Tris cinefilosofico – 2. Django (scatenato)

django-unchained-movie-2012

Pòlemos è padre di tutte le cose, di tutte è re;
alcuni dimostrò dei e altri uomini,
alcuni fece schiavi e altri liberi.

Non mi ero mai soffermato sull’evidenza che s-catenato fosse costruito sulla parola catena (il linguaggio funziona anche così, in maniera impensata, ed anzi è bene che sia così, altrimenti saremmo sempre bloccati ed impigliati nella sua infinita semiosi). Mi è venuto in mente a proposito dell’unchained del film di Tarantino, il Django la cui D rimane muta (come due volte ci viene detto nel film).
Pare si tratti della seconda puntata di una grande Trilogia sulla storia, il cui primo atto fu quell’esaltante ed antinazista Bastardi senza gloria, del quale già ebbi a scrivere, specie per la filosofia dell’immaginazione storica ad esso sotteso.
Anche questa epopea schiavistico-western, ambientata nel Sud degli States un paio di anni prima della Guerra di Secessione, si ispira al medesimo schema: togliere un’ingiustiza dalla sua fissità e destinalità storica, e metterla in dialettico movimento, conferendole una possibilità (anche a posteriori) di riscatto. Certo, si contravviene alle tesi di Benjamin o di Adorno circa la irrecuperabilità delle perdite e la irredimibilità dei torti, una volta avvenuti  – ma qui ci troviamo in campo estetico, non storico-filosofico e nemmeno etico, anche se il risultato è sommamente etico-politico.
Queste alcune suggestioni sparse post-visione:

il paradosso (dialetticissimo) di un bianco straniato (tedesco) che assolda uno schiavo nero per ammazzare dei bianchi in maniera legale (si tratta di cacciatori di taglie);
il nero che non aveva voce e che ora si sorprende di averla;
interessante, come sempre, il lavoro linguistico: in questo film Tarantino depone l’eccesso dialogico, optando per una maggiore essenzialità dell’azione, ma l’idea di forbire il linguaggio del tedesco, oltre ad essere magnificamente straniante (e comica), dà l’opportunità all’ex-schiavo Django di apprendere il linguaggio e le modalità della liberazione (oltre che quelle dell’immaginazione);
i contenuti erano già tutti nella sua testa e nel suo corpo (come in quello di chiunque), ma avevano bisogno del kairos – e che qualcuno o qualcosa ne scatenasse forma ed espressività.

Vi sono poi – come sempre in Tarantino – l’aspetto citazionistico, la mescolanza dei generi (molto ben dosati): western, amore, horror (tutti i corpi e le teste che esplodono sotto i colpi delle pallottole, con grande tripudio visivo), avventura, storia… il risultato è un’alchimia irresistibile e a tratti entusiasmante, nonostante lo schema classico della vendetta da portare a termine, anche contro ogni verosimiglianza narrativa, con somma soddisfazione dello spettatore.
Si può poi sperare che i sopraffattori, di ieri di oggi e di domani, siano avvisati: la fantasia magari non andrà al potere (anzi, di sicuro non ci andrà, per ontologica incompatibilità), ci sarà tuttavia sempre qualcuno pronto ad additare le loro nefandezze, e qualcun altro che tenterà di bloccare la mano del carnefice. Del resto lo si trova scritto nel corpo di ogni umano, schiavo o libero che sia, basta fermarsi un momento ad interpretarne i caratteri (anche se occorrerebbe conoscere la lingua oscura di Eraclito per farlo con sapienza e lungimiranza) – e subito dopo, qualora costretti, imbracciare il fucile.

(Domanda da un pugno di dollari: ma tra il pessimismo dell’anti-filosofia della storia e l’apologia individualistica della vendetta – per quanto esteticamente e psicologicamente appagante – non si danno strade intermedie?)

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

5 pensieri riguardo “Tris cinefilosofico – 2. Django (scatenato)”

  1. Lo trovi in dvd, e probabilmente anche su SKY. Se ti va, poi fammi sapere come l’hai trovato. Se invece non dovessi più sentirti, per me avertelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie a te per la risposta! 🙂

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