La Gazzetta (o la Gazzarra) di Diogene – nr. 22

diogene-nella-botte

♦ “Ora l’inverno del nostro scontento…”. Senza estate, però.

♦ PD e PDL-Lega, due blocchi sociali sotto il 50%; il resto del paese è magma incandescente (e piuttosto liquido) o roccia inerte.

♦ PD ha vinto ma ha perso.
PDL-Lega hanno perso ma hanno vinto.
Monti & Co. ha perso e ha perso.
M5S ha vinto e ha vinto.

♦ Forse il governo meno mostruoso sarebbe PD-M5S, che, a leggere il programma grillino, sarebbe quasi una svolta bolscevica. Ma visto che i “compagni” si sono liquefatti…

♦ In effetti darei il voto ai sedicenni (anche per il Senato), e inviterei un po’ di vecchi a starsene a casa.

♦ Ed approfitterei dell’assenza del papa (e del caos elettorale pure in Vaticano) per eleggere Emma Bonino alla presidenza della repubblica.

♦ Scenario weimariano? Eccellente caos maoista? Mmmm: c’è sempre da temere l’Italietta grottesca.

♦ Eppure non ho affatto perso il mio buonumore. E l’aria frizzante di questa mattina di febbraio, addolcita dall’onirico flicorno della terza di Mahler nel mio orecchio gelato, ha uno strano sentore primaverile…

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11 Risposte to “La Gazzetta (o la Gazzarra) di Diogene – nr. 22”

  1. xavier Says:

    …tutti leggermente senza parole, a quanto pare.

  2. tanto per cambiare | viaggio nel blu Says:

    […] (*) […]

  3. Andrea Says:

    md, giusto perdersi nel flicorno della terza di Mahler. Ma vorrei leggere una tua analisi – magari marxista – del movimento di Grillo. A me sembra ci siano i tratti di ennesima pulsione piccolo-borghese che l’Italia, purtroppo ha già conosciuto. Che ne pensi?

  4. md Says:

    Andrea, c’è senz’altro anche questo elemento (eterno dell’Italietta), ma credo non si possa nemmeno ridurre a questo. Comunque mi hai anticipato, sto rimuginando e nei prossimi giorni qualcosa produrrò, così magari ne discutiamo. Ma prima ascolterò dal vivo la Terza di Mahler, così mi rianimo.

  5. rozmilla Says:

    Una considerazione post-elettorale.
    Adesso non ho sotto mano il pdf, ma l’Istituto Cattaneo spiega che metà dei voti che ha preso il M5S vengono da destra. A Bologna, se non ricordo male, il 12% di chi ha votato Grillo prima votava neofascista (FN, Fiamma Tricolore, La Destra etc.) Questo è assolutamente normale, perché il M5S non ha incamerato solo “le istanze dei movimenti che dopo Genova etc.”, ma anche istanze tipiche dell’estrema destra: pugno di ferro contro gli immigrati, deliri cospirazionisti, impostazione nazionalistica della lotta contro la finanza e quant’altro. E non ha incamerato solo voti e istanze dei fascisti: ha proprio incamerato fascisti.

  6. md Says:

    rozmilla, ho sentito anch’io quei dati stamattina, su radiopop, però dimentichi di dire che circa metà dei voti in tutte le grandi città dove l’analisi è stata fatta venivano dal Pd

  7. md Says:

    e del resto non è una novità: quando c’è crisi di rappresentanza il voto popolare (non certo quello dei miliatanti) si sposta facilmente: ricordo diversi che votavano Pci, passati a votare lega nel giro di pochissimo tempo

  8. md Says:

    Riporto qualche stralcio, comunque l’analisi è consultabile qui:
    http://www.cattaneo.org/it/pubblicazioni-menu/comunicati-menu

    Nella maggioranza delle città considerate il principale tributario è rappresentato dal Partito democratico. Questo vale soprattutto
    nel Centro-nord: il flusso maggiore al M5s viene dal Pd a Torino, Brescia, Bologna, Firenze, Ancona (unica eccezione Padova col flusso
    dalla Lega); lo stesso vale per Napoli, ma non vale per le altre due città del Sud analizzate, Reggio Calabria e Catania.
    Il secondo contributo importante al M5s viene dalla Lega, soprattutto nelle zone “bianche”: a Brescia il 30% di coloro che hanno
    votato M5s è rappresentato da persone che avevano votato LN nel 2008, e questa percentuale è ancora superiore a Padova (quasi la metà
    dei voti al M5s è di ex votanti Lega).
    Il terzo partito a donare voti al M5s è rappresentato dall’Italia dei valori: a Torino il 20% dei voti del M5s viene dall’Idv
    (addirittura il 75% dell’intero elettorato dell’Idv nel 2008), ma la tendenza è marcata anche a Brescia, Padova, Bologna, Ancona, e
    comunque visibile praticamente in tutte le città.

  9. filosofiazzero Says:

    …povero Cattaneo, a cosa l’hanno ridotto!!!

  10. Andrea Says:

    L’analisi dell’Istituto Cattaneo ci dice che Grillo attinge a tutte le forze politiche, il che mi sembrerebbe confermare la natura interclassista del movimento e quindi la sua ascrivibilità sostanziale al ceto medio (piccola borghesia).
    Per aggiungere un elemento alla discussione, trovo interessanti le domande che pone Marco Bracconi ai grillini (ma ce n’è qualcuno che legge questo blog?) su Repubblica.it di oggi.
    Copio qui sotto l’articolo.

    UNO VALE UNO?
    Ci sono domande insistenti, ostinate e ossessive che mi faccio da tempo, senza ottenere o riuscire a darmi risposta.
    Per esempio.
    Se è vero che il Movimento Cinque Stelle si definisce una “rete di cittadini”, e ha come principio fondante il rifiuto del principio di rappresentanza e la democrazia diretta, allora perché il Movimento stesso è costruito attorno ad uno strettissimo principio di rappresentanza/dirigenza attribuito al suo leader?
    Se è vero che uno vale uno, perché le decisioni che prende l’”uno” Beppe Grillo non vengono messe ogni volta al vaglio di tutti gli altri “uno”?
    Se è vero che stanno per entrare in Parlamento “cittadini eletti dai cittadini”, senza leader e mediazioni, perché i deputati e i senatori varcheranno tra qualche giorno quella soglia attraverso un sentiero strettissimo e già tracciato per loro dai capi politici?
    Se è vero che il referendum propositivo, ulteriore principio basilare del Movimento, viene immaginato per qualsiasi cosa, compresa l’uscita dall’euro, allora perché non viene chiesto ora agli elettori/cittadini cosa pensano della strategia della non-fiducia?
    Se è vero che tutto deve essere pubblico, chiaro, trasparente, compresi i lavori nelle aule parlamentari, comunali e regionali, allora perché non c’è una webcam sempre accesa che segue Casaleggio e Grillo durante le loro riunioni politiche?
    Se è vero che il Movimento Cinque Stelle non è un partito, anzi vuole la scomparsa dei partiti, perché ha una disciplina di partito identica – se non più ferrea – a quella di tutti gli altri partiti?
    Se è vero che questa forma di democrazia è morta e va sostituita con un altro sistema di democrazia, dove si trova sul sito di Beppe Grillo uno schema esaustivo, dettagliato e tecnico su come sarà (e soprattutto su come funzionerà) questa nuova democrazia?
    Se è vero che la democrazia diretta attraverso la rete è il fine ultimo di Grillo e Casaleggio, dov’è che si puo’ trovare un prospetto chiaro di come essa funzionerà tecnicamente, con quali meccanismi, quali poteri di controllo, quali bilanciamenti, quali istituzioni, quali soggetti pubblici di riferimento?.
    Erano solo alcuni esempi.
    Come avete letto, nessun insulto e nessuna faccia da culo. Solo qualche dubbio, che da cittadino sottopongo al Movimento che dice di voler riportare i cittadini al centro delle decisioni.
    A queste domande si puo’ rispondere con un virile e tranchant sarete spazzati via tutti. Oppure provare a dare qualche risposta seria e magari aprire una discussione.
    Magari qualche sostenitore o elettore a Cinque Stelle è interessato a farla, questa discussione. Altrimenti bisognerà pensare che la libera discussione tra i cittadini, dove uno vale uno, è un valore solo quando si sta dentro i paletti prefissati da Beppe Grillo. Se invece si sta fuori quei paletti (stabiliti da lui e solo da lui), allora uno non vale più uno. Non vale niente.

  11. filosofiazzero Says:

    …giornale “la repubblica”, direttore Eugenio Scalfari.
    Io non sono né con Grillo né con nessuno, ma Eugenio Scalfari, o chi sotto di lui, vorrebbe che fossero rispettate le “regole del discorso” e cioé che tutti si avesse diritto alla parola, quando invece la parola ce l’ha solo lui e pochi altri (Grillo compreso)

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