Brandello di bufera

Tutto –
una parola sfrontata e gonfia di boria.
Andrebbe scritta fra virgolette.
Finge di non tralasciare nulla,
di concentrare, includere, contenere e avere.
E invece è soltanto
un brandello di bufera.

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110 Risposte to “Brandello di bufera”

  1. Alessandro Vaglia Says:

    comprende e contiene anche quello che hai scritto, se andrebbe scritta tra virgolette significa che l’andare (andrebbe) presuppone un altro fuori da quelle virgolette, e non è forse già compreso da sempre nel tutto ?

  2. carla Says:

    questa è sicuramente dettata da uno sprazzo – intenso – di lucidità.
    complimenti Mario!

  3. md Says:

    Avrei tanto voluto averla scritta io, ma è la grande poetessa polacca ad aver fatto il miracolo

  4. carla Says:

    🙂
    avevo visto la firma ma la sento molto affine al tuo sentire, questa aforistica e meravigliosa *creatura*.

    Buon 1° maggio

  5. md Says:

    È vero Carla, buon primo maggio anche a te!

  6. Alessandro vaglia Says:

    Oggi ho lavorato in fabbrica, la mia fabbrica, mentre i miei dipendenti, oltre 70 persone hanno fatto festa.

  7. filosofiazzero Says:

    …così fan tutti!

  8. Alessandro vaglia Says:

    Così fan tutti cosa…

  9. filosofiazzero Says:

    …tutto quello che fanno (o non fanno)!

  10. md Says:

    Nel frattempo 400 operai in Bangladesh sono crepati nella fabbrica di qualcun altro…

  11. Alessandro vaglia Says:

    Il significato delle cose conduce gli uomini ad agire sulle medesime

    Se noi “crediamo” o “diamo” o “siamo” un significato di ogni cosa che “crediamo”, “facciamo” o “siamo”, quel significato conduce le nostre azioni, tutte. Noi siamo mortali e tutte le nostre azioni, il nostro agire, è da mortali e crediamo da mortali e facciamo da mortali e siamo infine mortali.

    Il significato che alle cose diamo ( in questo specifico caso mortali) caratterizza la cosa e il suo significato.

    Più ampio è il significato e più azioni cadranno inscritte in quel significato.

    Questo Aristotele voleva dire con l’ente in quanto ente o la scienza prima, voleva esprimere appunto la superiore potenza della filosofia che non guarda alle cose particolari in quanto determinate (=ente in quanto determinato, il positivo), non è come le altre discipline che si occupano del particolare (= parte) ma indaga intorno al significato più ampio delle medesime: gli idealisti lo chiamano questo significato più ampio “l’apparire trascendentale”, ciò che oltre non si può, perché quell’oltre è appunto sempre un’apparire a cui trascendono tutti gli oltre che vogliono esserlo ma al dunque non riescono ad esserglielo.

    Per gli idealisti l’oltre che più oltre non si può è appunto l’apparire trascendentale o lo Spirito Assoluto o il pensiero; per i Greici il fainestai o il manifestarsi, il manifesto.

    Se noi non credessimo che quella che si pone davanti a noi è una finestra e non credessimo che è possibile l’aprirla, allora quella finestra non la apriremmo, non faremmo nulla per farlo. È il significato di finestra e il significato di aprire la finestra che ci conducono per mano nell’azione sulla cosa finestra, è credere di poterlo infine fare che ci dà il coraggio e ci aziona su quella cosa, se quella cosa non la conoscessimo, lei è il suo significato, infine non agiremmo, non muoveremmo un dito…

    ma appunto tra “finestra” e “cosa” quale ha il significato più ampio ?

    Allora fin dai Greci, i filosofi più grandi fra i pensatori, l’indagine si è concentrata da subito sul significato di “cosa” o “ente” appunto, lasciando che delle finestre se ne occupassero e i fabbri e i falegnami.

    Ma non ingannatevi, non è che vi sia qualche vantaggio per l’una o per l’altra: è del particolare la scienza, è dell’universale la filosofia diceva già Parmenide.

    Ma il particolare ha le sue caratteristiche, la sua definizione appunto, e dalla sua definizione noi agiamo sul particolare.

    E dell’universale la sua, e dalla sua definizione noi agiamo sull’universale.

    Per parte o particolare si intende quella parte del tutto, l’universale.

    Allora i Greci da subito hanno inteso che tra parte e tutto c’è relazione.

    È in questo senso che si capisce da subito che il significato più ampio, il tutto, o ente, sottende tutte le parti, e sondato quello, queste sono definite nel suo essere (=definizione).

    Perché allora un filosofo come Severino può con semplice tranquillità dire che la Tecnica ora è la massima potenza?

    Proprio partendo dai fondamentali sopra.

    Se il tutto o l’universale (epistemico della tradizione, trascendentale dell’idealismo) tramonta per lasciare il posto al mondo frantumato, le parti appunto isolate da quel tutto che infine le parti non riesce più a dominare, al suo posto, al posto dell’antico tutto che le dominava ( anche e non solo il Dio teologico e razionale), si affaccia una nuova entità o ente appunto, perché al dunque non è possibile che vi siano solo le parti senza un tutto proprio per definizione.

    E la definizione più ampia è il “tutto”.

  12. filosofiazzero Says:

    …le fabbriche sono sempre di qualcun altro.
    Ma a colpi di libri…

  13. Alessandro vaglia Says:

    Filosofiazzero tu sei un filosofo.

  14. filosofiazzero Says:

    …zzero,

  15. md Says:

    Gli è che, senza voler scomodare Heidegger e a
    dispetto di quel che pensa il “cacciatore” Platone, i poeti giungono là dove i filosofi manco si sognano di metter piede. Tra l’altro un po’ di fabbrica – e di tecnica vista da vicino – non farebbe loro male..

  16. Alessandro vaglia Says:

    Eccome, ma senza dubbio alcuno, senza bisogno di smentita, che quella è di nuovo determinata e come tale smentisce sé medesima, possiamo dire appunto che chi produce crede di farlo, la produzione appunto, sul fondamento di quella filosofia che lo ha per prima detto.

  17. Alessandro vaglia Says:

    Che il tutto non sono tutte le cose.

  18. Alessandro Vaglia Says:

    ma siamo proprio sicuri noi di essere mortali ? cioè, voglio dire, siamo proprio sicuri che l’evidente morte è stata davvero detta per quello che è dagli uomini per gli uomini ? abbiamo per davvero definito il suo significato o quel significato è solo una parte appunto di quel tutto? Vi invito caldamente a considerare questo: se la morte è una parte di quel tutto, sebbene eterna se non vuole anch’essa essere contraddittoria, e se quel tutto non è tutte le cose ma tutte le cose assieme convengono quel tutto e quel tutto è, non diviene, in quanto se divenisse e non fosse allora non sarebbe il tutto ma nuovamente una parte, poiché il divenire richiede un ‘inizio (termine ad quem) e un termine o risultato (termine a quo), e una parte che vuole essere il tutto è contraddittoria…se è una parte, appunto dicevo della morte, come questa può agire su un’altra parte di quel tutto? può convenire ma non agire. il fare di ogni cosa su un’altra cosa, di ogni uomo su un altro uomo, è pura illusione, nessuno può agire in conformità a quanto ho appena detto su ogni parte del tutto ma tutti conveniamo.

  19. filosofiazzero Says:

    “inconfutabile” potrebbe dire, a ragione o a torto, qualcuno?

  20. xavier Says:

    ….Secondo me il Vaglia lavora troppo, mentre i suoi 70 dipendenti ( un po’ pochini, però: da come lui la metteva giù dura pensavo ne avesse almeno 700) non fanno un cazzo dal mattino alla sera e addirittura festeggiano il primo maggio! I risultati poi si vedono: il poveretto dà i numeri in filosofia, Però ci rende tutti un po’ più allegri, e questo é già un merito. In quanto allo straordinario quesito se siamo mortali o no, ebbene penso che per quanto mi riguarda gli risponderò dopo che sarò morto, per ora non lo so, come del resto non so tante cose.

  21. Alessandro vaglia Says:

    Per ogni perla c’é sempre un campo sterminato di merda e xavier è il miglior testimone di questo, convenite?

  22. xavier Says:

    “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, cantava un tipertto in gamba qualche lustro fa! Suvvia, caro Vaglia, non vorrà mica rovesciare il senso dell frase e mettersi in competizione con il fu De André! Sarebbe una sconfitta senza scampo, un autogol imperdonabile: pensi al suo super ego ferito, e ai 70 disgraziati che dovrebbero sopportarne le conseguenze! La prego, non lo faccia, resti così com’é: divertente e al tempo stesso modesto e umile come sempre!

  23. Alessandro Vaglia Says:

    se ha qualcosa da dire sull’argomento “tutto” lo dica xavier, altrimenti taccia che l’argomento non sono io ma il “tutto” ripeto, anche se parlando di me si può bene intuire il “tutto”.

  24. Alessandro Vaglia Says:

    “Brandello di bufera”

    la bufera in questo caso è il tutto ? per il brandello si, per chi lo dice no.

  25. Alessandro Vaglia Says:

    “una parola sfrontata e gonfia di boria.”

    una parola.

  26. Alessandro Vaglia Says:

    “Andrebbe scritta fra virgolette.”

    se è così allora il tutto più le virgolette sarebbe il tutto e quindi il tutto fra le virgolette prometterebbe più di quanto infatti mantiene senza quelle virgolette.

  27. Alessandro Vaglia Says:

    “Finge di non tralasciare nulla,”

    se il poeta qui intende l’essenza di quanto la parola “tutto” esprime, allora gli direi che il tutto è infinitamente altro dal nulla-momento, se vuole essere, altrimenti è nulla. Quindi il tutto tralascia il nulla senza alcuna finzione, che la finzione è del tutto e anche il nulla in quanto determinato.

  28. Alessandro Vaglia Says:

    “di concentrare, includere, contenere e avere.”

    se il tutto è nichilista deve concentrare contenere e avere, proprio per la mia appena detta, ma dato che il tutto non ha bisogno di concentrare, contenere e avere, allora semplicemente è il tutto.

  29. Alessandro Vaglia Says:

    “E invece è soltanto”

    ecco questa è la frase che rileva di più…

    poiché qui esce l’anima del poeta, il suo nichilismo, che vuole ridurre ciò che “è” ad un “è soltanto”…

  30. Alessandro Vaglia Says:

    “Brandello di bufera”

    la bufera in questo caso è il tutto ? per il brandello si, per chi lo dice no.

  31. filosofiazzero Says:

    …i bei tempi invece quando vi era Adriano Olivetti alla guida della sua azienda modello(cosiddetta)!

  32. Alessandro Vaglia Says:

    … che sembra “tutto” più bello di quei tempi…

  33. xavier Says:

    Vaglia scatenato, uhau! E’ un TUTT’uno con la filosofia!

  34. Alessandro Vaglia Says:

    mi basta poco per sentirmi in sintonia con essa, che ci vuoi fa, cosa che vedo molto improbabile per te, coscienza infelice… spero di sbagliarmi , ma le poche impressioni mi dicono questo.

  35. xavier Says:

    Ognuno porta in giro a modo proprio la propria coscienza infelice, senza eccezione per nessuno, carissimo. Basta almeno saperlo, é già qualcosa.

  36. Alessandro Vaglia Says:

    ma, ti dirò, io non mi sento infelice, magari qualche volta mortale, ma infelice mai davvero e forse per questo non ti sono simpatico?

  37. xavier Says:

    Un pizzico di infelicità, nascosta o conscia che sia, ce la portiamo tutti un po’ appresso, e non é troppo difficile coglierla sul viso di ognuno. Caro Vaglia, tu non mi sei antipatico. Non ti conosco e poi non ti vedo, e questo vuol dire molto: il gesto, lo sguardo, lo stile, sono per me quasi più importanti della parola. Inoltre il contesto in cui ci misuriamo, per quanto interessante e ricco di suggestioni filosofiche, é pur sempre un aeropago anonimo, la cui struttura di scambio é puramente meccanicistica, e ciascuno alla fine, lo si voglia o meno, “parla” ad un computer. Su ciò che scrivi, invece, mi limito alla forma, che spesso coincide con la sostanza più di quanto non si creda. E allora lì, qualche volta, mi vien fuori un po’ di vena canzonatoria allorchè percepisco un po’ troppa supponenza e presunzione, tipica più del dilettante filosofico che dello studioso quale affermi di essere. Tutto questo senza astio alcuno, pur se ci siamo beccati tante volte, credo anche a scapito dell’interesse degli altri frequentatori della botte. Depongo quindi la mia scure di guerra (?!?!?!?) che per altro devo aver messo da qualche parte, non ricordo dove, e ti saluto. Xavier.

  38. Alessandro vaglia Says:

    Che io sia un dilettante è vero, infatti mi diletto e molto di filosofia, d’altronde di quella, della filosofia, solo così la si può frequentare “per fare “, poiché, chi la studia, massimo può ambire a farne la storia, ma non a farne la scienza, io preferisco la scienza e non mi interessa affatto la storia.. Che la guerra che tu hai iniziato non importi a nessuno è altrettanto vero, tranne che a te, che l’hai cominciata e coerentemente la vuoi finire.
    Vedi Xavier, ti rivelo un segreto stamane, perché sono in vena di suggerimenti: chi ha scritto di filosofia o chi l’ha fatta, in questo è riuscito poiché è dato, per quel lui, che essa è un mezzo e non un fine, per chi vuol esser davvero felice questo è il segreto.

    Ma, dopo averla frequentata, si intuisce di essere inadeguati o adeguati, fuori o dentro quel circolo che è di eletti,” i felici”.

    Allora, il massimo che si può fare, quando si è fuori, è di canzonarla.Questo non è un appunto che faccio solo a te, che sei un infelice, questo è anche per Mario e molti di chi, credendo di fare un piacere a se stessi, canzonano la filosofia; non fanno altro che canzonare se stessi. Un saluto a Xavier, il matador e a chi “vuol” essere infelice..

  39. filosofiazzero Says:

    …la canzonatuta totale assoluta allo stato brado, o c’è filosofi che lo siano più canzonabili che di altri? O pensare così (che ci fosse filosofi etc…..)lo sarebbe la fine dell’essenza della canzonatura, in se stessa in quanto tale?
    ….

  40. xavier Says:

    Tanto per parlare. Non mi balocco mai troppo con alcuni concetti quali, ad esempio, la felicità o l’infelicità. Lo facevo da adolescente, ora mi intriga assai poco, e soprattutto mi annoia profondamente. Annoiandomi intristisco. Il limite dei “dilelttanti” in filosofia, e di tutti i “dilettanti” in genere, è quello del tacchino che si pensa aquila solo perchè ha le penne. Da qui a scivolare nel ridicolo sia pure involontario il passo é breve. Canzonare mi piace, sempre e comunque. Forse é arte (si fa per dire, naturalmente) consolatoria, ma soprattutto é un buon antidoto al rischio di prendere troppo sul serio ciò che serio non é, e cioé quasi tutto ciò che riguarda gli umani, comprese le loro tragedie. La filosofia, e qui concludo, é sicuramente un mezzo e non un fine, come altre cose importanti del resto, ma questo non la mette al sicuro dai filosofi, come la religione dai preti, la giustizia dai giudici, etc. etc. Non ho suggerimenti da dare a nessuno, ma sono contento sia tornato il sole, sia pure a sprazzi. Buona giornata a tutti.

  41. md Says:

    @Alessandro Vaglia
    Io non canzono proprio niente e nessuno; tra le mie sudate carte (e nella mia mente) discuto, studio, penso, affermo e nego, mi elevo talvolta alle altezze sinfoniche del pensiero (ma precipito talaltra nelle sue bassezze cacofoniche).
    Di tutto questo, per chi ne ha voglia, alcuni estratti vengono pubblicati qui, più o meno ben scritti. Il resto rimane nella mia testa, a fermentare o semplicemente non condiviso.
    La linea di questo blog, fin dalla sua apertura, è stata quella di leggere, studiare e criticare tutti i pensatori, indifferentemente e senza alcuna gerarchia predeterminata. Senza pregiudizi ma senza concessioni. E, soprattutto, con la linea chiara di ricercarne le eventuali e possibili ricadute nella prassi e negli “stili di vita”.
    Si sperimenta dunque il tutto (ammesso che questo concetto indichi davvero qualcosa), senza avere la pretesa di abbracciarlo o di possederne l’essenza. Chi poi ritiene di aver raggiunto la Verità, buon per lui o lei, qui è benvenuto/a come tutti gli altri, ma temo che le sue posizioni verranno sottoposte, come quelle di tutti, alla critica e alla discussione. Esponendosi anche all’eventuale “canzonatura”. Così è stato fin dal febbraio 2007, così sarà fin quando questo spazio durerà.
    Infine: mi interessano poco o punto le particolarità di ciascuno (di sicuro non mi interessano in questo ambito), se non in termini di studio della natura umana.

  42. filosofiazzero Says:

    Montaigne, l’ho sempre detto!

  43. md Says:

    Montaigne è benvenuto su questo blog! (oltretutto “Dei cannibali” è stato lo spunto iniziale della mia tesi)

  44. filosofiazzero Says:

    ….mi fa piacere! Avrei potuto dire Hume, ma non sarebbe stato lo stesso).
    Allora diciamo (per esempio): la filosofia come antropologia.

  45. Alessandro vaglia Says:

    Il limite degli uomini,Xavier, è di pensare di essere dei tacchini, proprio il contrario di quanto dici.Da qui a scivolare nella depressione il passo è brevissimo. Poi sei contraddittorio, poichè dire che non è serio quasi tutto ciò che degli uomini è, presuppone che il piano da cui ti muovi è appunto quello della serietà.
    Non è la ” canzonatura di chi canzona la verità o la filosofia che mi preoccupa in quanto filosofo ma la canzonatura della filosofia appunto, questo mi preoccupa, chi lo fa è in errore e se questo predomina l’errore predomina e gli uomini oltre che tacchini sono stupidi in questo.

  46. Berenice Says:

    La teoria di Jean Piaget sullo sviluppo dell’intelligenza dei bambini definisce l’intelligenza la capacità di coordinare diversi punti di vista. I bambini piccoli faticano a comprendere che, ad esempio, una casa apparirebbe diversa se vista da un’altra angolazione, o che se io ho un fratello di nome George, allora anche George ha un fratello che sono io. Lo sviluppo intellettuale dipende quindi dal saper dare conto di ogni punto di vista possibile su una situazione. L’intelligenza morale è ovviamente un’altra versione della stessa cosa. In questo senso, imporre un singolo punto di vista autoritario e poi minacciare di picchiare con un bastone nodoso chiunque proponga un’alternativa, è la definizione perfetta di stupidità.

  47. filosofiazzero Says:

    …ma pur sempre un altro punto (nodoso) di vista!

  48. Berenice Says:

    … è inevitabile che prima o poi i nodi arrivino al pettine …
    … e li si rimandino al mittente!

  49. Berenice Says:

    Dopo aver osservato molteplici discussioni su Blog e mailing list, direi che è quasi impossibile trovare una discussione su un argomento che scalda gli animi che non degeneri in una flame war, solitamente basata su uno stile di dibattito – una sorta di razionalismo macho o pugilistico – che non si incontra mai nelle assemblee informali faccia a faccia, almeno tra persone che ritengono di avere qualcosa in comune. Senza meccanismi per disinnescare questi conflitti (niente gesti e linguaggio del corpo, e soprattutto senza nessun modo per capire se l’intero uditorio è annoiato o infastidito) i conflitti tendono ad aggravarsi. Bisogna anche notare che il dibattito che ne risulta tende ad essere condotto quasi interamente da maschi. È frequente incontrare individui noti per le maniere pacate e inoffensivi (o che persino non proferiscono parola) di persona, ma che sono estremamente aggressivi su internet. In parte è perché il mezzo apparentemente impersonale consente ai partecipanti maschi di tornare a forme di sessismo, machismo, di sfogare i loro istinti aggressivi e frustrazioni, ancor più se nei paraggi ci sono utenti donne. E poi ci sono quelli che tacitamente danno il loro appoggio e consenso ai disturbatori nei dibattiti – forse perché vorrebbero farlo loro stessi ma se vergognano un pochino, appena un po’, ma non troppo, perché è un fatto che si schierano col disturbatore. Non so come dire, ma pare proprio che i sostenitori, ma basta anche un sostenitore, consentano ai disturbatori di continuare. Se venisse a mancare l’appoggio dell’unico sostenitore, il disturbatore non avrebbe alcun motivo di continuare.

  50. md Says:

    @Berenice:
    vero quel che dici, e questo blog non fa eccezione (tra l’altro ho dovuto chiudere ai commenti proprio 2 post intitolati alla “Questione maschile” dove, come mosche sul miele, si sono precipitati alcuni machotipastri da te ben descritti).
    Fortunatamente, però, molteplici pensieri e sensibilità, così come molteplici figure della discussione filosofica (e non solo) son passati di qui, e di loro c’è ancora robusta traccia, almeno nella mia mente.
    Ed è proprio su un tale pensiero moltitudinario che continuo a puntare…

  51. Alessandro vaglia Says:

    Sono con Berenice e mi pento per quello che scrivo nei momenti di massimo machismo, perché in questo gioco al massacro mi ci metto anche io, che vedo quanto mi trascini questa dialettica conflittuale, ma, come puntualizza, non ci sono modi, almeno apparentemente, efficaci per umiliare e infine tacere chi invece di stare sull’argomento, disturba con giudizi alla persona.

  52. Alessandro vaglia Says:

    …Poiché, anche se la memoria è fallace, per chi è all’ascolto, o più semplicemente non interessa quel giudizio, l’origine dei conflitti, o di ogni antipatia personale, nasce sempre su queste basi: un nuovo ospite si presenta con suoi argomenti alla platea del blog e qualcuno degli astanti deve impedirglielo con i mezzi più barbari, per una sorta di gelosia o difesa a proteggere lo status quo: la formula è il giudizio alla persona negativo,o sprezzante nei confronti dell’argomento proposto. Due sono i risultati solitamente, anzi tre: primo risultato, l’ospite abbandona il blog per spiccata autostima e evidente sottostima del blog che solo in apparenza gli era sembrato buono per lui; secondo risultato, l’ospite resiste attaccando chi cerca di persuaderlo ad andarsene ( quello del blog che cerca di persuaderlo ad andarsene e la sua violenza verbale non immagina lontanamente quanto sia stupida la sua azione), perché formato nella vita a guadagnarsi il pane, o solo perché di carattere e per uno scocciatore non gli va assolutamente di perdere un’occasione di dialogo; terzo risultato la bannazione che di solito colpisce l’innocente, che è il nuovo “intruso”, che agendo, come ho detto nel secondo dei casi, cerca solo giustizia, ma trova un gruppo ben affiatato, che della giustizia non vuol sentir parlare.

  53. Alessandro vaglia Says:

    Infine il linguaggio: il mio non si pone sciocche parole quali il:io credo, penso, presuppongo, dubito, sembra essere, sarebbe, dovrebbe,ecc… Poiché sono parole, e le sue forme verbali e predicative, che includono l’ipotesi dell’essere e il non-essere in sintesi e non della verità dell’essere , le ipotesi includono, già da sempre, ciò che è impossibile che sia.
    Questo lo scrivo perché molte volte si confonde lo strumento, il linguaggio, che è una forma culturale, con l’essenza di noi tutti, e si crede, vero xavier, di avere individuato l’animo dell’uomo che così si esprime , attraverso il suo linguaggio. Sbagliato.L’animo dell’uomo è la comunione o identità tra gli uomini e non il suo linguaggio.

  54. Alessandro vaglia Says:

    Vede Berenice, che ai bambini,dunque, bisogna insegnare, portandoceli per mano, che la casa in cui vivono ha un davanti e ha un dietro, e che il davanti è il dietro e che il dietro è il davanti, “della casa comune”.

  55. md Says:

    Non mi risulta che in questo blog ci sia una cerchia predeterminata – viste le centinaia di persone (moltitudinarie) che hanno lasciato traccia (e che, tra le molte cose, hanno a lungo discusso di essere, non essere, verità e linguaggio senza mai riuscire ad imporre il proprio punto di vista monadico, che tale resta e resterà). Tutti egualmente a casa e nel contempo stranieri. Viandanti dell”essere.

  56. xavier Says:

    Alessandro Vaglia, qui dentro mi sento ospite come te e, seppur partecipe del gioco, non ho alcuna primigenia comunitaria da difendere, né mi sento o mi sono sentito minacciato dall’arrivo di chicchessia: la cosa mi fa ridere solo a pensarci. Mandarsi a quel paese qualche volta fa bene, alla faccia della dialettica e delle buone maniere, basta non esagerare. Che lo strumento Internet in queste circostanze offra apparentemente ampia libertà di condurre il gioco é indubbio, ma lo circoscrive anche entro regole rigide: il contesto freddo, anonimo, sempre uguale e ritualistico, al tempo stesso offre ottime occasioni per sentirsi più sicuri di sé e giudici degli altri, ma é ben lontano da offrire un minimo approfondimento di conoscenza reciproca, Berenice ha ragione in molte cose. In quanto agli uomini e ai tacchini, dissento dalla tua affermazione: la frustrazione nasce non tanto dal pensarsi pennuti da cortile, ma nel dover patire “l’ingiustizia” di non poter essere aquile, con tutto il ridicolo che ne consegue. Che poi il “piano da cui io mi muovo” sia serio, lo dici tu, non io: ho ben chiara la consapevolezza di non essere mai serio in solo momento della mia vita, anche quando sono serissimo. Infine, per quanto mi riguarda, la filosofia non esiste, esistono gli uomini che fanno filosofia, bravi o stronzi, come tutti gli altri. Non certo eletti.

  57. Alessandro vaglia Says:

    Appunto caro xavier, tu credi di essere un tacchino… Simpaticamente ora che il linguaggio me lo consente.

  58. xavier Says:

    Ma non ho recriminazioni né (eccessive) frustrazioni in cui macerarmi: sono uno che si contenta. Anche di pochissimo, ormai.

  59. md Says:

    A me i tacchini stanno simpatici (come tutti gli animali, ad eccezione forse delle zanzare, ma immagino sia un problema mio, non certo delle zanzare, le quali, pur stronzamente dal mio punto di vista, si limitano a seguire la propria natura, e sono forse più necessitate degli umani a farlo. Forse…).
    Ma, giusto per tornare ai tacchini, quella squisita (ma anche dura e tagliente) scrittrice americana degli anni ’50 che era Flannery O’Connor, dedica al povero pennuto in oggetto un delizioso quanto amaro racconto: infatti, sia lui che il suo giovanissimo cacciatore (o meglio, trovatore) vengono impietosamente sconfitti dalla sorte.

  60. Alessandro vaglia Says:

    I tacchini e le aquile in Xavier sono la metafora della vita: i tacchini appunto, del genere degli uccelli, come le aquile, hanno il solo difetto di non poter volare (=sapere).Beh, nulla di più falso…e ogni filosofo e ogni filosofia, a modo suo, lo ha detto(=testimoniato).Bene, Severino dice che noi siamo sommamente più di un singolo Dio, è vero.

  61. Alessandro vaglia Says:

    Come è altrimenti che noi conosciamo è il tacchino e l’aquila e Dio?

  62. md Says:

    “E poi lo vide. Si muoveva appena tra i cespugli un po’ più in là, una sfumatura bronzea, un fruscio, e poi, attraverso un diradare di fronde, l’occhio, tra le pieghe rosse che coprivano la testa e scendevano giù lungo il collo con un tremito leggero. Restò perfettamente immobile e il tacchino fece un altro passo, poi si fermò, con una zampa alzata, e restò in ascolto”.

  63. Alessandro vaglia Says:

    Cioè, come può il tacchino sapere che l’aquila vola e Dio crea… Appunto perchè il tacchino è sommamente di più dell’Aquila e di Dio.

  64. md Says:

    “Pazzo d’un tacchino – mormorò – non riesci a volare. Sei già mio”.

  65. Alessandro vaglia Says:

    Il racconto di Md mostra quanto la verità è.

  66. Alessandro vaglia Says:

    Il Babbuino urla contro il Leone e questo suo urlo provoca un effetto (=mostra l’apparire)
    Se il Babbuino urla abbastanza il Leone si allontana
    Se l’urlo del Babbuino non convince il Leone il Leone mangerà il Babbuino
    Ma che l’urlo sortisca uno o l’altro effetto (=mostri l’uno o l’altro apparire) ciò che sta è il Babbuino il Leone e l’urlo che li unisce per l’eterno.

  67. md Says:

    No, è il racconto della O’ Connor, e mostra un tacchino in fuga.

  68. md Says:

    “Il tacchino attraversò il campo a zig-zag e partì di nuovo verso i boschi”.

  69. xavier Says:

    …Quanto mai ho evocato aquile e tacchini! Adesso mi tocca arrovellarmi fra metafore filosofiche e citazioni letterarie! Ma tant’é: me la sono cercata!

  70. Alessandro Vaglia Says:

    se il racconto”, “scritto” della O’Connor, riportato da MD, su questa piattaforma tecnologica, mostrasse “solo” un tacchino in fuga,MD non potrebbe assolutamente (=absolutum=sciolto da ogni legame) raccontarcelo e noi in primis non potremmo stare all’ascolto(=capirlo), la faccenda MD è molto più complessa di quanto vorresti far credere: dire che è “solo” un racconto della O’Connor è il solito processo ad indefinitum e del pensiero nichilista, che vuole “ridurre al nulla l’essere”, ma infine non “può”(=contraddittorio il farlo) riuscirvi.

  71. Alessandro Vaglia Says:

    la contraddizione esiste, il nichilismo, ciò che non esiste è il contenuto che porta in grembo, o il significato del suo dire.Il negativo dell’opposizione essere e nulla è il negativo del negativo, o positivo, non potrebbe costituirsi altrimenti, e come il farlo ? riflettete.L’essere non è il non-essere dice l’opposizione, il suo negativo dice, l’essere è il non-essere,ma per costituirsi (=fondare la negazione) appunto deve opporsi e come opposizione è autonegantesi, poiché opponendosi all’opposizione si fonda o predice l’opposizione non potendola al dunque negarla.

  72. filosofiazzero Says:

    abracadabra…

  73. Alessandro Vaglia Says:

    …anche questo è un positivo,abracadabra, ma che la magia ci terrorizzi, come ogni aspetto che vuole comprendere il tutto incompreso, perché dalle alleanze con la maggiore potenza, il divino, siamo passando per quelle terrene e più propriamente umane, non ci deve disorientare a tal punto di credere nel nulla, perché a quello, che la magia della ragione di filosofiazzero induce, siamo davvero respinti se è un quello che non è.

  74. md Says:

    La formuletta tautologica dell’essere=essere e del non essere che non è, e di tutto quel che ciò comporta è stata abbondantemente discussa su questo blog, e con argomentazioni un po’ meno confuse di quelle che ci porta Alessandro Vaglia (cui chiederei un maggior sforzo di chiarezza se vuole essere letto, anche se temo che il gergo ontologico – come tutti i gerghi, soprattutto se mutuati da altri pensatori – finisca per generare linguaggi confusi ed autoreferenziali, adatti solo alla “filosofia del colpo di pistola” o dell’illuminazione divina, che finisce inevitabilmente per essere filosofia fideistica, che nega la propria natura). Tutto ciò, oltre ad assomigliare parecchio alla notte hegeliana in cui tutte le vacche sono nere, oltre a non portare da nessuna parte, lo trovo ormai parecchio noioso. Se Severino e alcuni ontologisti continuano a ritenerla la strada della Verità facciano pure – la Verità è solo un nome, per quanto mi riguarda. Esattamente come il Tacchino della O’Connor. E siccome Severino e gli ontologisti sono umani troppo umani, limitati come tutti gli enti, e le loro menti confinano con le loro possibilità di comprensione (anch’esse limitate), possono accampare tutto il sostanzialismo che gli pare, io glielo smonterò sempre dicendo che trattasi di nomi e cose filate dalle loro teste (talvolta di legno, giusto per citare un nemico giurato di Hegel).
    Quando deporranno un poco della loro sacerdotale sicumera, deporrò anch’io un poco del mio nominalismo, e magari ricominceremo a discutere di filosofia.
    Amen.

  75. Berenice Says:

    @Md:
    se non erro, con la nozione di “moltitudine”, diverso da quello di “popolo”, è possibile immaginare un Soggetto Rivoluzionario profondamente diverso. La “Moltitudine” è ciò che “io popolo” non è. È una rete aperta di “singolarità”, una miscela mutevole di affinità, alleanze e soprattutto forme di cooperazione, unita alla comune opposizione allo Stato e al capitale.
    Ma, con tutta la buona volontà, temo che tacchini zanzare e ramarri si escludano da sé: incidenti di percorso …

  76. Berenice Says:

    errata corrige: “il popolo”

  77. md Says:

    @Berenice: sì, è esattamente quel che intendo con moltitudine. Hobbes vs Spinoza secondo la lettura che ne dà, tra gli altri, Toni Negri. Ma è nozione da chiarire meglio, soprattutto sul fronte della prassi.

  78. Alessandro Vaglia Says:

    quando non si ha da argomentare escono le confusioni, l’ontologia non ontologica e il nominalismo, di questo sono piene le pagine di chi infelice non ha mai davvero compreso la filosofia e mai riuscirà a penetrarne l’essenza.Per inverso, chi ne parla a ragion veduta e non per narrativa e assonanze, deve stare attento alla platea con cui parla e vedere di evitare appunto di andare in profondità: in profondità va chi è in grado di andare, gli altri debbono, per sopravvivere e vivere, fermarsi alla superficie.Non più tardi di un post fa mi si è detto che si sarebbe risposto il lunedì dopo argomentazione, ma nulla è venuto perché nulla può venire, se dalla superficie al fondo. Il suo testo sulle connessioni che sarebbero, per la superficie, delle illusioni, urlano una contraddizione che è meglio che lei Mario Donina non presenti a qualcuno della profondità, verrebbe, si lì, deriso e canzonato.Vede che sul piano della pura narrativa ci siamo , ma a me non interesse, se vuole argomentare e non dar fiato alle trombe , allora cominci con confutazioni e argomentazioni e lasci deposte le trombe, che quelle vanno bene per i suoi alunni incantati per piacere o per forza del suo dire.

  79. Alessandro Vaglia Says:

    lei non discute di filosofia, ma di belle parole messe in successione, non la confonda con la filosofia questa successione, sia per le belle parole che trova sempre da dire, sia per la filosofia che non ha nulla a che fare con le belle parole. Simpaticamente e con lo stesso livello di linguaggio appena proposto da lei.

  80. md Says:

    @Alessandro Vaglia: prova a rileggere con calma i tuoi interventi, fai uno sforzo di straniamento (che è peraltro attività filosoficissima) e dimmi se si ricava qualcosa di coerente. Quando si scrive – persino in diari chiusi nei propri cassetti – si scrive per chiarire a sé e agli altri quel che si pensa.
    Se poi mi voglio cimentare con problemi ontologici e contraddizioni – perdonami per la franchezza – non leggo te, ma direttamente Severino o Heidegger o Hegel che di ontologia un po’ si intendono (come del resto vado facendo da una trentina di anni, insieme a molti altri testi e pensatori).
    La profondità e la bellezza, poi – o, se si vuole, la forma e la sostanza – non sono mai scisse. Io, di certo, non intendo scinderle.

  81. Alessandro Vaglia Says:

    fai bene a leggerli Mario , ma non sorprenderti se qualcuno può capire e non solo leggere, magari cerca di comprenderla per quello che è la filosofia e non per quello che vorresti che fosse: se riesci a farmi capire dove sta la ragione nel tuo post sulle connessioni illusorie,”vita ingombra”, allora mi avrai fatto comprendere che non sei solo un esteta ma anche un filosofo, se inscenerai una nuova scusa, o non risponderai, significa che alla superficie,qui, non si può sfuggire, e nasconderlo non è un buon servizio fatto alla filosofia.

  82. md Says:

    Non m’importano le etichette, filosofo o esteta o sapiente od ontologo o nominalista (oltretutto la parola “filosofo” chiede di essere interrogata permanentemente nel suo significato profondo, cosa che potrebbe essere fatta, tanto per fare un esempio, sulla scorta delle meditazioni – esse sì profondissime – di Giorgio Colli in proposito).
    Sul post “Vita ingombra”: evidentemente se non ho risposto è perché non ho inteso la domanda (oltre al fatto che, magari, non sempre riesco ad esaurire le domande o le questioni sollevate in alcune migliaia di commenti da qualche anno a questa parte).
    Ma magari, se la riformuli più chiaramente proverò a risponderti, ovviamente dopo averci pensato, dunque magari occorrerà del tempo.

  83. md Says:

    Se però la frase a cui ti riferisci è la seguente:
    “la sua eccessiva pretesa di farmi connettere con il mondo intero a tutti i costi; la sua esagerata pretesa di voler contenere il mondo intero”, ti rispondo – se non fosse risultato chiaro (ma secondo me lo era) – che si trattava di frase ironica avente come soggetto lo smartphone che sta qui di fronte a me, e che guardo ancora con molto sospetto…

  84. Berenice Says:

    Md, sei troppo buono.
    Ad es. su Giap, il primo commento di qualunque utente finisce in moderazione e lo sbloccano solo se pensano ne valga la pena. Non pubblicano qualsiasi cagata che venga deposta fumigante da Tizio o Caio, ma applicano una precisa linea redazionale, sovente riassunta nel motto “Saint-Just vigila sulle nostre discussioni”. (Louis Antoine Léon de Saint-Just (1767-1794), è il santo persecutore di troll e affini)

  85. Alessandro Vaglia Says:

    Md, cara Berenice che hai bisogno delle lusinghe per argomentare, fa il suo mestiere e si sforza di spremere le meningi, questo glielo riconosco, eccome, ma il seme sempre non esce… a MD rispondo che l’ironia è filosofia come l’oggetto smartphone che lui vede dinnanzi a sé… è della legna di quella legna lì che hai davanti a te che è parte dell’esser cenere che vi è necessaria connessione, è della persona al di là del filo del telefono che è parte dell’essere te che vi è necessaria connessione.

  86. Berenice Says:

    @Alessandro vaglia: invece da Lei esce solo merda

  87. Alessandro Vaglia Says:

    senza connessione , senza alcuna connessione, non vi è infine alcuna comunicazione e l’identità si forma per necessaria connessione, altrimenti è l’astratto dell’astratto o negazione che infine è autonegazione… se scherzi e canzoni e fai ironia sulla verità, quella può anche lasciartelo fare, ma nel medesimo riguardo non chiedergli di ascoltarti che per essa tu sei il nulla , ti accoglie ma non ti sente; così, quando vuoi difendere i poeti da Platone, o dai del nano a Severino, che le fabbriche le hanno per primi pensate loro, fai ingiustizia , ma essi ti riporteranno entro i limiti che tu hai tentato di varcare..

  88. Alessandro Vaglia Says:

    anche la merda è verità.

  89. Alessandro Vaglia Says:

    per Berenice, capisco che ci possano essere difficoltà di comprendonio, poiché da lei escono i fiori quando dagli altri è la merda che li distingue, ma forse dalla merda nascono i fior.

  90. Berenice Says:

    @Alessandro Vaglia: una verità di merda!

    Dacci un taglio!

  91. md Says:

    @Alessandro Vaglia:
    magari sforzare le meningi – se non per ricche seminagioni – almeno per filare qualche metafora diversa da quelle severiniane…
    (e comunque non ho alcun bisogno di riconoscimenti);
    dire poi che l’ironia è filosofia (così come dire che ogni cosa è o è filosofia) non spiega alcunché di alcunché;
    ma naturalmente si può anche fare una marmellata impensata di tutto, scrivere a raffica su fabbriche e connessioni e merda e poeti mescolando ogni cosa – del resto è Eraclito a parlare di cose a caso sparse…
    Detto questo – siccome non intendo chattare od opinare, altrimenti mi sposto su facebook – replicherò d’ora in poi solo a pensieri meditati e a cose un po’ più profonde e meglio argomentate, possibilmente non abborracciate in una manciata di minuti mentre ci si occupa di altro o durante la pausa caffé.
    Le argomentazioni severiniane – ribadisco per l’ultima volta – le conosco piuttosto bene, sono state ampiamente discusse in questo blog, tra l’altro a livelli molto alti con amici ontologi che hanno studiato a fondo il suo pensiero e ne hanno scritto, e dunque non ho alcun bisogno di vederle riportate di continuo – peraltro malamente.

    @Berenice:
    mettere i commenti in moderazione – già l’ho detto più volte – non fa parte della linea di questo blog. L’unica alternativa sarebbe che io scrivessi senza possibilità di commentare.
    Fondamentalmente la discussione si autoregola e autosregola in un anarchismo metodologico che non mi dispiace.
    Talvolta utilizzo spunti della discussione per rilanciare – ultimamente mi capita un po’ meno, forse perché è più disorganica del solito. Ciononostante i miei studi filosofici, le mie scritture (che non sono solo queste) e le mie esperienze didattiche continuano più appassionate che mai.

  92. md Says:

    Fiero tra l’altro che sia stata una poetessa – che nana non è e che fa vivere filosofia ontologia e ironia nella sua poesia, intrecciandole con il sangue e la carne della vita di ogni giorno molto più di quanto non facciano certi filosofi di professione – ad aver scatenato tutto questo… ammesso che “tutto” questo abbia qualche importanza…

  93. xavier Says:

    Ho sempre considerato, fin dai primi interventi, che il nostro buon Vaglia avesse tanta voglia (Vaglia/voglia non é male, no?) di dire cose di cui solo lui, forse, capiva il senso. Ma io non faccio testo, la rozzezza del mio tacchinesco argomentare mi pone a malapena poco oltre i primi rudimenti di questa disciplina, e il volar basso, in questo caso, viene di conseguenza. Noto tuttavia che il nostro amico col passar del tempo ha preso sempre più coraggio, fino a raggiungere l’impeto di un torrente in piena, e ora chi lo ferma più? Lungi da me l’idea di interromperne il flusso, mi piacerebbe almeno capirci qualcosa quando lo leggo, perché, e qui sta il punto, mi pare soltanto che alzi una gran polvere, ma oltre quella non si veda nulla. Sarà colpa mia, o mio limite, come ho già detto, ma questo é, per quanto mi riguarda. Tempo fa ebbi, insieme ad altri, un paio di incontri con un filosofo di una certa fama (che vorrà poi dire?), ritenuto , così nella presentazione, uno degli allievi più importanti di E. Severino. Serate deliziosamente inquietanti, concetti di verità, positivo-negativo, del “tutto” (mi scuso per la semplificazione), etc. sviluppati in un contraddittorio ricco e attraverso un linguaggio non certo semplice, ma lontano da ogni supponenza, pronto ad accogliere anche la più banale delle obiezioni per volerne, tutti insieme, capire di più. L’idea della contrapposizione per “smascherare” chicchessia, o il ditino puntato per inchiodarlo alla sua pochezza non ha sfiorato nessuno neppure per un attimo. Il relatore stesso, nel salutarci, senza alcuna falsa modestia, si é congedato con un “può anche darsi che di questa mia immondizia non ve ne facciate nulla, e va bene così”. Tutto ciò, per interposta persona, mi ha riconciliato con E: Severino, di cui in passato avevo apprezzato qualche cosetta, ma di cui il nostro buon Vaglia mi aveva tolto, suo malgrado immagini, ogni desiderio di ri-leggere. Senza alcun desiderio di far polemicuccia, s’intende.

  94. Alessandro Vaglia Says:

    la superficie.

  95. Alessandro Vaglia Says:

    non spiega alcunché spiega tutto.

  96. Alessandro Vaglia Says:

    non spiega alcunché di alcunché spiega tutto di tutto.

  97. Alessandro Vaglia Says:

    tu MD di Severino non hai capito il tutto, ma non devi offenderti, ti ho letto su Severino e, essendo il tuo linguaggio e tutto il tuo essere nichilista , hai compreso di lui la parte che la verità vuole guarire e per questo sei la malattia. Ma come malattia non puoi che vedere nella verità la malattia.

  98. Alessandro Vaglia Says:

    degli altri,Berenice e Xavier, li curo poco, perché oltre a essere superficie non hanno nemmeno il tuo stile e starnazzano ma dicono di non farlo o non averne cura dei colpi subiti, leccandosi continuamente le ferite.

  99. Berenice Says:

    @Alessandro Vaglia: sei un pezzo di merda puzzolente!

  100. md Says:

    @Alessandro Vaglia
    beh, da quel che finora hai scritto temo che sia tu a non avere capito un bel niente, non solo di Severino, ma della filosofia in generale.
    Ma:
    a) siccome a me non importa dare giudizi o etichette (“nichilista” o altro) su chi scrive – anche se evidentemente talvolta sono costretto a farlo nei confronti di chi appare o vuol apparire in veste di sparasentenze
    b) poiché il mio ecumenismo non è infinito
    c) poiché mi pare di aver fatto non uno ma svariati tentativi sforzandomi di discutere con te e di comprendere il tuo punto di vista (che non è la Verità ma, come quello di tutti, un relativissimo e confutabilissimo punto di vista)
    d) rilevata l’impossibilità e inutilità di farlo per manifesta mancanza di volontà in tal senso da parte dell’interlocutore
    e) avendo io di meglio da fare
    d’ora in poi i tuoi commenti non riceveranno più alcuna attenzione da parte mia.
    Liberissimi di leggerli e commentarli, invece, gli altri frequentatori del blog che potranno continuare a fare qui quello che hanno sempre fatto.
    Non sarà certo l’ennesimo “guastatore” a distogliermi dalla ricerca e dal lavoro filosofico.
    Amen.

  101. Alessandro Vaglia Says:

    e poi, un poco di coraggio Berenice, su, coraggio, dica il proprio nome e cognome: quando si dice ad uno per rabbia, che da lui esce solo merda, che lo si sente intimamente superiore a noi intellettualmente, capisco, non è facile, ma ci si toglie almeno la maschera, per preservare un minimo di dignità: le chiedo di preservare almeno un minimo di dignità umana , questo le chiedo, lei è comunque della razza degli uomini e non è una bestia, non è un lupo affamato che mischiato con gli altri, nella notte buia, si confonde e sbrana a tradimento la propria preda, se lo rammenti, lei, glielo rammento, è comunque un uomo, anche se è una donna.

  102. Alessandro Vaglia Says:

    merda, merda, merda, cacca, cacca, cacca cacca, puzzolina e bagolina spuzzolente…;-) da Alessandro Vaglia in persona e simpaticamente, poiché ogni predica venuta da una donna che sa spargere fiori, oltre che predicozzi, non posso che di lei gioire…

  103. Alessandro Vaglia Says:

    Md, non sei il signore che può dispensare libertà, rammenti che non siamo più nel medioevo ?

  104. lamenteseconda Says:

    stupenda, grazie di avermi fatto scoprire szymborska

  105. md Says:

    @lamenteseconda: bene, ne sono felice!

  106. xavier Says:

    Caro, incorreggibile Vaglia, ha messo il trasmettitore olfattivo nel computer? Perchè qui ogni volta che arriva un suo messaggio inizia tutto a puzzar di dejavu e, devo dire, senza aggiunta alcuna di un pizzico di fantasia. Se la prende con tutti allo stesso modo, ripete a tutti le stesse cose e, gira e rigira, col passar del tempo, se lo lasci dire, fa un poco pena con i suoi mantra sulla superiorità intellettuale, i suoi “se lo rammenti” e il suo tono ammonitore. Vuole che le riconosca di essere il migliore fra tutti noi, che la sua superiorità filosofica é tale da lasciarci sbigottiti e manco a dirlo invidiosi e che, probabilmente, secondo una classifica da lei stesso stilata, lei é di gran lunga il più grande interprete e continuatore di E. Severino? E sia, é certamente così. Contento, o devo (metaforicamente) anche inginocchiarmi? Però, se lo lasci dire (tanto glielo dico ugualmente), lei é anche di una noia mortale, di una petulanza da comare da pianerottolo che, anche se davvero dicesse qualcosa di interessante, verrebbe vanificata dalla spocchia che si porta dietro (e dentro) come la coperta di Linus: Si può essere grandi, e lei é certamente il più grande di tutti, ma abbia anche lei il senso del limite della sua grandezza, non ce la sbatta in faccia così ad ogni passo, che diamine, siamo poco più che sub-umani noi: troppa luce ci rende ciechi!

  107. Alessandro vaglia Says:

    Ritengo, personalmente e per la verità, sciocche le qualità, per non dire vuote e ancor più radicalmente inesistenti: che esistono sono le parole che vuote le indicano, vuote perchè vuote di significato, le qualità sono la volontà che vuole fare del soggetto o sostanza qualche cosa per noi e non qualche cosa di essa. Solo così potrei sopportare il linguaggio della verità, altrimenti sarebbe il mio linguaggio e mi toccherebbe darvi ragione smentendo la verità, appunto, cosa impossibile al dunque…sono, per questo, a darvi torto, per la verità.

  108. xavier Says:

    Cazzo!

  109. xavier Says:

    Questo é parlar chiaro: spiegare agli altri le loro idee senza fargliele capire!

  110. md Says:

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