Kamasutra del pensiero

kamasutra

Come al solito Wislawa Szymborska – della quale ricorreva il primo anniversario della morte qualche giorno fa – ha fatto centro.
“Non c’è dissolutezza peggiore del pensare” – così apre la sua poesia Un parere in merito alla pornografia. E ad essere pornografico in massimo grado non è il corpo, quanto piuttosto il pensiero:

Nulla è sacro per quelli che pensano.
Chiamare audacemente le cose per nome,
analisi spinte, sintesi impudiche,
caccia selvaggia e sregolata al fatto nudo,
palpeggiamento lascivo di temi scabrosi,
fregola di opinioni – ecco quel che gli piace.

Interessante questa sequela di metafore erotiche – d’altra parte eros e pensiero sono strettamente connessi già in Platone – al che vien da pensare che la facoltà più algida, oggettiva, rigorosa, inflessibile che possediamo si lascia irretire dal flusso di quelle stesse passioni che vorrebbe mettere sotto controllo.

È spaventoso in quali posizioni,
con quale sfrenata semplicità
l’intelletto riesca a fecondare l’intelletto!
Posizioni sconosciute perfino al Kamasutra.

La grande poetessa polacca ironizza e mostra di essere molto divertita da questi conciliaboli tanto strani – e dunque il rischio è che nel ricavarne riflessioni ci si incarti e si venga messi alla berlina, o meglio a nudo.
Comunque – tanto per non dargliela del tutto vinta – vorrei contaminare il registro di Szymborska con quello di Carlo Sini, il quale insiste molto su una riflessione di Spinoza a proposito del “quanto basta” in fatto di pensiero – e dunque del fermarsi in tempo (coitus interruptus, dilazione del desiderio, morigeratezza?).
Il passo si trova nel Trattato sull’emendazione dell’intelletto, uno scritto incompiuto risalente al 1661-62, e pubblicato postumo. Spinoza si propone qui di ricercare il vero e sommo bene dell’essere umano, ovvero la perfezione della sua natura, il cui progetto implica di conoscere fino in fondo – in maniera piuttosto impudica – il filo che tiene legata la mente a tutta la natura. Questo dunque il fine che il giovane Baruch si propone: «Acquistare una tale natura e cercare che molti la acquistino insieme con me; cioè fa parte della mia felicità anche d’adoprarmi perché molti altri pensino come me ed il loro intelletto ed i loro desideri s’accordino perfettamente col mio intelletto e col mio desiderio». Sembra quasi che Spinoza voglia copulare con tutti, natura compresa! Ma subito dopo, da precoce raffinato filosofo qual è (ed è questo il punto sottolineato dal buon Sini), ci avverte che è bene «capire della natura delle cose tanto quanto basta ad acquistare tale natura umana». Concetto ribadito qualche pagina dopo: «conoscere, della natura delle cose, tanto quanto è necessario» (Tractatus, SE, p. 14 e sgg).
Insomma, in quest’orgia conoscitiva (che è insieme fisica e mentale, poiché si parla di felicità e di desiderio, non a caso) è bene condursi con misura, poiché la sfrenatezza non giova. Sarebbe poi molto interessante dire anche due parole sull’onanismo e sull’autoerotismo dei filosofi (quelle che in gergo vengono scurrilmente definite “seghe mentali”), ma per ora direi di seguire il consiglio spinoziano e di fermarci qui.

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2 Risposte to “Kamasutra del pensiero”

  1. filosofiazzero Says:

    …”fregola di opinioni”: proprio così!!!

  2. LexMat Says:

    “Purtroppo la Filosofia senza partner è necessariamente autoerotica.”

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