famigerati potenti.
    Però faccio una differenza fra un potente che ad esempio usa il suo potere per fare la guerra, e un potente che invece usa il suo potere per diminuirla, o per perseguire la pace. Come faccio differenza fra un potente che usa il suo potere per arricchire se stesso e aumentare il suo potere privato, e un potente che invece mette il suo potere al servizio della collettività e del bene comune, anziché del suo proprio.
    Comunque c’è anche da dire che tutti noi, per quanto piccolo, ognuno di noi ha una sua potenza, che nel momento in cui viene messa in atto, diventa, pur piccola che sia, un potere.
    Già il solo fatto di calpestare la terra, di esistere come corpo, o di esprimere pensieri, è già una potenza in atto, una potenza che si realizza.
    Per cui anche noi, ognuno di noi dovrebbe chiedersi: che me ne faccio del mio potere? Lo uso bene o male? O anche, lo metto al servizio di una causa pubblica, o soltanto per aumentare il mio potere personale?

  10. md Says:

    Certo, infatti ho scritto che “in primo luogo” occorre chiederne conto ai potenti – ciò significa che, a seguire, ci sono tutti gli altri, cinici compresi, evidentemente.

  11. rozmilla Says:

    @ Md: ieri scrivevi:

    @rozmilla: ecco, l’ho trovato, c’era un brano di Canetti sulla postura molto interessante (che tra l’altro attiene anche alla questione del “potere”):
    “Bisogna sdraiarsi per terra fra gli animali per essere salvati. La posizione eretta rappresenta il potere dell’uomo sugli animali, ma proprio in questa chiara posizione di potere egli è più esposto, più visibile, più attaccabile. Giacché questo potere è anche la sua colpa, e solo se ci sdraiamo per terra tra gli animali possiamo vedere le stelle che ci salvano dall’angosciante potere dell’uomo”.

    Quindi provo a dirne qualcosa qui, dato che prosegue il discorso sul potere.
    La mia prima impressione è che questo brano di Canetti ha un sapore vagamente biblico – salvezza, colpe, ecc.. Ma come non ricordare la seconda alleanza tra gli uomini e Jahvè, dopo l’alluvione, quando Jahvè diede all’uomo il potere su tutti gli animali, e disse “Da ora in poi ti nutrirai di carne” (cito a braccio). Questa descrizione biblica potrebbe essere letta per spiegare l’invasione del potere umano sulla terra, che si è potuto espandere all’inizio con il cambiamento dell’economia da agricola a pastorale, assoggettando per prima cosa gli animali, oltre che altri uomini come schiavi, che venivano usati né più né meno come animali.

  12. rozmilla Says:

    (digressione 1: anche i macrobiotici, ad esempio, sostengono che solo da un certo punto in poi l’umanità avrebbe cominciato a nutrirsi di carne, mentre in precedenza si nutriva di cereali e frutta; e indicano nella dieta a base di cereali uno dei principali fattori dello sviluppo del cervello degli animali umani. Diversamente ho letto studi di paleontologi che sostengono invece che le cose non sono andate esattamente così, ma che i gruppi di ominidi, nomadi o stanziali, si nutrivano in modo variabile, non omogeneo nello stesso periodo, a causa della periodica scarsità di cibo. Quindi la dieta poteva dipendere dal caso nonché dalle condizioni contingenti. Ma certo i primati, scimmie, gorilla ecc. ancora adesso hanno una dieta esclusivamente vegetariana. Proprio ieri vedevo un bel documentario in cui c’erano le scimmie con la faccia rossa, che se ne stavano beate tranquille e pacifiche tra loro. Vegetariane, ovvio. È abbastanza diffusa, anche se non provata scientificamente, l’idea che un’alimentazione vegetariana favorisca a lungo andare comportamenti meno aggressivi, ma anche, viceversa, che un modo di essere e di pensare meno aggressivo conduca a scegliere una dieta vegetariana.)

  13. rozmilla Says:

    Chiaro che questo sdraiarsi per terra come gli animali è una metafora, anche perché di certo non possiamo cambiare la nostra posizione eretta, di bipedi, posizione che ci ha dato modo di avere le mani libere, per fare, produrre, creare. Ricordo vagamente anche la relazione biunivoca fra mani e cervello, le cui attività si implementano reciprocamente. Mentre per stare a discutere, riflettere o meditare, potrebbe essere più salutare sedersi per terra. Comunque ci si sdraia per dormire, o per strisciare, o quando si è malati.
    Come ex praticante di yoga, preferisco di gran lunga la posizione seduta, con le gambe raccolte e la schiena dritta, in modo da permettere all’energia e al respiro di scorrere nella spina dorsale, dalla terra alla testa e viceversa. E con questo intendo che non credo che negando, annientando il nostro proprio potere questo possa provocare semplicemente un miglioramento della condizione animale.
    Che anzi è solo migliorando la qualità della nostra umanità, quindi del modo in cui esercitiamo il potere che abbiamo, che sia noi che gli animali avremo qualche possibilità di ‘salvezza’.

  14. rozmilla Says:

    Per quanto riguarda gli animali, capisco che ti riferisci al discorso animalista. Certo, in molti siamo sensibili al problema degli animali (e su questo si potrebbe parlare a iosa) ma non credo sia nemmeno giusto confondere noi con loro, né un animale con un altro. Ogni animale ha le caratteristiche della specie a cui appartiene, e vanno rispettate per quello che sono. In certi casi anche temute e contrastate, poiché non dimentico nemmeno che per evitare di essere preda l’uomo è stato costretto a diventare cacciatore. Comunque in generale sono contraria alla promiscuità con gli animali. Se ci fai caso, gli animali terrestri, per lo meno quelli che vivono in gruppo, generalmente vivono tra i loro simili, tranne i casi di parassitismo o simbiosi.

  15. rozmilla Says:

    (digressione 2: mi accorgo che alcuni animalisti alla fine tendono ad amare più gli animali che gli esseri umani, e questo non mi piace. C’è una proliferazione di animali da compagnia che trovo preoccupante. E quello che vedo è che la gente ‘ama’ di più il proprio animale di compagnia del proprio vicino di casa. Ma in definitiva non rispetta nemmeno gli animali, visto che li costringe a vivere in una dimensione che non è la loro. Senza contare la mole e il genere di animali che sceglie di assoggettare per il suo divertimento o per difesa: grossi animali da difesa che di solito fanno il paio coi Suv, se non persino con le armi. Anche pochi giorni fa una bambina di due anni è stata aggredita dal pitbull dei genitori. Questa bambina non so in che stato sia: non è morta, però capita spesso che succeda. In casi come questi, chi si tiene in casa una simile belva è l’unico responsabile del reato, perché gli animali – visto che sono animali – non hanno colpe. Ma se ormai te lo sei preso, come una malattia, allora bisogna tenerlo alla catena e con la museruola. In ogni caso credo che gli animali feroci dovrebbero essere proibiti, come le armi. Altro che sdraiarcisi assieme.
    Sempre sui cani, qualcuno aveva calcolato anche la mole di escrementi che producono, e si parla di decine di quintali di escrementi al giorno nella sola Milano. Anche questa è una cosa di cui tenere conto.)

  16. rozmilla Says:

    Sul potere, sia degli uomini che degli animali, mi rifaccio a quanto ho già scritto più sopra. La potenza di ogni ente di per sé è neutra. Quindi a parer mio, se esistesse qualcosa di identificabile come ‘animalità’o come ‘umanità’, di per sé non sarebbe né buona né cattiva. Mentre, è solo nel momento in cui quella potenza si esplica, si realizza, solo allora si rivela buona o dannosa, nel modo in cui si attualizza, e per cosa produce e provoca. E questo vale, a parer mio, sia per uomini che per animali, che per enti naturali di ogni tipo, come per le produzioni, costruzioni, pratiche e tecnologie create dagli esseri umani. E da lì a seguire le successive conseguenze e ricadute, dirette ed indirette, che possiamo ben vedere se non siamo ciechi.

  17. md Says:

    @rozmilla: non avevo certo messo in cantiere tutti questi temi – ma nei 700 post del blog in questi quasi 6 anni sono stati più o meno affrontati tutti almeno una volta (che non vuol dire che siano esauriti, né tanmeno esauribili).
    Sulla questione animale faccio solo un appunto: oggi gli unici animali (le uniche fiere) che gli animali devono temere sono gli umani. Anche se basterebbe un imprevedibile essere unicellulare – magari dormiente da 4 miliardi di anni – a spazzarci via. E questa sì che sarebbe contingenza!

  18. rozmilla Says:

    @Md: ma non ho ancora finito, ne ho ancora una decina da inviare …

  19. rozmilla Says:

    … prima di esser spazzata via, intendo …

  20. rozmilla Says:

    Comunque, a parte il fatto che nemmeno gli animali umani troverebbero piacevole essere mangiati da altri animali, l’alimentazione proteica a base di carne e derivati animali, produce gravi danni all’organismo, anche soltanto per il fatto che mangiando carne e derivati animali ingeriamo materia ‘morta’, ossia cadaveri che hanno già iniziato il processo di decomposizione e putrefazione.

  21. rozmilla Says:

    Una più corretta alimentazione, invece, dovrebbe essere composta per il 50%-60% da cereali integrali: riso integrale, miglio, avena, orzo, grano sarazeno, segale eccetera.
    Il 20%-30% devono essere verdure, cotte in vari modi: a vapore, bollite, qualche volta saltate con olio vegetale.
    Il 5%-10% di legumi di vari tipi, meglio se piccoli, come ceci, lenticchie azuki, come fonte di proteine, e alghe per l’apporto di sali minerali.

  22. md Says:

    ahah! non c’è problema, non credo che wp abbia problemi di memoria…

  23. rozmilla Says:

    Le bevande: meglio utilizzare tè Bancha rametti, che è privo di teina, variando con Bancha a foglie. Tè verde: è più indicato nel periodo estivo. Tè bianco, più delicato. O tè rosso, che non è un vero e proprio tè, ma un’erba di origine africana, viene usato dalle donne africane per curare i bambini che hanno problemi intestinali, è decongestionante e non contiene teina. Qualche volta tè nero, ma d’inverno, quando fa molto freddo.
    Ovviamente evitate completamente bevande dolcificate come coca-cola, aranciate e simili, nonché le bevande alcoliche.

  24. rozmilla Says:

    Dolcificanti: da dove li prendiamo? In realtà i cereali sono già composti prevalentemente da zuccheri complessi, ma ogni tanto potete consumare della frutta, o dolcificanti ricavati dai cereali, come il malto d’orzo o di riso. Ma state lontani, soprattutto se siate ammalati, dallo zucchero raffinato e dal miele.

  25. rozmilla Says:

    Bisogna tener presente che ogni cellula del corpo, compreso quelle cerebrali, compreso quelle riproduttive col loro DNA, tutte vengono dal cibo.
    Ogni giorno mangiamo, creiamo il nostro sangue, la linfa, le cellule. Creiamo il nostro corpo. Ogni giorno milioni di cellule muoiono e milioni nascono. È possibile scegliere se morire o ringiovanire ogni giorno, secondo quello che mangiamo.

  26. filosofiazzero Says:

    …ma per noi vecchi un po’ di vino no?

  27. rozmilla Says:

    Oh yes, trattasi di eccezioni – come cantucci e vin santo … (eccetra)

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