Individuo e totalità

pellegrino_tragico_cop_ycp

Il giovane amico e filosofo Marco Pellegrino, di cui qualcuno forse ricorderà una lunga serie di interventi e di commenti su questo blog intorno al pensiero di Emanuele Severino con l’impegnativo nick di “Profeta”, ha pubblicato qualche giorno fa sul suo blog un breve testo su individuo e totalità, bene e male. Poiché in questi giorni si è molto discusso sulla Botte di individuo e società (a partire dalla questione dei desideri e dei consumi), riporto qui di seguito il post.
Ricordo che Marco è autore di due saggi – La struttura concreta dell’infinito e Del tragico amore – nei quali si impegna coraggiosamente a ripensare e addirittura oltrepassare lo stesso pensiero di Severino. Naturalmente il suo è un punto di vista altro sulla questione – né antropologico né psicologico né sociopolitico e forse nemmeno filosofico in senso tradizionale. Una visione radicale e spiazzante (non saprei dire se dotata di originalità), ma che trovo di grande interesse. Naturalmente si tratta di una scheggia: immagino che chi voglia approfondire tale approccio ontologico, dovrà rivolgersi ai suoi (peraltro densi e voluminosi) tomi.
[So bene che alcuni termini – su tutti Totalità ed Eterno, per di più con la maiuscola – faranno storcere il naso a qualcuno (mentre galvanizzeranno qualcun altro), ma qui si fa filosofia, e quelli sono concetti che hanno piena cittadinanza filosofica. Liberissimo ciascuno di criticarli, ma anche di utilizzarli]

***

«L’individuo è l’ente che non (in) si può dividere (dividuo) ulteriormente, giacché esso è ogni cosa (ente, essente) nel suo esser distinta da ogni altra. La Totalità, includente ogni individuo, è dunque ogni cosa nel suo esser legata ad ogni altra cosa, sì che Totalità e individuo consistono nei medesimi enti: ogni ente è la Totalità (l’Eterno), ovverosia è anche un individuo (una parte, un tempo).
La Totalità dell’universo è la volontà autentica che vuole il legame eterno tra ogni cosa, vuole (e ottiene già da sempre) il bene di ogni cosa. Tuttavia, una volontà siffatta è tale nel modo in cui il male è pur presente. Il male è appunto l’individuo, ossia la volontà errante di isolarsi dalla Totalità. Bene e male vanno di pari passo: in eterno, incominciando dal trionfo del male (nel quale trionfo noi tutti ancora ci troviamo), includente l’appiattimento del bene, per passare poi al prevalere del bene, includente il male che, soggiogato, non ha più la forza necessaria per imporsi».

Advertisements

Tag: , , , , ,

102 Risposte to “Individuo e totalità”

  1. Alessandro Vaglia Says:

    ecco , non si capisce perchè la volontà isolante è il male e viceversa… perchè ?

  2. rozmilla Says:

    avevo già letto questo testo di Marco: bello, e condivido.
    se l’individuo non si può dividere dalla totalità, allora solo l’individuo che ha la volontà errante di isolarsi dalla totalità, è male.
    il prevalere del bene è la nostra sola speranza, l’unico nostro desiderio. il prevalere dell’amore.

  3. filosofiazzero Says:

    …ovviamente!!!

  4. filosofiazzero Says:

    Scolio:
    sarebbe bene (meglio) se ognuno non si facesse (solo) i cazzi suoi
    a discapito del tutti insieme…..

  5. Ragusano Says:

    Perchè? Quale l’origine di un male nell’isolamento?semplicemente non c’è nesso, non c’è sintesi tra male e separazione , almeno in quel virgolettato, a meno che non si spieghi meglio cosa si intende per male, io infatti letto così dico che è bene la separazione … Mia opinione contro tua opinione, di sicuro nulla a che fare con verità.

  6. filosofiazzero Says:

    Ragusano:
    …quanto a ame non credo assolutamente che sia un “male” l’isolamento, tutt’altro (stavo solo ironizzando) d’altra parte Spinoza è una figura esemplare di uomo vivente isolato…
    Ognuno la sua opinione.

  7. Ragusano Says:

    Non è con te che mi sono misurato nella mia precedente, ho capito bene la tua obiezione, anche se il tono era ironico, mi confronto con chi accosta appunto il male all’isola mento ma senza che vi sia omologazione fra i due termini, allora io dico che è bene. ma il mio dire è un dire di contrapposizione, in sapere controvertibile.

  8. filosofiazzero Says:

    …avevo capito male io!

  9. Ragusano Says:

    Per questo mio dire consiglio

    http://m.youtube.com/#/watch?v=d3tI1ArqmD0

  10. Vincenzo cucinotta Says:

    Pellegrino fa coincidere totalità ed individuo, e di conseguenza dovrebbe proporre anche l’abolizione di uno dei due termini.
    In generale, trovo queste definizioni pretenziose ed inutili.

  11. md Says:

    @Vincenzo: a parte il fatto che dovrebbe risponderti il convitato di pietra, trovo tuttavia che la tesi di Pellegrino (pur in salsa ontologica) sia molto vicina alle tue tesi sul rapporto tra individuo e strutture sociali. L’individuo è già sempre una totalità, poiché il suo distaccarsene è puramente illusorio. E a parte questo, sarei molto tentato di chiederti quale definizione dai tu di “individuo” – ho come il sospetto che qualunque essa sia (e qualunque fornita da chiunque) cadrebbe sotto la tua mannaia delle “definizioni pretenziose ed inutili”.

  12. md Says:

    La sostanza, dice in proposito Spinoza, è l’individuo generale che riconnette tutti gli individui particolari – un corpo infinito fatto di infiniti corpi (duplice accezione del concetto di infinito, qualitativa e quantitativa). Un corpo immutabile ed eterno che racchiude in sé ogni possibile mutevolezza: “tutta la natura è un unico Individuo, le cui parti, cioè tutti i corpi, variano in infiniti modi senza alcun mutamento dell’Individuo nella sua totalità” (Et., II, Sc. Prop. XIII).

  13. Profeta Says:

    Ciao Mario e grazie. Saluto con affetto Rozmilla, ed anche quel simpaticone di filosofiazzero.

    Gli altri non li conosco, a parte Vincenzo Cucinotta, il quale lo invito alla lettura e allo studio dei miei due libri (più di 800 pagine in due: non puoi rifarti semplicemente a quelle due righe di cui sopra).

    Tuttavia, il caro Vincenzo, senza dover perdere degli anni sui miei libri, potrebbe anche scorgere quel che vi è di più essenziale nel breve testo inedito che il buon Mario ha riportato qui.
    Che le mie definizioni siano “pretenziose e inutili” lo lascio dire a lui, appunto, che nemmeno può conoscere il significato autentico di “pretenzioso” e di “inutile”, dato che se non si comprende che l’individuo e la Totalità si distinguono tra di loro solo all’interno della loro radicale uguaglianza eterna, e poiché, ancora, “pretenzioso” e “inutile” son parole che rientrano nella sfera semantica proprio dell’individuo inteso, però, come distinto dalla Totalità e cioè da tutti gli altri individui, allora non si può sapere, appunto, che il termine “pretenzioso” sta ad indicare, nel linguaggio autentico della verità, “colui che, non cogliendo l’essenziale relazione che lo unisce al Tutto, si illude di potersi elevare ed esser prevaricante a tal punto da non rendersi conto, appunto, che, essendo prevaricante su sé stesso (poiché ogni ente è in verità ogni altro ente, contenendo la loro pur innegabile differenza), continua a logorarsi sperando di azzittire e livellare l’altro (in questo caso io).

    Concludo: il Tutto è l’identità che unisce in eterno tutti i suoi modi di essere (= apparire). Tali modi vengono interpretati (e l’interpretazione è, rispetto alla verità, un errore) come, ad esempio, “la vita di Marco Pellegrino”, “la vita di uno squalo”, “questa sedia”, “il Pianeta Terra e le infinite costellazioni dell’universo”, etc.
    In realtà, la coscienza eterna del Tutto (che tutte le cose e tutti noi siamo eternamente, nonostante prevalga ancora il non rendersene conto) vede (è) sé stessa nel modo in cui da una certa parte (ad es. quella che interpretiamo come “la vita di Marco”) passa, dopo la morte di tale parte, ad una cert’altra parte ancora (ad es. quella che interpretiamo come “la vita di Luca”), e così via sintantoché non si giunga all’ultimo modo in cui il Tutto è infinitamente sé stesso opponendosi al nulla. Il Tutto immutabile è sé stesso in un numero finito di modi divenienti (che includono i contenuti interpretati “regno minerale”, “regno vegetale”, “regno animale”, ecc). Noi siamo il Tutto immutabile (anche ora), e cioè siamo anche i suoi modi di apparire, illudendoci di essere soltanto uno tra quelli, essendo invece, ognuno di noi, la totalità dei modi di essere del Tutto.
    Infine, anche in ambito sociale-politico-economico, il Sistema trionfante si struttura in questo modo: nella civiltà contemporanea (e futura, anche se non definitivamente) va profilandosi la situazione in cui le varie forme di ingenuo pensiero individualistico, le masse, le stesse ideologie (capitalismo, democrazia, cristianesimo, ecc.), le varie figure artistiche ormai lontane dal “bello naturale”, il soggettivismo della scrittura, l’incapacità degli “scienziati” di capire che la “scienza”, così come la intendono loro, è in verità “tecnica” (cioè la forma massima della volontà di potenza e di agire), ecco, tutte queste forme danno e dovranno dar conto al Sistema che le include tutte, seppur in modi diversi: il Sistema tecnologico (e non il tecnicismo-scientismo-fisicalismo), inteso come ciò che subordina a sé tutto ciò che vorrebbe limitarlo: la volontà di potenza del Sistema è la volontà di potenza dell’individuo, inteso come concretamente legato agli altri individui, fermo restando che la differenza tra gli individui, pur destinata a non prevalere, rimane comunque la più potente minaccia. (Tutto questo discorso sul Sistema tecnologico è però interno alla logica malata della filosofia dell’uomo: la filosofia autentica vede l’errore di tutto ciò, e vede che dopo l’ultimo tratto di strada del dominio di quel Sistema, si farà innanzi il prevalere della verità: cfr. Del tragico Amore).

    Grazie

    Marco Pellegrino

  14. Alessandro Vaglia Says:

    “In realtà, la coscienza eterna del Tutto (che tutte le cose e tutti noi siamo eternamente, nonostante prevalga ancora il non rendersene conto) vede (è) sé stessa nel modo in cui da una certa parte (ad es. quella che interpretiamo come “la vita di Marco”) passa, dopo la morte di tale parte, ad una cert’altra parte ancora (ad es. quella che interpretiamo come “la vita di Luca”), e così via sintantoché non si giunga all’ultimo modo in cui il Tutto è infinitamente sé stesso opponendosi al nulla.”

    ecco qui sta uno dei problemi di Marco Pellegrino , il suo inscriversi in terra che si isola o ragione alienante… come può dire che è sintantoché ? e sintantoché non è, cosa è allora ? e poi , mi spieghi e spieghi a tutti quel passaggio ulteriore di morte tua vita mea di Marco e Luca.

    In conclusione gli dico che l’evidenza vede galoppare l’anomia, forma sempre più evidente e compiacente al Tutto…

  15. enrico gamberini Says:

    i piccoli momenti di piccola angoscia,le incertezze di enricogamberini ,ovvero truman nel truman show,sono tutti eterni astri dell’essere,esattamente come sono stati vissuti.non è che enrico sia la totalità,ce ne passa,ma se enrico dice “io”,allora fondamentalmente e inconsciamente si riferisce alla totalita concreta di tutto,l’io è la realtà,ed enrico è una parte della realtà o dell’io.il destino dell’essere è di vivere eternamente tutte le situazioni esperite cosi come sono state esperite.o serissimi dubbi sul fatto che il bene trionfa sul male,sarebbe l’annullamento del male,sono per l’eterno ritorno di ogni cosa.l’essere è un divenire se stesso in eterno,all’infinito,al di là di ogni dire(perchè ogni discorso,qualsiasi discorso,non è assolutamente in grado di pacificarsi con la realtà,non pacifica neanche lo stesso autore del discorso……altrimenti che discorso è?).ora,il divenire non può essere negato,o è lineare o anche circolare,e il divenire completamente lineare(il bene trionfa sul male in eterno)è per me la negazione dell’eterno.il male…….non è un errore e neanche uno sbaglio,ognuno nella sua vita fa solo quello che deve fare,compresi tutti i necessari rincoglionimenti,ma credo che profeta abbia ben presente ciò.ora,io penso già di essere sul ponte,le critiche le faccio partendo dalla mia angolatura,tra l’altro penso di essere truman nel truman show(e tu,profeta sai bene cosa voglio dire quando parlo di non equiparabilità tra gesti parole e sentire interiore,vedasi anche film e attori),sinceramente non ho tempo per leggere 800 pagine che gia per me si presentano non bene,per via della questione escatologica(il bene trionfa sul male,e il male non torna piu) soprattutto,e che non mi danno assoluta garanzia per il fatto di essere scritte da marco(discorso fatto pure per i libri di severino),del resto ci sono ormai moltissimi libri che parlano di eterno,che devo fare?ormai è un anno che sono convinto di essere truman,continuo cosi,può darsi che nel futuro prossimo leggerò il libro di marco,ma non credo che ciò avvenga,soprattutto perchè sono già impegnato a interpretare l’uroboro con tutte le sue implicazioni.del resto ognuno va avanti spinto dalle sue convinzioni,con la realtà che fa da specchio e da suggeritrice.proverei a leggerli se mi passasse la convinzione nell’eterno ritorno,ma anche qui,essa si radica sempre piu invece di sparire

  16. enrico gamberini Says:

    e il tragico nella mia parte di vita targata enricogamberini,lo devo ancora vedere.e nella vita degli altri scorgo solo gesti e parole ma non il sentire interiore ,assolutamente necessario per poter dire se la vita di qualcun altro è tragica o no.questo è realismo,sarà un pò triste,mi mette in una nuova posizione rispetto al prossimo,ma non ci si può passare sopra,soprattutto quando si vuol fare filosofia,e allora appare vera una frase sibillina che fà cosi…………………….la disperazione,la tragedia,sono fantasmi che girano solo nella testa della parte alienata,truman (parte di quell ‘io che in fondo tutti siamo)

  17. Profeta Says:

    Salve gentile Alessandro Vaglia, provo a spiegarmi ulteriormente, ma cerca di capire che qui, più che spiegazioni (analisi), si possono trovare delle brevissime sintesi che, in assenza della loro analisi (che trovi in parte nei miei due libri, ai quali ti rimando), fanno sì che sia l’equivoco a prendere il sopravvento.

    Comunque ti rispondo:

    1) Quel “sintantoché” non è contraddittorio, per via della necessità che il Tutto eterno sia tale “in modo temporale”; e quindi: tutti gli eventi sono il Tutto eterno nel modo in cui, dapprima, sopraggiunge un evento che, non avendo un passato (pur non venendo dal nulla ma essendo già da sempre eterno), attende la totalità del futuro, e così via fino all’ultimo evento che, non avendo un futuro (pur non finendo nel nulla ma rimanendo eterno), compare lasciandosi indietro la totalità del passato.
    Ergo: in questo presente attuale, che attende ancora un certo futuro e si è lasciato alle spalle un certo passato, appare il senso autentico di quel “sintantoché” (che appare anche in altri contesti), e cioè il senso “temporale” del modo in cui il Tutto infinito vede sé stesso. E allora: eterno è sia questo presente attuale, sia il passato, sia il futuro; e questo presente attuale è eterno “proprio come ciò che attende il futuro e oltre-passa il passato”: anche il “non ancora sopraggiunto” è eterno, e lo è proprio come “non ancora sopraggiunto”(sia x): x è x, e non può non esserlo, è eterno. E anche il sopraggiungere di ciò di cui, ora, affermiamo il non esser ancora sopraggiunto, anche questo sopraggiungere è eterno (x1). Tutto è eterno nel modo in cui le sue parti si muovono.

    2) Poiché il Tutto è sé stesso in modo cangiante, è necessario che tutte le possibili “vite” (la mia, la tua, quella di un animale, di una galassia, ecc.), in quanto distinte tra di loro, si dispongano eternamente in modo diacronico (la sincronia essendo il Tutto stesso che le vede in eterno e, appunto, in modo diacronico).

    Marco Pellegrino

  18. Alessandro Vaglia Says:

    bene Marco, la mia voleva essere una sponda ulteriore altrimenti sarebbe stato troppo sintetico mettendo appunto in sintesi ciò che non può essere messo in sintesi per natura… non capisco in questi passaggi quale l’originalità nei confronti del pensiero di Severino, me li indichi.

  19. Alessandro Vaglia Says:

    che vedrò allora di diventare un suo lettore…

  20. rozmilla Says:

    @Marco: ricambio l’affettuoso saluto, e sono molto lieta per gli sviluppi delle tue attività. Molto lieta, davvero.
    (tra parentesi, trovo molto simpatica anche la dimostrazione di quel “pretenzioso ed inutile”) Ciao 🙂

  21. Profeta Says:

    Ciao Milena, un abbraccio!

    Alessandro Vaglia, esporrò qui in pochi punti la differenza tra il mio discorso e quello di Severino.

    1) In Severino, il Tutto eterno è un “di più” rispetto alla relazione tra le sue parti (e anche alla relazione tra parte e Tutto e tra Tutto e parte), giacché nel suo discorso è costretto a porre quella che lui chiama “la contraddizione C”;

    Nel mio discorso, invece, il Tutto eterno è la stessa relazione tra le parti, identica alla relazione tra Tutto e parte (quest’ultima essendo a sua volta identica alla relazione tra parte e Tutto), sì che non esiste alcuna “contraddizione C”, bensì l’unica contraddizione essenziale è l’apparire stesso della “parte” (cioè del “tempo”, o “luogo”, “divenire”, “nascita e morte”), nel senso che l’esser parte è un contraddirsi, ossia un illudersi di non essere il Tutto e di esser soltanto parte (infatti è il Tutto stesso ad essere le sue parti, nel modo diveniente che ad esso conviene eternamente). Il Tutto è dunque costituito dagli stessi essenti (io, tu, mare, ecc.) che strutturano la molteplicità delle parti, sicché il Tutto include sé stesso come parte, ossia vede eternamente sé stesso in modo parziale.

    2) In Severino, l’essere e l’apparire, pur coincidendo, sono tra loro originariamente distinti. D’altronde, tutti i termini sono, nel pensiero di Severino, in qualche modo distinti, al di fuori della dimensione del linguaggio.

    Nel mio discorso, invece, tutti i termini (segni) indicano il medesimo significato (il Tutto semantico degli essenti): ogni parte del Tutto è un segno che designa sé stesso in quanto significato infinito. Ciò detto, resta il fatto che alcuni termini non si costituiscono come autenticamente differenti tra di loro, ma solo nella mera dimensione linguistica. Per esempio, “essere”, “apparire”, “eternità”, “infinito”, “Totalità”, “fondamento” ed ogni termine (“mare”, ecc.) nel suo esser concepito come l’Intero semantico, sono linguisticamente distinti, ma non in altro senso. La differenza autentica è tra il Tutto e le sue parti, ossia tra l’apparire infinito e l’apparire finito, ossia tra l’eternità e il tempo. Ma ciò significa che questa differenza è lo stesso significato del termine “differenza” (e quindi è la vera “differenza ontologica”), ed è la stessa differenza tra le parti, cioè tra i tempi. Poiché, nel pensiero di Severino, quest’ultimo crede di trovare differenza tra la differenza di Tutto e parte e la differenza tra le parti, conclude che al di là della dimensione in cui sopraggiungono gli eterni si pone, invisibile al finito, l’infinito illuminarsi del Tutto. Io invece sto dicendo che l’infinito Tutto è già concretamente presente qui, in questa dimensione diveniente, proprio perché è il Tutto stesso a strutturarsi eternamente nel modo in cui esso stesso diviene.

    3) In Severino, con la morte della “nostra vita”, sopraggiunge un istante senza tempo dopo il quale si fa innanzi “la terra che salva dall’isolamento”. Il Tutto continua pertanto a manifestarsi all’infinito, diversificando all’infinito il suo modo di sopraggiungere nella molteplicità dei cerchi finiti, giacché ogni cerchio esperisce, in modo congruente, l’esperienza altrui, all’infinito.

    Nel mio discorso, al contrario, il processo universale include un primo ed un ultimo accadimento eterno, quindi non si può “continuare a diversificarsi all’infinito”. Le differenze del Tutto sono un numero finito di differenze. Il Tutto è strutturato eternamente nel modo in cui, da quella che chiamo “la Prima Volta”, si va verso quello che chiamo “il Ritorno”. La Prima Volta include un certo numero di “vite”, le quali vengono vissute insieme al prevalere della contraddizione (dolore, male); queste vite sopraggiungono in modo diacronico, quindi da una vita si passa, dopo la sua morte, ad un passaggio che conduce ad un’altra di quelle vite, e così via finché non si arriva all’ultima di quelle vite. Quando quest’ultima vita si compie, sopraggiunge quello che chiamo “il Passaggio centrale”, che conduce dalla Prima Volta al Ritorno. Nel Ritorno, vengono rivissute le stesse vite della Prima Volta, con la differenza che, nel Ritorno, prevale il Tutto (l’Amore, la verità).

    Buona serata

    Marco Pellegrino

  22. filosofiazzero Says:

    …molto chiaro!!!

  23. Alessandro Vaglia Says:

    Ogni cosa per Severino deve apparire un esser sé dell’essente e ogni cosa è una cosa non può essere due cose altrimenti cade il principio firmissimum, che lui chiama Origine o Destino, destino dell’apparir sè dell’essente l’apparir altro è la sua contraddizione. Per questo motivo il Tutto è il Tutto (apodittico prima che tautologico) che non è la relazione fra le parti.

    Quello che non capisco Marco è dove stia la tua di origine poichè se parti da questo elementarissimo “principio”, che Severino chiama Origine, non puoi appunto dire che il Tutto è la relazione fra le parti se non contraddicendoti con l’origine sopraddetta.

    Magari devi supporre che non vi sia relazione fra le cose, ma se non vi è alcuna relazione come giustificare il senso stesso delle cose ? altra aporia.

    …allora la relazione o necessità esiste ma esiste come Relazione e il Tutto esiste come Tutto, ma noi diveniamo , e allora come può il Tutto esistere se noi e gli altri essenti siamo divenienti? cioè come il Tutto configurantesi come la totalità degli essenti può esistere in relazione ai divenienti che appunto perché divengano non possono prima essere già nell’orizzonte di questo significare Tutto per poi lasciare il posto a “quel suo dell’altro” che gli si oppone ?

    Ecco forse la relazione sta in “quel suo dell’altro” e quel suo dell’altro è il Tutto , l’anello di congiunzione, ma questa è una boutade e come tale va problematizzata nelle sue ovvie ed esplosive aporie future.

    Mi piacerebbe capire Marco se lei ci è o se invece ci fa, in soldoni se il suo cammino è il medesimo di quello di Severino , almeno per ciò che concerne le radici e il tronco, mentre poi si dirama in rami particolarmente accesi di un rosso vivo che pretendono di contrapporsi all’intera pianta, o invece è un’altra pianta, allora dovrebbe indicarmene le radici.

  24. Alessandro Vaglia Says:

    … a parte il fatto che i rami di una pianta il cui tronco è medesimo o due piante con radici ben piantate per terra dove o in cosa dovrebbero differire ?

  25. Carlo Says:

    Sinceramente non condivido. Gli elementi (mattoni di base) dell’Universo, ponendosi spontaneamente in relazione, sulla base di leggi “naturali”, hanno creato strutture sempre più complesse, con proprietà emergenti loro proprie, che è lecito definire “individualità”. Questi sono fatti. Che esista, poi, una volontà generale “autentica” (millantata) è un ipotesi folle, visionaria (frutto di una cattiva digestione delle idee). Un illusione dell’ ”io penso”. Riguardo alla questione millenaria del bene e del male, così come viene qui esposta, quindi riconducibile ad Abele e Caino, lasciamo la parola alla Bibbia (infanzia dell’Umanità) che, con successo immeritato, obnubilò il pensiero razionale della gente comune.

  26. Alessandro Vaglia Says:

    Vede Carlo, tutto nasce dal “tutto” e dalla “parte” ( un tutto per essa) e da lì non può scappare, come per le cose-tutte: gli oggetti i pensieri, Dio mio, io.O una cosa è o una cosa non è, ma una cosa non è è contraddittorio. o x o -x o io o/e il mio contraddittorio, e cosa è il mio contraddittorio? il mio contraddittorio sono gli altri non c’è mediano e non essendoci mediano non c’è il nulla (Democrito prima di Severino in questa riflessione). Comunque mi deve dire chi sostiene che vi sia una volontà , poiché non mi sembra scritto da nessuna parte, almeno io non l’ho notato poiché sicuramente in Severino questo non appare e se com-parisse in Marco, ecco forse un altro modo del loro distinguersi..

  27. rozmilla Says:

    ho il dovere epistemico di allienearmi a quanto scrive Carlo nel precedente commento.
    (questo non togliendo nulla rispetto al mio affetto per Marco, e al rispetto per chiunque. e nemmeno alla speranza che possa prevalere il “bene”)

  28. filosofiazzero Says:

    …tutti uniti (nel pensiero?)contro il blocco del potere cripto-clerico-massonico-liberal-fascista-carnivoro?

  29. md Says:

    @Carlo: i termini della tua premessa però (elementi, Universo, relazioni, “creazione” – o per meglio dire autocreazione, strutture semplici/complesse, processo di individuazione) non sono affatto “fatti”, sono teorie – teorie che derivano da interpretazioni di fatti messi in relazione tra di loro, e che tra l’altro danno per implicito ciò che non è, e cioè la medesima definizione di “fatto”.
    Dal punto di vista epistemologico – a rigore – tale teoria, così come quella di Marco si equivalgono. Certo, l’ontologia ha qualche pretesa in più della scienza, si autopone su tutt’altro piano, e definisce “totalità”, quel che la scienza chiama “universo”… ma sono entrambe produzioni mentali (immaginastrazioni, le avevo definite una volta). Il nostro modo di leggere nel gran libro del mondo (fenomeni) con la pretesa di avvicinarsi il più possibile alla sostanza (noumeno). Prendere l’imprendibile.

  30. Alessandro Vaglia Says:

    ciò che è imprendibile non si può prendere, contraddizione, per ciò prendere l’imprendibile si annulla da sé.

  31. md Says:

    appunto, la Verità con la maiuscola non esiste – o è solo un concetto filato dalla nostra mente, dunque non può avere la maiuscola

  32. Carlo Says:

    @Md
    Dissento. I “fatti” esistono, le interpretazioni pure. Per noi umani, ma solo per noi, esistono le interpretazioni astratte dei fatti (teorie). I sensi ci servono per venire a contatto con i “fatti”. L’evoluzione li ha creati (i sensi) per consentire a noi di esplorare l’ambiente circostante, discriminando adeguatamente il bene fisico dal male fisico. La nostra sopravvivenza è stata favorita da questo “marchingenio”. Pratico, “alla mano”. Un qualunque animale, per natura, privo di teorie, se potesse parlare … confermerebbe.
    Per tutti, quindi, animali e non, l’interpretazione è una necessità., conseguente ad un impatto continuativo con il reale (fenomenico).
    L’ontologo può prescindere dai fatti, che, quindi, per lui sono irrilevanti. Parte, infatti, da una idea iniziale (postulato), effettua un percorso logico-formale, perviene ad un idea finale, che, arbitrariamente, spaccia per “vera”.

  33. md Says:

    @Carlo: anch’io dissento; quel che hai scritto che cos’è, un fatto o una teoria?
    I “fatti” a rigore non esistono, esistono fenomeni che noi – già da sempre, entro un fondamento teoretico pre-stabilito – chiamiamo fatti, cose, oggetti, ecc. O meglio, esistono interazioni percettive con quelli che noi denominiamo fatti, cose, oggetti che possiamo ricostruire – entro quadri teoretici variabili – solo post-festum. L’animale, da questo punto di vista, è muto, non ha nulla da dire. Vive senza farsi domande o senza teorizzare (per lo meno quelle che ci facciamo noi). Così come è muto l’universo, senza scienza; o la totalità, senza ontologia.

  34. md Says:

    L’evoluzione non è un fatto, è una (nostra) teoria.

  35. md Says:

    L’ontologo, infatti, si chiede: che cos’è un fatto? Del resto anche il matematico (se è serio) si chiederà: che cos’è un numero?

  36. Profeta Says:

    Rispondo ad Alessandro Vaglia.

    Alessandro, mi pare che tu abbia stravolto quello che ho scritto, non ne capisco il motivo. Ti sarei grato se rileggessi attentamente tutto quello che ho scritto (e magari dando anche uno sguardo al mio blog, senza per forza invitarti a leggere i miei due libri).

    Queste discussioni, chiaramente, risentono molto dell’assenza dell’analisi, come già accennavo; certo che, se andiamo così, e lasciamo da parte alcuni tratti di quel che si scrive, non ci capiremo mai.

    Comunque, il Fondamento a cui il mio discorso si rivolge NON è quello a cui si rivolge Severino. Quindi lascia stare il “destino” di cui parla Severino. Io sto andando oltre (anche al di là della mia stessa presunzione di rivolgermi a tutto ciò: quindi lascia perdere anche il “ci sei” o “ci fai”: la filosofia è il pensiero, il ragionamento razionale che si esplica anche attraverso questi nostri discorsi, quindi fondiamo i nostri interventi sulla logica che accompagna questi linguaggi, altrimenti cadiamo nelle banalità del “quotidiano”).
    Sto parlando di uguaglianza semantica tra i termini, giacché anche la parola “destino” acquista, nel mio discorso, un senso nuovo rispetto agli scritti severiniani. Lo stesso si dica di ogni altra parola.

    Il Tutto di cui parlo è sì relazione tra le sue parti, ma ciò non significa che esso sia ridotto o ridimensionato ai confini della parte. Il Tutto è il legame cioè l’identità concreta di ogni parte, nel senso che è necessario che ogni essente non sia soltanto parte, ma sia il Tutto cioè anche parte. Che qualcosa sia “soltanto” parte è impossibile, così come è impossibile che qualcosa sia il Tutto senza esser anche parte. L’equivoco sta nel pensare che (ad es.) questa foglia sia semplicemente un tratto del Tutto: il Tutto è questa foglia, il mare ed ogni altro essente, i quali essenti sono anche parti di sé stessi in quanto Tutto. Il Concreto è Concreto in modo astratto.

    Perdonami se mi fermo qui, ma è bene che tu (se lo vorrai) legga e rilegga tutto ciò che ho scritto. Certo che il massimo sarebbe leggere i miei scritti, per cercare di andare oltre gli equivoci provocati da queste povere (sebbene elevate e importantissime) considerazioni o tesi.

    Un saluto

    Marco Pellegrino

  37. Ragusano Says:

    Sono convinto della buona fede con cui procedi, la mia potrebbe essere letta come una provocazione per solleticare una tua risposta che mi hai in qualche modo dato, anche se, come dici giustamente tu, in questo spazio sarebbe pretenzioso sviluppare più per il fatto di non annoiare gli altri che per altro, cerco il tuo blog e vedo di capire meglio cosa dici e scrivi intorno al fondamento…

    Un saluto anche a te

  38. Ragusano Says:

    Ragusano è Vaglia Alessandro

  39. filosofiazzero Says:

    …filosofiazzero non riesce a capire non solo cosa vuoi dire, ma nemmeno che rilevanza potrebbe avere capire cosa vuoi dire dal momento che lo dici in cotesto modo. La chiarezza è già per se stessa un modo di essere almeno del tutto o in parte benevolo con chi legge o cerca di leggere e fa presagire vi sia sostanza per fare insieme maggiore chiarezza (claritas claritatem petit)

  40. filosofiazzero Says:

    …mi rivolgevo, rispettosamente, al Profeta.

  41. Profeta Says:

    ah non lo sapevo. Il mio blog è http://marcopellegrino.blogspot.it/

    Comunque, tanto per capirci, il Fondamento di cui parlo è la negazione di tutto il discorso de “La struttura originaria” (e quindi di tutti gli altri testi di Severino: Essenza del nichilismo, Studi di filosofia della prassi, Destino della necessità, Tautotes, La Gloria, Oltrepassare, La morte e la terra), un discorso che inscrivo nel luogo dell’errare che lo stesso Severino intende (a mio avviso senza successo) oltrepassare.

    A presto

    Marco Pellegrino

  42. Profeta Says:

    Il precedente messaggio era per Alessandro

  43. Profeta Says:

    Per filosofiazzero.

    Carissimo, mi pare di aver già discusso con te in tal senso. Tuttavia, la rilevanza di cui parli fa parte anch’essa del processo del Tutto. Che tu non capisca quello che dico non è nemmeno vero: è corretto dire che prevale in te il non accorgimento di quel che sei rispetto al tuo profondo capire te stesso cioè il Tutto. Se io ti dico che esiste qualcosa e non il nulla lo capisci benissimo, perché tu sei qualcosa e non il nulla (negheresti te stesso nel momento stesso in cui provassi a negare una tale affermazione innegabile): il qualcosa che ognuno di noi è, è sé stesso in modo diveniente; e capisci anche questo: infatti divieni: già solo il fatto che prima sopraggiungeva una tua risposta e dopo un’altra ancora, già questo è divenire: il divenire dell’eterno Tutto che ognuno di noi è.

    Saluti

    Marco Pellegrino

  44. Profeta Says:

    Alessandro, oltre agli altri post del mio blog, potresti leggere soprattutto il Glossario (tanto per farti un’idea generale sul significato che conferisco ai termini principali del linguaggio filosofico) http://marcopellegrino.blogspot.it/2012/07/certi-termini-parole-espressioni-al-di.html

  45. md Says:

    uh, questo me lo leggo pure io volentieri Marco!

  46. Carlo Says:

    Caro Md,
    il solco tra noi si allarga …. E’ uno stallo di non ritorno.
    Bisognerebbe avere il coraggio intellettuale di sparigliare le carte. Di procedere oltre Parmenide e Severino, di by-passare il monismo (ingenuo) di Spinoza, intriso di religiosità, per approdare in terra “marxiana”. Accogliere senza pre-giudizi il materialismo dialettico, geniale intuizione, premonitrice del pensiero epistemologico contemporaneo. E ,quindi, distinguere tra il percepito (condizione materiale/variabile indipendente) e il pensato (ideologia/variabile dipendente). I fatti “in natura” pre-cedono le interpretazioni, Prima “sento” (coi sensi) poi interpreto il sentito. Questa è la genealogia dell’essere (cosciente).
    Qui però mi fermo. Capisco che un “muro” ci separa. Per me è il muro dell’ “essere in sé”, un “puro” pensato che vive di luce propria.
    Ti auguro Buona Ontologia.

  47. md Says:

    @Carlo: non ho sposato nessuna fede, e tra l’altro la mia formazione è rigorosamente marxiana ed hegeliana. Ma, appunto, non ho sposato fedi, e mentre certo materialismo dialettico lo è diventata, ritengo che il monismo spinoziano non sia affatto ingenuo. Ingenua è semmai ogni concezione che ipostatizza uno dei due lati, siano essi i sensi o l’empiria (sono sempre sospettosissimo nei confronti degli apologeti dei fatti), ma anche quello delle idee e dei concetti. Nessun filosofo e nessuna teoria mi ha fino ad ora soddisfatto (e dubito ormai che ciò avverrà in futuro), ma ritengo l’intera filosofia – Severino e Hume e Pirrone inclusi – un grande cantiere, un laboratorio in perenne fermento, dentro il quale mi trovo a mio agio. Anch’io, per ora, mi fermo qui.

  48. Ragusano Says:

    Eppure se ci si ferma a riflettere sulle centrali del pensiero di Severino, non si può che rimanere incantati dalle implicazioni anche solo storiche del suo pensiero correlate al nostro mondo in continua trasformazione. Per esempio come non vedere un nesso assolutamente necessario tra il periodo mitico e conseguentemente quello della ragione con l’epanfoterithein di Platone? E questa oscillazione come può non essere vista come una necessità fisica delle cose che si muovono come ente dall’essere al niente oscillazione che è già inscritta in ragione alienata ? L’essere è la ragione, il niente è la finzione, due parti a loro modo contrapposte.

  49. md Says:

    @Carlo: dimenticavo: a proposito della presunta religiosità di Spinoza, bisognerebbe però spiegare come mai è stato – forse anche più di Marx – il filosofo in assoluto più odiato dal cristianesimo (e dai monoteismi in genere). È del tutto casuale che non sia finito bruciato sul rogo come Giordano Bruno (anche se i suoi ex correligionari sefarditi pare ci abbiano provato).

  50. rozmilla Says:

    @Carlo: avevo iniziato a scriverti prima della risposta di Md. …
    (perciò) … pardon se mi intrometto, ma secondo me anche affermare “il solco si allarga”, anche questa è una interpretazione, che potrebbe non corrispondere esattamente alla realtà delle cose. E sinceramente, Carlo, non ti pare un’interpretazione un po’ tragica?
    Da qualche tempo capita spesso anche qui, come del resto dappertutto, di dividerci a causa delle nostre idee. Formiamo fazioni, comunelle, eccetera. Le idee che abbiamo sembrano dividerci, come se i pensieri che abbiamo non fosser soltanto quello che pensiamo ora, ma che questo “ora” fosse eterno e senza via di scampo o di evoluzione.
    Tra l’altro trovo molto acuta l’osservazione di Filosofiazzero, quando aveva scritto: “…proprio così, a spada tratta, ammettendo, preliminarmente, che fosse possibile capire quello che uno dice o pensa e lo dice o il dirlo non fosse il pensarlo inquantochè il pensarlo eccetra….”
    Ma è proprio vero che ogni volta che affermiamo qualcosa, ciò significa che quello che stiamo affermando si oppone in modo drastico ad ogni altra affermazione altrui? E possiamo davvero avere la certezza che ciò che un altro afferma debba essere necessariamente contro quello che affermo io?
    Per esempio, nell’altro post, io mi sono addentrata nel tempio di Spinoza (come lo definisce Natoli), ma questo non significa che debba restare lì, abbracciata a Spinoza per l’eternità, anche perché il mio interesse principale non è certo quello di abbracciare i morti, ma i vivi. Ma come si fa non si riesce a vivere in concordia?
    Dunque, non so, ma anche se ho una certa idea di un fatto, di una qualsiasi cosa, o ho un approccio ai problemi in un certo modo, come posso pretendere che la mia idea o approccio o modo possa essere condiviso da tutti? Ma anche, come potrei imporre agli altri questo mio modo con la forza?
    Non sarebbe in questo caso anche il mio modo una fede? Una credenza assoluta?
    Persino col sig. Vaglia, col quale ho discusso in modo piuttosto brusco, e verso il quale potrei avere buoni motivi di risentimento (come d’altra parte potrebbe averne lui verso di me, dato che nemmeno io sono stata molto tenera), devo dire che persino verso di lui sento la necessità di non irrigidirmi nelle mie posizioni, e al limite di lasciar andare le ostilità passate, anche perché non posso nemmeno pretendere che lui sia altro da ciò che in questo momento si manifesta – ma che si manifesta a me, e per come io lo interpreto. Ma domani? E il mio rispetto verso di lui, mi chiedo, dove si colloca, dove lo metto? E come posso pretendere che lui sia migliore di me, quando se io manifestassi il peggio di me stessa?
    Ma è anche evidente che con qualcuno riesco ad avere maggiori punti in comune e con altri di meno. Insomma, è ovvio ed anche umanamente comprensibile che tutti noi ci s’intenda meglio con qualcuno rispetto che a qualcun altro.
    Scusatemi se faccio qualche confusione, oppure cercate di aiutarmi a capire cosa voglio dire. Ho una sensazione di disagio. Non riesco nemmeno a dire come Md., di sentirmi a mio agio in tutto questo molteplice. Ma forse vorrei riuscire a sentirmici un po’ di più, a mio agio, anche se non riesco a condividere filo per segno ogni affermazione altrui.
    Forse, ditemi se sbaglio, quello che dovremmo condividere è che siamo tutti esseri umani. E se ciò che contraddistingue l’umano in ogni epoca è davvero la pietas (e non soltanto la ragione) praticarla un po’ di più. Per questo faccio appello alla ragione “superiore” di ognuno. Se c’è …

  51. rozmilla Says:

    uffa, come al solito, il testo è pieno di refusi …

  52. Carlo Says:

    @Rozmilla
    La questione, che tu poni, è semplice. Qui trattiamo di visioni filosofiche, che richiedono, almeno per me, molta concentrazione.
    Non è possibile scrivere “di getto”, come invece accade per temi più
    banali. Quando mi accorgo che, per rispondere adeguatamente alle argomentazioni altrui (specialmente se notevolmente divergenti), dovrei impegnarmi a lungo, allora getto la spugna. E lascio che l’interlocutore la pensi come meglio crede.
    Io di Severino, Parmenide and company (ontologia) preferirei non occuparmene più. Per me è una strada impercorribile, La strada del boscaiolo nei boschi (Heidegger): non porta da nessuna parte.
    Quando avverto nella controparte un certo entusiasmo per quei temi, mi assale la depressione (scherzo!).
    Con te la cosa è diversa, perché abbiamo molte “assonanze” che mi consentono una certa leggerezza nell’interlocuzione.
    Comunque verso Md, che stimo, non provo alcun sentimento negativo, per cui non penso esistano problemi di sorta.
    Ti auguro una buona serata.

  53. enrico gamberini Says:

    se si dice “parte”ci si riferisce immediatamente anche alla dimensione di cui la parte è parte.per me tutte le parti sono eterne.allora,in mano ho una matita,oppure,la matita si manifesta,il che mi sembra evidente,non completamente comprensibile ma non negabile,anche se un altro vede un piccolo missile ,è pur vero che la matita appare lo stesso.come posso equiparare il contesto o la parte”matita”alla totalità delle parti?come può una parte(un differenziarsi limitato,e il differenziarsi implica anche il limite fra i differenziarsi,implica la parte)essere la stessa totalità delle parti?a questo punto sono daccordo con zermelo frenkel,un insieme di parti è un insieme di parti,e la totalità è l’insieme di ogni sorta di parte,senza significato ulteriore da aggiungere all’insieme di parti,che non si presentano mai come pura somma di parti isolate.ha un bel da dire russell,che forse risentito dal fallimento dei principia ha detto che erano equiparabili a 2 ladri.e preferisco affermare che qualsiasi dire,qualsiasi riflessione interiore fra se e se,non sarà mai un qualcosa di pacifico.che l’ottica parziale possa accettare fino in fondo un discorso sulla verità,non è possibile,i discorsi e l’esperienza mutevole faranno sempre un pò a pugni.io non sono daccordo nel definire la totalità anche come parte,non lo può essere.la parte ,e lo dice la parola stessa “parte”,è aperta alla totalità,è parte di essa e comprensibile pienamente solo se si è essa,ma a quel punto il linguaggio è compreso e oltrepassato,la totalità non parla e non pensa perchè è l’insieme di tutti i parlare pensare e di tutto il resto.noi lo siamo questa totalità ,ma non è che enricogamberini sia la totalità,ne è una parte,e a questo percorso limitato “enrico gamberini” quindi sfugge il significato pieno della parte.è nella natura del discorso,di gettare foschia su ogni cosa,che non significa che non si sa niente,ma che si sa limitatamente,che non significa che una parte della totalità la conosciamo perfettamente e l’altra per niente,conosciamo tutto limitatamente,ciò potrà sembrare indigesto ma a me sembra innegabile.il senso dell’identità lo vediamo parzialmente,quindi essendo ogni cosa una identità le conseguenze sono quelle.severino dice di aver risolto l’aporia del niente,a me risulta che non l’abbia fatto,sono giri di parole alla fine.la parte non è la totalità,infatti la totalità è la parte piu tutte le altre parti,è l’insieme delle parti,eventi .perchè poi si dovrebbero vivere tutte le vite,poi riiniziarle però con piu amore?in parte potrei essere d’accordo,ma quel primo giro è un qualcosa di non riducubile al niente assoluto,le mie piccole incertezze,paure ,non sono il niente assoluto,come possono scomparire definitivamente dal destino ?se ho ben capito,questa è una netta negazione dell’eternità del tutto,che io invece cerco di affermare prendendo in considerazione l’eterno ritorno e non il divenire assolutamente lineare,escatologico alla fin fine.buon fine settimana a tutti

  54. md Says:

    ommamma enrico, ci hai dato materia per pensare non solo durante questo fine settimana, ma anche per quelli dei prossimi due anni…

  55. enrico gamberini Says:

    la verità non conosce se stessa,se non in maniera parziale e tramite la riduzione fenomenologica o ottica parziale.la verità è,e ogni conoscere è una visione parziale di quell’è,che prevede una tensione contraddizione tra logica(con il principio di identità staticizzato e quindi limitato) e realtà manifesta e diveniente.di nuovo buon fine settimana a tutti

  56. enrico gamberini Says:

    è per questo, md, che ho augurato buon fine settimana a tutti,hahhaha.scherzo,attualmente comunque questo è il mio punto di vista.di nuovo buon fine settimana a tutti.hahaha

  57. Carlo Says:

    @Md
    “non ho sposato nessuna fede”.
    Non ho mai pensato questo. Quando Spinoza sostiene che la natura è divina, se permetti …
    A me non interessano le idee del mondo religioso dell’epoca su Spinosa, quello che per me conta è il convincimento meditato che mi sono fatto su di lui. Non ha mollato la presa sul trascendente. E ciò mi basta.
    Marx tiene in debito conto i due poli della dialettica: il biologico e l’ideologico, quest’ultimo è il prodotto del primo.
    Nessuna ipostatizzazione di un “singolo” corno, dunque.
    Lo schema marxiano a me appare assai convincente. Per cui la mia dislocazione culturale, esplicativa del “reale”, qui trova il suo stabile radicamento. Non ondeggio e mi sento a mio agio.
    L’inquietudine dei 360 gradi non mi appartiene. Anche il “fermento” ontologico mi lascia assolutamente “dis-incantato”. Soprattutto se, per la sua “narrazione”, utilizza paginate infinite, al cui interno il pensiero si perde …
    Ti auguro una buona giornata.

  58. Ragusano Says:

    Non è vero che Severino risolva l’aporia del niente, è vero invece che se il niente è quell’assolutamente altro dall’essere e se l’essere esiste , allora il niente non esiste e le cose che esistono non possono anche non esistere , allora sono eterne.

  59. Ragusano Says:

    Ad esempio lei, Enrico, è evidente che esista in questo istante?(questo suo esistere testimonia il fondamento originario) Quindi , si, è evidente si risponderà, esisto, e il fondamento , l’istante, l’esistente, prima di essere evidente, è fondamento, è innegabile, incontrovertibile appunto.Questo fondamento, questo istante, allontana indefinitamente ogni niente, ogni sua negazione che in quanto tale non riesce a fondarsi che come qualcosa d’altro che con tutta la buona volontà che ci può mettere lei, non è l’assolutamente niente, ma un positivo , quindi un qualcosa che a suo modo esiste e quindi non può non esistere ( non il nulla appunto).

  60. md Says:

    @Carlo: grazie, infatti l’ho avuta una buona giornata, e senza che nessun pensiero ontologico mi sfiorasse mai.
    Direi che su Spinoza non ci siamo: Spinoza è il pensatore dell’immanenza per antonomasia, non esiste alcuna prospettiva di trascendenza nel suo pensiero, e Dio è il nome per natura, sostanza, materia o simili.
    Su alcune questioni non ondeggio nemmeno io, specie sulla dialettica percezione/astrazione – un’ottima sintesi di quel che penso in proposito l’ho delineata qualche tempo fa, in un post dedicato alle tesi di Emilio Garroni, contenute nel suo saggio “Immagine linguaggio figura”:
    https://mariodomina.wordpress.com/2010/09/21/immagine-linguaggio-figura/
    Buona serata a te!

  61. Carlo Says:

    @Md
    Mi scuso. Non mi sono espresso in termini filosoficamente congrui. Con l’espressione “non ha mollato la presa sul trascendente”, intendevo dire che Spinoza, ri-conducendo il trascendente all’interno dell’essere (immanenza), attribuiva all’energia/massa “esistente” una corrisondenza biunivoca con il divino che per me, laico “impenitente” risulta assai urticante. Per me la “natura” è un fatto (per te famigerato). L’osservo, in quanto fenomeno percettibile, mettendo tra parentesi ogni giudizio sulla sua “essenza”. Spinoza propone una sua “interpretazione” (Deus sive Natura) di quel fatto, legittima ma priva di “senso”. Ridondante. Sarebbe come dire; Natura sive Natura.
    Buona giornata.

  62. Alessandro Vaglia Says:

    Il divino di Spinoza non c’entra nulla con il suo essere laico , almeno questo dovrebbe essere capito intorno ai termini usati.

  63. rozmilla Says:

    Per quanto la realtà possa essere “fantasmatica” – come dicono gli oppositori del nuovo realismo, ossia i sostenitori indefessi che non ci sono fatti ma solo interpretazioni – credo che su molti fatti della realtà siamo comunque costretti a convenire. Ad esempio mi ha molto colpito l’ultima sentenza (che considero un fatto) di quel giudice che ha appena dato l’ergastolo ad un ragazzo per aver ucciso un carabiniere; oppure gli ultimi fatti accaduti di femminicidi – ben tre quattro casi in un pochissimi giorni. E uno di quegli assassini 27enne che ha ucciso la moglie 27enne madre di tre figli, è stato imputato di omicidio volontario. È andato a trovarla e portandosi dietro un coltello con una lama di 20 centimetri, eppure no, non c’è stata premeditazione. Quindi, è un fatto che la donna è stata accoltellata, ed è un fatto che il marito avesse con sé quel coltello, ed è un fatto che l’imputazione sia di omicidio volontario.
    Quindi, io direi che i fatti esistono eccome, soltanto che vengono interpretati come “conviene”. Ma certo anche la legge non può che essere soggetta alle più svariate interpretazioni.
    Che bello se non ci fossero i fatti – e soprattutto certi fatti: non saremmo costretti ad interpretarli!

  64. filosofiazzero Says:

    …anche un’interpretazione è un fatto, anche un fatto è un interpretazione, direbbero i filosofi (cosiddetti).

  65. enrico gamberini Says:

    a carlo…non sono d’accordo,ogni biologico è gia intriso di interpretazione.per i marxisti,per molti dei quali almeno,non tutto è eterno,per loro non è una ideologia,per me si,e assurda perchè identifica il non niente e l’essere col niente assoluto,tranciano i legami tutti,e alla base.non si può poi pretendere di essere tutti uniti.pensano che ogni destino è diverso da ogni altro,il tuo dal mio ,il mio dal suo,e allora non si può pretendere di dire che siamo tutti uguali ,in verità nessuno lo sarebbe se si è coerenti con un certo modo di vedere l’ontologia marxista,ma se fosse circa come dice marco pellegrino,allora l’unita sarebbe piu concreta e non come troppo spesso capita di sentire,voluta per mezzo di prediche salmodie e sermoni e contorsioni per aggirare la tranciatura fondamentale dei legami.se l’ontologia marxista è quella che penso,non sono d’accordo.ma ritengo comunque il comunismo il pensiero di gran lunga piu serio dell’intero panorama politico attuale,che con una ontologia meno astratta farebbe a “pezzi” il capitalismo(eterna e necessaria parte della verità),invece cosi arranca,e scaricare la colpa sulla massa di automi serve a poco,quando le cose non vanno come si vuole ci si deve guardare dentro.le religioni sono parte necessaria ed eterna di tutti noi,modi infasntili e primitivi(quindi molto illusori) di cogliere la totalità.e bisogna pure vedere cosa intende per divino spinoza,che io vedo piu “anticapitalista” degli stessi marxisti attuali.ma intanto spinoza vedeva il divino in tutto.io il divino lo interpreto come -parte della verità,lui per me voleva dire questo,la verità(totalità) è divina e cosi anche le sue parti.come non dargli ragione?senza il capitale e le guerre,forme di divinità per spinoza(non certo per i cattolici i liberisti e forse nemmeno per i marxisti,vedi costanzo preve e altri),non esisterebbe niente,visto che la storia non è rocco di torre pennuta e l’essere è una dimensione integrata con le parti che sono interdipendenti,per me.non ho capito cosa è il biologico e l’ideologico.per me la dialettica va per astrazioni sempre meno astratte,e non si parte dalla parte ,non si parte dalla totalità,ma si parte dalla parte astratta e dalla totalità astratta in un movimento circolare che tocca mano a mano e sempre piu profondamente i grandi temi del pensiero,a me è successo cosi,questa è la mia esperienza in divenire.purtropppo devo pure fare affidamento solo sul mio percorso,sincero nella sua ignoranza e alienazione.per stringere,sono convinto di essere truman nel truman show,degli altri vedo solo parole e gesti. il loro sentire interiore ,che dovrei vedere se voglio comprendere dialetticamente gli altri,non lo vedo,ne posso vederlo.quindi mi affido alla mia esperienza ,poi comunque il mondo”esterno”fa da specchio e da suggerimento………ma il motto di truman è”salve ragazzi,sono truman,la disperazione del mondo esiste solo nei miei sogni,e anche li non se la passa bene”.nessuno nasce imparato,e la verità senza contraddizioni è la totalità,non un discorso o teoria,o riflettere fra se e se.le teorie possono solo cercare di essere piu coerenti possibile,sempre in linea con il fatto che la totalità non appare ma appare in parte,a se stessa(qui ho ancora da approfondire).non appare tutto,non appare il niente assoluto,quindi le teorie possono essere solo coerenti il piu possibile.se qualcuno dicesse che non sappiamo niente,gli direi semplicemente di affacciarsi ala finestra,anzi,di guardarsi intorno nella stanza.

  66. rozmilla Says:

    Sì è vero, anche un’interpretazione è un fatto, e ogni fatto può dare adito ad una miriade di interpretazioni.
    Poi ci sono i fatti che sono la conseguenza di come abbiamo interpretato dei fatti precedenti, che derivano dall’aver interpretato dei fatti o delle interpretazioni … ancora e ancora e via e via.
    Da un certo punto di vista, quasi quasi dico che l’ontologia non è la peggior cosa che possa capitare agli umani (cosiddetti)

  67. rozmilla Says:

    il mio commento precedente era in risposta a Filosofiazzero.

    @ enrico gamberini: saresti così gentile da lasciare un po’ più di spazi tra le parole, magari qualche a capo non guasterebbe, in modo da permetterci di leggerti con minore fatica?
    potrebbe essere interessante … ma dacci una mano …. 😉

  68. filosofiazzero Says:

    A me non mi riesce capire come sia potuto che fosse che abbia avuto potere sulla mente dei giovani (per dire)la jaculatorizzazione outontica del Professore. Credo possa sia spiegabile, anologicamente, colla pullulazione buddistico-mantrica, o quant’altro, che attecchirono anni orsono nel nostro paese che si ebbe, forse, bisogno di uno spruzzo liturgico-metafisico, dopo tanto marxismo, ma di certo, in pratica, più liturgico, e improfanabile(salvo il salvifico piscio di Diogene).

  69. rozmilla Says:

    @enrico gamberini:

    “per i marxisti, per molti dei quali almeno, non tutto è eterno, per loro non è una ideologia, per me sì, e assurda perchè identifica il non niente e l’essere col niente assoluto”

    Beh, ma anche questa è un’interpretazione, non so se “tua” o indotta da qualcun altro, ma di sicuro non è che un’interpretazione. Certamente non una verità assoluta.

    E soprattutto quel “identifica il non niente col niente assoluto” mi sembra di averla già sentita. C’è l’eco?

    (ma mi limito soltanto alle prime righe) (troppa fatica)

  70. Carlo Says:

    @Rozmilla

    Se anche l’interpretazione è un fatto, allora il “tutto”, la sostanza spinoziana si riduce ad una collezione infinita di “fatti” ovvero di attributi in relazione tra loro. Entità non separate che dialogano senza soluzione di continuità. Il fatto si offre da sempre all’interprete, promuovendo l’interpretazione. L’interprete, sollecitato dai sensi, si pro-tende verso la fioritura dei fatti. Il linguaggio (grafemi e fonemi ) è il “frutto” di queste relazioni incrociate, di questi “rimandi” . L’oggetto extralinguistico (il fatto) viene associato, nella mente dell’osservatore, ad un significato . In questo consiste l’interpretazione. Quando, però, il fatto è un contenuto mentale, espresso verbalmente oppure riprodotto su “carta”, allora l’interpretazione si complica (interpretazione di un’interpretazione), generando le in-comprensioni, così comuni anche in questa sede.

    @enrico
    Concordo: il biologico è “già intriso d’interpretazione”, in quanto l’essere vivente si perpetua, interpretando l’ambiente esterno. Se così non fosse, soccomberebbe.

  71. enrico gamberini Says:

    io non ne posso più di sti discorsi,che noia. vedi rozmilla,è che ,o hai ragione tu e la mia è ideologia ,o ho ragione io e la tua è ideologia,non si scappa ,perchè o tutto è eterno o non lo è,punto. intanto continua a dire con tutti i marxisti che il non niente è identico al niente assoluto(o che l’essere non è identico a se stesso,negazione di se stesso,perchè è questo che dici quando dici che il tutto non è eterno),in barba alla coerenza,e continua pure a dire che il niente assoluto di una qualsiasi cosa è evidente. forse per te il niente assoluto è un differenziarsi,che ne so. be,se fosse cosi allora spero di continuare in eterno ad essere il niente assoluto,hahaha. auguro a tutti i marxisti di questo mondo una profonda revisione della loro ontologia,altrimenti,se si tranciano i legami tra le parti,qualsiasi parte,se si vede il destino di ognuno differente da quello di ogni altro,se non ci si vede come parti di un unico io,be allora si continuerà a fare quello che si è sempre fatto,e cioè messe,salmodie,salmoni e sermoni,predicozzi e via,con il comunismo che continuerà sempre ad arrancare,come è sempre stato fin qui, guarda a caso. il comunismo merita ben altro rispetto di quello dei chiacchieroni che pretendono la botte piena e la moglie ubriaca.ti renderai conto che è impossibile che una cosa,foss’anche il divenire stesso,sia identica al niente assoluto. per mio conto,ti rispondo perchè faccio passare il tempo in attesa del giorno in cui iniziare a fare la persona seria,defilarmi da questa società di attori finti matti,ma in realtà ben piu consapevoli di me,truman nel truman show.e per via del truman show,il mio commento vale quel che vale,prendilo cosi rozmilla,perchè in realtà sono convinto che tu e tutti i “marxisti” di questo mondo pensate e in maniera molto piu profonda della mia,che tutto è eterno(e tutto ritorna all’infinito),poi esternate cose di cui non siete convinti affatto,per motivi validi,ci mancherebbe,truman non può crescere con la pappa pronta,il dolore è necessario,come ogni cosa è necessaria,perchè comunque sia, la storia non è rocco di torre pennuta e le ingiustizie e gli errori fondamentalmente non esistono se non in forma di illusioni nella testa delle capre che rinunciano a capire(e questo è un messaggio per me).io,(ma anche tu,e anche hitler),nella mia vita ho sempre fatto quello che dovevo fare,farò sempre quello che devo fare,anche quando soffro o soffrirò,perche anche il dolore è eterno come tutto.cedo alle mie insicurezze e ti chiedo di ricordare che la relatività einsteniana,la meccanica quantistica forse ancor piu intensamente,esprimono quello che esprimo io.i marxisti invece spesso esprimono quello che esprimono i preti,i capitalisti i liberisti.forza severino,viva spinoza,e anche marco pellegrino,piu anticapitalisti e anticattolici di tutti gli anticapitalisti messi assieme.anzi,questi tre tizi non sono antinessuno,percui potrebbero essere scomodi a parecchi.non che condivida tutto quanto di questi tre tizi,ho la mia posizione e anche diversa per certe cose dalla loro.ma viva la profondità di pensiero e abbasso le ipocrisie

  72. enrico gamberini Says:

    tu rozmilla davanti a un differenziarsi dici niente assoluto? l’essere è la dimensione (totalità ) del differenziarsi, al di fuori della quale non c’è niente (sempre per il fatto che il non niente non è il niente assoluto ma un differenziarsi,per me dire che il nonniente non è se stesso ma identico al niente assoluto è ne piu ne meno autonegarsi ,escludersi da soli da un discorso serio) , è se stesso,quindi eterno,punto,l’aveva già detto parmenide con la semplicissima affermazione “l’essere è il niente non è”.il senso più profondo dell’eterno,senza contraddizioni ,è nientemeno che la totalità stessa,i discorsi ,tutti,anche il mio e il tuo,non hanno la completa capacità di pacificare logica e realtà(ma non significa che il dire sia un significato nullo,che non colga nulla o che non possiamo comprendere niente di niente,infatti non è che non appare niente,e non è che appare il tutto).si veda goedel,ma si può vedere tranquillamente ,per lo stesso scopo,parmenide,severino kant eccetera.ecco,sicuramente goedel direbbe che i tuoi sono argomenti incoerenti,e dove c’è incoerenza c’è voglia di completezza,ma i discorsi completi non esistono.non si deve confondere la coerenza del dire con la pacificazione di logica e realtà,

  73. enrico gamberini Says:

    e per finire un “grazie” pure a nietzche.severino spinoza nietzche,i filosofi che piu mi hanno influenzato,ognuno in maniera diversa dall’altro.se mi togliessi di mezzo,fare finta che il truman show non esista, e dovessi fare il tifo per una posizione,credo che la societa abbia un gran bisogno di posizioni come quella di severino o pellegrino,molto piu della ennesima revisione marxista del cavolo,tanto i marxisiti sarà difficile che riescano ad elaborare il loro pensiero in chiave eternità del tutto,pensano erroneamente che sia impossibile,invece è possibile eccome,non solo,ma finchè non si farà questa revisione,continueranno le messe predicozzi salmodie preghiere esortazioni salmoni sermoni e robacce varie,tutte necessarie ,soprattutto ai bimbi piccoli.è che mi sembra che i marxisti nel loro odio verso la chiesa ci abbiano messo pure il termine eternità,siccome l’hanno usato i preti,allora niente è eterno,a me sembra proprio cosi……………………tutto quello che ho detto se per assurdo il truman show non esistesse,ovviamente

  74. md Says:

    beh enrico, ma guarda che grazieaddio (e all’eterno) di marxisti e di marxismi ce n’è tanti in giro – che poi non se li fili nessuno, o che loro filino poco il mondo, questo è un altro discorso;
    tra l’altro, senza scomodare Toni Negri & co., di un asse Spinoza-Marx (con una rivisitazione di Nietzsche) si è anche occupato quel gran marxista eterodosso che è stato Luciano Parinetto, lontano da accademie, festival e show televisivi (che invece Severino non disdegna affatto).
    E comunque non si tratta né di etichette né di correnti, ma di pensieri vitali che fluiscono e rifluiscono nelle società, nelle teste e nei corpi – magari per cambiarli anche un po’. Altrimenti che cosa diavolo ce ne facciamo della filosofia?

  75. enrico gamberini Says:

    ormai andrò incontro ai miei doveri con la convinzione che tutto è eterno e ritorna(il ritornare è un aspetto dell’eternità),che il cosidetto io che vado cercando è ne piu ne meno la realtà intera,che la storia non è rocco di torre pennuta,neanche nei minimi dettagli.è poco,ma meglio che chili di spazzatura ipocrita e campata per aria ,che mi metterebbero paranoie e basta,e io invece di paranoie ne ho ancora molte,anche se le mie convinzioni,pian piano,me le diminuiscono.di certo le mie paranoie non calarono nel periodo in cui ero un convinto marxista(1995),anzi,peggiorò la salute fisica ,che invece migliorò di molto da quando iniziai a pensare nel 1998 che tutto è eterno.il marxismo non voglio dire che è l’ultimo dei pensieri,il piu superficiale,no,anzi,tutt’altro, mi ha comunque aiutato a crescere,perche il dolore aiuta.ma il comunismo ha veramente bisogno di una profonda revisione,cosi com’è è contraddittorio con se stesso,e farà quello che ha sempre fatto,arrancare in compagnia delle altre visioni del mondo contro cui si scaglia,capitalismo e religioni e liberalismo.”peccato”(si fà per dire perchè ogni cosa è necessaria),perchè il comunismo avrebbe molto piu da dire del capitalismo,delle religioni e del liberalismo

  76. enrico gamberini Says:

    i doveri di cui ho parlato sopra,li mettiamo tra virgolette grandi come una casa,visto che ogni cosa è necessaria,la necessità essendo l’essere stesso

  77. md Says:

    @enrico: mi fa piacere che la tua salute sia migliorata da quando hai scoperto l’eterno, evidentemente a ciascuno la sua cura!

    Sul comunismo ci sarebbe molto da dire, naturalmente, così come sulla sua eventuale rifondazione, ripensamento, ecc. (qualcosa su questo blog è stato detto) – ma sono gli umani che devono diventare un po’ più comunisti, più che il comunismo che deve umanizzarsi. Esso sta comunque lassù, nel cielo delle idee. A noi, eventualmente, il compito di tirarlo quaggiù.

  78. enrico gamberini Says:

    è grottesco pensare all’unità ,ai legami partendo dal concetto che l’ente è qualcosa sospeso sul nulla assoluto,è grottesco oltrechè assurdo.quelli che non vanno ai festival(ma poi di cosa ci si dovrebbe vergognare ad andare al festival?),vedi per esempio costanzo preve,alla fine sono sempre piantati li.e ormai mi stanno nascendo altri interessi che andare a confrontarmi,ho altre esigenze adesso,e tra l’altro sono truman nel truman show,per cui penso che farò come jim carrey fece giustamente alla fine del film.qui si mena un pò troppo il can per l’aia,li vedo i marxisti,anche su youtube,le vedo le loro pseudodiscussioni,necessarie alla crescita,ma come pseudodiscussioni in cui si rigira intorno a un punticino all’infinito.per piacere,che il destino me ne scampi o mi faccia capire che sti qui in realtà non credono a quasi niente di quello che dicono,e lo dicono per motivi a me ancora sconosciuti,e necessari

  79. md Says:

    beh enrico, allora sono tutte pseudodiscussioni, sia queste tra di noi che quelle dei festival; nulla contro i festival, ma magari dietro l’apparenza (e i truman show) si nascondono belle teste e pensieri fecondi – e io sono contento, nella mia vita, di averne incontrati diversi…

  80. enrico gamberini Says:

    fra chi dice che tutto è eterno e chi dice che non tutto è eterno,uno dei due è pseudo ,l’altro con i piedi per terra non sulla luna.vedi te.io mi formo le mie convinzioni ,e quella che tutto è eterno è molto profonda se lo penso dal 1998 e sempre piu profondamente.penso sia meglio finirla qui,vedi,questa serie di commenti è un esempio,e lo si vede anche al di fuori dei miei commenti o di quelli di marco pelllegrino,che non si stà dicendo una beneamata cippa.poi ti aspetti che creda al fatto che non esiste il truman show solo perchè per te non esiste?potresti dirmi delle panzanate enormi,e il bello è che servono pure le panzanate.ma spero di non cedere ancora alla tentazione di risponderti,perchè onestamente non stai dicendo nulla

  81. md Says:

    è una bella gara sul non dir nulla (cosa peraltro impossibile ed autocontraddittoria) – io comunque all’eternità delle cose sono arrivato un bel po’ prima di te, ci penso per lo meno dal 1984, quando cominciai ad occuparmi di Emanuele Severino – per curiosità, che facevi all’epoca?

  82. filosofiazzero Says:

    ….tutto essendo eternamente ripetendo se stesso, e allora?

  83. xavier Says:

    Che gran tirate, ragazzi! E io che pensavo di aver occupato troppo tempo e troppo spazio nei giorni passati!

  84. filosofiazzero Says:

    Enrico Gamberini:
    …te dici che hai sempre fatto quello che dovevi fare e zitto, vale a dire?
    (truman show o non-truman show, che differenza farebbe?)
    (c’è un libro del 1900 che si intitola “La filosofia del come se”)

  85. Profeta Says:

    http://marcopellegrino.blogspot.it/2012/12/fisica-quantistica-e-autentica-filosofia.html

  86. filosofiazzero Says:

    “non si può accogliere positivamente l’affermazione che i miei scritti e la fisica quantistica siano un designare lo stesso. Proprio perché, il Motivo per il quale il sottoscritto sostiene quella tesi è la negazione della contraddizione in cui consiste il motivo per il quale la fisica quantistica sostiene quella medesima tesi.”
    …ovviamente!!!

  87. enrico gamberini Says:

    marco pellegrino……….gli scritti della quantistica sono in linea anche con il mio discorso.e forse piu che col tuo,visto che ,mentre in un divenire lineare c’è presente passato e futuro,in quello circolare non c’è questa separazione netta.si veda anche il tempo circolare(o spaziotempo ricurvo) della relatività,dove gli effetti sono anche cause,come anche nella quantistica.ma comunque me ne frega relativamente di quello che dice la scienza,non mi sono convinto dell’eternità di tutto perchè l’ha detto einstein,ma attraverso i libri di severino,dal quale poi mi sono distanziato praticamente solo per la questione dell’eterno ritorno…………a filosofia svizzero…………..c’è una bella differenza tra truman e non truman,visto che la disperazione e la depressione nel truman show riguardano e solo in maniera molto limitata truman,e limitatamente gli stadi di truman prima del 1998,perchè dopo sono praticamente assenti.c’è una bella differenza,anche perchè autwicz,hiroshima e montesole sarebbero fantasie,e al limite esistono solo come recite e film(cosa di cui sono convinto)……….a md…………….io nel 1984 giocavo perchè evidentemente dovevo farlo.tu severino l’hai scoperto nel 1994 e approfondito nel 1998,quando sperimentavi truman(enricogamberini),truman,oltrepassato e compreso all’infinito,truman(il parallelo col film va bene fino a un certo punto).puoi negare finchè vuoi,ma non credo abbia i mezzi per affermare incontrovertibilmente che sbaglio,per il semplice motivo che tra parole esteriori e convinzioni interiori ce ne passa di differenza.se dico”nulla”cosa dico?non dico nulla,dico qualcosa,ma il riferimento è al nulla,e questo è il mistero per eccellenza del pensiero,per me.

  88. filosofiazzero Says:

    …l’unica cosa sicura è che patire si patisce davvero.
    o nemmeno?

  89. filosofiazzero Says:

    a cicala di mare:

    O le cee con la salvia un’enno bone?
    Eh l’Italia è una gran bella nazione!!!

  90. enrico gamberini Says:

    a filosofiazzero………….non so riguardo il dolore,ma piu si è consapevoli e meno lo si patisce.riguardo la disperazione,la tragedia e il nichilismo (nichilismo inteso come identificazione mascherata dell’essere col niente assoluto),non so.sono certo del nichilismo che ho sperimentato e che ancora un pò sperimento(credo).sono certo delle piccole tragedie e insicurezze della mia esperienza,dove però non vedo traccia di disperazione.gli altri?gesti e parole non sono affatto sufficienti,e tra l’altro penso di essere truman nel truman show,quindi se la disperazione non ha fatto visita al piu sfigato,non credo proprio che abbia fatto visita a chi è molto meno sfigato(e che soprattutto,anche se non lo afferma,anche se non lo affermate,ha una consapevolezza dell’esperienza della “morte”parecchio piu ampia di quella di truman,parte eterna dell’essere).che tu filosofiazzero mi dica che sto dicendo delle capperate,non ha alcuna importanza sulle mie convinzioni,proprio per il fatto che io il tuo sentire interiore non lo vedo,e le tue parole o gesti o comportamenti, in questi argomenti sono largamente insufficienti.questo dovresti ammeterlo secondo me.poi magari scopro con mia profonda tristezza,di essere un truman in mezzo ad altri truman,molti perfino piu sfigati di me.ma ciò non avverrebe con un atto di fiducia in quello che dici.e inoltre penso che ciò non avverrà.penso che scoprirò che quando dico di essere truman(il solo unico truman,enrico gamberini)ci ho beccato giusto.vedremo,ma credo proprio che per un bel pò potrò solo migliorare.poi,è anche vero che pure la grande amnesia pretruman,necessaria a truman, sia eterna come ogni cosa,e come ogni cosa ritorna,a ritornare è sempre lo stesso,non un fac simile.e soprattutto qui,nell’eterno ritorno,c’è una certa differenza tra il mio pensiero e quello di severino o marco pellegrino

  91. enrico gamberini Says:

    l’eterno ritorno è il piu grande atto di amore verso la realtà,per il semplice fatto che non nega niente di essa,la conserva tutta in tutti i suoi aspetti.tutti gli altri pensieri piu o meno la negano almeno in parte sta benedetta realtà……………e chi nega la realtà si autonega,o meglio,chi nega la realtà si illude,vive di illusioni.e la negazione rimane un atto linguistico che si riferisce al niente,un’illusione ,eterna pure essa.come dire che l’eterno ritorno è un pensiero incompleto(non dice tutto sulla verità,e ci mancherebbe anche che dicesse tutto,visto che la verità è l’essere,cioè qualcosa di piu ampio di un discorso) ma coerente,gli altri secondo me sono pure incoerenti,negano la realtà

  92. filosofiazzero Says:

    enrico gamberini:
    lo ripeto ancora. il nihilismo non riguarda l’essere o non essere, riguarda i non-valori.
    Poi, se uno vuole continuare a fare i balocchi con la presofistica parmenidea, va benissimo, sempre balocchi sono, come eterno ritorno incluso (sotto forma misterica): tutto gira, “il mondo circolare non si muove, la palla che lanciai giocando nel parco, non è ancora scesa al suolo” (eccetra)

  93. enrico gamberini Says:

    filosofiazzero………vai a controllare le radici greche della parola nihil,e vedrai che non ci stà scritto valori,ma niente assoluto.mi “meraviglio” che si faccia ancora confusione.del resto sono proprio i preti cattolici a parlare di nichilismo dei valori,e anche loro sono a digiuno di filosofia,e cosi si precludono la critica ontologica verso il cattolicesimo,il loro credo.cosa vai ripetendo,cosa devi ripetere,tratta invece quel termine come va trattato senza snaturalizzarlo solo perchè l’ontologia non riesci a digerirla .non capisco cosa tu voglia dire con il fatto che la palla non è ancora scesa al suolo,per l’eterno ritorno non è affatto necessario che ridiscenda al suolo.invece è necessario che si ripeta tutto,compreso il momento in cui lanci la palla,che non è necessario che ritorni al suolo,riguardo l’eterno ritorno.tutto il resto non lo commento,è una forma di fede tipica di chi conosce poco l’ontologia.e allora se la filosofia non la digerisci,vai a vedere einstein e lo spaziotempo ricurvo,o gli effetti che sono cause della mecc quantistica.altrimenti vai con i preti a parlare di nichilismo dei valori,e a praticare la miseria della filosofia con loro

  94. enrico gamberini Says:

    filosofiazzero…..ho anche notato che non capisci l’affermazione “ho fatto sempre quello che devo fare”,e aggiungo anche che lo farò sempre,cosi come ognuno fà sempre quello che deve fare.anche qui,ti dice qualcosa la parola necessità?forse pensi che la storia(compresi hiroshima,austwicz e montesole,tutte belle recite,ma in ogni caso parti necessarie della storia,truman o non truman)sia rocco di torre pennuta?del resto pure i preti pensano che la storia sia rocco di torre pennuta.forse tra te e i preti cattolici potrebbe esserci una bella amicizia.del resto ci sono molte persone che per tenere in piedi le loro visioni della realtà smentiscono la storia e la relegano piu o meno al caso……………ecco chi sono i veri bimbi viziati.ecco la radice della decadenza della civiltà,necessaria pure quella radice,cosi come le illusioni sono parte necessaria della verità

  95. Luca Ormelli Says:

    @ enrico gamberini:

    mi sembra che in Lei predomini la confusione [e la sua battitura lo evidenzia]. La radice etimologica di nichilismo/nihilismo non è affatto greca come Lei sostiene; ‘nihil’ è conio latino laddove in greco, che Lei erroneamente richiama, il ‘niente’ è οὐδὲν.

  96. md Says:

    @ enrico gamberini: a parte la faccenda della “recita” di Auschwitz, Marzabotto, Hiroshima, etc. – termine che mi lascia a dir poco perplesso, e sul cui uso vorrei tanto chiedere un giudizio ad un sopravvissuto – cosa accidenti è “rocco di torre pennuta”?

  97. md Says:

    e comunque la storia non è da relegare al caso, ma certo nemmeno alla necessità – la storia, con buona pace di preti, filosofi ed ontologi (e magari degli stessi storici), è essenzialmente contingenza – come, forse, del resto tutto; ma, appunto, forse… su questo punto non ho ancora deciso in modo definitivo, né credo mi prenderò la pena di decidere mai

  98. md Says:

    ad ogni modo – e chiudo – questo post è vecchio, è da archiviare o da buttare dalla finestra come si faceva un tempo con i piatti vecchi a fine anno; ora guardiamo alle magnifiche sorti e progressive del 2013, no?

  99. filosofiazzero Says:

    enrico gamberini:
    …c’era un’altra “gonfiatura di gote” di Severino l’altro giorno sul corriere della sera. Si auto-apparentava con G.B.Vico, inoltre…

  100. filosofiazzero Says:

    Alla fine siam già pronti,
    Che governi Mario Monti!!!

  101. Profeta Says:

    http://marcopellegrino.blogspot.it/2014/12/indice-de-le-materie-prime-della.html

  102. Profeta Says:

    Segnalo il nuovo libro: “Matematica dello Spirito”

    http://marcopellegrino.blogspot.it/2015/08/matematica-dello-spirito-l-indice-e-un.html

    Con affetto, un caro saluto a tutti.

    Marco

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: