Straniati e labirintici

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Gli/le insegnanti sanno bene come sia pressoché impossibile ottenere il silenzio a scuola. E ci si sono assuefatti, alzando tra l’altro loro stessi il volume della voce di quel tot di decibel in più, senza nemmeno rendersene conto.
Eppure l’altro giorno la mia quinta filosofica ha dato una straordinaria prova di crederci davvero, in quel minuto di silenzio e di concentrazione con cui son solito aprire gli incontri. Il rumore di fondo della scuola – che credo permanga persino durante le vacanze estive, da quanto è connaturato con le sue strutture – si è come dissolto: davvero non volava una mosca, e persino la mente di F. – il guastatore (figura che non manca mai) che finge di non partecipare e di farsi gli affari suoi – è rimasta impigliata in quel minuto di epoché.
Bene, ora possiamo cominciare.
Poco prima avevo scritto alcune parole sulla lavagna – teoria, esperimento, verifica, risultati – sotto il titolo generale del nostro percorso di quest’anno: “I libri (che) accendono la mente“. M. però, il bambino riccioluto del Marocco, fa notare come questo sia il nostro decimo incontro.
Scrivo allora anche 10 e chiedo, a ruota libera, di dire che cosa fa loro venire in mente quel numero. Uno-zero; la prima decina; il massimo dei voti a scuola; il primo numero a due cifre… le azzeccano tutte, tanto che sto quasi per tirar fuori la tetraktys e la decade pitagoriche, ma mi blocco in tempo… (Tra l’altro è quasi un mese che non ci vediamo, io ho perso il filo – dico – e qualcuno deve aiutarmi a riprenderlo).
Improvviso e, come sempre quando improvviso, aiutato forse da quel minuto vuoto e però denso di poco fa, viene fuori il più bell’incontro dei 10 fatti finora.
E non tanto per la premessa teoretica (dobbiamo verificare che la nostra teoria, e cioè “i libri accendono la mente”, sia stata corroborata dai fatti), quanto per le conseguenze imprevedibili dell’accensione. Perché non solo i libri hanno acceso le loro menti, ma in alcuni casi le hanno addirittura incendiate.

Vediamo allora quali sono le idee, i punti di forza, le immagini che più hanno colpito le vostre menti – e se tutto ciò abbia o no aperto nuove prospettive di conoscenza o di senso critico. Mai saltare a conclusioni affrettate.
Ad ogni modo – non so se ciò sia dipeso dalla preselezione dei titoli che avevo fatto in origine, o dall’andamento degli incontri, o magari dal caso – è subito risultato chiaro come l’idea centrale, il filo rosso che lega tutti i ragionamenti (e le emozioni scatenate) stia nell’esperienza fondamentale dello straniamento.
Tutti i bambini fanno chiaramente uscire questa cosa: ciò che nelle storie, nelle situazioni ed anche nelle immagini dei libri scelti li ha colpiti di più, sono state le esperienze stranianti provate dai personaggi, nelle quali non di rado essi stessi sono stati in grado di identificarsi.
Un Cappuccetto rosso metropolitano (l’ultimo capolavoro di Roberto Innocenti); le poesie sui sentimenti dei bambini, tra cui viene scelta come esemplificativa una poesia doppiamente straniante (dove si parla di un bambino italiano che si trova in Marocco, e che si chiede che cosa ci sta a fare); un libro terribile come L’isola di Greder, dalle immagini crudissime; oppure i libri filosofici che ho piazzato ad arte (quelli spiritosi di Erlbruch o quelli di Brenifier/Després); così come l’avvincente storia di Hugo Cabret, oppure l’incredibile Lupi nei muri di Gaiman/McKean, o Il libro nero dei colori… (di alcuni ho già parlato e sono citati nella pagina bibliografica dedicata alla filosofia con i bambini) – insomma tutti raccontano di una torsione dello sguardo e della necessità di spiazzarsi dal solito per poter guardare in faccia l’insolito, e così poter crescere.
Ben presto tutti hanno voluto condividere le loro personali esperienze stranianti: il sentirsi perduti, abbandonati, spaesati… che cosa hanno provato, come si sono sentiti, quali ansie, angosce, paure li hanno attanagliati e presi alla gola. Analisi raffinata delle emozioni e tentativi di comprensione collettiva.
E così le loro considerazioni in proposito sono emerse a raffica, cogliendo molto chiaramente (magari inconsapevolmente) questo aspetto della conoscenza filosofica e del modo di procedere della mente – tanto che l’insegnante che registrava (e però verbalizzava a mano per maggior sicurezza) ad un certo punto ci ha implorato di chiudere, ché lei non ce la faceva più a seguirci.
Io l’ho guardata sornione, e poi mi sono girato verso la classe, che imperterrita vedeva ancora una buona metà dei bambini con le mani alzate. Nel labirinto disegnato (non a caso) da F. il guastatore, si corre certo il rischio di perdersi, ma, evidentemente, non c’è tutta questa urgenza di uscirne.

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Una Risposta to “Straniati e labirintici”

  1. Marta Says:

    non credo che semplicemente i libri aprano la mente. Credo che dipenda dal substrato e dall’età. Credo che i bambini chi più chi meno, se condotti con sapienza possano sviluppare capacità critiche e abilità intellettive notevoli. Purtroppo nella nostra scuola c’è un appiattimento da programma che solo il singolo motivato insegnante è in grado di far superare se la passione per il sapere e per l’insegnamento sono parte integrante del suo essere.
    Mio figlio alle elementari ha avuto un maestro eccezionale che purtroppo è mancato divorato dal cancro. Ma già in seconda elementare anche il bambino meno dotato scriveva poesie. Lui non solo aveva inegnato loro a tenere la penna in mano ma a mettere nero su bianco i sentimenti e la capacità di osservare il mondo.

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