Il bacio spinozista di LudovicoVan

Fregio di Beethoven_Klimt

Oltre ai leggiadri valzer viennesi, per cominciare bene l’anno consiglio sempre l’ascolto della Nona sinfonia di Beethoven – in particolare di quel vertice musicale che è l’Inno alla gioia. All’Auditorium di Milano la sua esecuzione è consuetudine da molti anni – con più repliche a ridosso del vecchio e del nuovo anno, a mo’ di circolare auspicio di buona fine e buon principio –  e io ci vado tutte le volte che posso. Quest’anno ho partecipato al rito come se fosse la prima volta, incantato più che mai dalla prima all’ultima nota, e percorso a più riprese da brividi che ho identificato come innocui spinococchi.
E del resto la poesia di Schiller An die Freude è una vera e propria ode spinoziana alla vita:

Gioia bevono tutti i viventi
dai seni della natura;
vanno i buoni e i malvagi
sul sentiero suo di rose!

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero!

Gioia si chiama la forte molla
che sta nella natura eterna.
Gioia, gioia aziona le ruote
nel grande meccanismo del mondo.

Insomma, un tripudio di perfezione ontologica percorre tutti i modi della sostanza, e ogni essere ed ogni vivente ne partecipa. Amicizia e amore e fraternità e bellezza e con-essere e profonda correlazione la fanno da padroni – peccato solo per quella nota stonata ed ombrosa:

Chi invece non c’è riuscito,
lasci piangente e furtivo questa compagnia!

Ma siccome

Baci ci ha dato e uva, un amico,
provato fino alla morte!

e persino

La voluttà fu concessa al verme

c’è da credere che anche l’ultimo e più tristanzuolo tra gli esseri possa essere recuperato alla gioia universale.
Schiller e Beethoven sembrano crederci – almeno per un momento – e il loro altissimo ed intensissimo ed anzi febbrile bacio poetico-musicale ci schiocca in viso e sulle labbra così forte, che per un attimo non possiamo non crederlo con loro. Per quanto la gioia da loro avvertita nell’ebbrezza dell’estasi estetica

conduce le stelle nello spazio,
che il cannocchiale dell’osservatore non vede.

Insomma, abbiamo strumenti di osservazione un po’ fuori portata, per queste cose. Le visioni delle superne rote sono fiori effimeri, che sbocciano solo nel corso di brevi vertici passionali, od ancor più rari brividi di pura intuizione razionale, da innaffiare preferibilmente con una coppa scintillante di buon vino spumeggiante – da bere tutta d’un fiato, meglio se in buona compagnia. Così da non sapere mai se l’ebbrezza sia soltanto fisica od anche metafisica
In ogni caso, prosit!

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Una Risposta to “Il bacio spinozista di LudovicoVan”

  1. Carla Bariffi Says:

    una gioia che si sposa con il pessimismo (Beethoven l’ho sempre considerato tale) però con l’aggiunta di un bel tocco di ironia!
    penso al prete che lustra la sua coppa durante la liturgia pregustando l’estasi del suo sorso d’un fiato…:-)
    penso a Spinoza che lustra le lenti di ingrandimento (forse già pregustando la visione che gli avrebbero concesso) …
    penso alla gioia come al bene più grande, la scoperta di una nuova sinfonia della Natura che fa vibrare i cuori in un tripudio di colori e bellezza pari a quelli di Klimt!

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