Tris cinefilosofico – 1. Melancholia

Melancholia pic 4

Per la prima volta io e Celeste Colombo – autorità cinefila del legnanese (e non solo) – non ci troviamo d’accordo, oltretutto su una questione di non poco conto. (E chissenefrega, potrebbe obiettare qualcuno, non siamo mica ad un convegno di sapientoni o ad una conferenza internazionale, si tratta solo del minuscolo Cineforum Pensotti Bruni di Legnano. Verissimo, ma sul nichilismo c’è poco da scherzare!).
Lui, il Celeste, lo tira fuori durante il dibattito a proposito dell’ultimo film di Last Von Trier, Melancholia, e – pur dandogli ragione sull’estetismo del regista danese (che per di più se ne esce ogni tanto con le sue minkiate nazi) – sono costretto in parte a dissentire.
E la domanda che mi e gli faccio è: davvero la prospettiva dissolutoria di Melancholia è così nichilista? E se anche lo fosse, di che nichilismo si tratta? Non potrebbe essere quello di “secondo grado” del padre di tutti i nichilismi contemporanei?
Nietzsche dichiara di aver attraversato il nichilismo, e di sentirsi ormai sopra e dopo di esso: non si può andare oltre il nichilismo senza prima averne assunto in toto l’epocalità – il radicale venir meno di ogni illusione finalistica o trascendente, la svalorizzazione di ogni presunto e pregresso (ed infondato) valore. Ma occorre completare il processo, non fermarsi ad un nichilismo incompiuto né tantomeno passivo (crogiolarsi nel nulla o in narcotici posticci, come chiosa Fornero), e militare per un nichilismo estremo, attivo ed estatico – che solo così può diventare classico (la terminologia è quella nietzscheana), fino ad investire l’essere umano del compito quantomai responsabilizzante (e dunque tutt’altro che distruttivo) di farsi creatore egli stesso di senso e di significati. Ma non volevo imbarcarmi in una discussione su Nietzsche, torniamo piuttosto al nostro modesto dibattito da cineforum di provincia.
Dopo aver ascoltato le critiche e l’allarme di Celeste, obietto esemplificando con La strada di McCarthy – non meno disperante e apocalittico di Melancholia. Così come nella disperazione di McCarthy c’era posto per la pietas (la fiammella minuscola del rapporto tra il padre e il figlio), anche nel film di Von Trier, l’inutile capanna sotto cui le due sorelle antagoniste e il bambino attendono l’impatto col pianeta che farà a pezzi la Terra, allude ad uno scheletro possibile (anche se ormai inutile) di relazione resistente ad ogni avversità. Tanto più che la ragione è andata a fondo: John, il marito di Claire, l’uomo scientista e razionale, non è infatti stato in grado di reggere all’urto e si è fatto fuori fuggendo dalle proprie responsabilità. Almeno così io ho interpretato. Anche perché l’intenzione dichiarata di Von Trier era di non fare un film catastrofista, ma un’opera che rappresentasse la psiche umana di fronte alla catastrofe.
[Leggo poi in questi giorni, in una nota del bel libro di Sergio Givone, Metafisica della peste, di una moda romantica a proposito del tema della dissoluzione e dell’apocalisse: Percy Shelley, Lord Byron (che in Darkness, una poesia del 1816, canta la morte del sole), Mary Shelley, grande anticipatrice di tematiche apocalittiche, in particolare con il romanzo The last man, dove la peste annienta il genere umano, ad eccezione di un solo sopravvissuto].
Insomma, chi non ha un cazzo da fare, e non deve sbarcare il lunario, può senz’altro permettersi di pensare alla fine, al nulla, all’apocalisse… forse Celeste, dopo tutto, ha ragione, e il film del geniale cineasta danese resta un (bel) film, di sicuro ben confezionato, e però in ogni suo fotogramma affetto da estetismo di maniera e, certo, da una qualche morbosa forma di nichilismo.
Sediamoci tranquilli ad attendere la fine – è questa la cura che il Von Trier depresso ha ricavato dalle sue sedute di psicoterapia?

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16 Risposte to “Tris cinefilosofico – 1. Melancholia”

  1. Carlo Says:

    @Md

    Von Trier , che tu definisci “depresso”, predica, con parole tue, : “sediamoci tranquilli ad attendere la fine …”
    Io, al contrario, essendo un ottimista, proporrei di rimanere affaccendati, dipanando la matassa del tempo con impegni soggettivamente gradevoli. Senza sprecare, con estenuanti bisantinismi mentali (filosofia del Nulla), i minuti preziosi, molti o pochi che siano, che ci separano dalla vituperata dipartita.
    Che cosa ha, poi, di così sgradevole il Nulla? Non viene, forse, per consentirci un meritato riposo?
    Quanto sarebbe “noioso” ed in-naturale vivere “sine die” (senza data di scadenza)!!!

  2. filosofiazzero Says:

    …la mia visione (riduttiva, fortemente riduttiva, ovviamente)di Mario
    Domina (a parte la sterminata cultura filosofica e non-filosofica)
    un “onto-marxista-eco-filantropico-estetizzante…”

  3. md Says:

    ommamma, filosofiazzero, questa me la segno;

    Carlo, è lo stesso Von Trier a raccontare la genesi psicoterapica del film;
    il Nulla non ha nulla di sgradevole, semplicemente non so che cosa sia. né soprattutto se sia qualcosa…(e poi era Celeste a preoccuparsene, io molto meno)

  4. Luca Ormelli Says:

    http://www.lankelot.eu/cinema/von-trier-lars-melancholia.html

  5. md Says:

    ottima recensione Luca!
    e proprio al film di Malick dedicherò l’ultimo dei 3 post…

  6. Luca Ormelli Says:

    @ md:

    grazie molte Mario.

    Sullo stesso sito è possibile reperire la mia recensione anche a Malick:

    http://www.lankelot.eu/cinema/malick-terrence-tree-life.html

  7. alberto Says:

    ciao. ho visto il film solo una volta e all’epoca della sua uscita, per cui non sono fresco di visione. quella capanna mi sembra proprio una “costruzione di senso e di significato”, che se pur fragile e, come dici tu mario, inutile, davanti all’inquietante pianeta e alla prossima apocalisse, perpetua la vita. Ma la cosa più incredibile ed emozionante è che si tratta di uno stupido gioco, di una magia per bambini. E per un bambino è costruita. Infondo non edifichiamo anche noi, ogni piccolo giorno, scheletriche capanne sullo sfondo dei nostri vuoti e dell’inafferrabile?

  8. Orfeo Bossini Says:

    L’ho trovato un film meraviglioso. L’uomo è un tramonto e la sua fine non è un fatto tra gli altri fatti ma l’evento anticipatore che rende possibile la costruzione di un senso. Estetizzante, senza trionfalismi, con una colonna sonora impareggiabile (il preludio del Tristano di Wagner) mi sembra ispirato più ad una visione schopenaueriana (o leopardiana) della vita piuttosto che nicciana. In fondo, la capanna non è forse lo spazio in cui si salda la catena degli affetti contro una natura straordinaria e silenziosa? È un’estrema forma di resistenza al destino che Justine offre pietosamente all’innocenza del nipote. Una fiammella di amore che viene accesa nell’ora più buia…

  9. flora Says:

    ‘Insomma, chi non ha un cazzo da fare, e non deve sbarcare il lunario, può senz’altro permettersi di pensare alla fine, al nulla, all’apocalisse’

    ma di che stai parlando?

  10. md Says:

    @flora: coda di paglia?

  11. md Says:

    (mi riferivo, ad esempio, a quella suggestiva immagine che Lukacs utilizzò a proposito di uno Schopenhauer fin troppo compiaciuto, il cui sistema “con molto ingegno e senso della composizione, si erge come un elegante e moderno hotel, fornito di ogni comodità, sull’orlo dell’abisso, del nulla e dell’assurdità. E la vista giornaliera dell’abisso, fra piacevoli festini e produzioni artistiche, non può che accrescere il gusto di questo confort raffinato”.)

  12. flora Says:

    @md hahahhahha coda di paglia?

    no no, e che sai un po’ tutta la filosofia e oltre può essere definita così…. pure il tuo blog.
    lo dicevo per te. io il film non l’ho neanche amato troppo. a parte wagner all’inizio.
    epico!

  13. md Says:

    @flora: definita come?
    “e oltre”?
    io tendenzialmente ho molte cose da fare (non saprei dire se importanti o no) e il lunario lo devo sbarcare, e però non faccio particolari distinzioni tra cose, lunari, blog e filosofie – ma non era questo in discussione, si parlava semmai del prurito di Celeste nei confronti del nichilismo…

  14. flora Says:

    ah, non parlavamo dell’oltre celeste che prude di chi non ha nulla da fare?

  15. filosofiazzero Says:

    “Sembra invece che io, da parte mia, son stato per morire, ma sembra che non son morto e son sempre qui che travaso il nulla nel vuoto.
    Arrivederci.”

    Paolo Nori

  16. filosofiazzero Says:

    “che relazione c’è fra le trame degli umani e le trame ontologiche?”

    ABRACADABRA…

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