Ho un problema

25aprile

Ho un problema –
(e non vorrei averne in un giorno come questo, che è l’unico dell’anno, insieme al primo maggio, che sul mio calendario è segnato in rosso, rosso sangue per la precisione).
Ho un problema –
con lo stato e con le istituzioni nate dalla Resistenza (ovviamente il problema non ce l’ho con la Resistenza).
Ho un problema con i partiti che derivano da quelli che la Resistenza l’hanno fatta (mentre con gli altri, quelli che non, non ho nessun problema, il problema semmai ce l’hanno loro).
Ho un problema con il capo dello stato.
Ho un problema con il parlamento.
Ho un problema con la magistratura.
Avrò un problema con il governo, chiunque sarà a presiederlo.
Ho un grossissimo problema con quel che rimane della sinistra.
Ho un problema con questa repubblica. E con tutti gli adulti e vaccinati che la popolano (mentre non ho nessun problema con i loro bambini, ma ce l’avrò a breve, immagino).
Ho un problema con gli europei, indipendentemente dalla latitudine (ma un po’ meno con i greci e un po’ più con i tedeschi).
Ho un problema con questa faccenda ancora in voga dei popoli e delle etnie. E dei confini (e del far finta che non ci siano) e di tutto il resto.
Ho un problema con un bel po’ di potenti (ma anche con le moltitudini impotenti che s’incazzano troppo poco per i miei gusti).
Ho forse un problema con il genere umano, che a giorni alterni mi sta profondamente sul cazzo (mentre negli altri mi sforzo di essere ecumenico).
Ho un problema con questo mondo nel quale non mi riconosco (e del quale sono figlio, dunque non capisco bene come regolarmi).
Ho un problema con gli altri (e dunque con me stesso), così come ho un problema con me stesso (e dunque con gli altri).
Ho un problema con quelli che non se lo pongono.
Ma anche con quelli che, come me, se lo pongono. Altrimenti lo avrei già risolto.
Ho un problema con chi millanta, promette, ha fede, se ne sbatte; con chi motteggia, snobba, si gira dall’altra parte; con chi parla troppo e con chi tace sempre; con chi fa mostra di saperla lunga, se non tutto (mentre si capisce benissimo che arranca come tutti gli altri); con chi si approfitta delle fragilità altrui. Ma anche con chi fa la morale – come me adesso.
Ho un problema con questa invasione inarrestabile di chiacchiere, di parole, di immagini, di oggetti, di impegni e di cose da fare.
In verità il mio problema era piccolo (inizialmente riguardava quattro coglioni che credono di rappresentare il popolo) e poi invece si è allargato a macchia d’olio.
Ancora un po’ e il problema potrei avercelo persino con qualche altro sistema solare o galassia o universo.
Credo di avere un problema addirittura con l’essere – quell’oggettone inutile che sfanga le domande e che anzi gli rimbalzano.
Ma è bene non sconfinare.
I problemi è bene circoscriverli. Con cartesiano ed implacabile metodo. Za, za e za. Linee dritte e soluzioni geometriche.
(Che cazzo di conclusione! Stupida più che problematica, direi).

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

9 pensieri riguardo “Ho un problema”

  1. la vita e’ corta per cercare di risolvere problemi creati da altri, perseguiti da altri, amati da altri.
    ci sono persone che i problemi non li hanno, raggiungerli e’ il sogno

  2. Per passare questa uggiosa, in tutti i sensi, giornata (ma quale giornata non è uggiosa?) suggerisco, magari, la lettura del libro “Les chiens de garde” (cani da guardia) di Paul Nizan, il grande intellettuale francese morto giovane all’inizio della guerra(Sartre si era imboscato). I cani da guardia sono, in questo libro, i filosofi metafisico-speculativi-accademici che hanno il compito (in pratica) di tenere lontano altri pensieri che non quelli metafisico-speculativi-accademici.
    Severino, Emanuele, ad esempio, sarebbe, per Nizan, uno dei tipici cani da guardia del nostro tempo. Raccomando, invece che Severino, la lettura di “Un eroe del nostro tempo” di Lermontov.

  3. Definire Severino un filosofo metafisico che ha il compito di tenere lontano altri pensieri che non quelli metafisici non è definizione direbbe Aristotele: Severino ha parlato ancora di Berlusconi e non mi sembra questo propriamente un argomento metafisico e scrive articoli e recensioni sul Corriere di alcuni film a lui piaciuti, anche questo è un motivo per definirlo diversamente da come Nizan lo definisce, comunque certo non è un cane da guardia, piuttosto lo definirei filosofo, e guarda filosofiazzero che la parola è davvero abusata poichè se vi sono in circolazione molti simili a Severino o sedicenti tali, quando leggiamo lui si capisce bene chi è un filosofo e chi no, vero?

  4. Alessandro Vaglia:.

    ..e magari, gli succede, talvolta, anche, (oltre che andare al cinema)di prendere il treno, a Severino, il che sta a significare che tanto metafisico non è vero che sia!
    (come non lo erano cani da guardia i filosofi del libro di Nizan, di cui, anche qualcheduno, poetava e sonava l’arpa e scriveva di poesia e letteratura e perfino politica eccetra)

  5. ma vedi, filosofiazzero, tutta sto menata della metafisica che deve morire io la vedo come l’assurdo degli assurdi, o il fumo negli occhi: come possiamo realmente pensare che le fotografie non esistono ed esista solo il filmato… se riflettiamo a fondo capiamo anche con il senso comune e non con Parmenide e Severino , che ciò è impossibile.

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