Amletismi – 16

L’orizzontalità degli enti, dei viventi, e dunque degli umani, parrebbe esser garantita da un pensiero ontologico ferreo e stringente. Com’è che non ne consegue allora una altrettanto garantita ed universale orizzontalità etica, politica, sociale?

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41 Risposte to “Amletismi – 16”

  1. rozmilla Says:

    non si deve confondere l’essere con il dover essere

  2. filosofiazzero Says:

    …o con il volere che fosse.

  3. rozmilla Says:

    No, filosofiazzero, dire “il volere che fosse”, a mio avviso denota l’inclinazione verso la paralisi della propria volontà nell’atto della scelta.
    Se ne è già discusso. L’essere è e non può non essere: ergo: non si può fare niente per fare che sia diversamente, perché le cose sono sempre come sono.
    Ma, a rigore, sono ciò che sono “solo dopo” essere divenute, successe, accadute.
    Non tutte le cose accadono da sole; soprattutto non tutte le cose accadono senza il consenso della propria volontà. La pietra la lasci cadere e naturalmente cade.
    Mentre, le azioni degli uomini non possono essere paragonate a quelle della pietra che cade. L’uomo ha il potere di volere – per quanto non sempre vuole ciò che deve.

  4. md Says:

    Dal punto di vista ontologico, a rigore, non c’è nessuna distinzione tra essere e dover essere, poiché il dover essere o è qualcosa – e allora è un essente come un altro – o è un nulla. Ed è il motivo per cui tra una pietra e un’azione, sempre dal punto di vista ontologico, non c’è una differenza essenziale.
    Non si tratta di confusione, semmai di scissione. Amletismo, appunto.

  5. rozmilla Says:

    Ah sì, dal punto di vista dell’essere ogni essente è, e non c’è differenza tra lo statuto dell’essere di ogni essente.
    Infatti, il mio “a rigore”, non era dal punto di vista ontologico, ma dal punto di vista umano, sociale, politico – che è ciò che ci riguarda ed interessa, e dove conta il dover essere delle cose chiare e ben distinte tra loro; dove a volte le “cose di stagno sembrano d’argento, quelle giallastre sembrano d’oro” ma non sempre lo sono.

    A mio modestissimo parere, si fa molta confusione sullo scopo dell’ontologia, visto che soprattutto costituisce la base del nostro linguaggio. Di ogni cosa noi possiamo dire che “è”, o che “non è”. come dire “vero” o “falso”, e via via tutte le regole basilari di non contraddizione e contraddizione, che sono alla base della logica. Regole che andrebbero un po’ rinfrescate, come anche le fallacie in cui spesso si cade nelle discussioni.

  6. filosofiazzero Says:

    …l’ontologìa semplicemente non-esiste.
    Quanto alle cose, che vadano in un modo invece che in un altro,è
    materia di cui è fatta la storia (ma la storia deve farsi farsi prima di essere fatta come uno vorrebbe che fosse fatta)

  7. Carlo Says:

    @Md

    “L’orizzontalità degli enti, dei viventi, e dunque degli umani” è iper-garantita solo nell’Iperuranio (zona al di là del cielo dove risiedono le idee “autoreferenziali” o, meglio ancora, dove pastura l’ontologia con il gregge degl’enti di natura) mentre “ l’orizzontalità etica, politica, sociale è figlia dei neuroni specchio ed sempre stata osteggiata dalle pulsioni “umane, troppo umane” che abitano la πόλις.

  8. rozmilla Says:

    @filosofiazzero:
    “l’ontologìa semplicemente non-esiste”:
    non so dire se sia un’affermazione assurda o semplicemente falsa – chiedo in proposito il parere anche degli altri.
    È legittimo ritenerla materia inutile, o sterile, ecc., ma non si può dire che non esiste, dal momento che indubbiamente per lo meno come materia di studio esiste.

    “la storia deve farsi prima di essere fatta”: detto così sembra che la storia si faccia da sé, o che sia fatta dallo spirito santo. Mentre, invece, sono gli uomini a fare la storia – sia la Storia che la storia e le storie, comprese le storielle che ci raccontiamo.

    @Carlo: concordo.
    Puoi tradurre πόλις ?

  9. md Says:

    in poche (amletiche) righe ho “solo” voluto sollevare la questione che da (quasi) sempre attanaglia la mia mente e, di riflesso, questo blog, e che si può articolare in domande del tipo:
    -che ce ne facciamo di una ontologia?
    -ha senso connettere (come fa Spinoza) etica ed ontologia?
    -può discendere da una concezione orizzontale (e non gerarchica) degli enti qualcosa di utile per la nostra futura sopravvivenza sul pianeta?
    -si può dare un’etica che non sia sorretta da una determinata concezione dell’essere?
    -quale rapporto corre tra necessità e libertà?
    -siamo liberi?
    ecc.ecc.

  10. filosofiazzero Says:

    …ma non è proprio perché la storia è fatta da noi (tutti)che non esiste la orizzontalità sociale?

    …ontologia e teologia pari sono!

  11. md Says:

    il grado più basso d’espressione della potenza è il potere…

  12. rozmilla Says:

    @ filosofiazzero: fatti la domanda e datti la risposta
    Anche perché, tanto per cominciare ad essere orizzontali, se posso (e indubbiamente potrei) rispondere alla tua domanda, allo stesso modo lo puoi fare tu. Quindi, resto in attesa di leggerla, se e quando vorrai elaborarla e articolarla. Se ti va.

    @md:
    Però, bel programmino, in quattro righe … prenderà un po’ di tempo, immagino. Ci vorrebbe un post all’uopo per ognuna di quelle domande. Un poco per volta …
    Intanto oggi è una bella giornata e voglio andare nell’orto a raccogliere i fagiolini, stare all’aria aperta e prendere un po’ di sole, finché c’è.
    Tra l’altro qui da noi oggi è san Giovanni e, come si dice, san Giuan u’n fa mingh’ingan

    Ah, quel video di Deleuze ce l’ho anch’io: bellissimo!

    ciao 🙂

  13. md Says:

    ottimo proposito rozmilla!
    a San Giovanni (meglio di notte) si raccolgono i malli per fare il nocino (io l’ho fatto 2 o 3 volte), ma mi dicono che quest’anno siamo in ritardo di 10-15 giorni…

  14. filosofiazzero Says:

    …sono anni che vivo orizzontale, a un piano, se non infimo, almeno abbastanza basso. Quanto al cambiare le cose, mi viene da pensare a quelli che pensano che se tutti pensassero (e facessero) come pensano loro che andesse pensato e fatto, il mondo anderebbe meglio…

  15. filosofiazzero Says:

    …guardate bene la casa dove (presumo) abitava Deleuze!
    Il “piccolo borghese” impiegato a vita dello Stato nel suo digustoso appartamento…

  16. md Says:

    caspita filosofiazzero, quando si dice l’attenzione ai dettagli…
    a me, comunque, sono altre le cose che disgustano

  17. filosofiazzero Says:

    …e hai ragione!

  18. filosofiazzero Says:

    Roberto Fiaschi e il velo pietoso:

    Da il ‘SOLE 24 ORE’ di domenica 23 giugno 2013, http://issuu.com/segnalazioni.box/docs/il_caso_severino__dell_essere_una_l, stendiamo qualche osservazione (oltre a qualche velo pietoso) sulla recensione di ALFONSO BERARDINELLI (= d’ora in poi AB) del libro di Severino: “Intorno al senso del nulla”

  19. Carlo Says:

    @rozmilla
    Puoi tradurre πόλις ?
    Le comunità di umani, legate da vincoli (scelti (etica) o imposti (per convenienza)).
    @Md
    che ce ne facciamo di una ontologia?
    la lingua batte dove il dente duole. Tolto il dente (l’ontologia), il mal-essere cessa e ci si accorge che la vita ci obbliga ad un pragmatismo, senza svolazzi “platonici”.

  20. RobySan Says:

    Da pre-dilettante (e forse invadente) avevo scritto un commento lungo come un pitone. L’ho buttato e lo risintetizzo così:

    “L’orizzontalità degli enti, dei viventi, e dunque degli umani, parrebbe esser garantita da un pensiero ontologico ferreo e stringente.”

    Ammettiamolo: ma anche ammesso che “l’orizzontalità degli enti” sia “ontologicamente determinata”, in senso forte, perché dovrebbe scenderne “l’orizzontalità etica, politica e sociale”?

    Quest’ultima “non è”: L’orizzontalità etica, di fatto, non c’è. E’ un mero dato di esperienza. Dipende dal fatto che nemmeno “l’orizzontalità degli enti” è ontologicamente fondata? Dipende semplicemente dal “libero arbitrio”? Cioè dal fatto che “la legge morale in noi” è sì imperativo categorico, ma possiamo scegliere di non darle ascolto? O, più semplicemente ancora, dal fatto che non c’è modo di fondare l’etica né sulla logica né sull’ontologia (cioè: non possiamo appellarci ad alcun “metodo” che ci permetta di fare scelte etiche senza assumerci la responsabilità di sbagliare)?

  21. md Says:

    @Carlo
    a parte il dettaglio che la discussione su questo blog si accende soprattutto quando c’è di mezzo Nostra Signora Ontologia, sul mal-essere ontologico metterei la firma, una firma sistematica ed ossessiva in cambio di tutti i mal-esseri pragmatici ed obbligati di questa vita.

    @RobySan:
    vedo che anche tu hai preso gusto alla forma dell’amletismo!
    (non ti preoccupare per la lunghezza dei commenti, sono benvenuti sia gli aforismi che i saggi)

  22. rozmilla Says:

    anche se l’orizzontalità degli enti è (o fosse) ontologicamente determinata, non ne deriverebbe un’orizzontalità etica, affatto.
    anzi, direi ne deriverebbe proprio l’opposto.
    Qualche esempio: un assassino o un ladro sarebbe ontologicamente sullo stesso piano di una persona onesta e con saldi principi etici – entrambi sono e non potrebbero non essere;
    che il processo sull’amianto si concludesse con un condanna o un’assoluzione, non scalfirebbe lo statuto dell’essere dell’esito del processo – che è e non potrebbe non essere; eccetera.
    quindi in fondo in fondo dal punto di vista dell’essere la merda e il cioccolato sono sullo stesso piano.

    Mi sovviene anche che Heidegger è noto per un atteggiamento che si riassume in due parole: “lasciar essere” …

    ecco, non mi pare che l’ontologia possa offrire né abbia mai offerto gli strumenti per la critica del mondo “reale”, ma solo per costruire mondi fantasmatici

  23. md Says:

    Spinoza. peró ci ha provato… e poi: se l’ontologia fosse solo un “lasciar essere” allora sí che non ce ne faremmo nulla, mentre credo sia un po’ più ricca ed interessante di come la stiamo “riducendo”. Io poi sostengo da tempo che non ci puó essere una filosofia anontologica…

  24. rozmilla Says:

    “la discussione su questo blog si accende soprattutto quando c’è di mezzo Nostra Signora Ontologia”:

    questa constatazione forse deriva dal fatto che proponi di frequente menù a base di spezzatino di Nostra Signora Ontologia; e da che mi ricordo, ci sono gli oppositori e i fanatici, così che come famelici ci si azzanna per disputarlo o sputarlo. Ma, sinceramente, a me non sembra un bel modo di argomentare.
    La libertà è un problema ontologico? E l’etica? E la politica? Sono problemi ontologici? O sono problemi umani? Forse se evitassimo di mettere l‘etichetta di “ontologia” sarebbe meglio, visto che in fondo abbiamo tutti già bell’e capito che ciò di cui parliamo “è”, anche se è solo ciò di cui stiamo parlando.

    Ops … una persona che stimo e che da anni si interessa di ontologia (e non solo di Severino) ha recentemente dichiarato di avere la fantozziana tentazione di pensare che, comunque sia, è “una boiata pazzesca”.
    Detto questo, non è nemmeno in cattiva compagnia: senti senti come ne parla Charles Sander Peirce …

    “(…) quasi ogni proposizione della ontologia metafisica è chiacchera insensata – essendo ogni parola definita da altre e queste da altre ancora, senza che si approdi mai ad un concetto reale – oppure mere assurdità; sicché fatta piazza pulita di tanta robaccia, ciò che della filosofia rimane è una serie di problemi suscettibili di indagine mediante i metodi di osservazione propri delle vere scienze; si potrà in tal modo accertarne la verità senza incappare in quella sequela interminabile di equivoci e dispute che ha fatto della più alta delle scienze un puro passatempo per intelletti oziosi, una sorta di sfida agli scacchi, ozioso piacere il suo fine e pedissequa lettura il suo metodo”

  25. md Says:

    @rozmilla:
    il signor Peirce dovrebbe però spiegarci che cosa intende per “concetto reale” e dubito che abbia a disposizione altro che l’argomentare logico, linguistico (od ontologico che sia) per farlo, dato che non ce lo può mostrare ficcandocelo in un occhio o bruciandoci la pelle; d’altra parte non è il primo (e non sarà l’ultimo) a voler buttare a mare la “robaccia metafisica” e a schiacciare il discorso filosofico su quello scientifico, come se questo non fosse a sua volta pieno zeppo di arnesi metafisici;
    faccio poi fatica a seguire anche il discorso che vuole opporre le cose “umane” a quelle “filosofiche” (od “ontologiche”), come se si trattasse di ordini diversi – come se, cioè, tutto ciò di cui parliamo e discettiamo (teologia compresa) non provenga dalla medesima mente che fila e sfila i concetti. Che non vuol dire avere la pretesa di ridurre ogni cosa (o quella “cosa” che denominiamo essere) al nostro soggettivo punto di vista, ma semplicemente constatare che ogni forma di sapere è una forma di correlazione tra noi e le cose, e che tutte sono parecchio interessanti, dall’orticoltura all’ontologia, e non necessariamente in una scala ascendente di importanza.

  26. rozmilla Says:

    Metodo logico e linguistico: non credo che Peirce intendesse altro, quando parlava di metodo scientifico.
    Anche perché, se ci fai caso, anche tramite questo tuo amletismo siamo subito giunti a condividere il fatto che fra il piano dell’essere e quello umano sociale e politico c’è una scissione. La scissione resta, e non è che continuare a parlare si saldi la scissione. Quindi forse dovremmo delimitare il campo.
    Del resto mi pare, ad esempio, che già Kant avesse delimitato il campo della morale alla ragione pratica.

    “I precetti etico-pratici che si fondano interamente sul concetto della libertà ed escludono ogni partecipazione della natura nella determinazione della volontà, costituiscono una specie tutta particolare di precetti; i quali, come le regole cui obbedisce la natura, si chiamano semplicemente leggi, ma non riposano, come queste, su condizioni sensibili, sibbene sopra un principio soprasensibile, e richiedono esclusivamente per sé, accanto alla parte teoretica della filosofia, un’altra parte sotto il nome di filosofia pratica” (Kant, introduzione alla critica del giudizio)

    Non intendo opporre l’umano alla filosofia, osservo soltanto che non può essere che l’umano a dare il senso alla filosofia – e non l’essere – soprattutto perché ogni forma di sapere è una forma di correlazione fra noi (esseri umani mortali), ossia fra esseri umani ed esseri umani, e fra esseri umani e le cose. Dico che la filosofia non è un rapporto tra cose, ma un rapporto tra persone.
    Il dato principale resta la relazione, in campo umano. Mentre l’Essere è congelato in relazione solo con se stesso. Dico che l’ontologia che pretende di parlare per tutto il campo è troppo miope, limitata e conservatrice per la filosofia in generale.
    Quindi mi chiedo: cosa deve fare la filosofia oggi? Qual è la cosa del pensiero? Lo scopo?
    Se non ci fossero delle priorità, e se ogni cosa valesse quanto un’altra, potremmo parlare anche del mio callo sull’alluce destro. Perché no?
    Sarà proprio vero che non ci sia qualcosa di più importante – attuale e contemporaneo – di cui parlare oggi?

  27. filosofiazzero Says:

    filosofi:

    “lo dicevano le genti, boni a nulla, ripetevano, ce n’è quelli in quanto tali, come tutte le persone di tutte le categorie possibili immaginabili, e non-boni-altro-che-a-nulla, che viveva altro che loro, gli altri, almeno, cosiddetti, adibiti a questo o a quello, loro invece altro che a nulla, solo boni a farfugliare…”

    [Arminio Garzelli, Morituribus, Burci Editore, Castelfiorentino,2009]

  28. md Says:

    @rozmilla:
    tengo ben presente la distinzione kantiana, ma distinguere e delimitare non è scindere, e di fatti proprio nel brano di Kant che citi si usa il termine “accanto” per collocare la filosofia pratica, e addirittura si allude a principi soprasensibili sulla quale questa dovrebbe riposare (e di fatti le categorie ontologiche della dialettica trascendentale cacciate dalla porta rientrano dalla finestra in campo etico, anche se trasmutate e travestite).
    Il mio “amletismo” si basava proprio sull’eventuale attendibilità del programma spinozista:
    “Ethica ordine geometrico demonstrata”.
    Ma, al di là di questo, ho sempre pensato – ed è la ragione del mio interesse per Severino, a prescindere dall’eventuale e collaterale severinismo – che l’ontologia, la concezione dell’essere, non è neutrale ma informa l’intera configurazione sociale, pratica, economica ed etica di una civiltà. Se vogliamo possiamo anche tradurre ciò nella dialettica struttura/sovrastruttura: cioè, il mio concepire un ordine gerarchico del mondo, o il mio concepire le cose come divenienti, pensare che tutto sia casuale o contingente o necessario, ecc. – insomma, il “sottosuolo”, per usare la metafora severiniana, o le categorie del lungo periodo (Braudel) sono tutt’altro che indifferenti.
    L’etica è ontologica, così come l’ontologia è etica – e il fatto che in alcune epoche appaiano più scisse (o che tali vengano concepite) che in altre, non ne diminuisce la profonda coimplicazione.

  29. Carlo Says:

    Carissimi,

    l’ontologia è una malattia del pensiero. Chi ne è affetto, non trova più pace (coazione a ripetere).
    Non esistono terapie risolutive. Io non metterei la firma su alcunché, perché “so di non sapere”.
    Nulla è più esiziale (conduce alla auto-compiacimento dell’io-penso) del “pensare che il pensiero” sia il fondamento dell’essere.
    Ritorniamo ai “sensi”, regalo prezioso di madre Natura, e lasciamo che le idee non incanalate lungo i sentieri della relatività concettuale, come castelli di carta, costruiti sulla sabbia della nostra presunzione, vengano messe a gambe all’aria dal battito d’ali di una piccola farfalla impertinente.
    Se annusassimo i nostri pensieri “meta-fisici” scopriremmo che puzzano d’ imbroglio lontano un miglio.

  30. luca ormelli Says:

    @ Carlo:

    l’ontologia non è «una malattia del pensiero». L’ontologia è il pensiero che scruta se stesso atteso che l’essere E’ il pensiero medesimo e non «il fondamento dell’essere». Questione dibattuta senz’altro e anche su queste colonne. Mi permetto però di constatare come Il tuo stesso sostenere di sapere «di non sapere» è un pensiero la cui ipseità “è” di essere se stesso. E non altro-da-sé. Che poi sia possibile condurre i quotidiani negozii senza ricorrere all’ontologia è senz’altro corretto e più salutare. Ma non avendola schivata. Le aporie sono tali – e costitutive al pensare stesso – perché come forche caudine ci si deve passare attraverso.

    Un saluto, L.

  31. rozmilla Says:

    Ma sì, Md, è “accanto”. Avevo scritto “scissione”, solo perché tu l’avevi definita così – anche se a me sembrava più una commessura, qualcosa che per oltrepassare basta fare un salto. Oplà.
    Del resto anche Spinoza la parte propriamente etica viene indagata messa a punto tramite l’analisi delle passioni, e per mezzo dell’emendamento dell’intelletto. Quello che invece non mi convince molto, è che a fondamento ponga Dio, che per quanto Sostanza è pur sempre divina. Cosa che poteva aver senso al tempo di Spinoza, ma che non credo possa essere ancora valido oggi, come fondamento e assetto del mondo.

    Devo però precisare che, sempre quella persona che stimo, aveva anche aggiunto che “ è come una pianta che ramifica e sulla quale, una volta saliti, non si può scendere senza mettere a repentaglio la propria integrità”.
    Che pianta sarà? secondo me stava parlando dell’albero della conoscenza.

    Un saluto a tutti 🙂

  32. Carlo Says:

    @luca ormelli

    “Mi permetto però di constatare come Il tuo stesso sostenere di sapere «di non sapere» è un pensiero la cui ipseità “è” di essere se stesso.”
    Ringrazio per il tuo commento, ma mi astengo dal replicare.

    Buona giornata!

  33. rozmilla Says:

    “Il tuo stesso sostenere di sapere «di non sapere» è un pensiero la cui ipseità “è” di essere se stesso.”

    In effetti, non è cosa da poco che ogni pensiero – qualsiasi pensiero, proposizione, parola – sia un pensiero la cui ipseità “è” di essere se stesso, ovvero “non altro”.
    Quale altro fondamento potremmo dare alla veridicità delle nostre stesse affermazioni, se non tenessimo fermo che le parole che pronunciamo, i pensieri che ci comunichiamo sono se stessi e non altri?
    Cosa ci impedisce di affermare qualcosa e nello stesso tempo il suo contrario?
    – soprattutto quando la pratica di girare le frittate sembra essere sempre stata un passatempo molto in voga?
    Non è difficile immaginare come fin dalla notte dei tempi i nostri antenati abbiano dovuto stipulare patti – ossia regolare i rapporti sociali – in cui valeva la parola data, che doveva essere se stessa, e non altra.
    Ora, non ci sarebbe nemmeno bisogno di studiare o meditare sul senso dell’essere (che non può essere altro da sé) per essere in grado di mantenere ferma la parola detta, o data; e se e quando nel corso della storia gli uomini sono stati in grado o meno di mantenere ferma la parola detta, o data, non dipende certo dal fatto che siano stati “filosofi” e abbiano studiato o meditato sull’ontologia; anche perché a volte era sufficiente una stretta di mano.
    Quindi doveva dipendere dal fatto che riconoscevano sia le loro stesse affermazioni, che quelle dell’altro, “vere”; e che, in quanto “vere”, che a nessuno era concesso di affermare una cosa e insieme il suo contrario; o in seguito il suo contrario; oppure, nel qual caso, che avrebbero dovuto giustificare l’affermazione contraria, diversa dall’affermazione precedente.

    La scrittura, ha avuto lo scopo di registrare i fatti, i detti, i patti, le leggi stipulate tra gli esseri umani, in modo tale che le cose scritte potessero restare a testimoniare che le cose (fatti, patti, leggi) sono se stesse e non altre. Perché, a quanto pare, non sempre delle parole degli uomini ci si può fidare.
    Oggi dico questo, ma domani, se mi gira, dico il contrario – magari perché mi conviene e o mi avvantaggia o lo preferisco, o mi piace di più o mi alletta maggiormente.
    Ma, come si dice: verba volant scripta manent!

    In sintesi tutta l’ontologia si può sintetizzare in una formula: A = A (principio di identita), e A ≠ da non-A (principio di non-contraddizione)
    [«impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo aspetto» Aristotele]
    Poi, ci si può ricamare sopra quanto si vuole ( talvolta per rendere le cose semplici più oscure e complicate e confuse anziché più semplici e chiare), ma il succo del “discorso” [λογικός (loghikòs) “ragione”, “discorso”, “legge”] non cambia.
    La libertà, sotto questo aspetto, ossia in rapporto agli altri esseri umani, consiste nell’essere liberi ma solo all’interno dei limiti che ci si è volontariamente e reciprocamente dati, e che non possono essere “altri” – pena il venir meno della verità della parola data.

    Si potrebbero fare molti esempi contrari. Vediamo, un caso che forse abbiamo ascoltato in tanti, è quando, all’osservazione della giornalista che diceva “in fondo lei è abituata a cambiare versione”, Ruby rispondeva “io sono libera di dire e fare quello che voglio della mia vita, perché è la mia vita”.
    Purtroppo questo è uno “stile” o modalità di condursi è sempre più diffuso e massicciamente presente in tutti gli strati sociali, come a sostituire e diventare “la nuova legge” – che poi molto nuova non è, dal momento che altro non è che la legge della barbarie; da cui, tra l’altro, deriva il rifiuto dei “forti” ad accettare, anche per sé, le regole poste per gli altri cittadini – la qual cosa sta scardinando via via le basi del diritto uguale e dello Stato di diritto.
    Anche perché, all’occorrenza chiunque potrebbe riuscire a diventare abbastanza “forte” per negare la verità a vantaggio del “proprio” interesse, piacere o capriccio momentaneo.

    E, chiaramente, quando parlo di “legge”, non mi riferisco alla legge imposta dall’esterno, ma di legge kantianamente intesa, ossia della legge morale dentro di me – legge per la quale ogni parola, affermazione, pensiero, è se stesso e non altro.

  34. filosofiazzero Says:

    ….ma ogni parola affermazione pensiero potrebbero essere non in quanto se stessi, ma in quanto espressione di qualcos’altro.
    I pensieri potrebbero non-essere pensieri neutri allo stato puro, ma pensieri di parte, e in quanto di parte non se stessi.
    Come, per esempio, il pensiero che occorra che non ci siano pensieri di parte. Tutto sempre “in buona fede” ovviamente!

  35. rozmilla Says:

    Se un pensiero è espressione di qualcos’altro, esprime il falso o, per lo meno, non dice il vero: come quando ad esempio, per qualche motivo nasconde la verità.

  36. filosofiazzero Says:

    …o quando si “ammanta” di verità, come l’immenso copritutto mantello dell’essere, per esempio, o anche peggio.
    O sennò mettiamola così: i nuovi scribi, i filosofi.
    “Scribi e farisei ipocriti” (vedi il film di Pasolini).

  37. rozmilla Says:

    Ma guarda, filosofiazzero, più che altro stavo pensando a Vito Mancuso: una volta aveva portato l’esempio di un bambino che, quando la maestra gli chiese di dire davanti a tutti i suoi compagni cosa faceva suo padre, quel bambino non disse la verità – ossia che suo padre era, ora non ricordo bene se disoccupato o alcolizzato o entrambe le cose; ma in questo caso, Mancuso osservava che c’era più verità in quella bugia, di quanto ce ne avrebbe potuto essere nella verità nuda e cruda.
    Poiché per quanto fosse una bugia, era soltanto una verità di qualità differente … anche se restava pur sempre vero che quel bambino nascondeva la verità nuda e cruda.
    Ci sono verità che fanno male, non ce n’è, alle volte a dirle a noi stessi, altre volte a dirle agli altri.

    I filosofi, invece, devono cercare la verità – che però equivale a dire che non la troveranno mai. Mai una volta per tutte. Ma sempre in viaggio e sempre viandanti.

    Altra cosa, invece, in campo sociale e legale: lo stato di diritto e l’uguaglianza non possono essere brutalmente e barbaramente calpestati. E se si ascoltassero i filosofi, alcuni filosofi, forse le cose potrebbero andare un po’ meno peggio.
    Ho visto che da te hai postato Vico …

  38. filosofiazzero Says:

    …pensa che, per diversi anni, sono stato di casa, a Firenze, in via G. B. Vico, 11 !

  39. rozmilla Says:

    … da giovane mi recavo abbastanza di frequente a Firenze, per lavoro. Ma poi la sera preferivo andare a Greve, per passare la notte, o a Lamole, dove ch’avevo un amico che mi ospitava nella casa dei quattro noci … e mi ci fermavo per qualche giorno.
    un’estate avevo persino piantato la tenda in una pineta sulla strada che da Lamole va a Panzano
    … mi mandi un bacione a Firenze … 🙂

  40. filosofiazzero Says:

    Se tu vai dopo Panzano
    Non ritorni addietro sano…

  41. rozmilla Says:

    specialmente se fin dalla mattina
    fai una sosta in ogni cantina …
    😉

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