Armatissimi e liberissimi

niccolo_machiavelli

A parte la curiosa coincidenza che a ridosso del “Gun Appreciation Day” organizzato dall’NRA, un quindicenne di Albuquerque, New Mexico, abbia sterminato la famiglia manco fosse una testa di cuoio – risultano davvero curiose anche le motivazioni utilizzate dagli apologeti della pistola (o del fucile d’assalto) facile.
Ieri mattina ho ascoltato alla radio, con grande interesse, il seguente ragionamento (una vera e propria tesi di filosofia politica): così come Niccolò Machiavelli parlava degli svizzeri in termini di invidiabili cittadini “armatissimi e liberissimi” (liberi proprio in quanto armati, e dunque, si suppone, più liberi se più armati) – altrettanto i cittadini americani, per non essere sudditi ma liberi cittadini, devono rivendicare il diritto assoluto ad essere in armi. Ma attenzione, il fine esponente della National Rifle Association non dice che tutto ciò serve in prima istanza a difendersi da ladri, psicopatici, malfattori o terroristi, bensì – partendo dagli assunti machiavellici – ad istituire una figura di cittadinanza armata in grado di incutere timore al governo. Se, cioè, i cittadini non fossero armati, lo stato diventerebbe troppo potente ed invasivo, ed essi tornerebbero alla condizione di sudditi, non essendo più in grado di fronteggiarlo e contenerlo.
In sostanza, se ne potrebbe concludere che tale cittadinanza (che ricorda per certi aspetti la moltitudine di ascendenza spinozista di cui, tra gli altri, ragiona Toni Negri), sia potenzialmente insorgente – proprio perché armata – contro un eventuale potere illegittimo: pronta, dunque, a commettere un sacrosanto tirannicidio, qualora fosse necessario.
Al netto dell’eventuale malafede ideologica dell’assertore, trovo tutto questo ragionamento molto interessante – salvo per un piccolo dettaglio: non sarebbe molto più utile (se non rivoluzionario) per i cittadini essere armati, anziché di luccicanti (e lucrosissime) macchine da guerra, di un lucido e sfavillante (e pericolosissimo) pensiero critico?

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14 Risposte to “Armatissimi e liberissimi”

  1. egilllarosabianca Says:

    Il pensiero di molti americani contrario alle guerre sante USA
    non saprei quanto lucido e svavillante ma sufficiente a destare
    preoccupazione ai piani alti potrebbe motivare la decisione di
    disarmare i cittadini dissidenti-
    Eg

  2. filosofiazzero Says:

    “In un momento affatto indeterminato e in un luogo indeterminato, deviano un po’ dal loro cammino” (Lucrezio, De rerum natura)

    Proprio così!!! (Marx concordat, ma che vuole dire questo in pratica, anche se a me garbare molto, sia Lucrezio che Marx)
    (che abbia allora ragione Severino, goffa creatura?)

  3. rozmilla Says:

    Vorrei sapere chi sostiene quella tesi.
    Non so, si potrebbe ipotizzare che se gli ebrei avessero avuto armi a disposizione la storia sarebbe andata diversamente? Che sarebbero insorti contro i nazisti? A parte il fatto che quando il conflitto deve essere risolto con la messa in campo della forza bruta, è ovvio che vince, anche senza nemmeno bisogno di combattere, la fazione che ha una potenza maggiore. Sembra che gli Inca l’avessero già capito: schieravano gli eserciti uno di fronte all’altro, e l’esercito più potente e maggiormente provvisto di oro (luccicante), aveva già vinto senza combattere; e gli altri soccombevano rassegnati.
    Poi, il senso critico, sì, è una bella cosa, ma (divago sul tema) c’è da dire che non sempre con le parole si può giungere alla risoluzione dei conflitti, soprattutto perché la risoluzione dovrebbe includere la volontà di entrambe le parti di giungere ad accettare un compromesso ragionevole e soddisfacente per ognuna; ma perché questo accada ogni parte coinvolta nel conflitto dovrebbe accettare di rinunciare a qualcosa di suo nei confronti dell’altra parte. E invece le cose a volte si mettono muro contro muro. E così restano per sempre.
    Sto pensando ai conflitti in senso generale, non ad uno particolare, anche se l’esempio classico è il conflitto fra israeliani e palestinesi, la cui origine si perde nella notte dei tempi.
    Quello che voglio dire rispetto ai conflitti, è che non sempre i convitati al tavolo delle trattative hanno davvero intenzione di giungere a un compromesso; ma che, anzi, i conflitti senza fine e risoluzione devono il loro perpetuarsi proprio al fatto che nessuna delle parti vuole mai cedere e o accettare compromessi.
    E quando ciò accade, quando ci si rende conto di questa cosa, è a quel punto che il senso critico mostra la sua debolezza e inutilità. Come si fa a ragionare con qualcuno che non vuole ragionare? – anche se dal punto di vista di ognuno è sempre l’altro che non vuole ragionare o accettare i propri diritti e rivendicazioni.
    Non voglio dire che sia giusto, o che sia giusto ricorrere alla violenza e risolvere le crisi sul campo di battaglia con l’uso delle armi; ma dico che purtroppo è quello che regolarmente accade nel mondo – sia che si tratti conflitti tra nazioni, parti, fazioni, o tra singoli individui.
    Ci vorrebbero intermediazioni altamente qualificate a districare quel genere di conflitti patologici. Ma anche in quel caso, non è detto che l’intervento risulterà efficace. Quasi mai?

  4. xavier Says:

    Ho ascoltato anch’io l’altra mattina l’esponente della NRA dissertare sugli Svizzeri e Machiavelli, estratti dal cilindro con disinvoltura e facciatosta notevoli, o quanto meno, così mi é sembrato dopo, in stato di leggera confusione mentale. Un mix divertente (sic) e sconcertante di storiografia e filosofia politica un tanto al chilo, insaporiti dall’immancabile saggezza dei Padri Fondatori, che anche quando non viene citata apertamente, sta’ dentro ogni condimento della modestissima cucina made in USA. Fine dell’antiamericanismo a buon mercato, e piccola riflessione accademico/fantascientifica: se opporsi ad una ipotetica tirannia significa in generale opporsi agli eserciti che la sostengono, con tutta la buona volontà non riesco proprio ad immaginarmi un qualsiasi esercito americano di oggi sconfitto dalle sofisticate armi automatiche acquistabili in ogni drugstore del paese, fossero pure bazooka, mine anticarro, o cannoncini. Non é la sanguinaria milizia di una delle tante repubbliche delle banane, é l’esercito di gran lunga più forte e attrezzato del mondo L’unica sconfitta che ha subito, però,fu quando un’arma ancor più potente, quella della critica, del rifiuto cosciente e del dubbio, ne intaccarono dall’interno e in modo determinante, la presunzione di ragione e di imbattibilità. Al resto pensarono i Vietkong.

  5. Alessandro Vaglia Says:

    Severino credo che risponderebbe alla domanda posta che no, poiché l’arma di ferro è molto più concreta ed efficace dell’arma critica nel mondo della tecnica. Vuoi mettere tu, in fatto di efficacia, di dover convincere uno ad uccidersi e spararlo ?Capisci che la prima soluzione è quasi ridicola messa a confronto con la seconda.

  6. md Says:

    @Alessandro: beh però altro è criticare altro è convincere, sono due arti molto diverse, anche se figlie entrambe della ragione; e poi mi sfugge quel passaggio logico in cui avvicini suicidio e omicidio…

  7. Alessandro Vaglia Says:

    e chi ha parlato di suicidio, perché secondo lei convincere uno ad uccidersi va ascritto al capitolo del suicidio, forse perché si è convinto ? qui credo che nuovamente interverrebbe la teoresi di Severino, crediamo , e in questo ne siamo convinti , che siamo liberi, ma non come distinti bensì come astratti dal mondo che ci circonda e che per questo vi sia una infinita differenza tra il suicidio e omicidio, invece sono due facce della stessa medaglia, la medaglia è il mondo in cui crediamo.

  8. md Says:

    beh, sì, a rigore il suicidio è l’omicidio di se stessi, così come l’omicidio può essere ritenuto una sorta di suicidio di ciò che è umano e comune – ma io stavo parlando d’altro, in particolare della critica delle armi e dell’arma della critica…

  9. Alessandro Vaglia Says:

    L’ho capito di cosa stava parlando ma io cercavo di insistere sul significato della cura per la medicina a questo problema, che se visto come il problema delle sole armi di ferro e dell’imbecillità di chi le adopera, poi non si avvede dell’assoluta identica imbecillità di chi le vuole sopprimere, con la stessa “volontà”. Capisco che per lei è molto più dannoso l’imbecille che impugna le armi dell’imbecille che impugna la bandiera della pace, ma ne è proprio così certo ?

  10. md Says:

    @Alessandro Vaglia: mai parlato di bandiera della pace, ma di pensiero critico che è molto diverso – e che, tra l’altro, farebbe giustizia di ogni imbecillità.

  11. xavier Says:

    Chissà perchè (retorico), ma ogni volta che salta fuori la critica all’uso delle armi o all’abuso di esse, non c’é scampo, si finisce sempre col trovarsi affiliati alla confraternita del pacifismo senza per altro averne mai chiesta l’iscrizione. Sempre difficile, comunque, saper rinunciare a incasellare il prossimo.

  12. Alessandro Vaglia Says:

    Il pensiero critico dovrebbe considerare che in regime di distruzione d’ ogni valore , proprio come è denunciato anche se e ancorchè implicito nella sua bella “armatissimi e liberissimi”, il controllo dell’abuso di potere, perpetrato attraverso la tecnologia con i “guns” risulta arginabile solamente con tecniche sempre più efficaci (potenti), questo argine più potente ad oggi si e rivelato il gun più potente, che non è il pensiero critico, anche per questo Dio sta morendo: pensi che alla mondanità di alcune culture come il cristianesimo e il comunismo a cui si vorrebbe un percorso dello spirito come lo ha indicato lei (= più critico) , ci sono contrapposti anche ma non solo quei signori che indicava sopra per il tramonto dello spirito, tramonto dovuto a quel senso di impotenza che il pensiero critico dimostra nei confronti dei cannoni.

  13. xavier Says:

    C’é anche chi propone di curare le scottature con il piombo fuso…

  14. rozmilla Says:

    Non è che quando Dio era “vivo e vegeto” (per modo di dire), l’uomo non fosse un primitivo e un violento e non risolvesse i conflitti con le guerre e le armi. Che, anzi, la religione è sempre stata uno dei principale motivi o pretesti per dare inizio alle guerre cosiddette “Sante”.
    Nel corso della storia abbiamo visto che Dio può essere usato per giustificare qualsiasi atto, anche il genocidio.
    E non è un caso che i più gradi conflitti sono sempre venuti al seguito di un pensiero assoluto, con principi assolutisti ferrei e inderogabili.

    Mentre è risaputo che se si ha intenzione di sedersi al tavolo delle trattative non ci si può andare con le armi. Le armi vengono detenute da chi, vuoi preventivamente che potenzialmente, si mette nella condizione di poterle usare. Oltre a servire da deterrente e sbilanciare i negoziati con lo spauracchio della minaccia. L’abuso del potere e della forza sul piatto della bilancia, è esattamente l’opposto della giustizia.

    Non credo ci siano dubbi che fin dalla notte dei tempi i popoli ‘primitivi’ erano usi regolare i disaccordi con la forza bruta, la violenza e le armi.
    Recenti studi dell’antropologo Jared Diamond sulle tribù della Papuasia testimoniano che “quando il numero degli individui aumenta e la società tribale si fa più complessa, c’è sempre qualche testa calda che rompe gli accordi e innesca il casus belli. Allora c’è bisogno di leader e di regole che mantengano la pace proteggendo i cittadini dalle vendette e dalla giustizia arbitraria dei clan”.
    Quindi, mi chiedo se e da quanto tempo abbiamo smesso di essere ’primitivi; ma anche se siamo sicuri di essere meno ‘primitivi’; e soprattutto, se veramente desideriamo e vogliamo impegnarci ad essere meno ‘primitivi’.
    Del resto anche i primitivi, se vogliono mantenere la pace ed evitare di sbranarsi fra loro, devono darsi regole e leggi eque e giuste, e rispettarle.

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