Aforisma 68

La filosofia è costitutivamente affetta dall’interstizialità del né… né…

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

30 pensieri riguardo “Aforisma 68”

  1. Se gli interstizi sono pensati come gli spazi di senso residuali nella struttura logica del reale allora possono essere catalogati come un’uscita di emergenza dall’indecidibilità (tertium datur). Ovvero come zone grigie dove collocarsi senza paura di smentite (in medio veritas). Se predico un concetto come nè vero nè falso, provoco sconcerto per i non addetti ai lavori. In parole “povere” la filosofia è ciò che i filosofi vogliono che sia, a loro giudizio insindacabile.

  2. “«Se predico un concetto come nè vero nè falso». Questa proposizione è vera o è falsa?”

    Mmm … in questo caso mi pare possa bastare interpellare la grammatica.
    Perciò, direi che la proposizione in oggetto non è vera né falsa, bensì è subordinata ipotetica: è l’apotasi, che esprime la premessa, ossia la condizione di quanto è predicato dalla reggente, o apodosi, che in questo caso è: “ provoco uno sconcerto ecc.”.
    Nella linguistica anglosassone si parla di conditional sentences: protasi e apodosi sono da considerarsi come clausole piuttosto che come preposizioni.

    Più in generale, se non erro, il linguaggio verbale, a differenza di quello analogico, è un linguaggio che fa operazioni logiche simil-matematiche; quando invece il reale (per un essere umano) è composto dal complesso di entrambi i linguaggi, soprattutto quando si tratta di comunicazione fra umani. (mentre, ad esempio, con gli animali comunichiamo soltanto col linguaggio analogico)

    Quindi, ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione – dove il contenuto logico viene espresso nel linguaggio verbale, e il contenuto di relazione col linguaggio analogico.
    Quelli che qui sono stati chiamati “interstizi”, sono la parte dell’analogico che non potrà mai essere esattamente e sufficientemente tradotta nel linguaggio logico. Ed è bene ricordare che la comunicazione analogica ha le radici in periodi molto più arcaici dell’evoluzione con validità più generale; mentre il modulo numerico della comunicazione verbale è relativamente recente e assai più astratto.

  3. … ed inoltre, oggi leggevo questa cosuccia di Freud, che mi pare abbia qualche attinenza (vera o falsa che sia)

    «Per i processi dell’Es non valgono le leggi di pensiero della logica, e in ispecie non vi si formano contrasti. Impulsi antitetici sussistono l’uno accanto all’altro, senza annullarsi a vicenda o detrarsi reciprocamente. […] Nell’Es non vi è nulla che si potrebbe equiparare alla negazione, e si apprende altresì con sorpresa che secondo i filosofi lo spazio e il tempo sono forme necessarie dei nostri atti psichici.» [S. Freud, Introduzione allo studio della psicoanalisi]
    (corsivo mio)

  4. @filosofiazzero: non posseggo questo libro.
    La citazione di Freud è tratta dal “Pragmatica della comunicazione umana”, di Watzlawick, Beavin e Jackson, Astrolabio (1971) – in cui viene specificato che “L’introduzione alla psicoanalisi” di Freud, è nella trad. it. di E. Weiss, Astrolabio-Ubaldini, (1947), p. 387.
    ok?

    “si apprende altresì” … beh, bisognerà prendercelo per quel che è, o era …

  5. nel senso che non sa di nulla!
    😉
    non posso completare ciò che ritengo sinonimo di: sperimentazione.
    la filosofia è amore per la sapienza ma non è mai nulla di certo.
    si può dire che do ragione a Ormelli.
    predicare va bene ma circoscrivere i concetti, quello è un compito difficile!

  6. Mmmm … il linguaggio è incerto, a volte anche oscuro.
    Non solo la filosofia, ma ho proprio l’impressione non ci sia nulla di certo: vita difficile …
    E a dire il vero, la prima domanda era stata: ma esiste la filosofia?

    Però Luca aveva fatto solo una domanda, quindi non capisco quale necessità ci sia di dargli “ragione” – una ragione che non mi pare avesse domandato né richiesto.
    Ragione de che?
    Analogicamente parlando, quel “si può dire che do ragione a Ormelli” sembra piuttosto sotto-intendere il torto di qualcun altro.
    Quindi: de gustibus 😉

  7. dal momento che qui da Mario vi date tutti ragione l’un con l’altro mi sono permessa di darla anche io!
    sottintendere significa anche dare un’altro senso al senso originale.
    😉

    comunque l’aforisma di Mario rimane incompleto, volutamente o no, e non sarò certo io a completarlo dal momento che non c’è niente da completare!

    ciao Mario 🙂

  8. Cara Rozmilla,

    ho molto apprezzato la tua “replica” a Carla. La mia era ed intendeva essere “solo” una domanda. Forse LA domanda su cui verte l’intera speculazione, quanto meno occidentale. E, va da sé, non mi aspettavo che un “povero Cristo” mi desse LA risposta ancorché dubiti alquanto che un “povero cristo” [non fosse tale per scelta di auto-esclusione dalla società o lo fosse coattivamente muovendo però da ben altre fortune] conosca la definizione di “tertium datur”. Ma preferisco di gran lunga i “poveri cristi” ai filosofi, specialmente di professione perché laddove i primi traboccano di umanità gli ultimi si limitano a descriverla e con grossolanità.
    Permettimi solo una glossa al tuo peraltro argomentato commento: non «è l’apotasi, che esprime la premessa, ossia la condizione di quanto è predicato dalla reggente, o apodosi» ma la protasi, come correttamente scrivi poche righe più oltre, nel tuo prestito non citato di Wikipedia alla voce “Periodo ipotetico”.

    Un saluto,
    L.

  9. allora… un aforisma è un aforisma, cioè una sentenza, una definizione, quasi la circoscrizione blindata di un concetto: è così, punto – dunque si pone per certi aspetti in conflitto con un “normale” argomentare filosofico;
    ma la bellezza di un aforisma sta proprio in quel suo essere lapidario e tranchant, insieme allusivo e conclusivo, un fulmine a ciel sereno.
    Sempre che esso venga coniato bene, naturalmente.
    A me vengono, appunto, come fulmini a ciel sereno, e se mi pare che “suonino bene”, che siano abbastanza urticanti o che possano chiudere in una riga un’intera costellazione di questioni – allora lo fisso e lo trascrivo.
    Non si tratta di completezza o di incompletezza, ma di parole (poche) che si mettano di traverso.
    Se poi il tentativo è quello di coniare aforismi con – nientemeno – l’intenzione di “definire” la filosofia, allora è davvero un invito a nozze.
    Ma, appunto, si tratta solo di un aforisma…

  10. su quello in questione, poi, potrei provare ad argomentare e a dire che cosa io intenda per “interstizialità”, illustrare con degli esempi quel né-né (ce ne sarebbero a iosa), ecc. ecc. – ma perché mai, allora, avrei coniato l’aforisma?

  11. @Luca
    Yes: è la “protasi”, che esprime la premessa, ecc., citato da Wikipedia, certamente.
    Quindi l’apotasi non esiste, è un errore di battitura – come un’altro o qualcun’altro? Forse?
    Ma, tornando alla grammatica, ancor prima stavo riflettendo come ogni verbo implichi un complemento, che ogni volta è una domanda a cui cerchiamo di dare una risposta, per quanto provvisoria. Amare – chi? Odiare – chi? Mangiare – cosa? Andare – dove? Comunicare – con chi? e come? eccetera.
    Per il resto, non conoscendo alcun filosofo di professione, sospendo qualsiasi giudizio sulla questione. Oltretutto l’umanità è piuttosto difficile da quantificare, e spesso siamo indotti a ritenere più umano ciò (o chi) ci conferma piuttosto di ciò (o chi) ci rifiuta o disconferma. E questo vale un po’ per tutti, credo, filosofi, poveri cristi o meno.
    Un saluto a te.

  12. Un aforisma, come qualsiasi altra cosa, si può completare se ne si ha voglia, interesse o che … in caso contrario, amen. Secondo me è un po’ come il gioco delle libere associazioni. E se sono libere, significa che nessuno è obbligato.

    Il più famoso né .. né… che ricordo è il Neti, Neti della tradizione buddhista:
    Tu non sei questo, tu non sei quello … eccetera …

    “Il carattere paradossale di questa forma di distacco si compie prendendo le distanze dallo stesso io generico, in modo tale che lo stesso io si realizza proprio mediante il completo distacco da se stesso.” (citato a braccio da Madera e Tarca, La filosofia come stile di vita) ne avevo scritto qui: http://rozmilla.wordpress.com/2011/09/10/tu-non-sei-questo-tu-non-sei-quello-2/

    Né, né, né, quindi. Ma quindi cosa? Chi sono?
    “Tu sei quello …”, dicono ancora i buddhisti – cioè, tu, che non sei né il tuo moto di rabbia, né le sensazioni di tristezza, né il tuo desiderio di qualcosa, ecc., in verità sei quello: il “puro” che tutto “comprende”.
    Ieri leggendo la citazione di Freud – che trovo splendida – mi era parso che con l’Es, parlasse appunto di “quello”. La riporto:
    «Per i processi dell’Es non valgono le leggi di pensiero della logica, e in ispecie non vi si formano contrasti. Impulsi antitetici sussistono l’uno accanto all’altro, senza annullarsi a vicenda o detrarsi reciprocamente. […] Nell’Es non vi è nulla che si potrebbe equiparare alla negazione …» (idem come sopra)

  13. Dovresti prima spiegare cos’è questo es coccodrillizzato…
    (intanto, meglio stargli alla larga, anziché ucciderlo – a meno di non poter fare a meno di un paio di scarpe di coccodrillo)

  14. @Luca: a proposito, caro Luca, qualche tempo fa mi sono accorta che hai cancellato il tuo Blog, “Porto delle scimmie di Luca Ormelli”. Questo significa che dovrò defalcare il link dalla lista del Blog che seguo? Immagino di sì. Oppure per caso scrivi in qualche altro sito?

  15. @ rozmilla:

    Hai visto bene Rozmilla. Ho chiuso il Porto – che quindi puoi serenamente depennare dalla tua lista di links e anche Mario; al momento partecipo a filosofiaenuovisentieri.wordpress.com, blog al quale abbiamo dato vita circa 4 mesi addietro con Giuseppe Savarino e Daniele Baron. E sul quale siete tutti benvenuti.

    Un caro saluto,
    L.

  16. …coccodrillizzazione vorrebbe stare a significare riduzione allo stato di “es” (da parte del coccodrillo, il caso sopra, immaginando il coccodrillo totalmente estraneo anche alla sola ombra del concetto di contraddizione o che altro) mentre invece, nell’uomo, 8cosiddetto)ci sono, dice, questi strati più o meno profondi di coscienza o incoscienza, ma su questo è stato scritto e riscritto milioni di cazzate para-psicanalitiche ad usum ignorantorum (e cioè noi)!!!
    Piuttosto, un’altra domanda, esisterà nell’ “es” la forza di gravità (permanente!)?

  17. @Luca:

    Eh, ma allora, … Filosofia e nuovi sentieri è nella mia lista fin quasi dall’inizio!
    Un po’ mi spiace per il Porto – anche le scimmie si affezionano, neh – ma me ne farò una ragione, e aggiornerò la lista.
    Mi piace l’espressione “dare vita”. Quindi, i miei migliori auguri per il nuovo Blog.
    Un caro saluto a te

    (ps: non so se posso chiedertelo, ma sarei curiosa di sapere se oltre a scrivere insegni)

  18. Vero, filosofiazzero, ignoriamo assai assai la differenza fra es, io e super-io – ma mi pare che persino Freud ne parlasse come delle metafore; anche se (avevo leggiucchiato qualcosa sulla “coccodrillazione” – complimenti per il neologismo- in occasione della scomparsa della Montalcini, quando avevano trasmesso parti di una sua intervista), non so, forse ci sono delle analogie tra l’es e la parte più primitiva del cervello che era la parte dominante del cervello nell’era dei rettili – il lobo olfattivo (cosiddetto); ma già nei primati lo sviluppo delle interconnessioni tra sistema limbico e neocorteccia si sono potenziate rispetto alle altre specie, e immensamente (pare) negli esseri umani. Però è chiaro che se lasciamo che la componente più primitiva ed emotiva del cervello prenda il sopravvento, sono guai. Gli istinti avrebbero il dominio sul senso della giustizia, ad esempio, e vedremmo in opera quell’es coccodrillizzato …
    La cosa strana, però, è che la stessa componente emotiva è all’origine dei sentimenti di empatia e solidarietà. Esperimenti hanno dimostrato che senza le emozioni diventeremmo individui asociali. Questo significa che volenti o nolenti la componente emotiva domina (anche nel senso che arriva prima l’emozione della coscienza dell’emozione) su quella razionale portando talora a comportamenti che privilegiano la giustizia, l’altruismo, eccetera; altre volte a comportamenti opposti.
    Quindi? Quale sarà il giusto gradiente fra le parti?
    Ma, in fondo, penso che sì, il cervello è misterioso, ma il cuore anche di più.
    E di permanente, non so cosa ci sia …

  19. @ rozmilla:

    Grazie a te degli auspici Rozmilla.
    Nessun insegnamento. Solo padre di un bambino. Impegno pedagogico considerevole.

    Un caro saluto,
    L.

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