Aforisma 69

Al di là dei molti svantaggi dovuti al perenne arrovellarsi, la filosofia ha per lo meno il vantaggio di non rimanere impigliata in nessuno dei linguaggi e dei saperi particolari.

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12 Risposte to “Aforisma 69”

  1. Carla Says:

    io non credo…
    la filosofia è una “disciplina” ampiamente elastica, e quando si cade in un ambito della sua tela ci si può rimanere impigliati per lungo tempo senza riuscire a districarsi.
    i concetti vengono attaccati su più dimensioni e non è facile vedere con chiarezza il vero contenuto del sapere.
    la ricerca della verità deriva anche da una ricerca filosofica, quindi non è così libera da vincoli come sembra.

    un saluto
    C.

  2. xavier Says:

    Dipende dai filosofi e dai loro epigoni. Alcuni si ostinano a cercar verità a tutti i costi, così, pur di portare acqua al proprio mulino, si impigliano in tutto ciò che capita loro a tiro..

  3. md Says:

    Un conto è la “filosofia” come disciplina – che, tra l’altro, assomma ormai un bel po’ di ambiti, tavolta pure essi specialistici come quelli del sapere scientifico – altro il “filosofare”, che, oltretutto, è un’attitudine umana universale che non necessita di accademie e che, soprattutto, parte dalla constatazione “io penso” e in questa attività originaria trova il proprio senso, nonché autonomia ed indipendenza da ciò che è utile, pre-costituito e pre-determinato – ed ecco perché è molto più libera e disinteressata di altri saperi.

  4. filosofiazzero Says:

    ….a parte la “confusione delle lingue” comune a tutti i, cosiddetti, saperi, la filosofia mi sembra che nella pratica mediana degli autori, cosiddetti, di prosa filosofica, vada dalla scuola francese nercisistico- ermetizzante, al severinismo cisalpino, al neopragmatismo americano buonsensistico, all’antirelativismo papale, eccetra, fino a arrivare al giornalismo anestetizzante cicisbeo.
    Sicuramente, comunque, un linguaggio diverso da quello delle scienze della natura semplici, geologia, botanica, idraulica, ingegneristica, a meno che non si arrivi di nuovo alla fine alla pretesa universale onnicomprensiva alla Monod, o Prigogine, per dire, o alle vertiginose evoluzioni del grande Vaglia (non me ne voglia!).

  5. xavier Says:

    Mah…filosofia o filosofare sempre di essere umani si tratta…

  6. md Says:

    mi riferivo anche al fatto che l’atteggiamento filosofico tende a cercare le ragioni di se stesso, si chiede “chi sono” e “che ci sto a fare” – mentre altri saperi non sono così autoanalitici;
    quando ad esempio qualcuno (papa, relativista, antropologo, scientista, commentatore della Botte, passante, poeta, innamorato sospirante, bambino, pittore, latinista, contadino, cittadino, etc.) dice “natura”, non ha tutta questa urgenza di andare a vedere che cosa sta dietro a quella parola, spesso la dà per ovvia o scontata – mentre il filosofo non se lo può permettere

  7. filosofiazzero Says:

    …”umani” fino a un certo punto!

  8. filosofiazzero Says:

    ….e poi sarebbe, questo interrogarsi sull’interrogarsi, come se mentre si sta misurando la tenuta di una trave di cemento armato qualcheduno declamasse che in realtà non è così come sembra che siamo, ma in realtà tutto eterno e anche noi tutti eterni essenti fluttuanti ellenizzanti.nell’etere assiduo.Ma che si andessino a interrogarsi a casa sua, allora!!!

  9. xavier Says:

    @ md
    mi riferivo al fatto che anche la “disciplina filosofia” é pur sempre esposta alle bizzarrie di chi la persegue, umani tra gli umani anch’essi.
    @ filosofiazzero
    una volta, scusa la smemoria ma non ricordo più quando, mi avevi divertito molto con una fanta-riunione condominiale in cui a un certo punto si passava di colpo dai problemi prosaici del riscaldamento a quelli della metafisica e alle domande fondamentali dell’essere umano. Ora invece é la volta della tenuta di una trave di cemento armato e di un “non é così come sembra che siamo”, più che mai surreale, tenuto conto del contesto immagino un po’ precario della situazione descritta. Mi vien da pensare che se dalle tue parti gli amministratori di condominio e i “misuratori di travi” posseggono tutta questa baldanza filisofica, chissà le parrucchiere e i baristi, per non parlare dei pensionati e dei postini. Gli fate un baffo voi, a quelli del Partenone!

  10. rozmilla Says:

    @Md:
    Però, se tutti quei personaggi tra parentesi, me compresa, non hanno urgenza e si possono permettere di non andare a vedere cosa c’è dietro qualsiasi cosa, mentre il filosofo non se lo può permettere, allora questo è in contraddizione col precedente commento, quando dici che il filosofare è un’attitudine umana universale eccetera.
    Quindi, mi chiedo, allora per essere “filosofi” bisogna indossare un abito particolare?
    Oppure, ci sono vari abiti, per vari ambiti? O vari gradi, a seconda del piano d’immanenza?
    Voglio dire, ad ogni punto del mio percorso di apprendimento ed elaborazione, nel mio piccolo posso anche sforzarmi di pensare le cose dietro davanti e sotto e sopra, ma le mie conclusioni arriveranno solo fino ad un dato punto, e saranno pur sempre condizionate dagli studi e dalle esperienze che ho fatto nel corso della mia vita, nonché dalle mie capacità intellettive, sentimentali ed emotive – come per chiunque altro, seppure in modo diverso per ognuno.
    Allora, non che ci tenga particolarmente, anzi, ma c’è forse un punto esatto oltre il quale qualcuno può dirsi filosofo? O al di là del quale non è più nemmeno filosofo? (come quando ad un certo punto Nietzsche abbracciò il cavallo?)

    Se pensiamo all’arte, ad esempio la pittura, tutti potrebbero riuscire a dipingere, ma … non tutti sono artisti o producono opere di pregio – per quanto sia sempre relativo cosa possa essere considerato arte o meno, e da chi, anche perché le opere d’arte sono da considerarsi espressione di un dato periodo storico, che altro.
    Idem la maggior parte del pensiero filosofico non sfugge al datità storica. E d’altra parte, un pensiero che non fosse cogente sui problemi attuali sarebbe poco ’utile’ nella prassi e risulterebbe irrilevante nella storia dell’umanità. Anche se, in nome del pluralismo e della libertà d’espressione chiunque è libero di soffiare ancor oggi – anno domini 2013 – nelle canne di Pascal (che poi non fa nemmeno male e comunque c’è di peggio).
    Però, però … si fanno dei distinguo …

  11. rozmilla Says:

    Come dice Carla, può capitare d’impigliarsi in filosofia, come del resto in qualsiasi altro campo. Come no? Ma se ci s’impiglia, come in qualsiasi altro campo, si tratta di vedere in cosa ci si è impigliati e perché, ed eventualmente, se si vuole e si può, fare qualcosa per districarsi.
    La filosofia, come attitudine a filosofare, forse è il campo che contiene tutti gli altri campi, perché tutti gli altri campi, o sottoinsiemi, non possono fare a meno di usare le facoltà cognitive per potersi produrre e ricreare in modo consapevole.
    Non so, per quanto per me sia difficile da immaginare, forse il professionista filosofo dovrebbe essere lo specialista del buon ragionamento logico, ragionamento che dovrebbe essere bello oltre che buono, e come tale potrebbe avere una visione più ampia dell’insieme.
    Penso però a quanti si sono arrogati questo diritto senza la sufficiente umiltà di tener conto dei rovesci, e mi piace poco. Per questo, credo che in tutti i campi è meglio non fare come Napoleone e mettersi la corona sul capo da sé. Ma si dà il caso che noi si metta la corona in testa a personaggi che non se la meritano di sicuro, e per motivi che non sono nemmeno lontanamente dettati dalla razionalità.
    Da parte mia vorrei imparare a ragionare meglio, ma non so se riuscirò a fare meglio, se c’è ancora tempo per imparare. S’impara da giovani, poi la maggior parte dei giochi sono fatti.

    *

    L’attitudine a filosofare è universale, come è universale, ad esempio, l’attitudine a disegnare. Per disegnare però ho bisogno per lo meno di una matita (o similare) e un supporto sul quale tracciare dei segni. Mentre per filosofare apparentemente non ci serve niente. Parrebbe che il pensiero possa bastare a se stesso. Ognuno potrebbe pensare da solo. E invece No. Se non ci fosse l’altro non ci sarebbe alcun motivo di pensare e rielaborare di volta in volta i concetti. Ma forse nemmeno disegnare. A che pro? In realtà se non ci fosse l’altro “io” non ci sarei nemmeno. L’identità non è uno, ma due. L’uno e l’altro.

  12. md Says:

    @rozmilla: mi pare che l’atteggiamento dirimente sia lo straniamento – quando tutto oscilla e diventa strano/estraneo, allora, forse, si è approdati al territorio filosofico;
    senza i 2500 anni di filosofia occidentale si può approdare lo stesso? credo di sì, magari facendo altri percorsi;
    non so se esista un abito di filosofo, e non so nemmeno se togliendo tutti gli abiti ciò che resta sia un filosofo (un po’ come quando si parla dell'”umano”, che poi senza determinazioni particolari non si sa bene che cosa sia);
    ma forse – hegelianamente – per dire che cos’è filosofia o un filosofo occorre tirare in ballo l’intera storia della filosofia – che dentro il mio aforisma di 3 righe proprio non ci sta…

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