Il grillo che c’è in me

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“Del resto non è difficile a vedersi come la nostra sia un’età di gestazione e di trapasso a una nuova era; lo spirito ha rotto i ponti col mondo del suo esserci e rappresentare, durato fino ad oggi; esso sta per calare tutto ciò nel passato e versa in un travagliato periodo di trasformazione. Invero lo spirito non si trova mai in condizione di quiete, preso com’è in un movimento sempre progressivo. Ma a quel modo che nella creatura, dopo lungo placido nutrimento, il primo respiro, – in un salto qualitativo, – interrompe quel lento processo di solo accrescimento quantitativo, e il bambino è nato; così, lo spirito che si forma matura lento e placido verso la sua nuova figura e dissolve brano a brano l’edificio del suo mondo precedente; lo sgretolamento che sta cominciando è avvertibile solo per sintomi sporadici: la fatuità e la noia che invadono ciò che ancor sussiste, l’indeterminato presentimento di un ignoto, sono segni forieri di un qualche cosa di diverso che è in marcia. Questo lento sbocconcellarsi che non alterava il profilo dell’intiero, viene interrotto dall’apparizione che, come un lampo, d’un colpo, mette innanzi la piena struttura del nuovo mondo”.

Potrebbe sembrare strano che per ragionare su quel che sta avvenendo in Italia a ridosso delle ultime burrascose elezioni politiche, si debba addirittura scomodare Hegel. Eppure non è casuale, dato che proprio della razionalità politica si tratta. Il celebre brano che ho trascritto sopra, tratto dalla Fenomenologia dello spirito, schizza per sommi capi quel che succede quando un mondo, un’istituzione od anche una costellazione di significati crollano, e ancora non se ne sono presentati altri con chiarezza all’orizzonte. Hegel rappresenta con linguaggio ed efficacia straordinari il senso di vertigine, di incertezza, persino di sacro terrore che accompagna tali processi.
Vi sono poi almeno due altre buone ragioni per citare l’ultrarazionale filosofo tedesco: quel concetto strano (ed un poco oscuro) da lui definito “astuzia della ragione”; e – più malinconicamente – il compito del filosofo che registra quel che è avvenuto solo a cose fatte, non essendo egli un profeta (ed essendo evidentemente la ragione piuttosto ondivaga e creativa ed imprevedibile), nonostante tutte le sue asseverate certezze, per lo meno sulla scena ingarbugliata, e spesso sanguinosa, dello spirito oggettivo e della storia.
Ma lasciamo perdere questa filosofica e roboante premessa per immergerci nelle caotiche fattezze dell’italico spirito.

Quel che accade in Italia va innanzitutto inquadrato in un contesto più ampio (europeo e globale) di radicale crisi della rappresentanza e delle forme novecentesche (se non addirittura antecedenti) della politica, sia in termini statuali che di tutte le forme organizzative emergenti dalla cosiddetta società civile. Tale crisi investe l’intero pianeta: l’Occidente, il mondo arabo, qua e là gli altri continenti, e persino le istituzioni ecclesiastiche. La terra e il cielo!
Naturalmente nel contesto italiano la crisi assume forme particolari, che sono localmente e storicamente determinate. Non sto qui a dilungarmi, ma occorre ricordare che abbiamo avuto: una tardiva e raffazzonata unificazione nazionale mai realmente compiuta; uno stato piuttosto inefficiente; un altilenante (ma direi piuttosto basso) senso civico e della cosa pubblica; per non parlare: del fascismo (di cui abbiamo il disonore del copyright), del più importante partito comunista d’Occidente, di una forte ideologizzazione della conflittualità politica, di un ciclo di lotte ’68/’77 molto estese e virulente, ecc.ecc.
La crisi della rappresentanza di cui si parlava in apertura (legata in gran parte alle dinamiche neoliberiste e alle spinte economiche trasnazionali, oltre al fallimento congiunto dei progetti novecenteschi di comunismo o di socialdemocrazia), si è manifestata (ed incistata) in Italia attraverso una riedizione neopopulista e plebiscitaria, che ha pescato nella perenne ideologia fascistoide e piccolo-borghese: il leghismo e il berlusconismo ne sono stati sintomi ed interpreti per un altro, interminabile, ventennio. Alla crisi della rappresentanza (e alle annose irrisolte incongruenze statuali) si è sovrapposta la recente crisi economica, che ha reso desuete, oltre che intollerabili, tutte le forme e le categorie politiche tradizionali.
Il grillismo sembra essere l’uscita a sinistra, dopo il fallimento dell’uscita a destra, della lunghissima crisi del sistema politico italiano –  senonché, quel che viene ora messo in discussione (ma che già lo era da tempo) sono proprio le categorie secolari con cui venivano tradizionalmente letti e spiegati i fatti sociali ed economici. La razionalità politica, alleata di una presunta razionalità economica (laddove si trattava di abolire o di asservire o di addomesticare o di allearsi con gli spiriti animali del mercato), sembra ormai girare a vuoto e parlare un linguaggio incomprensibile ai più. Ed è questo il motivo principale della sconfitta del Partito democratico, che è pur sempre ancorato alla dimensione di quella duplice razionalità dell’agire.
Oltretutto l’integrale precarizzazione delle vite delle nuove generazioni ha acuito ancor più la crisi, conferendole una connotazione generazionale che tende ad amplificare il divario linguistico e concettuale, per non parlare della pressoché integrale assenza rappresentativa di tali istanze non solo nei partiti ma anche a livello sindacale.
Il Movimento cinque stelle si configura perciò come il latore nuovo di pacca in grado di raccogliere tutte queste istanze, ancora confuse e spesso irrazionali, che tendono però ad avere un obiettivo unitario: fare piazza pulita di tutte le vecchie categorie politiche, e dunque della stessa razionalità politica (incarnata dalle forme organizzate tradizionali: istituzioni, partiti, sindacati, associazioni, ecc. – in una parola lo spirito “costituzionale” e le sue articolazioni, ovvero i suoi “corpi intermedi”).
Quel che il grillismo chiede è in ultima istanza la tabula rasa (che, tra l’altro, a qualche apologeta del concetto di moltitudine potrebbe anche risultare appetibile): ma il “nuovo mondo” che nasce all’improvviso sulle ceneri del vecchio – per riprendere l’espressione hegeliana – appare, specie a chi è abituato a ragionare con la vecchia mentalità della razionalità politica, come foriero di possibili disastri. Il venir meno della “costituzionalità” e razionalità politica, delle forme di mediazione; la democrazia diretta e assembleare, non certo roussoianamente a portata di voce (oltretutto nella forma virtuale ed impalpabile della rete); un certo primitivismo politico, l’adesione un po’ fideistica al verbo del capo, l’esibito candore e l’immediatezza del linguaggio – tutto ciò costituisce un vulnus radicale dell’antica costellazione politica e dei suoi linguaggi e significati (con alcuni ritorni a certe forme del passato, che tutte, non a caso, si richiamano sempre alla palingenesi e alla apologia del nuovo).
L’ulteriore paradosso è che la sirena grillina ha incantato un bel po’ di elettori di sinistra (oltre a giovani e giovanissimi), presentandosi con un programma oggettivamente di sinistra, o per lo meno piuttosto ragionevole: irrazionalità della forma politica (o, se si preferisce, irruzione della creatività) per fare (almeno nelle intenzioni) cose razionali. E, se si vuole, persino triviali: cose che la borghesia italiana non ha mai saputo fare, non essendo stata capace, se non sporadicamente, di esprimere una classe dirigente degna di questo nome.
D’altro canto l’impasse dei “conservatori” delle vecchie forme della rappresentanza politica è evidente (basti pensare all’inanità politica nei confronti dei poteri davvero forti: istituzioni economiche internazionali, banche, organismi sovranazionali, ecc.). Se non si aggrediscono questi poteri per ricostruire un’idea anche minima di giustizia sociale, è chiaro che le categorie di destra e sinistra diventano, più che labili, dei veri e propri ferrivecchi inservibili. Ma è proprio questo il nodo che il neopopulismo grillino deve sciogliere (ma che non credo scioglierà): la questione delle ingiustizie sostanziali (non formali) e della reale redistribuzione delle ricchezze. Che è poi il tema su cui l’intera costellazione politica mondiale sta girando a vuoto.

Siamo così ad un bivio; tutte le forme variegate di indignazione globale (da New York a Madrid, da Atene al Cairo, sottotraccia dalla Cina fino all’America Latina), abbisognano assolutamente di nuovi sbocchi politici – cioè di forme di rappresentanza del potere moltitudinario (di contropoteri, se si vuole), pena un diluvio universale che spazzerà via quel che rimane del Novecento, senza però aver chiaro che cosa si profila dal punto di vista delle nuove forme politiche nel XXI secolo.
L’Italia, un po’ come avvenne nei primi decenni del secolo scorso, potrebbe essere il laboratorio del nuovo – ma “nuovo”, di per sé, non è affatto sinonimo di buono, positivo o migliore. Tra l’altro ad essere contagiose come la peste sono in genere proprio le nuove forme irrazionali (che però – attenzione! – sono sempre utilizzate in maniera razionalissima da qualcuno). D’altro canto “il grillo che c’è in me” – per parafrasare la celebre espressione gaberiana a proposito di Berlusconi – mi fa dire che non è nemmeno così male – maoisticamente – che si apra una voragine caotica nella quale far sprofondare un po’ di schifezze italiote (anche se la terminologia che si richiama all’igiene e alla disinfestazione mi fa sempre un certo orrore: evidentemente sono ancora abbarbicato ad alcune vecchie categorie che non intendo affatto mollare – cosa che mi pone un po’ schizofrenicamente con un piede nel Novecento ed uno nel ventunesimo secolo).
Ma è “la ragione che c’è in me” (e che spero sia anche in noi) a farmi drizzare le antenne e ad impormi una stretta vigilanza democratico-costituzionale. Alle porte si staglia il 25 aprile, che potrà essere un banco di prova più che simbolico per il nuovo che avanza: le forme della politica possono anche essere rottamate (secondo il linguaggio ora di moda), ma certe idee erano e rimangono irrinunciabili.  Bisognerebbe a tal proposito aprire un discorso dolentissimo sulla memoria (di lungo ma, ahimé, in Italia anche di breve periodo), che si connette oltretutto con la crisi della razionalità politica cui accennavo prima – ma rischio di trasformare un post già lunghissimo in una specie di saggio, e dunque taglio qui, almeno per ora.
Vorrei però concludere con due parole di retorica politica, a proposito di quelle idee (poche) su cui credo occorra essere intransigenti, pena l’annichilimento del senso stesso della dimensione della pòlis e della cittadinanza, ed affermo perciò senza tentennamenti che ne va della vita – che val la pena rischiare – qualora qualcuno volesse conculcarle. Tutto sarà cambiato, ogni cosa appare rovesciata, ma – nel caso occorresse – le montagne e le strade per arrivarci sono ancora quelle.

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33 Risposte to “Il grillo che c’è in me”

  1. Alessandro Vaglia Says:

    che dire, analisi interessante, è che adesso viene troppo tardi, il filosofo deve riconoscere per primo la realtà checché ne dica Hegel…

  2. Alessandro Vaglia Says:

    …a proposito, le parole di Hegel dicono qualche cosa di più , dicono del tutto che promette più di quanto può mantenere in quanto significato, che appare già come l’intero mettendo innanzi la piena struttura del nuovo mondo, che la filosofia è l’attenzione per ciò che è in luce.

  3. Carla Says:

    i sentieri però, sono segreti.

  4. filosofiazzero Says:

    “razionalità politica” (SIC!!!)

  5. md Says:

    tanto per essere immodesti, Umberto Eco è in sintonia con quanto scrivo sopra sulla democrazia diretta, e anche lui cita Rousseau, in un’intervista su La Repubblica di oggi, e subito dopo dichiara:
    “Il grillismo parlamentare è una contraddizione, di qui gli imbarazzi di Grillo, perché la sua idea era quella di un grillismo informatico. Cioè, se è impossibile riunire a legiferare i cittadini su una piazza, si crea la piazza informatica e mediante Internet in cui tutti parlano con tutti si ricrea l’agorà ateniese, per cui il Sovrano è “on line”. Ma l’idea non tiene conto del fatto che gli utenti del Web non sono tutti i cittadini (e per lungo tempo non lo saranno) per cui le decisioni non vengono prese dal popolo sovrano ma da un’aristocrazia di blogghisti. Pertanto non avremo mai il popolo in perpetua assemblea. Questa è l’impasse del grillismo che deve scegliere tra democrazia parlamentare (che esiste, e che lui ha accettato partecipando alle elezioni) e agorà, che non esiste più o non ancora. Una democrazia informatica è parsa esistere nella cosiddetta primavera araba, e ora vediamo chi poi ne ha approfittato”.

    Che è poi, per altri versi, il nodo non ancora sciolto del rapporto tra popolo, stato e moltitudine.

  6. filosofiazzero Says:

    …quello che dà noia, nella critica a Grillo il grillismo eccetra, è che uno dovrebbe porsi entro le regole del discorso che c’è della politica che c’è eccetra, come il filosofo (cosiddetto) Apel parla del dialogo come tra dialoganti preregolati, quando invece oggi si vede che la gente non hanno la stessa attrezzatura culturale lingusitica in dotazione alle società (cosiddette) tradizionali, più o meno.
    Non c’è più né cultura né educazione né condivisione di nulla di tutto quanto è stato condiviso fino a ora dalle teste di cazzo che siamo noi e quelli prima di noi (e dopo). I nuovi barbari saranno gli stessi barbari di cui sempre si è parlato, ancora, anche fossero peggio, la cultura di ora, non sarà
    più la cultura di già tra poco, ma sarà lo stesso cultura, comunque.
    Hegel sarà (speriamo) dimenticato, Caravaggio, Aristotile, Mozart…
    Ancora un po’, forse, Vasco Rossi, e poi chiuso, chissàccosa….

  7. Carlo Says:

    @Md

    Il “grillismo” appare come l’utopia del Web. Utopia aristocratica ( leninista), che gli accoliti spacciano per progetto ultra-democratico (il popolo direttamente al potere). In realtà di che stoffa sono fatti i grillini? Risposta: sono confezionati come gli altri dalla natura. Una natura che il Leopardi definiva con disprezzo “matrigna”.( “La Ginestra”). Ma, allora, perchè pretendono di avere nel loro dna una “superiorità morale”? Non saranno per caso i soliti nipotini illegittimi di Nietzsche, ovvero superuomini allo sbaraglio.
    Noi, figli di un dio minore, ci accontentiamo di essere limitati,
    precari e dubbiosi. L’uomo nuovo che avanza, ci provoca una certa inquietudine.

  8. carla Says:

    per Carlo
    perchè parli al plurale?
    noi, figli di un dio minore
    che ne sai tu del mio dio?

    Grillo sta sfidando il potere e così facendo sfida anche l’uomo che detiene quel potere, e fa bene!
    c’è bisogno di aria pulita, nuova.
    a incominciare dalle facce, appunto.

  9. Carlo Says:

    @carla
    che ne sai tu del mio dio?

    Nulla. Perché ti sei sentita chiamata in causa? Mi riferivo, banalmente, ai dubbiosi, a quelli che non hanno DEI ne UOMINI da venerare.
    La storia, se letta con attenzione, è piena di eroi che vogliono cambiare il mondo, che vogliono spazzare via “i mercanti di turno” dal tempio o dal “Palazzo d’inverno” per instaurare un “nuovo ordine”. Ci provò anche Gesù, ma fu crocefisso. Altri ancora (tanti) non ebbero miglior fortuna.
    Sono per natura disincantato, non amo le favole urlate ai quattro venti e non credo nella “purezza” dell’uomo/donna, quando indica la luna.
    I “poteri che contano”, a causa della globalizzazione, sono sovra-nazionali (finanziarie, banche, fondi di investimento mondiali) e nessuno è in grado (neppure un DIO MAGGIORE) di neutralizzarli. Comprano e vendono titoli emessi dai vari paesi. Se si accaniscono su di noi, rischiamo la bancarotta “tombale”. Anche perché siamo un paese in declino, semi-analfabeta, avvitato su se stesso, lordato dalla corruzione, frazionato in tante consorterie che si fanno la guerra, con le mafie, che al sud come al nord, ci stringono alla gola.
    Stiamo per implodere, insomma, e tu pensi che un uomo, novello demiurgo, svegliandosi una mattina, possa venire a capo di tutto questo?
    Sinceramente mi auguro che tu abbia ragione, ma essendo figlio di un dio minore, ho seri dubbi sul buon esito dell’operazione.
    Mission impossible!

    .

  10. xavier Says:

    Grande dispiegamento di opinioni per la solita tempesta nel famoso bicchier d’acqua, o sta arrivando davvero l’apocalisse con due mesi e più di ritardo? Eravamo quasi sicuri di averla scampata, ed eccoci servito lo sconquasso post elettorale, primo segno, forse, di un destino sospeso da troppo tempo sulle nostre ignare capocce. Insomma, vatti a fidare di quelle facce merda dei Maya! Ha ragione anche m.d. quando dice che i filosofi non hanno mai capito un cazzo se non a posteriori (chiedo scusa per la sintesi un po’ sbrigativa) perchè forse guardano troppo sopra la linea dell’orizzonte, e a forza di restare sulle generali non si accorgono dei particolari: in fondo come prendere sul serio un imbianchino tedesco razzista dalle modeste ambizioni artistiche, o un altrettanto modesto maestro di scuola dalla guerriera marzialità carnevalesca, e immaginare che avrebbero messo a soqquadro il mondo? Non si può fargliene certo una colpa (ai filosofi, intendo) e tantomeno alla filosofia, ma devo essere sincero: quando li vedo in imbarazzo perchè non riescono a capire molto di quel che sta succedendo e sono in evidente affanno per mancanza di originalità, beh,magari solo un poco, ma un poco mi diverto. Tipico dei frustrati, dirà un signore un po’ cacasenno che gira da queste parti, ma come non esserlo dopo vent’anni di dominio incontrastato di un’altro campione dell’italianità da mercatino rionale come il tappetaro di Milano che oggi va in giro truccato da Elio e le Storie tese, e che tutti davano per spacciato definitivamente? Ora però son tutti impegnati a fare le pulci ad un ex comico che ha sparigliato le carte in politica, alla ricerca di un punto debole per disinnescarne le potenzialità, e quindi tutti alla ricerca del particolare, mentre il generale pare un po’ più secondario. E allora devo ricredermi, cari filosofi, e torno a contare anch’io su di voi e la vostra capacità di guardare lontano. .E poi, se é il caso, venga pure l’apocalisse, il momento é buono, manca anche il papa così davanti all’onnipotente non ci saranno raccomandati. E poi sono sicuro che Lui mi ha già perdonato: “in fondo é pur sempre il suo cazzo di mestiere” (H:Heine, in punto di morte).

  11. Alessandro Vaglia Says:

    quello che scrive Umberto Eco è vero, ma la contraddizione c’è esiste, ciò che non esiste è il suo contenuto, Esiste anche la democrazia diretta dunque, questo è da comunicare a Umberto Eco,Il solo fatto che non è ancora apparsa non significa che è contraddittoria, e cioè che il suo contenuto non esiste, significa solo che non è ancora apparsa, ma i segnali all’esterno ci fanno presagire che apparirà…

  12. Alessandro Vaglia Says:

    @xavier
    anche se quando ti prendo ti “ammazzo”, debbo dirti che “ammazzo” il tuo corpo, ma il tuo ultimo pensiero no, non pensavo che avessi una ragione, e invece qualche sprazzo di intuizione l’hai anche tu. Nel leggerti , pensavo di leggere le tue solite banalità, ma nella tua ultima debbo un poco ricredermi, che stia diventando vecchio ?

  13. xavier Says:

    @ Alessandro Vaglia
    SONO vecchio, caro Vaglia, e come tale avrò il privilegio di essere il primo fra tutti gli astanti a fare il gesto dell’ombrello al mondo. Senza rancore per nessuno, naturalmente, e senza alcuna nostalgia per le saccenterie di ogni genere che mi tocca di sentire ancora oggi che vivo fra capre e cervi. Con buona pace dei filosofi di plastica che continueranno a venire e dei quali forse ancora Lei continuerà a sentirsi il campione.

  14. Carla Says:

    per Carlo, grazie della dettagliata risposta, non posso che approvare l’augurio finale e condividere il disincantato pessimismo che nasce da un’accurata analisi realistica della nostra attuale situazione.

    io spero che si giunga ad un accordo, in cuor mio…

  15. Alessandro Vaglia Says:

    a differenza mia lei cosa si sente se ad un campione come me da lezione di vita ?

  16. Alessandro Vaglia Says:

    Veda Xavier, il fatto di essersi abbandonato alla disperazione e allo scetticismo non le dà qualche punto di merito, anzi, solo uno scettico sciocco cercherebbe di pugnare con un filosofo, poiché, da subito si contraddirebbe, facendo della filosofia.

  17. Carlo Says:

    @carla
    Anche io. Facciamo gli scongiuri.
    Un grillino al giorno, (forse) toglie il medico di torno.
    Ciao

  18. filosofiazzero Says:

    …no no no, Signor Vaglia, un conto è lo scettico fisiologico, blando, per andar bene di corpo, leggeri, un conto il filosofo sistematico-immane-totalizzante, da diarrèa….

  19. Alessandro vaglia Says:

    Anche lei filosofiazzero è un filosofo sistematico-immanentotalizzante, da diarrèa…? Nell’ultima classificazione che ha fatto sembrerebbe di si…

  20. xavier Says:

    Per puntualizzare, e chiuderla qui, perché poi si rischia di annoiare gli altri, caro Vaglia, io non mi sento in alcuna competizione né con Lei né con altri: ci mancherebbe altro che alla mia età mi mettessi ancora a far le gare, di qualsiasi genere fossero! In quanto a dar lezioni, poi, son proprio l’ultimo a cui rivolgersi anche in caso disperato: fossimo rimasti in due sulla faccia della terra, devo convenire che “l’altro” sarebbe proprio sfigatissimo a trovarsi in mia compagnia. Ciò detto mi guardo bene dal “pugnare” con chicchessia, tanto meno con i filosofi a tutto tondo, categoria troppo noiosa per convincermi a dedicarle più di qualche mezz’ora la settimana. Che vuole, carissimo, non tutti abbiamo gli stessi gusti, e io ormai ho deciso di non cambiarli più. Ammetto in totale sincerità, comunque, che, pur autodenominandosi Lei in tal modo, la Sua presunta filosofia non mi ha mai convinto, anzi qualche volta l’ho trovata così patetica e finta da dubitare davvero che Lei pure credesse alle Sue massime. Ma, come ho già detto, non ho competenza alcuna in niente, per cui non se la prenda più di tanto, in fondo non avrà mica bisogno di sputtanare me per sentirsi più Miles Gloriosus di quanto non Le sia necessario. Saluti.

  21. filosofiazzero Says:

    Se stavo zitto facevo meglio?

  22. xavier Says:

    Al contrario, caro filosofiazzero, Lei (o tu?, non mi mi ricordo più) é una delle menti più spiritose del blog, me ne sono accorto strada facendo (come ho già detto non ho un gran comprendonio), e anche se non sempre afferro bene il senso dei Suoi fulminei epigrammi, anzi, a dire il vero di alcuni non ci capisco proprio un cazzo, devo ammettere che arguzia e intelligenza non le fanno certo difetto. Si potessero acquistare gliene comprerei un po’, barattandoli con qualche bottiglia di quello giusto, di più non potrei offrirLe.

  23. Alessandro vaglia Says:

    Caro Xavier
    L’unico modo che ha di essere coerente con il suo pensiero è di non dire nulla, altrimenti è contraddittorio.
    @ filosofiazzero
    Concordo nuovamente con il pensiero di xavier sul giudizio che ha dato di lei, (sarà mica che sto rimbecillendo?), d’altronde lo dissi fin da principio qui che il suo nickname è alquanto inadeguato.

  24. filosofiazzero Says:

    …in vino veritas!!!

  25. xavier Says:

    Ebbene sì, caro Vaglia, sono contraddittorio e perdipiù assolutamente incoerente sia col mio pensiero (ammesso che io ne possieda uno, annoterà argutamente Lei) che col pensiero altrui, al punto di non fidarmi ormai più di me stesso da molto tempo. Qualche volta, allo specchio, colgo addirittura fulminei sogghigni che so di non aver espresso in alcun modo, il che mi fa supporre che un “altro io” mi stia aspettando al varco per appiopparmi qualche miserabile azione di cui non avrò alcuna colpa. Che so, affermare a caratteri cubitali su tutti i blog d’Italia che il misterioso Alessandro Vaglia (mi perdoni l’ardire di citarla per nome e cognome), altri non é se non “LA” Filosofia fattasi uomo e scesa in terra a redimere le menti imbelli di questo pianeta ormai allo sbando. Oppure che fu sempre Lei, carissimo, a scrivere i memorabili versi anticipatori del Suo e nostro destino fin dagli anni 60.: “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu” (Coretto: “la Verità ti fa male, lo so”) etc.etc. Dio non voglia, caro Vaglia, che mi possa succedere una cosa simile, le sarei grato se pregasse per me intercedendo presso i suoi Diretti Altissimi, i sigg. Platone, Zenone e Verdone, nonché, naturalmente, gli inarrivabili Mogol, Panzeri, Pace. Infine concordo pienamente con lei che concorda con me, che concordiamo insieme sull’ottimo Filosofiazzero, ma non esageri con l’autocritica, la prego, Lei non sta affatto rimbecillendo, come assai modestamente tenta di farci credere, Lei, mi creda era già così fin dall’inizio. Con affetto e, naturalmente, con una incommensurabile invidia!

    @ m.d.
    Sono convinto, per restare in tema col tuo post, che prima o poi il movimento 5, 6, o 7 stelle, quando sarà il momento, controllerà i casi umani fra i partecipanti a tutti i blog del territorio nazionale, al fine di predisporre un piano pensionistico e togliere così dai piedi i farneticanti “scrittori” di ogni genere che ammorbano blog belli come questo. So quindi che me ne andrò presto in pensione, al contrario del Sig: A:V:, ma soltanto per ragioni di reddito.

  26. Alessandro vaglia Says:

    Il mio reddito caro Xavier non mi permette più, oramai, di far politica. 🙂 troppo alto.

  27. carla Says:

    @Carlo
    hai visto Renzi ieri sera da Fazio?
    devo dire che finalmente ho potuto ascoltare una persona intelligente e dallo sguardo accorto…
    domandarsi il perchè delle cose, questo dovrebbero fare i politici…

    ciao 🙂

  28. Carlo Says:

    @carla

    Con Renzi, molti sostengono, il Pd vinceva. Anch’io concordo su questo, perché il Sindaco avrebbe impostato la sua propaganda sul tema:facciamo “sognare” la gente.
    I politici, vecchia riserva, al contrario, hanno pensato che era onesto dire la “verità”. Ma la verità, si sa, fa male, mentre i sogni scaldano i cuori.
    E’ stato un errore gravissimo. Non si sono chiesti niente e hanno elaborato i messaggi fuori dalla realtà esistenziale dei tanti perdenti. Parlare alla mente delle persone ha senso quando la gente è in condizione di “pensare” (elettorato d’opinione), ma quando la gente soffre, la comunicazione deve essere “urlata” e il messaggio forte deve colpire la dimensione psicologica/onirica dell’ascoltatore.
    Comunque speriamo bene.
    Ciao

  29. Andrea Says:

    @md
    Una cosa mi lascia perplesso della tua analisi del m5s. Che costituisca un’ “uscita a sinistra” dal sistema. A parte il rifiuto da parte di Grillo delle categorie “obsolete” di destra e sinistra, che di solito caratterizza posizioni di destra radicale (una su tutte, ricordiamoci il richiamo alla “Terza posizione”), mi sembra illuminante lo studio sui flussi elettorali fatto dall’istituto Demos e pubblicato oggi (http://www.demos.it/a00831.php).
    La categoria sociale che ha deciso in misura maggiore di cambiare il proprio voto a favore del m5s è quella degli imprenditori e dei lavoratori autonomi (il 40,2%!), più degli operai, anche se di poco.
    Se consideriamo che nei proclami grillini non si fa menzione alcuna del tema cruciale dell’evasione fiscale, mentre compare al primo posto il recupero dei crediti vantati dalle imprese nei confronti dello Stato, credo emerga quale sia una delle principali ragioni sociali del m5s.

  30. md Says:

    vero Andrea, ma perché i lavoratori (la vecchia classe operaia) avevano già da tempo abbandonato in massa i partiti di sinistra, preferendo spesso quelli di destra (Pdl e Lega intercettavano un bel po’ di voto popolare);
    il problema è che da un bel po’ di tempo c’è confusione di ruoli nella rappresentanza (tanta classe media e tanta borghesia votano volentieri Pd), così come è ancora meno chiaro che cosa i rappresentati percepiscano a proposito dell’essere di destra o di sinistra di un partito e, reciprocamente, come un partito intenda coprire il proprio ruolo di destra o di sinistra (Pd e Pdl, da questo punto di vista, assomigliavano a delle accozzaglie an-ideologiche, salvo poi, come giustamente rilevi, alcuni temi sensibili come quello fiscale che è da sempre una bandiera di destra).
    Ed M5S è il loro successore, visto il fallimento del cosiddetto bipolarismo, ancor più informe ed indeterminato.

  31. md Says:

    tra l’altro non dico “è”, ma “sembra essere”…
    Comunque l’asse centrale del mio discorso attiene alla “razionalità politica”, che pare essersi eclissata (giusto quanto dice nell’ultimo commento Carlo, a proposito del dire la verità) e che è sempre stata appannaggio privilegiato della sinistra: la critica, l’analisi, l’autocritica, la verità rivoluzionaria, ecc.ecc. Il partito ha proprio una eminente funzione organizzativa e pianificatrice. O meglio, ce l’aveva tra Otto e Novecento.
    Non è un caso che vi fosse poi la dialettica, più settantasettina che sessantottarda, tra movimenti e partiti. Spontaneismo e volontà della ragione – vecchia storia…
    Il potere, comunque, non ammette vuoti. Ed è razionalissimo nel perseguire i propri scopi. Però occorrerebbe meglio dire che cosa dietro questa fantomatica ed abusata parola si nasconde oggi.

  32. carla Says:

    si, speriamo bene!
    concordo su tutto ciò che hai scritto 🙂

  33. rozmilla Says:

    Dopo le ultime elezioni mi sono impegnata a studiare il fenomeno del movimento 5stelle. Sono passata in varie fasi, in alcune delle quali ho coltivato persino alcune speranze verso questo movimento.
    Mi sono tenuta aggiornata sull’evolversi dei post del Blog di Beppe Grillo, che come si sa è la sede del movimento 5Stelle, leggendomi anche i migliaia commenti al seguito, sia in quel Blog che in vari altri siti, nonché il non-statuto, il programma e tutto quanto poteva essere passato delle interviste a Grillo & Casaleggio; dagli interventi di Dario Fo alle teorie complottistiche, compreso il brodo new age in cui tutto ciò ha trovato terreno fertile; compreso il feticismo della rete, la fede semplicistica e cieca, l’assenza di un minimo senso di autocritica.

    Mi sento di poter dire che l’elemento distintivo – nonché mitico – che caratterizza questo movimento è sovrapponibile a quello che ha contraddistinto ad esempio la Lega: il mito di trovare e individuare un “nemico”, eliminato il quale il mondo, la comunità tornerà ad essere unita, concorde, onesta. Per la Lega i nemici erano sia gli extracomunitari che la politica di “Roma ladrona”. Il M5S non si discosta di molto da questo frame: il nemico è la Casta, gli sprechi della politica. Facendo piazza pulita della Casta politica, solo allora il mondo tornerà ad essere armonioso. Tra l’altro è noto che anche verso gli stranieri, in generale hanno posizioni di esclusione.
    “Noi” siamo i buoni, “loro” i cattivi. Il male è sempre altrove, e i confini tra “noi” e “loro” sono invalicabili.

    Il gioco facile è stato individuare in modo semplicistico il “nemico” al quale addossare tutta la colpa della congiuntura storica che stiamo attraversando. Il nemico è la “casta”. Il nemico del popolo sono i politici. Il popolo è buono, mentre i politici e la casta sono i cattivi, e vecchi.

    Di converso, la campagna elettorale di Grillo e i punti contenuti nel programma del M5S sono stati percepiti come proposte innovative e riconosciute anche da alcuni “compagni”, come proposte di “sinistra”.
    L’idea sarebbe: non è importante che si dichiari che un’idea, una proposta sia di sinistra, ma che sia a favore del popolo; e che in ogni caso, e qualunque essa sia, abbia origine dalla volontà generale della maggioranza, invece che emanazione di una casta o di una cricca di partito.
    Se a proporla è una cricca di partito, allora non può essere buona, a prescindere. Se sembra buona, in realtà i partiti hanno secondi fini, perché siccome sono “cattivi” e “disonesti”, alla fine ci fregheranno sempre e comunque, in ogni caso.

    Per inciso, l’ideologia “anti-casta” è ancor più privata di fondamento se ci si riferisce alla convinzione – anch’essa assai diffusa – che la gran parte delle tasse pagate dai contribuenti italiani serva a foraggiare partiti politici ed Enti locali (province, innanzitutto) “inutili”. L’aumento vertiginoso della pressione fiscale, soprattutto nel corso del 2012, che ha raggiunto il massimo storico del 57% a gennaio 2013, è servito in larghissima misura a generare avanzi di bilancio destinati alla contribuzione italiana al bilancio generale dell’Unione Europea. Su fonte Ragioneria Generale dello Stato, si registra che l’Italia è, da anni, un contribuente netto del bilancio europeo e che i versamenti effettuati sono stati di gran lunga superiore ai rientri, in particolare nel corso del 2012. Gli ordini di grandezza dei costi della politica e dei costi del mantenimento di questa Europa sono incomparabili.
    Vedi il grafico al link:
    http://senzasoste.it/politica/costi-della-politica-vs-ce-lo-chiede-l-europa

    Negli ultimi giorni ho intrecciato un tentativo di dialogo con una senatrice M5S sulla sua pagina fb, che nel suo genere è stata anche gentile e disponibile, ma che non ha spostato di un millimetro la sua posizione di intransigenza, che mi ha assicurato essere la stessa dell’intero movimento, dagli eletti collocati alle Camere agli attivisti e seguaci sul territorio.

    E ovviamente ho letto anche svariate e interessanti analisi sul movimento.

    Al momento mi sembra persino eccessivo scomodare quelle analisi, anche solo a partire dalle categorie di “destra e sinistra”, poiché – spiacevole a dirsi ma è così – sono giunta al convincimento che prima di tutto gli attivisti e i seguaci del movimento 5stelle siano semplicemente (e semplicisticamente) vittime di una follia collettiva.

    Una follia collettiva che probabilmente è la reazione ad altre follie che imperversano allegramente e senza freno, come il neomercantilismo liberista, e la tecnocrazia finanziaria. Ma anche la follia della macchina editoriale della disinformazione sulle reali responsabilità della crisi economica.

    Il punto è: se una follia, sorta per reazione ad un’altra follia possa funzionare da chiodo scaccia chiodo, o se alla fine si avrà semplicemente il raddoppio della follia.
    E, in ultima analisi, come sarà possibile curarle, se esistono cure per questa doppia follia.

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