Sgombero finale

rom_legnano

Ho letto oggi su “La Prealpina” (un giornale a diffusione locale, del nord-ovest della Lombardia), un articolo che mi ha prima agghiacciato e subito dopo indignato. Vi si parlava dell’annosa questione dei rom nelle periferie legnanesi. Non voglio qui entrare nei dettagli del problema  – che comunque è più o meno il medesimo di altre periferie, e che riguarda il diritto di un gruppo di umani minori a non essere fagocitato (assimilato, integrato, ingoiato) da un gruppo di umani maggiori. Ma qui occorrerebbe aprire un complicato capitolo socioantropologico sulla dialettica tra stanzialità e nomadismo, mentre io mi limito ad osservare come dietro ad un linguaggio che si pretende neutrale e a determinate espressioni (fin nei titoli cubitali, omissori e talvolta fuorvianti), si nascondono in realtà precisi dispositivi che costituiscono e riproducono una certa ideologia o mentalità.
Nello scambio di mail che ho avuto con la redazione (che mi ha garbatamente risposto, per voce del giornalista che ha firmato il pezzo) è emerso proprio questo elemento, a proposito del non detto (o del detto fin troppo esplicitamente). Parlare a cuor leggero di “sgombero finale” o titolare che a delinquere è l’albanese o il rumeno (ieri era il calabrese), e non l’italiano o il lombardo, non è mai una scelta linguistica e narrativa indifferente, e che per questo si pretende oggettiva. Il linguaggio, le parole, le immagini sono a tutti gli effetti la realtà, dato che non abbiamo altro modo per rappresentarla, ricostruirla e, soprattutto, comunicarla ad altri, e dunque riprodurla e consolidarla. Non si tratta di forma e contenuto, ma di un’unità inscindibile, un po’ come il corpo e la mente. Ma mi fermo qui: questo il (breve) testo che avevo spedito in prima battuta:

Gentile redazione,
leggo oggi sulla pagina legnanese del vostro giornale un articolo intitolato “Scatta il pugno di ferro sui Rom” che mi ha agghiacciato. Non so se la vostra redazione (il giornalista od il titolista) se ne siano resi conto, ma nel sottotitolo e nel corpo dell’articolo si fa riferimento ad uno “sgombero finale”, che lascia davvero esterrefatti. Specie a soli cinque giorni dalla giornata della memoria che, come è noto, riguarda anche mezzo milione di zingari trucidati nei campi di sterminio nazisti.
Non è la prima volta che leggo sui quotidiani locali siffatta prosa, che ha trasformato un pugno di miserabili (nel senso di Victor Hugo, di cui tra l’altro esce ora nelle sale un film-musical) in un problema epocale per la cittadinanza: poche decine di persone (tra cui donne e bambini) che atterriscono una cittadina di 60.000 abitanti. Davvero ridicolo, se non fosse drammatico.
Ma l’espressione “sgombero finale” – con quell’assonanza agghiacciante con la shoah – mi risulta davvero intollerabile.
Cordialmente
Mario Domina

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2 Risposte to “Sgombero finale”

  1. filosofiazzero Says:

    Le parole, a volte, sono pietre (o anche peggio)perdonate la banalità
    Resta il fatto che questa “fobìa” per gli zingari (ad esempio)
    sembra essere abbarbicata profondamente e sembra non sia facile
    estirparla. Il che sta a dimostrare che il “lupus” è sempre in noi.
    Dovrebbe essere il Leviatano a tenerla buono (la bestiaccia,che siamo)e provvedere per il meglio (e nello stesso tempo la cultura, e l’educazione e la scuola e i giornali eccetra a cercare di educare le persone invece che essere stronzi eccetra)Ma immaginiamo che questo Leviatano (per ipotesi) organizzasse dei quartieri ROM (e non solo) in tutto il territorio nazionale dove i senza casa i senza lavoro i senza nulla potessero almeno andare a stare. Da una parte qualcheduno direbbe che “sono stati ghettizzati in quartieri fuori di ogni tessuto sociale” dall’altra i lupi superstiti vorrebbero sapere “chi paga” luce acqua riscaldamento spazzature servizi sociali scuole e via discorrendo, Non trascurando il fatto che allora
    che ROM sarebbero che stanno nelle case come noi “rinciviliti”?

  2. filosofiazzero Says:

    Lupus Eritematosus!!!

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