Menu-necrologio di Natale

Fanny e Alexander_Bergman

Può essere che la parte etica (e/o sentimentale) del nostro ipertrofico encefalo si sia così tanto rammollita da farci inutilmente disperare per quella ben poco gentile disposizione degli esseri viventi a farne fuori altri per nutrirsene (i biologi la chiamano eterotrofia). E d’altra parte l’unica alternativa sarebbe il suicidio. Un nichilismo maggiore, a fronte di un nichilismo minore (maggiore e minore sono però quantomai relativi). Ma la parte più dura ed ancestrale del suddetto encefalo se ne sbatte e continua nell’immane opera trituratrice, divoratrice e distruttrice. È solo l’altra parte – quella molle – che aspetta che giunga il manto / della grande consolatrice…
Ci sono poi le vie intermedie – il vegetarianesimo o, meglio, il veganesimo a cercare di ridurre lo spargimento di sangue. Oppure, l’amara ironia della poesia. Come in questa Coercizione – tra le ultimissime, in punta di morte – di Wislawa Szymborska, che prende in giro un po’ tutti, onnivori, vegetariani e carnivori, e che spero vogliate mettere, magari al posto dei capponi o dei tacchini o dei capitoni, sulle vostre natalizie tavole scarlatte (per il sangue che scorrerà comunque copioso, e che però sulle tovaglie non si noterà, dato che sarà rosso su rosso). Vi è poi la possibilità – come conclude la grande e saggia poetessa – di coprire grida e necrologio con l’inutile ed allegro chiacchiericcio.
Ed è questo il mio augurio – ben poco simpatico e piuttosto rompicoglioni – per il giorno di Natale.
[P.S. L’immagine sopra è tratta dal film Fanny e Alexander di Ingmar Bergman che, se la memoria non mi inganna, si apre – e mi pare si chiuda – con una gran tavolata natalizia e un poderoso discorso del capofamiglia; la scena m’impressionò a tal punto che, quando la vidi al cinema poco più che ventenne, decisi che avrei organizzato qualcosa di simile con l’unico mio nonno superstite, che già vedevo assiso a capotavola, raccogliendo intorno a lui figli e nipoti a decine, sparsi in tutta Italia – una missione impossibile, che infatti non sarei mai riuscito a compiere; di lì a poco, tra l’altro, il vecchio patriarca migrò a miglior vita…].
E ora, finalmente, la poesia di W.S.:

Coercizione

Mangiamo vite altrui per poter vivere.
Maiale deceduto con crauti defunti.
Il menu è un necrologio.

Anche l’uomo più buono
addenta e digerisce qualcosa di ammazzato
perché il suo cuore tenero
non cessi di pompare.

Anche il più lirico dei poeti,
anche il più austero tra gli asceti
mastica e inghiotte qualcosa
che pure era vivo e cresceva.

Non trovo coerenza tra questo e gli dèi buoni.
Forse perché un poco creduloni,
oppure ingenui,
hanno dato il dominio del mondo alla natura.
Ed è lei, quella pazza, che ci impone la fame,
e là dove c’è fame
finisce l’innocenza.

Alla fame si aggregano rapidamente i sensi:
il gusto, l’odorato e il tatto, e la vista,
infatti le pietanze non sono tutte uguali
e tanto meno i piatti.
Partecipa all’azione
anche l’udito, infatti
a tavola si fanno spesso discorsi allegri.

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4 Risposte to “Menu-necrologio di Natale”

  1. Giuseppe Savarino Says:

    Siamo onnivori e predatori. Bisogna farsene una ragione…

    Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda.” La rana gli rispose “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!” “E per quale motivo dovrei farlo?” incalzò lo scorpione “Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!” La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.
    A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. “Perché sono uno scorpione…” rispose lui “E’ la mia natura”

  2. rozmilla Says:

    C’è poco da essere allegri. E che la vita sia crudele è un dato di fatto: ogni organismo vivente persevera nel suo essere e ha la tendenza ad espandersi, a spese di altri esseri e dell’ambiente circostante.
    Ma se anche l’uomo fosse onnivoro, può sempre scegliere di cosa alimentarsi; e di certo sarebbe augurabile riuscire a darsi dei limiti, limitare la crudeltà inutile, superflua, consapevoli che non sarà possibile eliminarla del tutto.
    Mi sembra fosse Gandhi a dire che la civiltà di un popolo si misura da come tratta gli animali.

    Da citare anche Milan Kundera: La vera bontà dell’uomo si può manifestare in tutta purezza e libertà solo nei confronti di chi non manifesta alcuna forza. Il vero esame morale dell’umanità, l’esame fondamentale (posto così in profondità da sfuggire al nostro sguardo), è il rapporto con coloro che sono alla sua mercè: gli animali. E qui sta il fondamentale fallimento dell’uomo, così fondamentale che da lì derivano tutti gli altri. (da L’insostenibile leggerezza dell’essere)

    Quindi, per quest’anno nessun banchetto di Natale, e nessun discorso allegro sulla tovaglia lorda di sangue?

    Alla poesia della W.S., bisognerebbe aggiungere che anche gli umani si sbranano tra loro. E che la vita in ogni caso ci sbrana tutti – chi più chi meno, chi prima chi dopo.

    http://www.webalice.it/scriviaferrari/Dipinti/pages/Goya%20-%20Saturno%201823.html

  3. Albino Galuppini Says:

    Un articolo sull’interepretazione in chiave filosofica degli alieni:

    http://pianetax.wordpress.com/2012/12/06/ufo-international-magazine-dicembre-2012/

  4. xavier Says:

    Con grande ipocrisia e quasi nullo senso di colpa, di tanto in tanto non disdegno il cibo di provenienza animale. Non riuscirei forse a tirare il collo ad un pollo, ma allorchè me lo ritrovo a pezzi in padella lo cucino con gusto e con uguale piacere me lo mangio. Fin qui l’ipocrisia del finto animalista, che qualche volta si estende fino all’ indignazione per la barbarie dei trattamenti in batteria, “risolta” con l’acquisto di “carni allevate a terra”!!! Il senso di colpa, invece, quello svanisce subito, ripensando ai sapori di certi accostamenti eno-gastronomici che procurano alcune ricette. Un vero disastro etico,quindi, dal quale per ora non so risolvermi. Forse a frenarmi un po’ é l’esempio di alcuni bei campioni della storia più buia dell’umanità, compreso il tragico signore tedesco dagli orrendi baffetti, che fra le altre cose affermava “‘l’elefante essere l’animale più forte in assoluto, essendo vegetariano”, ma mi rendo conto che é una comoda scusa, ben misera e vile: fin dove posso cercherò di rimediare con il cioccolato, di cui invece sono ghiottissimo.

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