Cultura bene comune

Alcuni amici della sinistra rescaldinese mi hanno chiesto di intervenire ad un loro convegno su “cultura e partecipazione”. Ci ho provato e quella che pubblico qui è la parte iniziale del mio intervento. Su questo blog ho sempre prediletto la scrittura (e continuerò a farlo), ma non escludo per il futuro di utilizzare anche altri strumenti di comunicazione…

Autore: md

Laureatosi in Filosofia all’Università Statale di Milano con la tesi "Il selvaggio, il tempo, la storia: antropologia e politica nell’opera di Jean-Jacques Rousseau" (relatore prof. Renato Pettoello; correlatore prof. Luciano Parinetto), svolge successivamente attività di divulgazione e alfabetizzazione filosofica, organizzando corsi, seminari, incontri pubblici. Nel 1999, insieme a Francesco Muraro, Nicoletta Poidimani e Luciano Parinetto, per le edizioni Punto Rosso pubblica il saggio "Corpi in divenire". Nel 2005 contribuisce alla nascita dell’Associazione Filosofica Noesis. Partecipa quindi a un progetto di “filosofia con i bambini” presso la scuola elementare Manzoni di Rescalda, esperimento tuttora in corso. E’ bibliotecario della Biblioteca comunale di Rescaldina.

8 pensieri riguardo “Cultura bene comune”

  1. Caro Mario,
    la Cultura (umanistica, scientifica e tecnica) in questo paese è sempre stata ed è, tutt’ora, affidata esclusivamente alla “buona volontà” di soggetti singoli (responsabili scolastici, imprenditori illuminati e ricercatori visionari) che non fanno massa critica e che operano sul territorio a macchia di leopardo. La Non-cultura, quella sì, connota il Bel-paese e può essere definita un “male comune”.
    Una coltre generalizzata d’ignoranza soffoca le attività cognitive dell’opinione pubblica e sterilizza ogni tentativo lodevole di Ri-nascimento. E’ l’eterno ritorno della tragedia di Pompei, che ci ammonisce: Popolo in-sensato, sei destinato al declino permanente e all’insignificanza!

  2. md:

    1) dici benissimo, siamo omi simbolici, si comunica attraverso simboli, e i linguaggi che usiamo nel meomento che li usiamo anche fosse apparissero carenti.
    2)quindi la cultura ci sarà sempre sotto ogni forma, non potrà mai venir meno, assumerà aspetti impensabili ora, anche fossero barbari.
    3) possiamo (volendo) ora solo fare come i monaci benedettini che conservarono le vestigia dell’antichità classica (cosiddetta)
    (si parva magnis comparare…)
    4)chi è quella bella ragazza seduta al tavolo?

  3. molto gustata questa ben articolata pietanza sulla cultura come bene comune da coltivare e da custodire..
    cominciamo dagli orti?

    Piacere Mario!:-)

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