Vita ingombra

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…mi sorprendo ad ammirarne la minuscola compattezza, la precisione, l’eleganza, il raffinatissimo design; la prodigiosa e sapiente commistione di tecniche e di conoscenze millenarie, tutto concentrato in poco più di 70 centimetri quadrati e 120 grammi di peso; la strabordante eccedente multifunzionalità; la velocità, l’intelligenza (da cui ha preso il nome), la silenziosa eccellenza; la facilità, l’immediatezza, la semplicità dell’uso; il suo saccente anticipare e risolvere ogni mio dubbio circa determinate funzioni e connessioni; gli schiaccianti e logici automatismi; il suo farsi tutte le sue cose e i suoi aggiornamenti sottotraccia, senza nemmeno farmelo sapere; la sua eccessiva pretesa di farmi connettere con il mondo intero a tutti i costi; la sua esagerata pretesa di voler contenere il mondo intero; e poi quei suoni puliti, quei colori luccicanti, quella visione così precisa ed affidabile – tutto così insopportabilmente perfettino; e io, così in ansia per ogni sua improvvida esposizione al pericolo di cadere, di prender colpi, di sbucciarsi il delicato schermo tattile…

…Epicuro ci sollecita ad accantonare i desideri vani, ma anche quelli naturali e non necessari (tipo il sesso), e a concentrarci solo su quelli naturali-necessari, che a questo punto è forse meglio non chiamare più nemmeno desideri…

…qualche tempo fa ho sognato di parlare al cellulare con qualcuno – credo fosse una mia cara amica morta, che pure detestava quei congegni, appartenendo lei ad un altro secolo e millennio – e, magari proprio a causa del fatto che dall’altra parte dell’apparecchio c’era lei, nel sogno mi si è frantumato il cellulare in mano: diviso a metà, come un giocattolo che si rompe all’improvviso. Però, sempre nel sogno, ne concludo che è venuto il momento di “evolvermi” e di passare ad uno smartphone – e la rottura di quell’anticaglia è il segno che il momento è venuto… senonché provo a riattaccare (non so più se con la colla) le due parti del telefono rotto, le quali si ricongiungono alla perfezione, e non solo, appoggio l’orecchio e sento la voce della mia amica, che è ancora lì – scusa ma ho avuto un incidente… dicevamo?

…insomma: Das Kapital ha vinto ancora, e ha saputo incantarmi e avvincermi e convincermi ad infilarmi nelle tasche (ed anche nel cervello) il suo meraviglioso gingillino. Un altro oggetto, un altro (infinito) desiderio, con buona pace di Epicuro, un’altra cazzo di merce ad ingombrare la mia vita…

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

38 pensieri riguardo “Vita ingombra”

  1. Sembra proprio che la sfiducia ti assalga, che la connessione sia pura illusione, anzi, di più, infinitamente di più, sommamente di più, infinitamente di più, nemmeno quella(=l’illusione).

  2. @Md

    Quando ritieni che una “cosa” (complessa o meno) ti consente di “conoscere/capire il mondo” e se questo (conoscere/capire il mondo) diviene lo scopo (prevalente) della tua vita, ma mano che, dilatando il tuo orizzonte, divieni te stesso, allora quella cosa non è banalmente “merce” ma una protesi necessaria del tuo statuto ontologico (esser-uomo).

  3. @Carlo: finché sarà il capitale a spadroneggiare non c’è “cosa” che non sia/diventi merce; d’altro canto è vero che, trattandosi a sua volta di cosa assolutamente contingente e prodotta dagli umani, potrà sempre esserci qualcuno che gli griderà in faccia che lui non ci sta, né a diventar cosa né a diventar merce.

  4. io creo che il problema si annidi nel senso che diamo noi al divenir altro delle cose ma in questo Roberto Fiaschi potrebbe aiutare a comprendere …

  5. cioè è proprio il nostro linguaggio che ora più di ieri aiuta le cose ad essere merce e manipolabili dal pre-potente o Capitale, per questo che sopra insistevo sull’infinitamente o assolutamente di più delle cose svincolate dai loro significati e dalla loro essenza ed esistenza, per questo ti dicevo MD che sembra trapelare dalle tue parole proprio il nichilismo delle parole stesse che non vogliono esse stesse connessione alcuna con il loro significare, come quel telefono che ti scivola di mano quando di là c’è il sacro, quando di là c’è la verità che è anche di qua: tu il telefono e la persona ad ascoltarti e sopra il nuovo prepotente di turno, la Tecnica.

  6. @Alessandro Vaglia: non vedo dove trapeli il nichilismo dalle mie parole; e sul divenir-altro delle cose, preferirei risalire alla fonte (senza nulla togliere al buon Roberto Fiaschi, che peraltro non vedo nei dintorni) – e non sto parlando di Severino, ma del pensiero greco.

  7. ma qui era in questione “altro” – anche se è vero che tutte le questioni possono essere ricondotte ad una, ma non è nel mio stile di pensiero (che non per questo si pone sul terreno del nichilismo, quanto piuttosto del domandare radicale e però moltitudinario)

  8. ” la Susa pretesa di farmi connettere con il mondo intero a tutti i costi” è nichilismo e il divenir altro nella sua essenza non può averlo inteso il mondo greco altrimenti Severino non sarebbe esistito.

  9. no, non è nichilismo, è solo una sciocca illusione, e Severino resta un nano sulle spalle di giganti, e non è detto che stia approfittando dell’altezza per guardare nella direzione giusta, anzi…

  10. questa tua rabbia non la capisco… il fatto che tu riesca a dire che Severino rimane un nano sulle spalle di giganti ti pone oltre il nano e i giganti, e da uomo della pace non ti vedo come super uomo.

  11. @ Alessandro Vaglia: non capisco cosa c’entri Roberto Fiaschi in tutto questo (del quale ho bisogno, per crescere, come di chiunque altro), non sono affatto arrabbiato, e di te non posso aver capito nulla, visto che non ti conosco affatto.

  12. Sono contento di notare che poco ti importano le facere-ente personali, anche questa è una frase nichilista poiché assiologica la sua pretesa di dominare quell’ente che vorresti o non vorresti facere appunto.

  13. La bandiera della pace che sventolava su una tua foto deve avermi confuso, ma ciò che a me più importa è che tu risponda alla mia ultima e alla mia sulla tua rabbia se mi vuoi aiutare.

  14. Voglio dire se dici che Severino è un nano significa che lo hai definito, mi piacerebbe che questa definizione me la consegnassi anche a me in quanto non conoscendoti non posso fidarci sulla parola, non posso crederai appunto, dimmi perchè Severino sarebbe un nano per te.

  15. So che sei un gustoso esteta della parola e devi allora perdonare la mia scrittura se ci sono alcuni strafalcioni e virgole mancanti…due monelli impertinenti per casa e un iPad che non mi aiuta, fanno la differenza.

  16. altro era in discussione e a quello mi attengo è un altro modo del divenire altro e di ciò che altro non è.

  17. In discussione c’era appunto il tuo radicale nichilismo in quella frase che hai scritto e che io ho riportato.

  18. Ho già risposto: “no, non è nichilismo, è solo una sciocca illusione”.
    E dunque: o decidi di argomentare un po’ meglio sforzandoti di scrivere ed esporre per minimo una dozzina di righe (ma direi che qualche pagina non guasterebbe, dato l’argomento da te, non da me, proposto) – sempre pargoli e iPad permettendo – oppure non credo di essere in grado di continuare nella discussione.
    Tra l’altro, non ti risponderò comunque prima di lunedì sera, visto che ora chiudo e mi dedico ad altro…
    Buon fine settimana.

  19. No non è nichilismo, è solo una sciocca illusione prefigura che tu sappia definirmi cosa sia una sciocca illusione e cosa il nichilismo. Fammi capire allora perché la tua frase è (o racconta se ti piace di più) una sciocca illusione. Se, al contrario, credi che non vi siano connessioni, come dici, pretendere poi di definire le parole si diventa una sciocca illusione.

  20. Cioè voglio spiegarti, quando comunichi qualcosa a qualcuno tu MD hai intenzione e pensi di comunicare qualcosa o pensi di comunicare niente, poiché l’illusione di qualsiasi connessione rimanda a questo argomento, all’argomento del nichilismo appunto..

  21. Se pensi di comunicare qualche cosa allora bisognerebbe per usare un eufemismo che quanto hai detto sulle connessioni sia ritrattato e al dunque le connessioni esistono, eccome che esistono e non sono solo illusione, anche Md, ma non solo, altrimenti se tu pensi che le connessioni non esistano, illusione appunto, allora pensi di comunicare il nulla, ma comunicare il nulla è un’altra contraddizione che ti fa nichilista come quella considerazione che ho testé esposto.

  22. Al,dunque le connessioni esistono, eccome che esistono e direi per fortuna che esistono, su, un poco di fiducia nella verità, so che crederci è cosa impossibile, ma è cosa vera.

  23. Filosofiazzero caro, non penso che Severino possa stupirmi più oramai, magari potrebbe servire a te per stupirmi ancora, simpaticamente da un amico.

  24. …mi viene in mente la novella dei fratelli Grimm dove un giovanotto non prova mai paura (o stupore?)di nulla e poi alla fine gli si “accappona la pelle” per via di una secchiata di acqua fredda addosso mentre dorme! Ci succederà anche a noi così? O nemmeno?

  25. Ecco, la cosa sta proprio n questi termini, come per una secchiata d’acqua fredda mentre si dorme, questa è una bella immagine di filosofia e tu filosofiazzero di queste cose t’intendi, lo già detto qualche puntata fa.

  26. @md: osservo con piacere che il breve ma delizioso testo è disseminato di punti e virgola, quel segno di interpunzione che – scrivono Serianni e Serafini nei bellissimi libri che hanno dedicato alla punteggiatura – serve a creare una connessione emotiva o di ragionamento che non è immediata. È il segno che chiede di più la collaborazione del lettore, che gli dà fiducia …

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