Intanto l’immagine del bolscevismo…

Qualche giorno fa ho trovato in un libro di storia un foglietto con alcuni appunti in bella calligrafia (che poi basterebbe dire “calligrafia”, senza l’aggettivo). Non ricordo nemmeno che libro fosse, né perché l’abbia preso dallo scaffale. Sono rimasto quasi sorpreso dall’ordine, dallo stampatello impeccabile ed ancor più dal contenuto di quegli appunti. Sembra passato un millennio e non un secolo dai fatti di cui vi si parla – e sembrano passati secoli e non decenni dal mio modo di trascriverli ed interpretarli; anche se in verità posso solo procedere per vaghe supposizioni.
Vi è poi un elemento “esterno” a quegli appunti che mi ha dato da pensare, quasi si trattasse di una madeleine in grado di riportarmi all’epoca dei miei sudatissimi studi universitari: correva la metà degli anni ’80 e non sapevo ancora, mentre compilavo quel foglietto, che di lì a poco mi sarei trovato di fronte a un bivio essenziale della mia vita. Stavo biennalizzando l’esame di Storia contemporanea e i temi che ero in procinto di approfondire – Gramsci, il bordighismo, il Partito comunista a Milano – mi avrebbero portato dritto dritto alla tesi e alla laurea in quella disciplina.
Poi, dopo un’estate tormentata ed appassionata, la decisione: ricordo ancora bene l’espressione dell’assistente (mi pare si chiamasse Granata) quando gli dissi che avevo intenzione di cambiare facoltà e di proseguire i miei studi in ambito filosofico.
-Ma ne è sicuro?
-Non sono mai stato sicuro di una cosa in vita mia come in questo momento (non l’ho detto, ma l’ho pensato, e immagino me lo si leggesse in faccia, vista la sua resa immediata).
Ma a parte l’aspetto personale, fa un certo effetto sapere (a posteriori) che i fatti attorno a cui quegli appunti (e le relative letture) vertevano, i protagonisti e le idee irradiate in gran parte dalla gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, sarebbero poi precipitati e rifluiti in quella cosetta da nulla che è oggi diventata la sinistra italiana, e specialmente il suo partito più importante, ovvero il Partito Democratico…

Mi diverte comunque l’idea di trascriverli qui, quegli appunti – che si concludono, tra l’altro, con lo pseudonimo di un celebre scrittore italiano di cui avevo perduto ogni memoria:

  • Settembre 1920 → occupazione delle fabbriche metallurgiche. È l’imprenditorato a volere la prova di forza. Gli «stati generali» del proletariato riuniti a Milano bloccano il movimento (passa la linea della CGL).
  • Confluenza Bordiga-Gramsci nella radicale critica al PSI e alla affinità massimalismo-riformismo. La unificazione si ha nella riunione del 15/10/1920 a Milano. L’offensiva polemica è principalmente rivolta contro i «comunisti unitari» (i «centristi», Serrati).
  • Il Komintern pensava ad un massimalismo indeciso a staccarsi dai riformisti; la frazione comunista attacca il massimalismo bollandolo di opportunismo.
  • Tre componenti della frazione: bordighisti – ordinovisti – massimalisti radicali (milanesi – Repossi, Fortichiari – triestini, genovesi, ecc.). Passa però la linea di Bordiga.
  • Nasce intanto il Partito comunista unificato di Germania (KPD + frazione maggioritaria dell’USPD).
  • Serrati diventa l’uomo simbolo del «centrismo» europeo, della «Internazionale due e mezzo» (Adler, Crispien, Longuer, Grimm, ecc.). La sua è piuttosto una posizione «autonomista». Intanto l’immagine del bolscevismo conosce le sue prime ombre (autunno 1920).
  • Equivoco grosso: il Komintern appoggia Bordiga anche sulla base dell’errata convinzione che la frazione possa raccogliere nelle sue file il grosso del partito.
  • Convegno della frazione: 28/11/1920 a Imola. Graziadei, favorevole a gettare un ponte verso i centristi, viene battuto da Bordiga, Gramsci – accettando la direzione bordighista – evita la rottura. Fortichiari e Repossi sono sin d’ora bordighisti.
  • L’ottimismo di Zinov’ev è suffragato dalla seconda vittoria del Komintern (peraltro effimera) in Francia, con la scissione nella SFIO della destra (Blum, Longuet, Faure).
  • Congresso di Livorno: 13-21 gennaio 1921. Esordio duro e scissionistico del giovane Secondino Tranquilli.
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18 Risposte to “Intanto l’immagine del bolscevismo…”

  1. Alessandro Vaglia Says:

    …. è andata a quel paese, ma quale ?

  2. Carlo Says:

    @Md

    Riflessione sottovoce.
    “La gloriosa Rivoluzione d’Ottobre” neutralizzò, con la violenza più estrema, il tentativo lodevole della sinistra democratica di portare al potere per vie legali le masse dei diseredati russi. Prospettò un modello sociale “perfetto” che non ebbe mai modo di attualizzarsi perché assolutamente utopico: “da ciascuno secondo le sue abilità, a ciascuno secondo le sue necessità”. Instaurò una dittatura “feroce”, in attesa di una “palingenesi” che non si sarebbe mai verificata. Mise in allarme le classi dominanti dell’intero occidente, indirizzandole su posizioni reazionarie e nazionalistiche. Fu, in definitiva, un punto di riferimento improponibile e una sciagura epocale per i tanti diseredati di questa Terra che sognavano un mondo migliore.
    L’ideologia democratica “di sinistra” non si è mai potuta dispiegare compiutamente in questo paese (ed anche altrove) perché le sue classi dirigenti, sia in passato che in tempi recenti, hanno dimostrato un’endemica incapacità (culturale) di progettare strategie elettorali convincenti e, di conseguenza, vincenti e modelli sociali virtuosi, in grado di creare sinergie tra capitale e lavoro.
    Teniamo presente che ad ogni visione politica, in generale e in ogni tempo, è sempre mancato, in radice, l’ approccio antropologico, così sintetizzabile: prima occorre capire chi-è-l’uomo e poi, una volta conclusa l’analisi, si potrà procedere alla confezione del vestito su misura per lui (società possibile).
    Insomma: in primis mettere al centro l’uomo “in carne e ossa”, come variabile indipendente da qualunque modello ideologico.

  3. md Says:

    Beh Carlo, è un po’ più complicata di come la racconti. E sulla “reazione” delle classi dominanti non c’era certo bisogno del pretesto bolscevico vista la ferocia (quella sì) ad esse connaturata.
    L’approccio antropologico in Marx c’era eccome, anzi direi che è il grande elemento di novità della sua visione politica; di certo i marxisti (ma i politici in genere) hanno avuto una visione decisamente più miope. Ma, si sa, la storia non è confezionabile a tavolino…

  4. rozmilla Says:

    questa madeleine ha il malinconico sapore di qualcosa che avrebbe potuto essere, ma non è stato. certe volte mi s’inumidiscono gli occhi, da soli; non piango, ma scivola via un po’ d’acqua – salata

  5. Carlo Says:

    Ecco, appunto, il dato antropologico, da sempre trascurato nelle analisi: la ferocia.
    La ferocia (a me pare) sia connaturata.all’uomo, quando si sente in pericolo, in riferimento sia alla propria vita sia agli “averi” a sua disposizione (La roba di mastro-don Gesualdo).
    La famiglia zarista fu trucidata senza “humanitas” dai rivoluzionari russi.

  6. radicimolesi Says:

    L’ha ribloggato su radicimolesi.

  7. Leretico Says:

    L’aggettivo “gloriosa” è enfatico e dal sapore dolciastro. Se poi gli eredi sono l’odierno PD bisognerebbe chiedersi se il fondamento delle idee irradiate dalla rivoluzione d’ottobre sia poi così ben posto. Avevo un amico un tempo che sosteneva che nemmeno i sovietici, né tantomeno i cinesi, erano dei veri comunisti. Il suo fondamentalismo gli impediva di vedere l’antropologia di Marx nella realtà del socialismo reale, e come lui non l’hanno vista in tanti. Dio è morto, Stalin pure e io mi sento benissimo.

  8. md Says:

    L’aggettivo “gloriosa” è enfatico, certo, e non l’ho scelto a caso (ma non mi pare granché dolciastro), e ha a che fare con la potenza immaginifica e le grandi aspettative con cui la Rivoluzione d’ottobre si è imposta al corso storico – ben al di là dei suoi (in ultimo fallimentari) esiti.
    Per quanto concerne il destino della famiglia zarista e dell’humanitas forse è il caso di ricordare anche il destino delle migliaia di insorti trucidati durante la rivoluzione del 1905… ma qui si rischia di cadere in una spirale che non avrebbe fine, oltre ad evocare la questione mezzi/fini, la violenza rivoluzionaria (o resistenziale)… insomma un ginepraio che avrebbe bisogno di molto più spazio.
    Sulla morte degli innocenti (ammesso che “innocente” sia un termine storico o politico) c’è poi chi ha coniato la ben poco umana categoria di “effetti collaterali”…

  9. Alessandro Vaglia Says:

    @Leretico “Il suo fondamentalismo gli impediva di vedere l’antropologia di Marx nella realtà del socialismo reale, e come lui non l’hanno vista in tanti.” cosa definisci come fondamentalismo ? cioè cosa del tuo amico non andava per cui lo consideri fondamentalista?

    semplicemente il marxismo era una “scemenza” e come tale è durata assai poco, ma causando un sacco di guai qua e là intorno alla terra tutta e il tuo amico ha visto la non-verità del messaggio marxista che, come per tutte le verità non-verità d’altronde, ha fatto di esso tramontare il suo significato. Oggi la verità del marxismo o di socialismo reale è quella di far ridere come quando si dice che un Dio può guarirti da un raffreddore. l’aggettivo Gloriosa non è enfatico anzi eccome che la rivoluzione è stata gloriosa e proprio questa sua gloria che ha causato i danni peggiori.

  10. md Says:

    Il marxismo non è stato affatto una “scemenza”, ma uno dei tentativi filosofici, antropologici, storici, politici (ed ontologici) più importanti di affrontare i nodi irrisolti dell’occidente.

  11. md Says:

    ad ogni modo il mio post aveva tutt’altro intento: non volevo certo aprire una discussione sul marxismo o sulla rivoluzione d’ottobre (avrei scritto tutt’altro e con tutt’altro livello argomentativo); si trattava, in effetti, di una semplice madeleine;
    d’altra parte le “madeleines” provocano reazioni molto diverse nelle menti e nell’immaginario di ciascuno…

  12. Alessandro Vaglia Says:

    nella filosofia ha pescato da Hegel, nell’antropologia da Feuerbach, nella storia dalle comuni e nell’ontologia da Democrito.., cosa può fare la pesca, guarda te cosa può fare…

  13. Alessandro Vaglia Says:

    comunque l’intento del tuo post era quello di giustificare l’ingiustificabile indottrinamento di menti deboli e per questo solo motivo indottrinabili… o sbaglio. Certo è dietro le pieghe di ciò che scrivi il nascosto di tutto questo, ma con una certa timidezza esce questo che è il significato più profondo delle parole scritte sopra. Se sbaglio ,mi piacerebbe essere contraddetto, ma non con i soliti insulti e parole vuote… con ragione ragazzi, con ragione, almeno a questo Marx sarà pur servito.

  14. md Says:

    @Alessandro Vaglia: se non erro qui chi ha finora insultato sei stato tu (devo fare l’elenco?). Comunque: la “pesca” come la definisci tu la fanno tutti gli umani, come l’interpretazione averroista della teoria aristotelica dell’intelletto ben testimonia (e qui, di nuovo Marx pesca bene, con il concetto di “general intellect”). La filosofia è fatta essenzialmente di questo – del resto Severino non sarebbe pensabile senza Parmenide.
    Mentre su quella che era l’intenzione del mio post confermo quel che ho detto e lascio a te di supporre quel che credi o ti pare su menti deboli o presunte tali.
    Il titolo, del resto, è chiarissimo.

  15. Alessandro Vaglia Says:

    @MD.. si, può darsi che si possa anche interpretare l’inautenticamente, come ben spiega della poesia Platone, ma al titolo seguono reminescenze e dolori del giovane Werther intento a sudate parole, del divenire bolscevico.Non su ciò che è il violento e traumatico, là la mente si posa. E dal titolo si casca alla mia domanda se si vuole proseguire con ragione… …. è andata a quel paese, ma quale ?

  16. Leretico Says:

    Di Marx non si può negare la sua attenzione all’uomo e soprattutto all’uomo sofferente del suo tempo. Come non si può negare la potenza immaginifica evocata dalla rivoluzione d’ottobre. Quanti hanno in buona fede pensato che avrebbe cambiato il mondo, e non si può dire che non l’abbia cambiato. Il problema sono gli esiti. Così elevate speranze, così non altrettanto elevati esiti. Le speranze generano i fondamentalismi e sono questi ultimi che influenzano gli esiti. Ogni fondamentalista crede di camminare con la verità in mano e gli esiti, purtroppo, sono sempre tragici. Il mio amico fondamentalista quindi non poteva vedere l’attenzione di Marx per la sofferenza dell’uomo della rivoluzione industriale, perché era interessato solo alla scintillante brillantezza del sistema filosofico/religioso da lui fondato. Era troppo attento alle profezie storicistiche della “dittatura del proletariato” per sentire l’umana empatia di Marx per i più deboli e per i sommersi. E come il mio amico tanti non hanno saputo vedere gli sviluppi, in alcuni casi terribili, del sistema marxiano, di quanto i marxisti siano stati nei fatti lontani da quell’uomo che invece Marx voleva sollevare, voleva salvare.

  17. Alessandro Vaglia Says:

    @Leretico, buono, davvero buono… qui hai usato ragione.

  18. xavier Says:

    Di marxismi ne sono girati tanti che a contarli tutti e a cercare di capirne le differenze sarebbe cosa da perderci un bel po’ di tempo, ammesso che a qualcuno la cosa possa ancora interessare, e alla fine forse ci si capirebbe ancor meno che in principio. Fatto sta che le interpretazioni fatte sul filosofo di Treviri, sia quelle più cavillose che quelle più sbrigative,quando oneste,non trovano quasi mai punti di incontro fra la sua possibilità di cambiare il mondo e i tentativi altrui, fatti in suo nome,per cambiarlo, In quanto alle madeleines, caro m.d., col tempo ne spunteranno fuori di ogni genere: possono fare buona compagnia, e funzionano anche come un ottimo orologio biologico.

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